Seconda parte.

Qui la prima parte.

Il generoso amico di Andrea abitava in un monolocale carino, arredato di tutto punto, e la serata fu piacevole: Vittorio se la cavava come cuoco e a tavola raccontò certe sue avventure ‘professionali’ al limite del comico, con un manager davvero fuori di testa.

“Meglio matto che cattivo come Sgamba” commentò Andrea.

“Però poi il mio pazzerellone ha mandato la ditta a gambe all’aria. I negrieri strappano la pelle ai lavoratori e tengono a galla la barca… è proprio il  sistema del mondo che è sbagliato.”

Andrea parlò dei genitori, poveri contadini dell’Appennino che di continuo gli chiedevano di tornare a casa, almeno con loro avrebbe mangiato e dormito nel suo.

“Tanta gente che ha studiato torna a lavorare la terra, magari produce ‘biologico’ – osservò Vittorio – avere un padre esperto può essere un vantaggio.”

“A me non piace l’odore della stalla e poi di roba sana ne ho già mangiata a sufficienza da ragazzo – replicò Andrea, un po’ irritato – non ho studiato duro, sempre con l’incubo di perdere la borsa di studio, per fare il contadino…m’intendo di Economia, io, non di maiali e castagne!”

“Tra competenze e lavoro oggi non c’è più corrispondenza, però capisco che quel genere di vita sembri più attraente a chi non lo conosce per esperienza diretta – disse, conciliante, Vittorio – anche ora, comunque, non ti occupi di trend e spread.”

“Quattro anni fa il padre della mia fidanzata mi ha pagato un corso di “Architettura Web”, è stato utile per cominciare a lavorare.”

“Un uomo generoso…tu e la tua ragazza dovreste fargli un monumento!”

“Non è più la mia ragazza – rispose rattristandosi Andrea – si è stancata di aspettare e ha sposato un altro… un fornaio.”

“Mica scema, un marito che sta fuori di notte… noi informatici invece siamo sempre lì, in casa, attaccati al computer come paguri – commentò scherzosamente Vittorio, per alleggerire l’atmosfera – vieni, ti faccio vedere un nuovo gioco che ho sul mio portatile.”

Il computer di Vittorio era l’ultimo modello della Apple… roba da ricchi, adatto per fare lavori di qualità!

“Un regalo di mio nonno – spiegò Vittorio, notando lo stupore del suo ospite – ha un albergo dalle parti di Cortina e così, ogni tanto, sgancia.”

“Ma se i tuoi stanno bene non potrebbero aiutarti a mettere su un’attività in proprio?” chiese ingenuamente Andrea.

“Dovrei diventare lo Sgamba della situazione? – rispose l’amico sorridendo – no, grazie! preferisco rapinare una banca o farmi una scuderia di puttane…anche trafficare in droga o armi rende bene, sono lavori che fruttano almeno il 10%. Non sei laureato in Economia?  dovresti saperlo.”

Andrea si spaventò: non capiva fino a che punto doveva considerare ironico quello strano discorso…a volte gli spacciatori si servivano davvero di pusher incensurati. Decise di prenderla a scherzo e proseguì nel suo ragionamento:

“Beh, oggi, con un po’ di capitale e idee valide, si può guadagnare anche come autonomi, basta trovare un settore nuovo o di nicchia.”

“Povero Andrea! Ti hanno imbottito la testa di fuffa… e quale sarebbe il nuovo Eldorado? Se esiste ci trovi già un cinese che l’ha appaltato a un Vietnamita! sei talmente condizionato che non riesci a capire in che situazione ti trovi, anzi, ci troviamo tutti – replicò Vittorio, divenuto all’improvviso serio – hai una laurea ma non un lavoro? Accendi la televisione, leggi un giornale, vai a un convegno e ‘loro’, i cervelloni responsabili della crisi mondiale, ti dimostrano che è colpa tua se sei disoccupato: parli dieci lingue, hai fatto lo stage a Canton, sei proattivo, mangi formiche fritte, cammini sul filo, uccideresti un neonato per avere uno scatto di stipendio… no! allora che pretendi? Sei out rispetto al nuovo mercato del lavoro e quindi è giusto che qualcuno ti sfrutti, anzi, lo dovresti ringraziare! Una volta, almeno, potevi fare il lavoratore al nero e la legge ti difendeva, magari il padrone passava qualche guaio ma oggi… oggi devi considerare un benefattore chi ti offre cinque euro orarie alla luce del sole, legalmente. E’ vero che la sua elemosina basta per pagare un letto e un pasto ma anche gli schiavi dell’antica Roma mangiavano e dormivano sotto un tetto.”

“Il mondo ora è fatto così e non cambia solo perché a me o a te non piace – obiettò Andrea – non c’è lavoro, il posto fisso te lo sogni e le aziende licenziano persino operai di cinquant’anni con famiglia a carico…almeno chi è giovane deve pensare a campare solo se stesso.”

“Che bella prospettiva: siamo la generazione dei monaci…Gioacchino da Fiore sarebbe orgoglioso di noi… magari ci facciamo tutti francescani e viviamo in letizia di cuore bevendo sorella acqua fresca e mangiando fratello pane con la cicoria: poi, quando schiattiamo, andiamo in Paradiso e magari Sgamba è già arrivato e sta in prima fila con i pezzi grossi” disse Vittorio ridendo.

Andrea sentiva che l’amico, scherzando, cercava di portarlo su un terreno pericoloso e mise subito le mani avanti:

“Io ho ormai quasi trent’anni, non credo più ai sogni e la politica mi fa vomitare. Cerco solo di attenermi ai fatti: il futuro per me non esiste, c’è solo un eterno presente.”

“Santo dio, ma sei sicuro di non essere già morto!” rise Vittorio.

“Lo sai che sulle galere veneziane, oltre ai condannati, remavano dei poveracci che si vendevano per quattro soldi? – chiese Andrea – se hai bisogno t’imbarchi e remi come gli altri oppure ti butti a mare.”

“Però almeno voga con ‘diritto di mugugno’, come facevano i marinai genovesi!” disse Vittorio, insistendo nello scherzo.

“La so anch’io la storiella – esclamò Andrea, un po’ offeso – però chi si lamentava guadagnava meno e io devo pagare l’affitto della stanza entro dopodomani.”

“Hai bisogno di un prestito? – chiese Vittorio, smettendo all’improvviso di ridere – per me non è un problema, ho il nonno!”.

“No, figurati…dicevo tanto per dire” rispose seccamente Andrea. Non voleva elemosine, meglio la morte.

“Nonno è la cosa migliore che mi sia capitata in tutta la vita e non solo perché apre volentieri il portafoglio…è un tipo serio e onesto, vecchia scuola, tutto il contrario di mio padre che ha fatto il Sessantotto e ancora oggi crede di militare nella sinistra extraparlamentare: per me ha preso troppe manganellate in testa da giovane… tutte meritate, secondo il nonno – disse Vittorio, cambiando discorso – quei due, quand’ero ragazzo, facevano a gara per riempirmi la testa con le loro sciocchezze, un gran guazzabuglio… io però ho capito solo una cosa: la vita ha un valore infinito perché è una sola, per tutti e per l’eternità.”

“Già, possiamo estrarre solo un numero, vinci o perdi” aggiunse Andrea, sicuro di avere pescato il biglietto sbagliato.

“Non è così: quando nasci hai già vinto una vita, però devi difendere il tuo tesoretto…se vale la legge della giungla ci pensi da solo, se esiste quella cosa che si chiama Stato sarebbe compito suo provvedere.”

“Ci credi davvero? lo Stato è diventato ‘leggero’, così leggero che tra poco svanisce: la società civile non mi pare molto diversa dalla Giungla… per vivere devi lottare, sgomitare, aggredire, solo così si selezionano i migliori, i più forti, i più intelligenti” ribadì stancamente Andrea. Non aveva più voglia di parlare dei massimi sistemi. Centellinava avidamente, con gli occhi socchiusi, il caffè di Vittorio: sapeva davvero di caffè e di famiglia, un gusto che assaporava solo quando era ospite di amici perché la sua stanza non aveva uso di cucina e l’espresso al bar se lo permetteva di rado.

“L’intelligenza e la forza, secondo me, non sono più fattori evolutivi – osservò Vittorio, dopo una breve pausa – ai trogloditi forse servivano ma oggi? Ti sembra che Sgamberoni sia più intelligente di te, più forte fisicamente o più adatto a vivere nel mondo della globalizzazione e dei computer? È un vecchio asino calzato e vestito, eppure ti schiaccia… può trattare le persone come cose: ne prende una, la usa, la butta, ne prende un’altra… tu sei una cosa e remerai sulla galera di tutti gli Sgamberoni del mondo fino a che la morte non avrà pietà di te e ti toglierà di mezzo.”

“E allora? Le ideologie sono morte nel XX secolo e questo mondo senza regole e morale è la loro puzzolente carcassa in decomposizione – disse Andrea, rannicchiato nella poltrona con le gambe tirate su e le braccia intorno ai ginocchi – guardala Cina: uno stato comunista pieno di miliardari! Ti sembra logico, normale? E vivere come schiavi in una società ‘avanzata’ che riconosce diritti a tutti, compresi pipistrelli e stelle alpine, non è… folle? tutto è diventata insensato.”

“Secondo me se la ridono tranquillamente e si prendono anche a pacche sulle spalle” disse Vittorio, sdraiandosi sul divano di fronte al suo ospite.

“Chi?” domando confuso Andrea.

“Ma loro, i cinesi del Comitato Centrale: sono sempre allegri, in buona salute… non li vedi al telegiornale? Decisi e scattanti, pronti a metterlo in quel posto ai malvagi capitalisti! – rispose con finta serietà Vittorio, prendendo in mano il telecomando – ora però basta filosofare, guardiamo un film divertente.”

Nei giorni seguenti Vittorio cominciò a inviare nella casella postale dell’amico una rassegna quotidiana di articoli sul preoccupante aumento di decessi rilevato in tutto il paese.

Il fenomeno colpiva soprattutto le regioni del Centro e del Sud ma ovunque la mortalità era in crescita: solo tre punti percentuali in più per i delitti legati a rapine o aggressioni ma ben il 50% di aumento per incidenti sul lavoro, domestici o stradali. In salita anche i decessi dovuti a complicazioni dopo operazioni o ricoveri ospedalieri.

Gli Statistici erano letteralmente fuori di testa. In un primo momento avevano ipotizzato un bug nei programmi di rilevamento o errori di imputazione, poi, dopo ripetuti controlli, si erano decisi ad ammettere che il fenomeno esisteva davvero.

La polizia navigava alla cieca: mancavano collegamenti palesi tra le vittime e seguire a fondo i casi, singolarmente, era impossibile. Ogni tanto, per rassicurare la popolazione, si arrestavano mariti, vicini di casa, amanti, colleghi di lavoro, vagabondi ma poi tutto finiva in una bolla di sapone.

Il Governo intanto si preparava a varare provvedimenti risolutivi: nel frattempo il Ministro dell’Interno aveva chiesto al collega della Difesa, in via precauzionale, di prepararsi a schierare l’esercito a ogni angolo di strada mentre il Ministro della Pubblica Istruzione aveva anticipato le vacanze di Natale: anche se non era in corso un’epidemia le autorità sanitarie ritenevano opportuno ridurre le occasioni di contagio. Non si sa mai.

Per ristoranti, cinema, discoteche, non fu necessario varare decreti ad hoc: la popolazione, mangiata la foglia, si era chiusa spontaneamente in casa. Molti camminavano per chilometri pur di evitare un tram affollato.

Andrea, all’inizio, trovava un po’ morboso l’interesse di Vittorio per la cronaca nera e leggeva le notizie in posta solo per curiosità. Quando però i guru della Statistica riconobbero pubblicamente l’autenticità dei dati diffusi dai media, cominciò a preoccuparsi.

Memore dei suoi studi universitari, esaminò la questione come un qualsiasi evento statistico, accorpando dati, creando classi per età, sesso, attività, localizzazione geografica: secondo i suoi calcoli, se l’andamento della curva non si modificava, nell’anno seguente la fascia d’età tra i 40 e i 60 anni avrebbe avuto un incremento di decessi intorno alle 130.000 unità.

Ovviamente gli Enti competenti avevano già svolto tutti gli esami del caso e valutato i vari scenari futuri ma si guardavano bene dal renderli pubblici.

Quanto alle cause, gli scienziati più seri, non sapendo che dire, tacevano mentre il Governo, per minimizzare, mandava in video rassicuranti esperti della Protezione Civile o ignoti cattedratici inclini per carattere all’ottimismo.

L’inerzia delle Autorità aveva ovviamente scatenato i cibernauti: in rete giravano incredibili fanfaluche. Chi accusava il radon, chi le radiazioni solari o il buco dell’ozono, chi voleva che si chiudessero gli acquedotti perché i terroristi avevano avvelenato i depositi, chi vedeva nelle strisce lasciate in cielo dai jet bombe biologiche. Qualcuno ipotizzava che molti decessi fossero dovuti all’inquinamento elettromagnetico. Non eravamo forse il paese con più telefonini pro capite al mondo? e poi televisori accesi giorno e notte, computer anche nel cesso, orologi radiocomandati, telecomandi persino per chiudere la cuccia del cane. Il mondo stava diventando un gigantesco forno a microonde e l’attività elettrochimica delle cellule, animali e vegetali, forse era già irrimediabilmente compromessa.

Per i mistici e i paranoici, sempre in attesa della fine del mondo o dell’arrivo dei marziani, il fenomeno era un segno dei tempi: annunciava Gog e Magog, l’inizio della lotta del Bene contro il Male, l’Apocalisse, l’invasione aliena.

Ma perché solo in un paese e non in tutto il mondo?

A questa semplice domanda nessuno era in grado di rispondere: comunque gli stranieri, per prudenza, avevano disdetto in massa le prenotazioni natalizie.

Aumentava invece, ora per ora, il numero dei vacanzieri diretti all’estero ma chi lasciava il suolo nazionale doveva prepararsi a trascorrere un’indefinita quarantena.

I trafficanti di uomini avevano fiutato il business: portare un gommone con cinquanta ragionieri torinesi da Genova a Barcellona era ben più lucroso che scaricare i soliti due o trecento tunisini sulla costa calabra; se poi il cliente voleva risparmiare, con cento euro si comprava un viaggio di ritorno dagli scafisti della tratta Tunisi-Lampedusa: traversata scomoda ma le spiagge africane, in quel periodo, erano una meraviglia.

Andrea e Vittorio discutevano sempre meno di quella strana vicenda anche perché, in giro, non si parlava d’altro: in tram, dal fruttivendolo, in fila alla posta, negli special, nei dibattiti televisivi il tema del giorno era, da settimane, l’incremento dei decessi.

E poi Andrea aveva altro per la testa: il suo progetto alla INTERLIFE stava per terminare e doveva organizzare la procedura di sganciamento. Ormai conosceva alla perfezione le varie operazioni da compiere: inserzioni sui giornalini di annunci gratuiti, ricerche in rete, colloqui, curricula sparsi a spaglio, telefonate a tappeto, raccolta di segnalazioni da colleghi, pellegrinaggi presso conoscenti con entrature di rilievo.

Di solito entro due settimane trovava sempre qualcosa, altrimenti si arrangiava con lavoretti giornalieri, distribuiva volantini, si occupava di piccoli traslochi, portava a passeggio i cani dei vicini.

Questa volta però l’orizzonte era scuro: aveva nel carnet solo la proposta di una ditta di recupero crediti che offriva un tirocinio di sei mesi con rimborso spese. L’idea di perseguitare poveracci disgraziati quanto lui non lo attirava ma, di notte, rimaneva sveglio  pensando al futuro. Contava i giorni che mancavano alla fine del contratto come un condannato nel braccio della morte: non voleva tornare lassù, sull’Appennino, a mungere pecore e coltivare sassi.

Quando Andrea varcò, per l’ultima volta, l’ingresso secondario della INTERLIFE, non aveva ancora in vista una nuova occupazione.

All’uscita i colleghi lo salutarono con mestizia: non era il caso di fare auguri o prospettare possibili miglioramenti. Sembrava la cerimonia delle condoglianze al termine di un funerale economico e, in certo senso, lo era.  Andrea si sentiva davvero privato di qualcosa di essenziale, come un vedovo o un orfano: in quel momento della ‘morte nera’ che incombeva sul paese, se ne fregava, magari avesse colpito anche lui!

Vittorio rimase tutto il giorno vicino all’amico ma Andrea lo evitava. Aveva un gran brutto difetto, il peggiore per un poveraccio: era orgoglioso.

“Mi sembri piuttosto giù – disse Vittorio ad Andrea, mentre scendevano per l’ultima volta insieme le scale di Palazzo Sgamberoni – puoi venire a stare da me, però non ti sposo…qualche giorno, fino a quando non trovi un’occasione decente.”

Andrea rifiutò mentendo: aveva qualche risparmio, disse, e poi aspettava un bonifico del padre. Comunque prometteva solennemente di rivolgersi a lui, in caso di bisogno. Tutte bugie.

Una settimana dopo, al tramonto, Andrea fu ripescato nel fiume da un robusto giovanotto che faceva jogging lungo la proda. L’atleta era esperto anche in rianimazione e modificò in pochi minuti il destino dell’aspirante suicida: Andrea tornò quasi nuovo, a parte una crisi isterica e i prodromi di una brutta bronchite.

Continua…

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Rosanna Bogo