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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per febbraio 2012

Sapìa e la pecora nera – 8

Ottava e ultima parte.

Qui la settima parte.

Alla fine il colpevole salta fuori.

Allegri ascoltò con grande interesse la deposizione dell’avvocato Salani: finalmente saltava fuori un vero movente.

Dopo due giorni d’indagini aveva scoperto che la signora Bertoni era in contrasto con il figlio per questioni economiche e, forse, meditava di mettere alla porta l’amante fedifrago, niente di più: gli attriti d’interesse all’interno del nucleo familiare non sembravano tanto gravi da trasformare in assassino un incensurato. Quanto ai camerieri russi licenziati in tronco, Irina e Yuri avevano una valida ragione per odiare la loro padrona, tuttavia la rabbia per l’ingiustizia subita, dopo un mese, doveva essersi sgonfiata… il timore di finire in carcere, invece, era una molla che poteva facilmente spingere una persona ‘irreprensibile’ come Rabano a commettere un omicidio. Chi fa della morale una bandiera, si disse Allegri, considera la rispettabilità un bene irrinunciabile, una parvenza per cui vale la pena uccidere.

Il commissario inviò immediatamente due agenti a prelevare il ragioniere.

Faccia pallida e labbro tremolante, il sospettato entrò nell’ufficio del commissario a testa bassa: sembrava il ritratto del colpevole.

Salani corse subito alla villa per riferire gli ultimi sviluppi. Era già ora di pranzo e, a tavola, si brindò ripetutamente alla bella notizia.

Orlando, in piedi con il bicchiere alzato, rivolse un pensiero anche alla povera Annalaura: se, là dove si trovava ora, poteva vedere cosa accadeva sulla terra, di certo in quel momento gioiva con loro per la sconfitta di Rabano.

Salani, al momento del dessert, annunciò che intendeva ripartire al più presto per Macones. La causa per l’annullamento del testamento era praticamente già vinta ma la sentenza definitiva avrebbe richiesto molti mesi, forse più di un anno. In Polinesia la giustizia seguiva percorsi tortuosi e, come avvocato, non garantiva nulla sui tempi… per fortuna la seconda signora Bertoni, conosceva persone importanti ed era disposta a mettere un po’ d’olio negli ingranaggi della burocrazia locale, in cambio di un modesto sostegno economico. A Macones, però, ogni strada aveva una scorciatoia che portava nello stesso luogo senza passare dalle aule del tribunale: bastava un’intesa amichevole tra le parti… un accordo stragiudiziale.

Insomma, concluse Salani, conveniva trattare con Rabano e quello era il momento migliore per farlo. Dopo lo spavento dell’interrogatorio, con un sospetto di omicidio sulla testa e lo spauracchio di finire in galera per truffa, il ragioniere avrebbe accettato qualsiasi condizione che gli permettesse di salvare la faccia e rimanere in libertà.

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Rosanna Bogo

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Sapìa e la pecora nera – 7

Settima parte.

Qui la sesta parte.

Notizie da Macones.

L’avvocato Salani aveva i capelli bianchi ma un aspetto ancora giovanile e l’aria soddisfatta di chi torna riposato da una lunga vacanza. Sprizzava energia e ottimismo.

“Lei è il fratello di Orlando, un commissario di Polizia… Che piacere! – disse Salani, porgendo la mano a Sapìa – conto sul suo aiuto… sa, il penale non è la mia materia.”

“Parli pure, avvocato – esclamò impaziente Luigino – dica al dottore come stanno davvero le cose e che brava persona è il caro ragioniere Mauro Rabano!”

“Sarò breve – esordì Salani – nelle ultime settimane io non mi trovavo per diporto in Polinesia… nel senso che ero sì in Polinesia, ma per lavoro: la povera signora Annalaura mi aveva incaricato d’indagare sugli affari del marito… il compianto commendator Bertoni, tre anni prima di morire, era diventato cittadino di Macones, un piccolo paradiso in mezzo all’Oceano Pacifico, e lì è registrato il suo testamento.”

“Un espediente per aggirare il nostro diritto ereditario e, immagino, anche le tasse” commentò Sapìa.

“Tutta farina del sacco di Bertoni, caro commissario! Per le questioni più importanti l’ingegnere si fidava solo di se stesso – replicò Salani, punto sul vivo – le garantisco che non ha chiesto il mio parere e neppure quello del suo commercialista, il dottor Banti.”

“Non divaghi, avvocato! – s’intromise Orlando – racconti la storia della danzatrice di tamurè!”

“E poi, a ben guardare, non era neppure un imbroglio – proseguì Salani, impermalito – il povero Bertoni trascorreva sei, sette mesi all’anno in Polinesia, aveva persino messo su casa con una donna del posto… una brava ragazza, non una ballerina! comunque il punto è un altro: a Macones ho scoperto elementi sufficienti per far dichiarare nullo il testamento.”

“Vada avanti, Salani – disse Luigino – lasci perdere i quattrini: ora comincia il bello!”

“Ovviamente tenevo informata la mia cliente sull’andamento delle indagini. L’esistenza della famiglia polinesiana era stata per la povera signora una sorpresa sgradita e così, invece di rivolgersi al tribunale per annullare il testamento, aveva deciso di cercare un accordo con Rabano. Io l’ho sconsigliata ma la signora era molto testarda e gelosa, persino del marito. Piuttosto che rischiare di spartire il patrimonio con la rivale era disposta a patteggiare con il suo peggior nemico. Per cominciare voleva spaventarlo, fargli credere di nutrire dei sospetti che avrebbe lasciato cadere nel dimenticatoio in cambio di un assegno più sostanzioso… se la manovra falliva, intendeva usare le mie informazioni per costringere Rabano ad abbassare la cresta. Era in gioco l’esistenza del fondo fiduciario! Comunque tutto doveva rimanere com’era, almeno in apparenza. Durante la nostra ultima telefonata, poche ore prima della disgrazia, mi ha detto di aver invitato il ragioniere a cena… per tastare il terreno.”

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Rosanna Bogo

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Sapìa e la pecora nera – 6

Sesta parte.

Qui la quinta parte.

La cena.

Il rag. Rabano si presentò a Villa Bertoni poco dopo le otto. Era un pingue vecchietto di modesta statura, stretto in un completo scuro che somigliava stranamente a un clergyman.

“In fondo anche lui rappresenta sulla terra un padrone che sta all’altro mondo – pensò Sapìa, vedendolo entrare nel salone – però ha un’aria servile, più da sacrestano che da prete.”

Comunque la fede all’anulare sinistro rivelava l’esistenza di una signora Rabano che non aveva accompagnato il marito ma, da qualche parte, curava la casa di quell’uomo come una fedele perpetua. Sapia se la immaginò vestita da suora, con un giglio in mano… ovviamente anche lei terziaria francescana.

Dopo i convenevoli di rito si accomodarono nella sala da pranzo.

Sapìa comprese subito che il ragioniere non era un tipo loquace: mangiava in silenzio, come i frati, mostrando interesse solo per il cibo che stava nel piatto. E non erano davvero leccornie. Il cuoco aveva preparato per lui un menù speciale di gusto francescano: riso in bianco, ricotta salata e due patate lesse di contorno.

Per attaccare discorso con un musone occorrevano argomenti di conversazione a presa rapida: il clima, lo sport, il carovita, la cucina, la salute… Sapìa decise di tentare la carta della dispepsia.

“Problemi di stomaco?” chiese premurosamente.

“L’apparenza inganna, caro commissario – rispose sorridendo Rabano – ho uno stomaco di ferro, sono di razza contadina, io! gli stenti patiti da bambino, durante la guerra, mi hanno indurito: al mio paese direbbero che sono una ‘pellaccia’… però non mi piace esagerare con il cibo, specie la sera… è uno spreco e guasta il sonno.”

“Ha ragione, così evita gli incubi” aggiunse Sapìa. Cercava di mostrarsi comprensivo per indurre il suo guardingo commensale ad abbassare le difese.

“Mai fatto un brutto sogno in vita mia, caro dottore – disse il ragioniere, sempre sorridendo – ma non dipende dalla digestione, creda a me: per dormire bene bisogna avere la coscienza pulita.”

“La moderna psicologia sostiene che i sogni vengono dall’inconscio – obiettò Sapìa – un angolo della mente che ospita pensieri e bisogni segreti.”

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Rosanna Bogo

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Il venditore di collanine – 2

Calcio sulla spiaggia Un racconto in due puntate di Giuseppe Montiroli.

Seconda Parte.

Qui la prima parte.

