Terza e ultima parte.

Qui la seconda parte.

La notizia dell’incidente si diffuse tra i dipendenti della INTERLIFE la mattina seguente: la polizia non aveva trovato i documenti di Andrea ma, da una tasca, era saltato fuori, ancora leggibile, un foglietto con il numero telefonico della signorina Samantha, segretaria factotum dello Sgamba.

Vittorio, accusando un inesistente malore, corse subito all’ospedale con un’enorme valigia piena di biancheria, pacchi di biscotti, cioccolata, succhi di frutta, asciugamani, sapone, dentifricio, libri e giornali.

Andrea era ancora sotto sedativi e appena lo riconobbe. L’infermiera del Reparto Psichiatrico, immobile accanto alla porta della stanza, guardò tutto quel ben di dio che Vittorio cercava di sistemare nel comodino o sotto il letto dell’amico con un risolino sprezzante. Poi, tirando fuori una vocina acida che istigava all’omicidio, disse:

“S’è dimenticato di portare anche l’armadio quattro stagioni, per il suo amico. Noi non ci s’ha, un siamo mica l’Albergo Imperiale.”

“Lo so chi siete e proprio per questo ho messo in valigia anche le cose che dovrebbe passare l’Ospedale…caso mai qualcuno le avesse dirottate a casa propria, per arrotondare, tanto gli zombi che tenete qui neanche si ricordano se hanno mangiato o no.”

“Che per caso insinua qualcosa? Guardi che chiamo il Primario!” rispose prontamente la donna, mettendosi sulle difensive: quello non era un paziente e aveva l’aria di essere non solo perfettamente sano di mente ma anche di  molto incavolato.

“Non occorre, Madre Teresa, vado io a parlare col suo capoccia” disse Vittorio uscendo.

Trovò il Primario in corridoio, già con il cappotto in mano.

“Bruni, il suicida della stanza 15, non ha problemi mentali – disse Vittorio – io lo conosco bene, è solo un ragazzo disperato…prometto di occuparmi di lui, se vuole mi impegno anche per scritto…qui in città non ha parenti e io posso ospitarlo.”

Il Professore rimase per qualche secondo pensieroso, poi decise di non rischiare: quel giovanotto, proprio perché non era matto, aveva tutte le caratteristiche del recidivo organizzato.

Così Andrea uscì dall’Ospedale solo alla scadenza del periodo di degenza stabilito dal protocollo dell’Azienda Ospedaliera per la sua patologia psichiatrica; nel frattempo la bronchite si era aggravata ma per, andare nel reparto di pneumologia, doveva passare dal Pronto Soccorso.

“Comunque, signor Bruni, è inutile che ci vada – disse il medico incaricato di preparare i fogli per la dimissione – lei è giovane e si tratta di una malattia da curare a casa, seguiti dal dottore di famiglia.”

Quando Vittorio fece presente che forse, lui, una casa non l’aveva perché probabilmente nella sua camera si trovava già un altro inquilino, il dottore lo guardò con compassione:

“Vuole che chiami un’assistente sociale? – chiese con tono gentile – se però preferisce evitare la burocrazia, le posso dare due o tre numeri di associazioni che si occupano di persone come lei.”

Il dottore era stato gentile ma Andrea, quando lo sentì pronunciare quelle parole in apparenza innocue, “persone come lei”, ebbe l’impulso di aggredirlo. Dunque non era più una persona quasiasi, ma una persona come… come un malato di mente, come un barbone, un disadattato, un senzatetto, un drogato.”

Uscì barcollando dall’Ospedale. Non aveva avvertito Vittorio e la valigia era rimasta nella sua stanza: tanto, appena arrivato alla strada, si sarebbe buttato sotto il primo tram di passaggio.

Fatti pochi passi si sentì afferrare violentemente per un braccio: era Vittorio.

