Acrilico su tavola, 48 x 45 cm (2011)

 

Al giorno d’oggi è ancora lecito dipingere dei paesaggi o quadri che ricordano paesaggi nel momento che la pittura è stata dichiarata morta e superata? Possiamo ancora dipingere dei quadri che prendono in considerazione i nostri sentimenti estetici e che rallegrano il nostro animo? “Con la pittura non si può esprimere più niente”. Questa è la frase che attualmente si sente dire spesso e senza pensarci troppo. Ma – siamo sinceri – cosa esprimono le tante sciochezze postmoderne e concetti d’arte pseudo-intellettuali?

Ma tralasciamo la polemica e rallegriamoci dei quadri che ci piacciono. Hegel riteneva che un’opera d’arte non esiste per sè stessa ma per un pubblico che, guardando e godendola, riesca a instaurare un dialogo con l’opera. Una opinione obsoleta?

Come se l’uomo, da allora, si fosse evoluto “in avanti”, diventando più moderno. Dovunque stiamo la nostra esistenza è delimitata da un’orizzonte che non si allarga nemmeno stando sulla punta dei piedi. Anche il nostro pensare ha i suoi limiti, anche qui viene stabilita una linea d’orizzonte che di volta in volta si allarga o si restringe. Potrebbe persino darsi che la nostra linea d’orizzonte abbia l’impronta della regione dove siamo cresciuti e nella quale viviamo. Se si tratta di una linea lontana dove il cielo e la terra si toccano in una pianura quasi sconfinata o di una linea tagliente, dentellata, di vette montane che spingono il cielo più in alto; tutto questo ha sicuramente un’ influenza sul nostro comportamento e sul carattere delle persone.

Persino nel mondo urbano troviamo una linea d’orizzonte che spesso fugge al nostro sguardo, essendo molto in alto tra i grattacieli. All’improvviso il primo piano diventa importante: vetrine, passanti, macchine, cartelli stradali, colori, luci, movimento, fretta… É un mondo senza orizzonte, privo del passaggio dalla terra al cielo, senza alcuna linea che stuzzica la nostra curiosità per vedere cosa ci possa essere oltre…

Ma mai si potrà oltrepassare questa linea.

Qualche volta però constatiamo con stupore che la linea d’orizzonte è sparita o percepita solo vagamente perchè si è aperta una nuova dimensione; la nebbia che lascia sparire gli orizzonti interni ed esterni.

Un preludio per pianoforte di Claude Debussy “Brouillard” esprime molto bene l’atmosfera di questo quadro, pur non essendoci delle sfumature blu-grigie e gialle come nella musica. Ma questo è già il motivo per un quadro nuovo.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer