Schizzo, foglio A4 (1989)

 

Per la maggior parte delle persone il deserto è un mito, sinonimo di ostilità alla vita, del vuoto assoluto e della desolazione, un’immagine di sabbia all’infinito e dune… una regione da evitare.

Racconti di viaggio e film (ai quali appartengono i classici, affascinanti Western) ci hanno aiutato a conoscere ed avvicinarci al deserto. Le escursioni nel deserto durante una vacanza al mare conferiscono un tocco esotico, ma se qualcuno vuole approfondire la materia – lontano dai paradisi turistici – deve ben sapere con che cosa abbia a che fare. Vale il detto dei navigatori: “difficilmente avrai l’occasione di ripetere un errore per la seconda volta.”

Esso è per chi ama dei paesaggi dove prevale l’aspetto minerale, pieno di bellezze bizzarre, ghiaia infinita sotto un cielo infinito, mari pieni di sabbia e polvere, montagne frastagliate e in questo spazio senza confine qua e là certe chiazze verdi, alcuni cespugli verdi e acacie spinose in un letto di fiume prosciugato. E poi tutti questi colori, colori terrosi dal ocra chiaro al nero profondo, dune dorate davanti a rocce rosso-gialle sotto un cielo bianco-blu, pianure grigio-gialle costellate di sassi colorati e sempre, di nuovo, pezzi di roccia nera, sculture naturali che impediscono quasi l’avanzamento.

Il giardino di Allah, dov’è stato eliminato tutto il superfluo e quello che resta è uno spettacolo affascinante per i nostri sensi. Forse è proprio la contraddizione che ci induce ad entrare in questo spazio, sono i pericoli che vogliamo affrontare, ma soprattutto l’esperienza dell’esistenza, del proprio IO.

Per poter sopportare questa vastità, questa calma e questa monotonia, bisogna essere molto in equilibrio con se stessi. Charles Foucault, che si era ritirato nel deserto per meditare, diceva: “il deserto è il luogo della verità e non il luogo per fuggire dal mondo.” Non a caso i più importanti fondatori di religioni svilupparono una parte notevole dei loro insegnamenti nel silenzio e nella solitudine del deserto e tanti eremiti e cercatori di Dio vi hanno trovato la via per trovare se stessi.

Questo quadro dalle dimensioni quasi infinite ha anche una musica. Non è il fischio del vento nelle gole strette delle montagne, il verso dello sciacallo e il cinguettio del “Moula-moula”, un uccello che compare all’improvviso e dappertutto. Sono anche le voci delle cantanti Teita Leibid, Aziza Brahim, Tarba Bibo e la musica del chitarrista Hasna el Becharia e di tanti altri musicisti del Sahara.

Una musica che potrà essere un po’ insolita per alcuni, come lo è il deserto.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer