Settima parte.

Qui la sesta parte.

Notizie da Macones.

L’avvocato Salani aveva i capelli bianchi ma un aspetto ancora giovanile e l’aria soddisfatta di chi torna riposato da una lunga vacanza. Sprizzava energia e ottimismo.

“Lei è il fratello di Orlando, un commissario di Polizia… Che piacere! – disse Salani, porgendo la mano a Sapìa – conto sul suo aiuto… sa, il penale non è la mia materia.”

“Parli pure, avvocato – esclamò impaziente Luigino – dica al dottore come stanno davvero le cose e che brava persona è il caro ragioniere Mauro Rabano!”

“Sarò breve – esordì Salani – nelle ultime settimane io non mi trovavo per diporto in Polinesia… nel senso che ero sì in Polinesia, ma per lavoro: la povera signora Annalaura mi aveva incaricato d’indagare sugli affari del marito… il compianto commendator Bertoni, tre anni prima di morire, era diventato cittadino di Macones, un piccolo paradiso in mezzo all’Oceano Pacifico, e lì è registrato il suo testamento.”

“Un espediente per aggirare il nostro diritto ereditario e, immagino, anche le tasse” commentò Sapìa.

“Tutta farina del sacco di Bertoni, caro commissario! Per le questioni più importanti l’ingegnere si fidava solo di se stesso – replicò Salani, punto sul vivo – le garantisco che non ha chiesto il mio parere e neppure quello del suo commercialista, il dottor Banti.”

“Non divaghi, avvocato! – s’intromise Orlando – racconti la storia della danzatrice di tamurè!”

“E poi, a ben guardare, non era neppure un imbroglio – proseguì Salani, impermalito – il povero Bertoni trascorreva sei, sette mesi all’anno in Polinesia, aveva persino messo su casa con una donna del posto… una brava ragazza, non una ballerina! comunque il punto è un altro: a Macones ho scoperto elementi sufficienti per far dichiarare nullo il testamento.”

“Vada avanti, Salani – disse Luigino – lasci perdere i quattrini: ora comincia il bello!”

“Ovviamente tenevo informata la mia cliente sull’andamento delle indagini. L’esistenza della famiglia polinesiana era stata per la povera signora una sorpresa sgradita e così, invece di rivolgersi al tribunale per annullare il testamento, aveva deciso di cercare un accordo con Rabano. Io l’ho sconsigliata ma la signora era molto testarda e gelosa, persino del marito. Piuttosto che rischiare di spartire il patrimonio con la rivale era disposta a patteggiare con il suo peggior nemico. Per cominciare voleva spaventarlo, fargli credere di nutrire dei sospetti che avrebbe lasciato cadere nel dimenticatoio in cambio di un assegno più sostanzioso… se la manovra falliva, intendeva usare le mie informazioni per costringere Rabano ad abbassare la cresta. Era in gioco l’esistenza del fondo fiduciario! Comunque tutto doveva rimanere com’era, almeno in apparenza. Durante la nostra ultima telefonata, poche ore prima della disgrazia, mi ha detto di aver invitato il ragioniere a cena… per tastare il terreno.”

“Disgrazia? Dica pure omicidio, avvocato – esclamò Luigino, sempre più eccitato – dopo cena Rabano e la mamma hanno discusso violentemente per più di un’ora; anche se erano chiusi nello studio le urla si sentivano benissimo… litigavano spesso, però Rabano sembrava molto più arrabbiato del solito: prima di uscire mi ha gridato in faccia che la mamma si meritava una bella lezione. Pensavo che fosse solo lo sfogo di un momento d’ira, adesso però capisco che si trattava di una vera minaccia. Se n’è andato verso le undici, ho sentito il motore della sua Panda che si allontanava, ma poi deve essere tornato… due ore più tardi… aveva la chiave del cancello, sapeva che la mamma amava passeggiare sotto la luna piena nel parco… l’avrà affrontata, magari aggredita… era così infuriato… lei si è spaventata, lui l’ha inseguita fino al dirupo…e spinta di sotto!”

“Una ricostruzione del tutto ipotetica – osservò freddamente Sapia – l’avvocato riferisce particolari che sono senza dubbio importanti ma non dimostrano nulla, intendo dire nulla di concreto dal punto di vista delle indagini: speriamo che Allegri riesca a ricavarne delle prove… ‘se son rose fioriranno’… Lei m’intende, dottor Salani!”

“Insomma – esclamò Orlando, rivolgendosi al fratello – Rabano aveva un motivo per volere la morte di Annalaura e poteva trovarsi nel parco della villa quando è precipitata, che altro occorre per ammanettarlo? A me sembra colpevole! Se l’equazione tra essere e apparire vale per gli innocenti a maggior ragione dovrebbe valere per i colpevoli, non ti pare?”

