Creditalia, Easybank, Finanziaria Domus, Finbusiness, Finanze & Finanze, Mondial Mutui, Omega & Alfa Prestiti, Prestocasa, Prontocassa, Ratasprint…”

Carla leggeva ad alta voce l’elenco delle società d’intermediazione mobiliare che aveva appena selezionato al computer. Marcello, il marito, in piedi alle sue spalle osservava sconsolato la lunga lista che scorreva sul video. Pensava ai debiti che avevano già accumulato: un semestre di mutuo, due bollette della luce, una rata del televisore ultrapiatto full HD comprato a Natale, le spese condominiali dell’anno passato… per risolvere tutti i loro problemi non sarebbe bastato un pacco di centoni, altro che piccolo prestito al consumo!

“Ci vuole una bella fantasia per inventarsi certi nomi! – disse la moglie – ora hai solo l’imbarazzo della scelta.”

“Magari non dovessi scegliere!” replicò Marcello, prendendo il cellulare.

Sospirò e si fece coraggio: in fondo doveva procurarsi un po’ di contante per riparare al più presto il suo furgoncino, non un milione! Con le consegne a domicilio riusciva a guadagnare quanto bastava per mandare avanti la famiglia, ma la ditta che subappaltava il servizio pacchi non aspettava i comodi dei padroncini e il meccanico, prima di aprire il cofano del motore, pretendeva un anticipo.

Così, partendo dal primo nome dell’elenco, Marcello telefonò a tutte le finanziarie che avevano uffici in città. Chiedeva solo un appuntamento ma le segretarie non erano compiacenti come un tempo: prendevano informazioni e, quando sentivano che il possibile cliente non poteva esibire una busta paga, chiudevano la comunicazione senza tanti complimenti.

L’ultima speranza di Marcello si chiamava Omega & Alfa Prestiti sas di Starot rag. Andrea: il telefono suonava a vuoto, avrebbe richiamato nel pomeriggio.

Alle quattro compose di nuovo il numero della finanziaria e il titolare in persona rispose dopo un solo squillo. Il tono della voce era gentile, con una leggera inflessione settentrionale, forse veneta o friulana. Anche il cognome, in effetti, sembrava del Nord.

Marcello, ormai alla disperazione, senza tanti giri di parole, ammise di avere urgente bisogno di denaro.

“Però lavoro in proprio – aggiunse, quasi vergognandosi – non posso mostrarle la busta paga.”

“Vedo nell’agenda che domani ho un’ora libera, dalle quattro alle cinque – rispose il ragioniere, imperturbabile – se per lei va bene ci possiamo vedere.”

Marcello, con il camioncino in panne, non aveva impegni né alle quattro né in altre ore del giorno e accettò con entusiasmo.

La sede unica della Omega & Alfa sas si trovava in un palazzo modesto ma decoroso. La targa sulla porta consigliava di non suonare il campanello: bastava spingere. In effetti l’anta era socchiusa e si spalancò prima ancora che Marcello allungasse la mano per toccarla.

“Venga avanti, si accomodi signor Merlotti” disse una voce suadente. Marcello riconobbe subito chi lo invitava a entrare: era il rag. Starot. Non aveva una segretaria e il suo ufficio si affacciava nell’anticamera proprio di fronte alla porta d’ingresso. Così, dalla soglia, lo vide seduto alla sua scrivania: un uomo d’età indefinibile, con una folta capigliatura nera, benvestito, con modi gentili ma un po’ antiquati.

“Sembra più un impresario di pompe funebri che un piccolo pescecane della finanza” pensò Marcello, entrando.

Parlarono del più e del meno per qualche minuto… il freddo straordinario di quei giorni, il traffico, la crisi; poi il titolare della Omega & Alfa disse con garbo ma decisione:

“Allora, caro signor Merlotti, veniamo al dunque; quanto le occorre?”

Marcello ammutolì: aveva una certa pratica d’intermediazione mobiliare e non si aspettava una domanda del genere, non così presto! prima doveva subire un terzo grado, dimostrare di avere parenti con proprietà al sole oppure auto, gioielli e altri beni che il monte di pietà poteva accettare…. Starot, invece, non solo non aveva preteso di vedere una busta paga o un documento catastale, ma si era dimenticato di chiedere notizie sulla solvibilità dei familiari. Sembrava che alla Omega & Alfa la concessione di un prestito non dipendesse dall’esistenza di garanzie.

“Vedo che non ha in mente una cifra precisa – proseguì il ragioniere – beh, almeno mi dica a quanto ammontano i suoi debiti!”

“Scherza? Per saldare tutte le mie pendenze non basterebbero diecimila euro! – rispose Marcello. Lo stupore gli aveva restituito la parola – al momento ho bisogno solo di una piccola somma… tre o quattrocento euro per pagare la riparazione del mio furgone… sa, mi occupo di consegne a domicilio, in proprio.”

“Capisco, il camioncino è il suo strumento di lavoro, ma perché non compra un veicolo nuovo, magari elettrico per girare liberamente in città? – suggerì il ragioniere – anche un ibrido andrebbe bene, così non dovrebbe rinunciare alle consegne in extraurbane.”

“Mi piacerebbe, ma sono mezzi costosi… a me basta rimettere in moto il mio ferrovecchio – rispose Marcello – potrei restituirle il prestito a piccole rate, più o meno cinquanta euro al mese per un anno, se per lei va bene.”

“Sa qual è il motto della mia ditta? – disse il signor Starot – ‘Omega & Alfa ti fa pensare in grande’: io guardo all’uomo, non alle fideiussioni e alle garanzie… se l’uomo mi piace sono disposto a dargli la mia fiducia e, ovviamente, anche il mio denaro.”

“E’ un piacere scoprire che esistono ancora persone come lei – disse Marcello sinceramente ammirato – però io sono un padre di famiglia, ho superato da un pezzo la quarantina e non posso rimettermi in gioco. Mi accontento di sopravvivere.”

“Pensa che ventimila euro siano sufficienti per saldare tutti i suoi debiti?” chiese il titolare della Omega & Alfa, un po’ spazientito.

Marcello annuì con un cenno della testa.

“Bene, quanto possono costare tre camioncini elettrici? ottantamila euro, presi bene… aggiunga un piccolo capitale di partenza, altri centomila euro… in tutto diciamo duecentomila euro – proseguì Starot, come se parlasse di un suo progetto – una cifra del genere basta per avviare una piccola attività senza il peso del leasing e con due autisti a contratto. Ha qualche parente disoccupato che sia in grado di rispondere al telefono e occuparsi di contabilità?”

“Ma, non saprei… così mi prende in contropiede… – si schernì Marcello, confuso – mia moglie un po’ s’intendo di queste cose…. gestivamo insieme una piccola ditta di pulizie… è fallita l’anno scorso.”

“A tutti può capitare di andare in bancarotta, di questi tempi – disse con tono comprensivo il ragioniere – per aggirare i divieti di legge basta intestare la nuova società a un familiare. Pensi, signor Merlotti, potrebbe di nuovo permettersi un’auto di lusso, vacanze al mare, vestiti di marca e i suoi figli non dovrebbero rinunciare a proseguire gli studi… lei ha figli, vero?”

“Sì, due ragazzi che vanno alle superiori – rispose Marcello, turbato dal ricordo del suo felice passato d’imprenditore – ammetto che mi piacerebbe ricominciare da capo, smettere di combattere per sbarcare il lunario mese per mese, vivere senza l’incubo delle bollette… però non credo ai miracoli e neppure alle favole: perché lei dovrebbe prestarmi una somma del genere?”

Il titolare della Omega & Alfa guardò il suo cliente senza aprire bocca. Sorrideva benevolmente, come se le parole, tra loro, fossero diventate all’improvviso superflue.

Marcello decise di prendere la questione di petto, senza ipocrisia. Non era un ingenuo: se Starot gli offriva quella fortuna su un piatto d’argento, in cambio voleva di certo qualcosa che non era legittimo chiedere, non in modo aperto e non a tutti.

“Nella vita ho sempre rispettato la legge ma ora sono in miseria – pensò amareggiato – quando le cose vanno male, l’onestà diventa un lusso… a volte un po’ d’elasticità morale è indispensabile.”

Il ragioniere, innervosito dall’attesa, cominciò a tamburellare con la penna sulla scrivania. Guardava fuori dalla finestra con aria annoiata per far capire al cliente che non spettava a lui aprire bocca.

“Nella mia situazione non posso gettare via a cuor leggero duecentomila euro – si disse Marcello – ci vuole coraggio…e al diavolo la prudenza!”

“Cosa dovrei fare, esattamente?” chiese con voce incerta.

“Cosa è disposto a fare?” replicò il ragioniere, di nuovo sorridente.

“Quasi tutto: sono disperato… cosa le serve? un prestanome per riciclare denaro sporco, un corriere per merce illegale, devo trasportare refurtiva, rifiuti pericolosi, droga?”

“Io mi occupo di esseri umani – rispose tranquillamente Starot. Se avesse ammesso di trafficare in noccioline non sarebbe apparso più imbarazzato.

“Dovrei far passare la frontiera ai clandestini?” domando timidamente Marcello.

“Non ho bisogno di trasportare la mia merce da un punto all’altro del pianeta: io compro vite umane.”

“Eh no! il killer no!” esclamò Marcello, spaventato.

“Ma via, signor Merlotti, le va di scherzare! – esclamò il titolare della Omega & Alfa ridendo come se Marcello avesse detto una boutade – con duecentomila euro potrei far venire dai paesi dell’Est un battaglione di assassini!”

“E allora cosa vuole da me?”

“La sua vita, l’ho appena detto – rispose Starot imperturbabile – io compro e vendo organi umani… i miei informatori negli uffici dell’USL mi dicono che lei, nonostante l’età, gode di ottima salute… ovviamente mi documento sulle condizioni dei clienti che sto per ricevere, non a tutti offro duecentomila euro!”

“Insomma, sarei una specie di maiale a due zampe che si compra alla fiera per fare salsicce” disse scandalizzato Marcello. Finalmente aveva scoperto l’inghippo che si nascondeva dietro il generoso finanziamento!

“Si sbaglia, caro signore: non la considero affatto un animale – replicò duramente Starot – l’essere umano, oltre al corpo, possiede un’anima e io so bene quanto vale: per questo compro tutta la confezione e pago profumatamente.”

Marcello si considerava un fallito, un uomo rovinato e, più di una volta, aveva pensato di farla finita, però l’idea di essere squartato su un tavolo operatorio, da vivo, gli ripugnava. Era sconcertato, non sapeva più cosa dire.

“Comprendo la sua titubanza, Merlotti, lei non è il primo a cui propongo questo genere d’affare – aggiunse il ragioniere – per ridurre l’impatto psicologico ho studiato una formula che rende più accettabili i termini dell’accordo.”

“Sarei curioso di sapere come!” commentò sarcastico Marcello.

“Legga qui – disse Starot mostrando a Marcello un modulo prestampato – allo scadere di un anno lei ha facoltà di scegliere la modalità del rimborso: può cedermi corpo e anima, oppure restituire la somma ricevuta in prestito… noti bene, senza interessi!”

“Beh, così la questione si presenta in un’altra luce – ammise Marcello – chi riesce a far fruttare i dieci talenti che ha ricevuto si salva la vita.”

“Giusto, proprio come nella parabola! – esclamò il titolare della Omega & Alfa – vedo che anche lei fa buone letture! Consideri la mia proposta una scommessa con il cielo: se lei riesce ad avviare un’attività redditizia potrebbe trovare nuovi capitali, allargare il giro d’affari, incrementare enormemente i profitti e guadagnare quanto basta per restituirmi, alla fine dell’anno, l’intera somma… s’intende senza ricorrere a prestiti garantiti da ciò che ha comprato con il mio denaro. Però, lei lo sa, non è facile avere tanta fortuna di questi tempi. Deve mettere in conto la possibilità della sconfitta e se perde, io non avrò pietà, gli affari sono affari! sarà portato in una clinica dell’Est per l’espianto degli organi e, dopo qualche giorno, figurerà morto nell’incendio della sua auto oppure disperso in un naufragio nel Mar Nero.”

Marcello rimase in silenzio. L’offerta lo allettava, aveva visto tante volte piccole ditte nate dal nulla crescere a dismisura grazie a capitali di provenienza illecita.

“Vedo che sta valutando la mia proposta – disse compiaciuto il ragioniere – però l’avverto: nel mio ambiente, non si tollerano imbrogli. Se non rispetterà i patti, la scoverò ovunque si nasconda e adotterò provvedimenti ritorsivi nei confronti della sua famiglia davvero molto severi. A chi si mette in affari con me conviene essere onesto, mi creda!”

Marcello, per evitare ripensamenti, non si concesse neppure un attimo di riflessione e, guardando negli occhi Starot, esclamò “Accetto!”

Quando, però, prese in mano la penna per firmare si pentì di aver chiesto solo duecentomila euro: la sua vita valeva molto di più e, se andava male, voleva almeno lasciare un sostanzioso gruzzolo alla famiglia!

“L’affare è chiuso – obiettò il rag. Starot – abbiamo già stabilito la cifra.”

“Allora mi conceda ancora un giorno, per valutare la situazione.”

“Non sarebbe regolare ma lei mi sta simpatico e voglio essere generoso: vediamoci domani, qui, alla stessa ora… non dubito che verrà.”

Marcello non si domandò come mai il titolare della Omega & Alfa fosse tanto sicuro di rivederlo: aveva la fronte in fiamme, il cervello sottosopra e non vedeva l’ora di tornare a casa per mettersi a letto con la borsa del ghiaccio in testa.

Carla notò subito il turbamento del marito e pretese una spiegazione: un finanziamento rifiutato non era una novità, non poteva sconvolgerlo fino a quel punto.

Marcello, all’inizio, cercò di minimizzare, poi vuotò il sacco.

Anche la moglie, però, aveva in serbo una brutta sorpresa: poco prima delle cinque un messo si era presentato alla porta di casa con un avviso di pignoramento per tasse arretrate.

“Vogliono settemila euro? – esclamò Marcello – e dove andiamo a prenderli!”.

“Ci porteranno via tutto, il computer, gli elettrodomestici, i telefonini” disse la moglie piangendo.

“E sia! Accetterò l’offerta di quel delinquente – mormorò il marito – potrei anche salvarmi, con un po’ di fortuna… se poi andasse male, a te a ai ragazzi rimarrà di sicuro qualcosa.”

“Non potevi chiedere di più? in fondo corri un bel rischio!” sbottò la moglie, asciugandosi le lacrime.

“Ho già tentato di alzare il prezzo – rispose Marcello, troppo sconvolto per notare l’indelicatezza dell’osservazione – ma Starot è irremovibile.”

La signora Merlotti si soffiò il naso e riprese animo: era una donna sveglia, considerava i duecentomila euro della Omega & Alfa una fortuna piovuta dal cielo ma non aspirava a diventare precocemente vedova. Intendeva tenersi quattrini e coniuge in ogni caso.

“Se quel tizio sul prezzo non cede, chiedigli almeno di aggiungere una clausola non economica” suggerì al marito.

“Per esempio?”

“Non so… una condizione che potrebbe mandare all’aria il contratto, dovrei pensarci su” rispose la moglie.

Per tutta la notte Carla non chiuse occhio: la proposta fatta a Marcello non era poi tanto strana, aveva già sentito parlare di traffico d’organi al telegiornale… se non altro, si disse, Starot non chiedeva interessi e anche a trattare con gli strozzini si rischiava la pelle. Girandosi e rigirandosi nel letto valutò i pro e i contro, prese in considerazioni tutte le possibilità, cercando una scappatoia per uscire dalla trappola di quel maledetto rag. Starot con il boccone di formaggio in bocca… la posta in gioco era enorme, bisognava giocare d’astuzia.

L’indomani mattina, dopo pranzo, Carla spiegò al marito cosa doveva chiedere, prima di firmare il contratto.

“Una clausola?” esclamò stupito il titolare della Omega & Alfa.

“Sì, una cosa da nulla – disse Marcello – nel caso perdessi la nostra scommessa.”

“E cosa dovrebbe contenere questo codicillo?”

“Ecco, è semplice: prima di prendermi la vita lei s’impegna a fare una cosa per me.”

“E cosa dovrei fare? andare sulla Luna, diventare invisibile, mettere le ali agli asini? Crede davvero che sia così sciocco da accettare un impegno a scatola chiusa?”

“Si figuri se penso di prenderla in giro! – replicò Marcello – sarà una cosa semplice e di poco costo… lo consideri l’ultimo desiderio di un condannato a morte.”

“Su, non perdiamo altro tempo, dica cosa pretende da me” esclamò bruscamente Starot. Sembrava innervosito dalla novità ma anche impaziente di concludere l’affare.

“Lo rivelerò se e quando sarà necessario – rispose Marcello che, in effetti, ignorava i termini della prova e si limitava a ripetere quello che la moglie gli aveva suggerito di dire – nel contratto possiamo scrivere che la prestazione richiesta sarà indicata in seguito.”

“E sia, ma con la precisazione che deve trattarsi di una cosa che si può fare con mezzi a disposizione di tutti.”

“Ovvio – assentì Marcello – se pretendessi un miracolo sarei un imbroglione!”

“Beh, a dire il vero qualche magia potrei anche farla: sono un abile prestigiatore dilettante e conosco numeri di grande effetto” disse il ragioniere, facendo scattare il pollice dal pugno come fosse un accendino. Una piccola fiammella guizzò per qualche secondo nell’aria.

“Ma lei è davvero bravo!” esclamò Marcello.

Il ragioniere allargò le braccia compiaciuto e, senza smettere di sorridere, porse il contratto al suo cliente.

“Aggiunga pure la clausola, io metterò una nota esplicativa.”

Poi il documento venne sottoscritto. Starot pretese la doppia firma per la parte che riguardava la cessione dell’anima e Marcello acconsentì senza protestare. Non era credente e trovava quella richiesta un po’ bizzarra, soprattutto perché veniva da un uomo che commerciava il prossimo sezionato in parti.

“Bene! ora che siamo in affari, caro Marcello, possiamo darci del tu… chiamami pure Andrea – disse il ragioniere – domani troverai sul tuo conto corrente duecentomila euro: fanne buon uso.”

“Puoi contarci, Andrea” rispose Marcello.

“Tra un anno si vedrà” mormorò il ragioniere, quasi sibilando.

“Vinca il migliore” aggiunse Marcello a mezza voce, tastando il cornetto di corallo agganciato al cinturino del suo orologio.

Nei primi tempi gli affari della nuova ditta Merlotti Trasporti andarono a gonfie vele: i tre furgoni elettrici viaggiavano liberamente nella zona a traffico limitato e, nel periodo natalizio, vennero monopolizzati dai grandi negozi del centro.

Anche per San Valentino, per la Festa della Mamma e per Pasqua i due autisti a contratto furono costretti a fare gli straordinari.

Nel frattempo però l’Ufficio delle Imposte, fiutando contante fresco, si era risvegliato e di continuo chiedeva il pagamento di misteriosi arretrati. Solve et repete! Poi un ladro portò via un camioncino e l’assicurazione si rifiutò di pagare perché Marcello era sceso lasciando le chiavi nel cruscotto. Distrazione costosa! Come se non bastasse, alla fine dell’estate, la società che subappaltava la consegne dei pacchi postali fallì, lasciando in sospeso quattro mesi di fatture.

In autunno Marcello comprese che la partita era persa: il contratto stava per scadere e, in cassa, aveva solo un quarto del finanziamento. Non poteva vendere i camioncini, la banca non accettava di scontare i suoi crediti… dove avrebbe trovato centocinquantamila euro liquidi?

Marcello e Carla si appellarono al parentado ma cugini e zii non si lasciarono commuovere Vendere organi? Ormai era all’ordine del giorno. Genitori e suoceri non possedevano più nulla da tempo.

In preda alla disperazione Marcello chiese aiuto a uno strozzino che si offrì di anticipare al massimo la metà della somma, con interessi del trecento per cento.

Intanto la scadenza si avvicinava inesorabile: una brutta sera, verso le dieci, il telefono squillò in casa Merlotti. Marcello rispose con il cuore in gola: immaginava già chi lo chiamasse a quell’ora.

Abbiamo un appuntamento, Andrea, ricordi? – disse il titolare della Omega & Alfa – giovedì prossimo…va bene se ci vediamo alle quattro?”

Marcello, con un filo di voce, rispose:

“Sì.”

 –

Il giorno stabilito, all’ora concordata, il rag. Andrea Starot accolse il suo cliente Marcello Merlotti sulla porta dell’ufficio con cordialità quasi affettuosa.

“Non hai portato la valigia?” chiese premurosamente.

“La valigia?” fece eco Marcello, incerto sul senso di quella domanda.

“Per il viaggio… sai già come funziona: devi partire subito – esclamò con stupore Andrea – o forse hai con te i duecentomila euro che ti sei impegnato a restituirmi.”

“Ah, il viaggio nei Balcani, non avevo capito” disse Marcello.

“Allora, come intendi saldare il conto? – chiese Andrea infastidito. A nessun creditore piace trattare con un debitore che fa il sordo – i contratti vanno rispettati, pacta servanda sunt, ora non puoi pentirti… dovevi pensarci prima di firmare.”

“Hai assolutamente ragione – replicò Marcello – io sono qui per mantenere i miei impegni… avrai preso di certo le tue informazioni in banca e quindi conosci già la mia situazione finanziaria.”

“Un disastro!” esclamò il ragioniere.

“Appunto – proseguì Marcello – non posso restituire il tuo denaro, perciò avrai il mio corpo” “Corpo e anima, come da contratto – precisò eccitato Starot – e l’anima in primis!”.

“Anche l’anima, certo… se sapevo che ci tenevi tanto te la cedevo volentieri a prezzo di favore! Prima però devi fare una cosa per me… ricordi quella piccola clausola aggiunta all’ultimo momento?”

“Di’ pure cosa vuoi e sarai accontentato – affermò con aria trionfante Andrea – nessuna richiesta mi spaventa!”

“Davvero? – disse Marcello prendendo dalla tasca un foglietto ripiegati in quattro – se attendi un attimo saprai qual è la piccola impresa che devi compiere prima di prenderti il mio corpo… corredato d’anima… leggo perché neppure io so cosa contiene questo bigliettino di mia moglie… ecco… ah! Ma è davvero una cosa semplice: inviare il messaggio ‘Le donne ne sanno una più del diavolo’ in rete… a tutti gli iscritti di Facebook, in ordine alfabetico!”

Da mesi ormai il rag. A. Starot sta seduto giorno e notte davanti al computer, pestando sulla tastiera come un indemoniato… il problema è che ogni ora nuovi utenti s’iscrivono e così deve continuamente rimettere mano al lavoro già fatto. Marcello e Carla, nel frattempo, mandano avanti la loro piccola ditta di trasporti e, nonostante la crisi, non se la passano male: hanno già in mente di comprare un nuovo camioncino.

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Rosanna Bogo