La mattina presto Mario partì per Bologna. Arrivò a casa verso le dieci e la prima cosa che fece fu di andare a prendere nel suo piccolo ufficio la “valigetta dei ricordi”, come la chiamava lui. Non era mai stato un maniaco ma aveva collezionato tutto ciò che riguardava “la prima volta”. Aveva conservato la prima maglia azzurra, la prima maglia in serie A e la prima maglia in Coppa dei Campioni e le teneva sottovetro appese a mò di quadro nel salotto buono. Era un po’ kitch ma se ne fregava altamente. Aveva anche il pallone del suo primo gol anche se sapeva benissimo che difficilmente era proprio quello visto che poi durante la partita i raccattapalle li mischiano. Ma andava benissimo lo stesso e lo teneva su di una mensola proprio lì, nel suo ufficio. E poi conservava anche gli articoli della “prima volta” ed era questo che cercava. Prese la cartellina di plastica rigida dal cassetto della scrivania e cercò quello che riguardava quei Giochi. Trovò subito tre foto in bianco e nero dei quotidiani sportivi ma non era quello che voleva. Quello che voleva era quel numero del Guerin Sportivo del 1983. All’interno c’erano le foto delle Nazionali di calcio che partecipavano ai Giochi del Mediterraneo. Cercò la foto del Marocco. Era due pagine dopo quella dell’Italia ed era a colori, come tutte. Cercò in basso i nomi dei giocatori e lo vide. Terzo accosciato da sinistra. A. Beazziz. No quello era suo fratello, Abdallah.  Ah, eccolo, era vicino a lui. M. Beazziz. Mansour Beazziz. Anche se erano passati venticinque anni era rimasto pressoché identico. Nella foto tutti i giocatori avevano quell’aria fiera di chi rappresenta il suo Paese. Quelli in piedi stavano petto in fuori e testa leggermente reclinata all’indietro come chi guarda dall’alto verso il basso. Quelli accosciati in realtà non lo erano, avevano un ginocchio a terra e le braccia incrociate sul petto come nelle foto delle squadre dei primi del ‘900 ma avevano lo stesso sguardo quasi minaccioso. Mansour invece sorrideva e riconobbe immediatamente il sorriso di quel venditore di collanine. Nulla come un sorriso rimane uguale nel tempo. Chinò la testa, appoggiò i palmi delle mani sulla fronte e chiuse gli occhi.

 –

 L’Italia e il Marocco si giocavano tutto in quella partita e a nessuno serviva il pareggio perché la Spagna stava prendendo il volo.

“Mario mi raccomando, occhio al dieci. E’ veloce, furbo e molto molto tecnico. Se gli fai arrivare la palla sono dolori per tutti” gli disse il mister.

“Tranquillo mister – rispose Mario – lo farò nero” e rise per quella che gli era sembrata la battuta dell’anno.

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Lev Tolstoj, Il servo e il padrone

Spostarsi quando c’è la neve è sempre stato difficile; basta poco per sfiorare un dramma.
Se Mark Twain ci racconta quello che può succedere in un viaggio in treno, Lev Tolstoj narra invece di uno spostamento in slitta.

Lo potete scaricare da qui: Lev Tolstoj, Il servo e il padrone (956).

 

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Dr J. Iccapot

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Sapìa e la pecora nera – 5

Quinta parte.

Qui la quarta parte.

Il pranzo.

Sapìa giunse a Villa Bertoni poco dopo l’una. Orlando era seduto su un muretto del parco accanto all’ingresso e, con un balzò, arrivò al cancello.

“Hai visto, Italo? – disse con tono affettuoso, aprendo le pesanti ante di ferro battuto – sapevo che saresti arrivato in anticipo e ti aspettavo.”

“Risparmiami le tue melensaggini – replicò Sapìa, parcheggiando la sua auto accanto alla decapottabile canarino del fratello – ho fatto quello che dovevo e non vedo l’ora di tornarmene a casa: se non accetti i miei consigli tanto meglio, me ne lavo le mani.”

“Ma io ho bisogno di te… e del tuo aiuto… la verità è che l’avvocato non me lo posso permettere, non ho neppure il becco di un quattrino” si giustificò Orlando.

“Tu, un playboy con piedaterre a Montecarlo, ridotto in miseria? Non ci posso credere!” esclamò Sapìa ironico. Sogghignava ma, in cuor suo, non trovava affatto divertente la situazione. Quello che prima appariva solo un timore ora diventava una certezza: Orlando era sul lastrico.