“Guarda che a me non mi freghi, bellino! – disse con tono arrabbiato l’amico – io lo so cosa stai macinando nel tuo cervellone!  Ora vieni a casa con me, in taxi, e zitto!”

Andrea era troppo debole per reagire e seguì l’amico a capo chino.

Il monolocale di Vittorio era abbastanza ampio per ospitare due persone e Andrea non solo ebbe un letto comodo e caldo ma cure ben più efficaci e premurose di quelle ricevute in Ospedale.

Nessuno era mai stato così gentile e disponibile con lui: tanta bontà, in un mondo così spietato, gli sembrava irreale e passava tutto il giorno a letto, tra tisane e borse dell’acqua calda, chiedendosi perché Vittorio lo trattava come un fratello, lo aiutava a raggiungere il bagno, a lavarsi, cucinava per lui enormi bistecche, gli raccontava storielle divertenti. Perché?

La sera, dopo cena, cercava di portare la conversazione sull’argomento ma l’amico si sottraeva abilmente alle sue indagini: accendeva la televisione, fingeva di avere sonno oppure andava a chiudersi in bagno, accusando improvvisi sconquassi addominali.

“Ma insomma – sbottò una sera Andrea, mentre Vittorio gli porgeva il termometro – non siamo parenti, ci conosciamo solo da tre mesi e non sei neanche gay, ma perché mi aiuti?”

Vittorio rimase in silenzio.

Ossessionato dall’idea di capire quel mistero Andrea continuò ad attaccare.

“Per quale ragione ti comporti così? – esclamò quasi gridando – hai fatto un voto alla Madonna, sei il mio angelo custode o un serial killer che prima cura le sue vittime e poi le affetta con la sega elettrica… chi sei, dimmelo perché io ci divento matto!”.

“Io sono il tuo prossimo, non ti basta? E non parlo in senso evangelico: io, tu e altre centinaia di migliaia di animali della stessa razza siamo costretti a vivere in un ambiente sfavorevole, circondati da belve più grosse e feroci che ci contendono il cibo e il diritto di esistere. Perché non dovrei aiutare un mio simile, se posso? Lo so che ci sono migliaia di altri Andrea sparsi in giro per il paese, ragazzi istruiti e pieni di voglia di fare…con una vita impossibile: io però conosco te.”

“Sai, non ce l’ho con la vita, davvero – disse Andrea a bassa voce, vergognandosi della sfuriata di poco prima – vivere potrebbe essere piacevole, ma la crisi economica non passerà…la globalizzazione sta cambiando il mondo e chi governala Finanzamondiale ha perso la bussola… non mi interessa vedere come finisce questa brutta storia.”

“Cavolate! Parli come un giornalista del telegiornale: ascolta lo stomaco, la pelle, la punta dei tuoi piedi e pensa cosa vorresti davvero, più di tutto – lo incalzò Vittorio – dillo senza riflettere… cosa sogni, in fondo a quello che resta del tuo cuore, quando ancora riesci a sognare?”

“Un lavoro… un lavoro sicuro, un po’ di dignità, una casa col mutuo, una famiglia, la pensione…sono più patetico di un vecchietto della Commenda, vero?”

“No, hai colpito nel segno: quello è l’obiettivo. Basta, sfruttatori, onlus, corsi di formazione fasulli, tirocini gratuiti, volontariati, collaborazioni coordinate, progetti, rivalità, mors tua vita mea, sgomitate: tanto non saremo mai abbastanza pronti, forti e preparati perché quello che ci serve in questo momento è in mano ad altri e ci rimarrà vita natural durante, perché lo Stato non può mantenere un esercito di pensionati pieni di acciacchi intenzionati a campare cent’anni: così lascia andare noi alla deriva, tanto siamo ancora giovani e robusti, tanto abbiamo tutta la vita davanti, tanto possiamo lottare per sopravvivere nella foresta… non tutti però hanno lo spirito del gladiatore.”

“Se le cose stanno così – replicò Andrea – chi non sa o non vuole lottare, a maggior ragione, non deve vivere. Tanto i fessi come me restano sempre al palo.”

“Beh, c’è qualcuno che quel palo lo vorrebbe sradicare, una persona che ha un progetto per cambiare la situazione e rovesciare le parti – disse Vittorio, divertito dallo sguardo sorpreso dell’amico – non sono io, stai tranquillo: si chiama Astar. Non è un politico, un genio o un profeta: è un informatico che di occupa di web. Comunichiamo attraverso la rete, io non lo conosco di persona e, quando ho chiesto di vedere almeno una sua fotografia, mi ha spedito una mia immagine pubblicata su Facebook.”

“Un po’ strano, il tuo amico Astar!” disse Andrea.

“Strano ma perfettamente ragionante, forse troppo…a volte ho l’impressione che non esista davvero, che sia un computer programmato, ma è una questione di mentalità: lui è più razionale di me. Mi ha contattato tre anni fa: pubblicavo un blog dedicato a un ragazzo, un amico, che si è suicidato, e Astar apprezzava le mie osservazioni riguardo al problema dei giovani. Anche lui ha un sito del genere, di chiama HOPE!…dice che la speranza è come l’aria, se manca si muore, a vent’anni come a cento.”

“E come pensa di cambiare la vita dei precari, con la speranza? – chiese scettico Andrea – se davvero fosse in grado di eliminare la disoccupazione giovanile, questo signor Astar, ammesso che esista, avrebbero già vinto il premio Nobel.”

“Il suo progetto non è teorico, non si basa sulle leggi di mercato che hai studiato all’Università…e credo proprio che ai signori dell’Accademia Svedese non piacerebbe. Come ti ho detto Astar è un informatico non un economista… per occupare il tempo libero, collabora a quei progetti che mettono in rete libri fuori commercio o poco conosciuti così, un giorno, si è trovato per le mani un romanzo minore di Jack London, Assassini SPA, mai letto o sentito nominare…ha iniziato a digitalizzarlo e, dopo qualche pagina, nella sua mente si è accesa una luce: aveva trovato un modo per risolvere il problema del precariato giovanile!”

“Non conosco quel libro ma, dal titolo, non credo parli di disoccupazione” obiettò Andrea.

“London ha fornito solo lo spunto di partenza, il progetto è tutto di Astar. Per attuarlo ha creato un nuovo sito e un’associazione,la KKL: non si sa dove sia fisicamente e penso proprio che non troveranno mai né lui néla KKl. Chicrede nella possibilità di risolvere il problema della disoccupazione giovanile con il suo metodo, invia tutti i mesi alla KKL venti euro con carte prepagate per finanziare il Programma Cordelia.”

“Programma Cordelia? E che fa esattamente” chiese Andrea, infastidito da quella lunga premessa.

“Libera posti sicuri… attraverso operatori che Astar ingaggia in Moldavia, in Bosnia, in Messico: di preferenza ex agenti dei servizi segreti del blocco comunista o ex rivoluzionari sudamericani, pensionati anzitempo e felici di tornare in attività. L’operatore viene nel nostro paese, esegue la missione e torna alla base, a casa sua. Pare che, per certa gente, eliminare uno sconosciuto sia un gioco privo d’implicazioni morali.”

“Roba da matti! – esclamò Andrea incredulo – il Programma Cordelia dovrebbe risolvere il problema della disoccupazione sterminando la popolazione, sarebbe una specie di ‘peste nera’ artificiale?”

“Intanto i primi effetti si vedono già e la macchina non è ancora a regime.”

“Vorresti farmi credere che questo matto con la sua KKL anonima omicidi, è responsabile dell’incremento della mortalità! – esclamò quasi ridendo Andrea – una specie di terrorista maltusiano… ma scusa, se Astar può assoldare tanti sicari perché, invece di far fuori politici disonesti, industriali che delocalizzano o speculatori finanziari, ammazza gente qualsiasi…il grand’uomo se la prende con i poveracci! magari domani un pensionato della Stasi ammazza mio zio muratore che ha sempre votato per il PCI e questo sarebbe un programma razionale!”

“Non mi hai ascoltato attentamente – disse Vittorio un po’ infastidito – ti sfugge il punto essenziale… non gente qualsiasi, persone a caso o tuo zio muratore ma chi occupa un posto sicuro, quella cosa che a te manca e desideri più di tutto nella vita.”

“Statali” mormorò sbalordito Andrea: quel particolare l’aveva notato, gli ronzava per la testa da un po’… quasi tutte le vittime lavorava nel settore pubblico ma, con tre milioni di addetti, poteva essere solo una coincidenza.

“Noi sostenitori della KKL non sappiamo nulla di quello che accade davvero… chi, dove, quando… pensa a tutto Astar. Certo chi ha parenti che potrebbero essere potenziali bersagli, una zia maestra o un cugino all’Anagrafe, può sospettare che la loro eventuale morte improvvisa sia opera della KKL, ma non avrà mai la certezza. Gli operatori lavorano seguendo protocolli severissimi…la vicenda di tre mesi fa, i cinque dipendenti del Tribunale morti nello stesso giorno, è stato l’errore di un principiante avido che non ha rispettato i tempi di carenza prescritti. Per ‘dimissionare’ i bersagli si  usano metodi che fanno apparire l’evento naturale o accidentale: di solito microaghi impercettibili che iniettano digitale o sostanze innocue ma in grado di scatenare shock anafilattico in soggetti predisposti, tipo noccioline, oppure veleno di vespe o ragni. Anche i sabotaggi meccanici sono ammessi, soprattutto se si tratta di persone responsabili di gravi incidenti stradali. Alcuni sostenitori, sfruttati nei laboratori biologici delle università, stanno studiando altri sistemi per liberare posti sicuri. Nell’ambiente medico si sta sperimentando lo stafilococco aureus, un microbo ospedaliero spesso letale: può infettare un chirurgo come un paziente.”

“Ma questo Astar con che diritto decide chi deve morire? Crede forse di essere Dio!” esclamò Andrea, indignato.

“La giustizia innanzi tutto, vero? Un megalomane paranoico godrebbe all’idea di poter dominare a tal punto un altro essere umano ma Astar non è Caligola: lui non sceglie, applica alcuni criteri generali di selezione che perfeziona di continuo, con l’aiuto dei sostenitori del KKL: io sono uno una delle sue ‘buche della posta’, per mio tramite chiunque può inviargli un messaggio. La sua lista comprende solo dipendenti statali tra i 40 e i 60 anni, d’ambo i sessi, celibi oppure coniugati senza figli. Sono esclusi dal progetto i posti sicuri delle forze dell’ordine e dei militari: in fondo non si possono definire davvero sicuri. A secondo delle condizioni individuali, si applicano sconti o incrementi di punti, quindi la graduatoria muta continuamente: uno scapolo che se la spassa con le colleghe segnando straordinario si posiziona molto più in alto di uno scapolo normale che magari assiste genitori anziani, così un coniugato con partner gravemente malato sta in fondo all’elenco ma un coniugato che fa le corna equivale ad uno scapolo gaudente: il massimo punteggio aggiuntivo spetta comunque a chi che ha ottenuto il posto sicuro con raccomandazioni o gherminelle e ai perdigiorno che fanno lavorare gli altri.”

“Insomma, nei prossimi tre anni,la KKLconta davvero di mettere sul mercato duecentomila posti… ma a che prezzo!”

“Più o meno tremila euro a “dimissione”: moltiplica per duecentomila e il conto è fatto – disse Vittorio guardando fisso negli occhi Andrea – tra poco, amico mio, lo Stato avrà un bisogno disperato di noi e noi, questa volta, avremo il coltello dalla parte del manico.”

“Ci credi davvero? – chiese Andrea stupito – è solo il progetto di un folle che presto verrà scoperto e fermato.”

“Sai quanti sostenitori finanzianola KKL?”

“Ma via! Vuoi farmi credere che migliaia di persone normali sarebbero disposte a diventare assassini, anzi mandanti di omicidi, per conquistare, forse, un posto di lavoro pubblico? Stai scherzando!”

“Tu scherzavi quando ti sei buttato a fiume? – chiese Vittorio – volevi fare un bagno fuori stagione? Dicono che devi adattarti al mondo, bene, allora e tu adattati! la società è ingiusta e cerca di farti fuori? Difenditi! Se mando venti euro al mese a un’associazione no-profit che si occupa di disoccupazione giovanile divento forse un criminale? quel denaro serve per eliminare qualcuno…chi lo dice? io, tu…e che prove abbiamo? magari questo signor Astar  un geniale truffatore e ci prende in giro.”

“Ma insomma,ci credi o no?”

“Io non credo in nulla, mi limito a far conoscere l’esistenza di questo sito e tutto finisce lì: puoi mandare il tuo contributo, considerarmi un pazzo, spaventarti… denunciare sarebbe inutile, una bufala simile farebbe ridere le forze dell’ordine, ti  ptrnderebbero per un visionatio… e rintracciare o bloccare il sito è impossibile. Magari Astar neppure esiste…lo sai com’è strano il mondo della Rete!”

“Insomma un mandarino muore in Cina, chi se ne frega… migliaia di bambini crepano di fame nel mondo, chi se ne frega…centomila statali schiattano in massa, chi se ne frega…non c’è differenza… Io però ho una coscienza e, se potessi, aiuterei quei bambini: se avessi venti euro in tasca li manderei a loro, altro che KKL!” replicò Andrea.

“Lasciamo perdere. Non stai ragionando lucidamente, forse hai la febbre – disse Vittorio –   riposa un po’ e non pensare a quello che ho detto. Per farti dormire ti racconterò una bella novella…Lo sai che, tanti anni fa, in questo bel paese, i posti messi a concorso erano migliaia alla volta e persino chi non era raccomandato aveva qualche chance di entrare! E in un luogo magico chiamato Collocamento ti trovavano gratis un lavoro con l’assicurazione, le ferie e la liquidazione: magari a termine, solo per due o tre mesi, ma era un vero lavoro!”

“No, non è possibile, questo piano è mostruoso, diabolico” ripeteva Andrea, agitandosi nel letto.

“Su, calmati ora! il metodo è illegale ma il fine mi pare giusto: autodifesa. Ma, se vuoi, mi tolgo la scarpa e ti mostro il piede caprino – disse ridendo Vittorio – sono un diavolo così cattivo che ti lascio l’appartamento pagato per sei mesi e il mio computer… valuta e decidi, il sito lo conosci”.

“Te ne vai? pensavo che ti piacesse stare qui – esclamò Andrea, stupito. Era davvero dispiaciuto: a parte le farneticazioni di quella sera, considerava Vittorio quasi un fratello, il Buon Samaritano che l’aveva salvato, curato, ascoltato: davvero una brava persona e il suo solo amico – almeno posso scriverti una mail, ogni tanto?”

“Penserò io a contattarti… non so che identità avrò domani, ma stai sicuro che non ti perderò di vista, anche se mi credi Asterotte” mormorò con tomo affettuoso Vittorio.

“E’ colpa mia? per quello che ti ho detto?” domandò Andrea.

“Sciocchezze! era già tutto organizzato…oggi mi sono chiarito con lo Sgamberoni: gli ho spiegato dall’a alla z perché è un porco… in più, ho fatto una segnalazione alla Guardia di Finanza riguardo a certe fatture fasulle, una notizia che mi ha passato Samantha, e l’ASL è al corrente di tutte le violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro commesse dalla INTERLIFE… roba da Penale. Sgamba è spacciato!”