“Il movente e l’occasione sono importanti ma non bastano – rispose Sapìa – Rabano potrebbe avere un alibi solido… magari a mezzanotte era a una veglia funebre in compagnia di dieci Fratelli della Buonamorte mentre tu dormivi, da solo.”

“Anch’io dormivo – esclamò Luigino – però non avevo un motivo per uccidere mia madre.”

“Io sono un civilista e non m’intendo di delitti come lei – osservò l’avvocato Salani, rivolgendosi a Sapìa – ma il movente di Rabano mi pare davvero forte: la povera signora, minacciava di rovinarlo e non si trattava solo di una questione economica.”

“Già, Rabano non sembra molto interessato ai beni terreni” osservò Sapìa.

“Quell’uomo considera il denaro lo sterco del diavolo – proseguì l’avvocato – però, grazie al fondo fiduciario, per anni ha sfogato la sua furia moralista contro gli eredi di Bertoni: condizionava la vita della povera signora Annalaura e di Luigino… puniva i loro presunti peccati in nome del defunto e il potere, a volte, dà alla testa, diventa una droga. Secondo me, pur di continuare la sua ‘missione’, un individuo del genere è anche disposto a uccidere.”

“Delitto inutile – esclamò Luigino – perché io posso impugnare il testamento al pari della mamma.”

“Forse quel serpente progettava un secondo omicidio…” mormorò Orlando, quasi spaventato dalla sua deduzione.

“E poi, se la signora si fosse rivolta a un tribunale, Rabano rischiava di finire in galera per truffa… era diventato ricattabile” aggiunse Salani.

“Ma, di preciso, cosa ha scoperto a Macones? – chiese Sapìa – non che mi riguardi, però sarei curioso di sapere che razza d’imbroglio può aver organizzato un tipo come Rabano: anche se lo trovo francamente antipatico mi pare un uomo innocuo e non ci s’improvvisa truffatori in un giorno.”

“Beh, non è facile riassumere in poche parole la storia della successione Bertoni – rispose Salani – dopo la morte dell’ingegnere ho accompagnato i familiari a Macones per la lettura del testamento… Rabano venne con noi: tutto sembrava in regola. Il de cuius aveva espresso molte volte l’intenzione di ‘far vedere i sorci verdi’, per usare una sua tipica espressione, a moglie e figlio, lo stile colorito del testo era quello tipico del Bertoni e sua sembrava anche la grafia a zampa di gallina.”

“Ero un ragazzino ma ricordo ancora quell’interminabile viaggio in aereo – disse Luigino – la mamma, poco prima dell’atterraggio, mi confidò di aspettarsi qualche brutta sorpresa… con il babbo i rapporti erano gelidi e Rabano aveva un’aria troppo… soddisfatta.”

“Infatti, all’epoca, la signora Annalaura non si oppose alle volontà del marito – proseguì l’avvocato – l’assegno mensile che avrebbe ricevuto era molto generoso e, probabilmente, sottovalutò la discrezionalità concessa all’amministratore del fondo fiduciario.”

“Sembrava tutto in regola – confermò Luigino –  Rabano aveva ricevuto una raccomandata da mio padre… dentro c’era la busta chiusa con il testamento: doveva portarla a Macones per l’apertura, dopo la sua morte… forse aveva avuto un presentimento, povero babbo, perché se ne andò nel giro di pochi giorni… quando arrivammo sull’isola era già sotto terra.”

“Con gli anni però la situazione era cambiata – proseguì Salani – la signora Bertoni non ne poteva più delle angherie di Rabano e voleva trovare a tutti i costi un espediente per invalidare il testamento. Nessuno dubitava dell’autenticità del documento, il trasferimento del patrimonio nel fondo fiduciario era del tutto legale in base al codice civile di Macones, non restava che appigliarsi al parziale vizio di mente. Così, quindici giorni fa, sono tornato nell’isola con l’intenzione d’indagare sugli ultimi mesi di vita dell’ingegnere. Speravo avesse manifestato qualche turba psichica anche lieve, un’amnesia, una perdita temporanea di coscienza, basta poco per insinuare un dubbio sulla capacità di volere… dopo tutto era un settantenne con il colesterolo alto e un’amante giovane… poi mi sono ricordato che il testamento olografo di Bertoni era scritto in francese… nulla di strano, è la lingua utilizzata a Macones per tutti i documenti ufficiali, l’ingegnere però non se la cavava molto bene con l’idioma di Moliére, così mi sono detto che forse valeva la pena di scambiare quattro chiacchiere con chi l’aveva aiutato a tradurre le sue ultime volontà… l’isola è piccola e il defunto conduceva una vita ritirata… in due giorni sono riuscito a rintracciare il misterioso consulente, un insegnate di liceo in pensione che giocava a golf con Bertoni tre volte al mese. Un signore davvero meticoloso. Conservava ancora il manoscritto che aveva corretto, pieno di sgrammaticature sottolineate con tratti di matita blu. Mi è bastata un’occhiata per capire che il testo del professore differiva in modo rilevante dal testamento depositato da Rabano nel locale Registro Notarile. Nella prima versione, quella con i segni a matita, l’ingegnere lasciava tutto il suo patrimonio a Rabano, nel testamento ufficiale nominava eredi i familiari e assegnava al ragioniere l’incarico di amministratore a vita del fondo fiduciario.”