“Tu ridi, ma chi sa quando potrò mettermi in tasca il lascito di Bertoni – proseguì il fratello – la sola cosa sicura, al momento, è che la banca ha bloccato le mie carte di credito… anche Luigino è al verde. Speriamo che Rabano si commuova e ci sganci qualcosa”.

“Il giovanotto non riceve un lauto mensile?”

“Già speso! Luigino, povero illuso, sperava di raccattare qualcosa da sua madre ma anche noi eravamo a secco.”

“La famiglia Bertoni non arriva alla seconda settimana del mese!?” esclamò Sapìa, più stupito che scandalizzato.

“E dove li metti i debiti? Le banche non sono il sarto o il pizzicagnolo… il conto delle carte di credito lo devi pagare… e subito”

“Però la signora Bertoni poteva scialacquare centomila euro in due mesi…l’hai detto tu – obiettò Sapìa – con quella disponibilità di liquidi vuoi farmi credere che lei e il figlio stavano in braghe di tela? Non prendermi in giro, non sono dell’umore giusto!”

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Rosanna Bogo

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Il venditore di collanine – 1


Un racconto in due puntate di Giuseppe Montiroli.

Prima Parte.

Mario era in vacanza in Versilia. Viareggio era un punto d’arrivo e fare due settimane al mare lì significava che nella vita, in qualche modo, avevi svoltato. Specialmente se alloggiavi in un hotel a molte stelle. E poi potevi incontrare anche qualche calciatore che ti poteva interessare. Perché Mario Astolfi era un direttore sportivo. Era stato un buon giocatore. Giovanili di alto livello e quindici anni di carriera spesi fra serie A e serie B. Era stato fortunato ed aveva partecipato, appena ventenne, ai Giochi del Mediterraneo e quella maglia azzurra sembrava il viatico per una brillante carriera. In seguito aveva vinto uno scudetto anche se non da protagonista, aveva giocato in Coppa dei Campioni e in Coppa UEFA. Poi era iniziato un lento peregrinare in squadre che lottavano per non retrocedere in B ed altre che lottavano per essere promosse in A. Poi dieci anni prima da addetto all’arbitro poi dirigente accompagnatore ed ora una brillante carriera da direttore sportivo. Il tutto a Bologna, l’ultima squadra in cui aveva giocato e la dimensione provinciale gli permetteva di lavorare con tranquillità. Poteva lanciare un paio di giovani all’anno. Anzi, doveva. Aveva quarantacinque anni ma ne dimostrava dieci di meno. Correva tutte le mattine, anche sotto la pioggia, anche in vacanza, anche per far passare due linee di febbre. Era divorziato e senza figli. L’unico vizio che si concedeva erano quattro o cinque sigarette al giorno e mai prima di pranzo. Aveva sempre corso in campo. Era un mediano, di quelli che rubavano i palloni a centrocampo e li portavano direttamente ai piedi del regista. Non era mai stato il capitano perché girava molte squadre ma un idolo dei tifosi quello sì, ovunque andava.

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“Buongiorno signor Astolfi, resti in linea le passo il presidente” la voce era di Antonella, la segretaria storica del club.

Seguirono quindici secondi di attesa poi

“Buongiorno Mario come va?”

“Bene presidente, quando ci si riposa va sempre bene”

“Ha sentito De Carli?”

“Sì, e stasera a cena vedrò il suo procuratore. Penso che alla fine si farà, ha l’età giusta per fare il salto in seria A”

“Bene, allora ci sentiamo domani”

“Certo, la chiamo io in sede”

La squadra aveva bisogno solo di qualche ritocco. Era una società che ogni anno doveva lottare fino alla fine per non retrocedere ma ce la faceva comunque. E lui era un mago nello scoprire giovani promesse e nel rilanciare qualcuno dal dimenticatoio.

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Noiosi da dormire – 2

E’ pericoloso, dopo un buon pranzo e abbondanti libagioni, abbandonare gli amici che giocano a Faraone e cercare di leggere un libro: il sonno arriva immancabilmente.

Il bell’addormentato è Nicolas Beaujon. Nato a Bordeaux nel 1718, filantropo, celebre finanziere, ex membro della Circoscrizione consolare di Bordeaux, responsabile commerciale della provincia di Guyenne, banchiere di Corte, Receveur général des finances. Lasciò una grande biblioteca nella città di Bordeaux. Morì a Parigi nel 1786.

Pierre-Louis Dumesnil (1698-1781), Le Traitant

 

Neppure il solletico riesce a risvegliare dal sonno provocato dalla lettura di un libro noioso.

