Acrilico, 40 x 50 cm (2012)

 

Cogli una rosa nel giardino:
ti rallegrerà per alcuni giorni;
cogli un unico petalo dal mio roseto
e ti accompagnerà per l’eternità…

Citazione da “Gulistan” (il giardino delle rose) dello sceicco Saadi Shirasi (1190 – 1283). Saadi era un filosofo e poeta persiano, un rappresentante importante del sufismo. Il sufismo è una filosofia, una corrente mistica all’interno dell’Islam, che ha come obiettivo principale di liberare l’ego dell’uomo dalle cose materiale e spingerlo ad agire in modo responsabile.Ci sono varie vie per raggiungere questa meta e vengono spesso trasmesse da un insegnante o da un maestro che fa capo ad una confraternità.

In tutti i riti del sufismo l’adorazione di Allah è sempre presente. Per gli estranei può assumere delle forme particolari come la danza dei dervishi, i miracoli dei fachiri e la musica estatica, ma queste sono piuttosto fenomeni marginali del movimento.

Importanti contributi per la letteratura, l’arte, le scienze umane e spirituale nella cultura universale provengono dal sufismo.

Per chi volesse conoscere meglio il sufismo consiglierei di leggere le opere di Chalil Gibran (il profeta) o dell’americano Idris Schah.

Ma torniamo al nostro roseto, alle rose che tra l’altro adornano anche il meraviglioso mausoleo di Saadi a Shiraz (Iran).

La rosa, questo nobile fiore, celebrato e cantato dai poeti di tutti i tempi, questa opera d’arte della natura con il suo profumo inebriante, un profumo che sembra provenire dai giardini del paradiso. Un profumo che si espande nell’aria come una canzone, un profumo paragonabile al suono di una voce umana; per esempio a quella della cantante libanese Nouhad Haddad, meglio conosciuta con il suo nome d’arte FAIROUZ (che vuol dire “turchese”).

Ascoltandola con gli occhi chiusi si percepisce all’improvviso il profumo delle rose nella stanza.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer