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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per gennaio 2012

Sapìa e la pecora nera – 3

Terza parte.

Qui la seconda parte.

Tra colleghi ci s’intende.

Il commissario Allegri, responsabile delle indagini sulla morte della signora Bertoni, non onorava il suo nome. Era un uomo anziano, triste… un po’ rattrappito: sembrava un travet in bolletta affetto da dispepsia. Entrò nel salotto di villa Bertoni con un incedere incerto e si presentò a Sapìa senza manifestare particolare cordialità.

“Buongiorno, Allegri – disse, tendendo la mano – suo fratello mi ha detto che è un collega.”

“Onorato, Italo Sapìa – rispose il commissario – sono in servizio a *.”

Stringendo la destra ossuta che gli veniva porta notò nello sguardo di Allegri una luce mansueta, insolita nel loro mestiere

“Bella città, la conosco bene… lì mi sono laureato in Legge, di sicuro qualche anno prima di lei!” disse Allegri.

“Non vorrei che lei fraintendesse il significato della mia presenza qui, commissario – aggiunse Sapìa – Orlando, mio fratello, ha solo me al mondo e, capirà, in una situazione del genere non potevo lasciarlo solo.”

Sapìa ci teneva a precisare che avrebbe evitato di ingerirsi nelle indagini. Non era nel suo stile e poi non valeva la pena di compromettersi per quella carogna di Orlando: si permetteva di insultarlo, di chiamarlo fascista… proprio lui, comunista rivoluzionario ganzo di una vecchia riccona!

“Certo, capisco, il sangue non è acqua – disse Allegri, rassicurato dalla cauta premessa del collega – tra fratelli ci si aiuta, è naturale.”

“Bene, l’importante è chiarirsi. Ora, se mi vuole scusare, devo chiamarela Questuraper avvertire che oggi sarò assente… per gravi motivi personali.”

“Le spetta un permesso retribuito – osservò amichevolmente Allegri – un problema così grave in famiglia mi pare una motivazione più che valida.”

L’osservazione riguardo alla situazione di Orlando parve a Sapìa un cortese avvertimento: non prometteva nulla di buono. Per ingraziarsi il collega decise di telefonare rimanendo in salotto: voleva apparire una persona schietta e corretta, un libro aperto.

Prima di chiamare la Questura fece il numero di casa, doveva tranquillizzare Edda.

“Sono Italo – disse, prevenendo le domande e i rimproveri della moglie – ho fatto tardi per motivi… tecnici. Sto bene e ti richiamerò stasera, ciao.” La moglie ebbe appena il tempo di mormorare “Ma…”

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Rosanna Bogo

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Sapìa e la pecora nera – 2

Seconda parte.

Qui la prima parte.

Vita in villa.

“Ma dov’eri finito, Italo?! – esclamò Orlando, aprendo il cancello di villa Bertoni, un elegante manufatto in ferro battuto disegnato da uno dei migliori architetti Liberty della Riviera – perché hai spento il telefonino? Edda è preoccupata… mi ha già chiamato tre volte, poverina.”

“Scusa tanto se sono in ritardo – rispose ironico Sapìa, chiudendo lo sportello dell’auto – ma hanno sgozzato una donna vicino alla piazzola dov’ero parcheggiato e gli omicidi sono sempre seccature, ormai dovresti saperlo anche tu!”

“Una donna uccisa ai margini della strada… una battona? E che ci facevi in un posto del genere? ah… capisco, birichino… però un morigerato padre di famiglia non dovrebbe coltivare certi vizi – esclamò il fratello ridacchiando, sapeva bene che Italo non si concedeva passatempi del genere –  giuro che non dirò nulla a Edda! Non faccio la spia, io.”

“Razza d’imbecille! – replicò Sapìa bruscamente – ero fermo sulla piazzola perché stavo parlando con te al telefono!”

“Allora è successo verso le due… alle due e dodici, per esattezza: ho guardato la sveglia quando mi hai fatto sobbalzare nel letto” precisò Orlando.

Sapìa non rispose: in quel momento il delitto della superstrada era l’ultimo dei suoi pensieri.

I due fratelli si avviarono in silenzio lungo lo stretto sentiero a gradini che, dal cancello d’ingresso, portava alla villa. All’orizzonte la sfera del sole era quasi del tutto emersa dal mare: l’alba stava diventando giorno.

“Ecco la modesta magione dei Bertoni” disse Orlando aprendo il portone di casa.

“Vedo che il buonumore non ti manca, nonostante il recente lutto – replicò il fratello – certo vivere in un posto del genere mette allegria… caro marxista dei miei stivali.”

“Che ci vuoi fare, Italo, i tempi cambiano e noi mutiamo con loro. Quanto ai miei sentimenti… sono addolorato per la povera Annalaura, ci mancherebbe altro! però ho la coscienza tranquilla: io non sono colpevole e, come diceva sempre mamma, ‘male non fare paura non avere’ – osservò pacatamente Orlando – prima o poi la verità verrà fuori…comunque se ti serve un alibi per la ragazza assassinata, io sono qui: tra fratelli questo ed altro!”

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Rosanna Bogo

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Faccia da Patrizia

Un racconto di Giuseppe Montiroli.

Francesco la guardava passare quasi ogni mattina, da circa vent’anni. Si salutavano come si salutano quelle persone che si sono conosciute per un breve periodo della loro vita ma che dopo anni le loro storie non si sono più incrociate. Francesco, sulla porta del suo negozio di ferramenta in pieno centro storico, le sorrideva facendole un cenno con la testa e rallegrandosi interiormente quando lei ricambiava quel saluto. Altre volte la scorgeva di straforo da dentro il negozio fra gli utensili esposti in vetrina rammaricandosi di non essere uscito due minuti prima a fumare una sigaretta. A volte lei passava con un ragazzino di circa dieci anni che aveva visto crescere e che da molto tempo aveva capito che era suo figlio. A volte invece passava da sola e camminando veloce si infilava nella galleria di un enorme agglomerato di uffici alto quattro piani che abbruttiva quello scorcio di città. Francesco non era mai riuscito a scoprire in quale di quei circa sessanta uffici lavorasse. Poi a volte la vedeva passare con quello che sicuramente era il marito, un bell’uomo visibilmente più anziano di lei e mentre camminavano sembravano quasi due sconosciuti che occasionalmente si ritrovano a fare la stessa strada fianco a fianco. E questa cosa a Francesco sembrava la sintesi del matrimonio. Un marito, un figlio e un lavoro d’ufficio. Solo questo sapeva di lei. Anzi no, sapeva anche il suo nome. Patrizia. Un nome quasi antico, di quelli che ormai non si usano più nei battesimi. Come Donatella o Loredana. Ci sono persone alle quali il nome calza a pennello e col tempo diventa un tutt’uno col volto e il nome Patrizia abbinato a lei era quanto di più azzeccato ci potesse essere. Ogni suo lineamento ed ogni suo gesto avevano un qualcosa di nobile che rimandava agli antichi patrizi romani. Patrizia era ancora molto bella, di quelle bellezze che non hanno bisogno di rossetto o fondotinta per essere riconosciute tali. Occhi verdi e bocca carnosa sopra due seni ancora prosperosi. I capelli erano sempre ben curati e di un elegante colore rosso. Inoltre il tempo le aveva risparmiato l’eccessiva rotondità dei fianchi e Francesco pensava che probabilmente si teneva in forma fra palestra e piscina. Non era mai riuscito a parlarle e d’altronde non sapeva neanche come cominciare eventualmente il discorso e se darle del tu o del lei. Perché Francesco si ricordava di Patrizia ma non era sicuro del contrario. Magari lei ricambiava semplicemente il saluto di un negoziante che lavora vicino al suo ufficio nel centro storico di una piccola città balneare di provincia. Magari se avesse avuto una boutique o un alimentari qualche volta se la sarebbe vista entrare per provare una gonna o per comprare del prosciutto e magari avrebbero parlato di quella volta. Ma con un negozio di ferramenta le speranze erano ben poche. Qualche volta l’aveva incontrata nel bar all’angolo ed ogni volta la sua timidezza gli aveva impedito di andare oltre il solito saluto fra negoziante e passante. E così si era rassegnato a fantasticare su come sarebbe stata diversa la sua vita se lei quella sera al Melaverde…

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contributi

Sapìa e la pecora nera – 1

Prima parte.

Affari di famiglia.

Il commissario Sapìa infilò la chiave di casa nella serratura. Una, due, tre mandate… almeno questa volta i familiari si erano preoccupati di chiudere la porta. Entrò sbattendo l’anta con energia, per farsi sentire:

“Sono io, Edda,” disse ad alta voce. Voleva evitare che, al solito, la moglie si affacciasse alla cucina esclamando con aria sorpresa ‘ah, sei tu, Italo’.

Da vent’anni rientrava a casa più o meno alla stessa ora e, da vent’anni, Edda si meravigliava che l’intruso con un mazzo di chiavi in mano piantato in mezzo al corridoio non fosse un ladro ma suo marito.

Una volta, fresco sposino, Sapìa aveva chiesto alla moglie perché, nel dubbio di trovarsi faccia a faccia con un malintenzionato, non brandisse un mattarello o un batticarne e lei, con un sorriso serafico aveva risposto: “Ma lo so che sei tu… ti riconosco da come giri la chiave!”

Il commissario rimase immobile accanto alla porta. Le luci erano accese ma la casa sembrava vuota… brutto segno. Dopo qualche secondo la signora Edda fece capolino nell’ingresso ed esclamò:

“Ah, sei tu, Italo! – dalla voce però sembrava più ansiosa che stupita, evidentemente covava qualche problema… infatti, subito dopo, aggiunse – ti aspettavo!”

Sapìa, rassegnato alla sventura, entrò in cucina e chiuse la porta.

“Su, dimmi quale disgrazia ci ha colpito, questa volta!” chiese pacatamente, sedendosi al tavolino.

“Togliti almeno la giacca…lo sai quanto costa la lavanderia” replicò la moglie. Cercava di guadagnare tempo, era nervosa, di sicuro non doveva trattarsi di una delle solite sciocchezze: Fredo che prende un brutto voto, Paolino che si sbuccia un ginocchio, la suocera malata o l’arpia del piano di sopra con il suo bucato gocciolante.

Comunque, si consolò Sapìa, non poteva essere un fatto davvero grave, altrimenti Edda avrebbe chiamato sulla ‘linea rossa’ d’emergenza.

“Allora? parla, sono seduto e pronto a tutto.”

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

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Dr J. Iccapot