L’albero illuminava la stanza di un sommesso calore natalizio quando Giulio si lasciò cadere sul divano. Pensava. La piccola Lisa aveva scartato i doni sotto l’albero solo un’ora prima e adesso dormiva tranquilla nel lettone insieme alla mamma. Nella sua testa, invece, si inseguivano i ricordi. Si alzò dal divano e si avvicinò all’albero. Si chinò ad osservare uno ad uno i regali, poi prese in mano un bel libro di fiabe natalizie, regalo di sua sorella per Lisa. Lo aveva adocchiato subito, tra gli altri, e ora voleva verificare se aveva visto giusto. Lo sfogliò e trovò la conferma di quello che cercava. Con il libro in mano si spostò nello studio. Si armò di forbici, colla e nastro adesivo ed iniziò il lavoro. Tagliò con cura le ultime due pagine e con la colla cercò di nascondere le tracce della mutilazione. Non che non si vedesse che mancava qualcosa…… Giulio osservò le pagine staccate, piene di bei disegni colorati e provò le stesse sensazioni che aveva provato da bambino. I suoi occhi si inumidirono. Gli sembrava assurdo che dopo tutti questi anni bastassero delle illustrazioni a riportare a galla emozioni che ormai sembravano lontane anni luce, eppure era esattamente quello che stava succedendo. Riposizionò il libro insieme agli altri regali, nascose le due pagine tagliate tra i suoi libri e tornò a letto, dove la moglie e la figlia già dormivano serene.

 

Quando era piccolo i regali di Natale erano rari e preziosi. Ogni bambino, in casa sua, ne riceveva soltanto uno, ma di solito era sufficiente a renderlo felice. Uno dei regali più graditi, per lui, era stato un libro di fiabe simile a quello che Lisa aveva appena ricevuto. Lo aveva sfogliato mille volte, letto e riletto fino ad impararlo a memoria, aveva osservato le illustrazioni una ad una tanto da imprimerle in maniera indelebile nella sua memoria, dove si trovavano ancora, intatte. Ogni tanto, la sera, pregava la nonna di leggere le fiabe a voce alta per lui.

“Giulio, ma tu sai leggere!” obiettava la nonna.

“E’ vero, nonna, ma tu le sai leggere meglio!”rispondeva lui.

E così la nonna leggeva, con una voce che a Giulio sembrava così dolce da rendere allegre anche le fiabe tristi. Poi, una sera, all’improvviso, la nonna se ne andò per sempre. Giulio sfogliò di nuovo il libro di fiabe, ma lo trovò insolitamente freddo e vuoto. Preso da una rabbia cieca e ingovernabile fuggì nel bosco vicino a casa e sotto un grande albero strappò le pagine della fiaba che da sempre gli era sembrata la più triste e che la voce della nonna non avrebbe più potuto rendere piacevole. Poi pianse a lungo e verso sera, ancora sconvolto, tornò a casa.

 

Era la vigilia di Natale. Grossi fiocchi di neve cadevano sulla gente che si affrettava per gli ultimi acquisti nei negozi sfarzosamente illuminati.

Una povera bambina cercava di vendere alcune scatole di fiammiferi all’angolo di una strada. Ma nessuno le prestava attenzione. “Come sono stanca!” sospirava. “Ma non posso tornare a casa senza soldi.”

E proseguiva: “Il mio patrigno mi picchierebbe, dato che non ci sono più né la mia mamma né la mia nonnina a proteggermi!”

Per un attimo rimase incantata davanti alla vetrina di una rosticceria ad ammirare quei piatti prelibati e fumanti, ma un commesso la scacciò in malo modo.

Poco oltre un signore e una ragazzina avvolta in un caldo mantello rosso salirono in una carrozza senza degnarla di uno sguardo.

 

“Perché ti sei fermato, papà?” Chiese Lisa, volgendo i suoi occhioni color nocciola verso la faccia di Giulio.

“Non mi sono fermato, ho solo fatto una pausa.” Rispose Giulio “Ti piace la fiaba?”

“Si” Disse Lisa “continua a leggere, però…”

 

La bambina cercò rifugio in un vicolo, ma anche lì il freddo era terribile. “Se accendessi qualche fiammifero, forse mi scalderei un po'” pensò. Appena accesa, la fiammella si allargò e apparve una grossa stufa che emanava un bel calduccio. Ma come il fiammifero si spense, la stufa sparì e il freddo tornò, più acuto di prima.