“Avrà cambiato idea – osservò Sapìa – non vedo dove sia la truffa ordita da Rabano! al contrario…il primo testamento era più vantaggioso per lui.”

“Vantaggioso ma illegale – rispose Salani – neanche a Macones è permesso diseredare del tutto i congiunti a favore di un estraneo. Bertoni era un egocentrico sospettoso, non si fidava di nessuno e pensava di trovarsi in un paese di selvaggi senza legge… chi mai avrebbe osato opporsi alle sue bislacche disposizioni? Rabano invece è un ragioniere pignolo, avrà preso informazioni… quando si è reso conto che il testamento spedito per raccomandata dall’ingegnere pochi giorni prima di morire non poteva superare l’esame di un tribunale, ha deciso di sostituirlo con un nuovo testamento a norma di legge… altrimenti il patrimonio sarebbe andato tout court agli ‘indegni’ familiari. Imitare la scrittura e lo stile di Bertoni, dopo tanti anni di amicizia e collaborazione, non deve essere stato difficile per lui. E, ovviamente, ha falsificato il documento mantenendo, nella sostanza, le volontà dell’estinto.”

“Insomma, l’ingegnere progettava di lasciare in miseria i parenti e Rabano si è limitato a rincarare la dose, attribuendosi il potere di tormentare a vita quei due poveretti con l’invenzione del fondo fiduciario… fin qui tutto fila – disse Sapìa – ma perché lei esclude con tanta sicurezza che Bertoni sia l’autore del secondo testamento?”

“Se così fosse avrei trovato un altro ‘correttore’ di strafalcioni, non crede? – replicò Salani -Rabano se la cava con il francese ma ha sempre sostenuto di non conoscere il contenuto della busta che il suo padrone gli aveva inviato. Comunque una perizia calligrafica chiarirà definitivamente la questione, io non ho dubbi. E poi i testamenti hanno la stessa data… che senso ha scriverne due in un giorno? per un falsario improvvisato, però, è più facile riprodurre uno scritto ricalcandolo!”

“Il primo testamento è nullo, il testamento pubblicato è falso – mormorò Sapìa – allora Bertoni è morto ab intestato…

“Che vuol dire?” chiese Orlando, incuriosito.

“Significa che tutto il suo patrimonio va al figlio…” rispose Sapìa… stava per aggiungere “compreso il tuo lascito” ma si trattenne. Il terziario francescano, in fondo, si era comportato con Orlando più generosamente del Bertoni: voleva cacciarlo da casa, però era disposto a concedergli una generosa liquidazione.

“E la mamma? – esclamò Luigino – Con tutti questi discorsi sull’eredità ci siamo dimenticati che l’imbroglio del testamento è il movente che ha spinto Rabano a ucciderla!”

“Hai ragione, Luigi – disse Salani – la successione può aspettare, per prima cosa devo recarmi in Questura e riferire al commissario Allegri quello che so sulla morte della tua povera mamma… porterò con me la documentazione raccolta a Macones e poi ci sono i tabulati telefonici: gli investigatori potranno verificare che io e la signora Annalaura ci siamo tenuti in contatto fino a poche ore prima della disgrazia.”

“Omicidio, non disgrazia!” ribadì il giovane Bertoni.

“Presunto omicidio, certo – disse Salani – stai tranquillo, Luigi, cercherò un bravo penalista in grado di seguire il caso e tutelarti come parte offesa.”

Sapia si sentiva sollevato. Anche se l’avvocato non era in grado di dimostrare la colpevolezza di Rabano, le sue ricerche provavano che l’uomo di fiducia dell’ingegnere era l’unico, nella cerchia di conoscenze della vittima, ad avere un valido motivo per uccidere.

Sapeva per esperienza che, dopo qualche mese, se le indagini sulla morte della signora Bertoni si fossero arenate, l’archiviazione avrebbe posto fine alle domande ma non ai sospetti e, in un’evenienza del genere, preferiva che la residua ombra del dubbio non oscurasse, neppure di riflesso, il buon nome dei Sapìa.

Continua…

 

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Rosanna Bogo