 

Pietro Rotari (1707-1762), Ragazza che dorme

 

Quando una storia è noiosa, non c’è proprio nulla da fare…
 

George Caleb Bingham (1811-1879), A dull story

 

Vedi anche:

Noiosi da dormire-1

 

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fuchs

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Sapìa e la pecora nera – 4

Quarta parte.

Qui la terza parte.

Ma non sempre.

“Mi vuoi spaventare? – chiese Orlando, guardando con aria preoccupata il fratello – io non so nulla di come si sono svolti i fatti…gli inquirenti parlano di omicidio però, prima o poi, capiranno che non è un delitto e neppure un suicidio ma solo un tragico incidente. Perché dovrei provarti che sono innocente: innocente di che, se non si tratta di un delitto?”

“Il commissario Allegri ha motivo di ritenere che la signora Bertoni non fosse sola al momento della caduta – disse Sapìa, sforzandosi di mantenere un tono di voce pacato – se fossi tu la persona presente e ammettessi di trovarti lì, spiegando la dinamica dell’incidente in modo convincente, beh… ti posso garantire che non subiresti grosse conseguenze giudiziarie.”

“Io non devo spiegare proprio nulla al tuo amico Allegri: non ero lì, stavo a letto, te lo metto in musica? E se anche fosse omicidio, a me che importa? Fate voi! io dormivo e non ho movente – esclamò Orlando risentito – ma guardati intorno: tra poco dovrò lasciare questa villa, questa vita… avrei ucciso per i centomila euro di Bertoni? Annalaura li spendeva in due mesi.”

“Complimenti! Avevi un’amante davvero ricca” commentò acido Sapìa.

“Ricca sì, ma solo sulla carta! – replicò Orlando, accalorandosi – Bertoni era ignorante, non stupido e conosceva i suoi polli… aveva studiato una specie di “fidecommesso”: dopo la sua morte Annalaura e Luigino avrebbero avuto un sostanzioso assegno mensile ma non la disponibilità dei beni.”

“La moglie e il figlio sono eredi necessari, non si possono escludere dalla successione – obiettò Sapìa; grazie al feroce professor Cantoni, ricordava ancora a memoria gran parte del Codice Civile – la legge vieta certi inghippi.”

“All’estero però si possono fare e Bertoni era diventato cittadino di un paradiso fiscale in Polinesia – disse Orlando – prima di morire ha trasferito tutto il patrimonio in un fondo fiduciario amministrato a vita dal rag. Rabano, il suo uomo di fiducia… Annalaura scherzando diceva che era lui, Rabano, il vero erede universale del marito!”

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Rosanna Bogo

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Gennaio – Nuvole

Acrilico, 39×50 cm (2012)

 

Nuvole, ovvero strutture frattali, fatte di vapore acqueo, apparizioni quotidiane che possono però assumere varie configurazioni come per esempio una grigia coltre di nebbia alta o cumuli di nuvole temporalesche che vengono minacciose dall’orizzonte. Sono senza dubbio le nuvole cumuliformi a stimolare la nostra fantasia. Per molti artisti furono fonte d’ispirazione, temi per le loro opere che tuttora non hanno perso il loro fascino. Pensiamo solo a W. Turner, C.D. Friedrich e tanti altri che potevano creare delle atmosfere ed emozioni forti con le nuvole, svegliando sentimenti e presagi. Possono suscitare vaga fiducia, disgrazia incombente, processi misteriosi e inquietanti, ma anche nostalgia, serenità interiore e felicità. Qualcuno vede dei cavalli selvaggi impennati, un altro uno gnomo sogghignante, forse persino quello che lancia i fulmini. Tutte queste visioni hanno contribuito al concetto che l’uomo, già in tempi remoti, abbia collocato l’olimpo degli dei nel firmamento.

Il cielo con le sue nuvole e oltre questo, l’infinito dell’universo…
… non rimane più tanto spazio nascosto per gli dei.

Nel Caucaso la nuvola rappresenta anche un importante elemento stilistico per l’arte della tessitura dei tappeti. Oltre le forme stilizzate la nuvola (Bulut) assume spesso delle forme fantastiche di bestie terrificanti, di figure fiabesche e di esseri paranormali.

Anche nella musica di Aram Khachaturian ci sembrano far capolino da una nuvola degli esseri immaginari che vengono poi, in un attimo, dispersi e cancellati dal vento.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

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Dr J. Iccapot