“Era solo un bel sogno… Ma… se riprovassi? Forse la visione tornerebbe.” Alla fiammella del fiammifero questa volta apparve una stanza con una magnifica tavola su cui erano disposti i cibi più caldi e gustosi e i dolci più invitanti.

Nella stanza c’erano anche un grande camino con un bel fuoco scoppiettante e comode poltrone che sembravano dire: “Siediti e riposati”. Ma la bimba non fece in tempo ad ammirare tutte quelle cose che la stanza sparì.

La piccola accese in fretta un altro fiammifero. La luce crebbe fino a mostrare uno stupendo albero di Natale, carico di candeline e di decorazioni scintillanti: ai suoi piedi, tantissimi doni avvolti in allegre carte colorate. La bambina tese le mani verso quella meraviglia, ma ancora una volta tutto scomparve.

 

“E ora? Papà…guarda… il libro finisce qui.”

“Eh, si” disse Giulio “nel negozio di libri deve essere passato un topo birichino che ha mangiato le ultime due pagine …..”

Il volto di Lisa si dipinse di delusione: “e ora come faccio a sapere come finisce la storia? Dobbiamo tornare al negozio! Devi chiedere a Babbo Natale dove l’ha comprato!”

“No” rispose Giulio sorridendo “non ce n’è bisogno, sei una bambina fortunata perché io conosco questa fiaba e so benissimo come finisce. Te la racconto io la fine” Lisa lo scrutò dubbiosa.

 

La piccola fiammiferaia stava per mettersi a piangere quando vide una bella signora con un bambino per mano andarle incontro.

“Ciao piccola” disse la bella signora “perché sei qui al freddo da sola?”

 “Vendo fiammiferi, ma per scaldarmi li ho accesi quasi tutti; tornerò a casa senza soldi e il mio patrigno mi picchierà”.

Gli occhi della signora si riempirono di dolcezza. “Io ho un’altra idea: vuoi venire a passare il Natale da noi? Sono giorni e giorni che ti guardo e ho deciso che, se vorrai, la nostra casa sarà la tua da ora in poi. Avevo una bambina come te, ma una brutta malattia se l’è portata via. Vorrei che prendessi il suo posto. Ti va?”

La piccola fiammiferaia, incredula, rispose di sì. Quello fu per lei il primo di molti Natali felici, passati insieme alla sua nuova famiglia.

 

Lisa sembrava soddisfatta: “Scrivila, papà, la fine della storia, così la attacchiamo sull’ultima pagina del libro e avrò la fiaba completa.”

“SìI, mi sembra una buona idea, piccola, lo farò. Ora però, a letto!”

Lisa si incamminò obbediente verso la camera. Giulio cercò tra i suoi libri e, appoggiato alla finestra, solo con se stesso, volle leggere il vero finale.

 

Desolata, la piccola fiammiferaia alzò lo sguardo al cielo e vide la scia d’argento di una stella cadente. “Qualcuno sta per salire in cielo” si disse. “Me lo raccontava la mia nonnina: se una stella vien giù, un’anima sale su…”

“Oh nonna, come vorrei che tu fossi qui con me!” E accese un altro fiammifero. Nella luce allora le apparve una vecchietta. “Oh, nonnina, finalmente! Ma aspetta, non sparire anche tu questa volta, ti prego!” La bambina si mise ad accendere tanti altri fiammiferi e la figura della nonna si mostrò bella e grande, avanzando verso la nipotina a braccia tese.

La piccola si buttò tra quelle braccia e ad un tratto non ebbe più freddo: la nonna la strinse a sé e la portò in cielo. La mattina dopo, all’angolo della via, i passanti trovarono il corpo assiderato della piccola fiammiferaia: intorno aveva un po’ di fiammiferi bruciati, ma sul volto le splendeva ancora un sorriso di immensa felicità.

 

Giulio ripensò a quello che aveva fatto e non sentì neanche un’ombra di pentimento. Aveva risparmiato a sua figlia tristi pensieri sulla vita e sulla morte che avrebbe avuto tutto il tempo di elaborare crescendo. Per adesso, meritava di essere esente dalla sofferenza. Non era questo il modo migliore di augurarle buon Natale?

 Image credits: INDIRE

 

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Beatrix