“Ma così quei poveracci che hanno ancora qualche mese di progetto finiranno sul lastrico” osservò Andrea

“Calma, giovanotto! Mi credi uno sprovveduto? – disse Vittorio – Prima di partire alla carica ho fatto il giro dei clienti del nostro aguzzino, spiegando i problemi fiscali che avrebbe avuto di lì a poco l’INTERLIFE e offrendo gli stessi servizi, scontati, a nome di una nuova società cooperativa che sta per nascere: soci tutti i ‘dipendenti’ dello Sgamba, compresa Samantha ed esclusi i tre reggicoda del negriero… mi sono permesso di mettere nella lista anche il tuo nome, spero non ti dispiaccia. Si chiamerà COOPTARAS.”

“TARAS… ASTAR, non è un caso vero?”

“Ovvio – rispose sorridendo Vittorio – i tuoi colleghi sono diventati tutti sostenitori entusiasti del progetto KKL…qualcuno si è persino offerto di lavorare come operatore, gratis! E poi dicono che i giovani non hanno voglia di impegnarsi!”

“Insomma i nazisti lottavano per lo ‘spazio vitale’ e gli astaristi combattono per il ‘lavoro vitale’! però la vita, la vita è…è di più.”

“Stavi per dire che la vita è sacra, vero? – lo interruppe Vittorio – hai ragione, ma rifletti un attimo su questa verità: anche tu sei il mandarino cinese di qualcun altro…un impiegato che se ne sta dietro la sua scrivania in un ministero mentre tu affoghi a fiume. Sai come si chiamano in America quelli che le ditte ingaggiano per licenziare i dipendenti ‘superflui’? tagliatori di teste e non è una metafora: uccidono davvero, moralmente ma, a volte, anche fisicamente, il loro mandarino quotidiano, guardandolo in faccia e senza rimorso. Come i nostri operatori.”

“Ma perché ti sei infilato in questa storia… sei una persona buona, intelligente eppure ti lasci trascinare in un matto… non sembri neppure tanto giovane e disperato… il lavoro non ti serve, vero?” chiese Andrea.

“Hai fatto centro: il mese prossimo spengo quaranta candeline. Però, se le cose non cambiano, tra dieci anni il problema dei giovani riguarderà due generazioni: ci saranno giovani junior e giovani senior, come me. Quanto alla seconda domanda hai ragione, non ho bisogno di lavorare perché la mia famiglia, per fortuna, è benestante. Ma la cosa più buffa non la sai… fino a cinque anni anch’io ero un padrone… possedevo una piccola società di informatica, un gioiellino. Pagavo le tasse e i miei dipendenti erano veri dipendenti con contributi, ferie, liquidazione, premi di produzione ma non potevo resistere alla concorrenza sleale di ditte come l’INTERLIFE: io, un Bocconiano da 110 e lode fallivo mentre gli Sgamberoni prosperano. La sconfitta è stata per me morale ma uno dei miei ex dipendenti, un ragazzo un chiuso e senza grinta, non ce l’ha fatta a riprendersi: si è ucciso perché non trovava un’altro posto, eppure aveva solo venticinque anni e sapeva lavorare. Sono andato al funerale e la mamma mi ha abbracciato e ringraziato con calore…era imbarazzante: ‘Non potevo mancare’ le ho detto e lei allora mi ha guardato stupita ‘Non è per la sua presenza che la ringrazio ma perché mio figlio, finché ha lavorato per lei, è stato felice.’ Non avevo seppellito un mandarino in Cina: da quel momento mi sono reso utile: ho preparato curricula nei centri d’ascolto, ho insegnato inglese e informatica a poveracci che a fatica sapevano leggere, ho dato a tanti giovani piccoli consigli pratici per i colloqui, ma la situazione non migliorava. Così quando Astar si è fatto avanti l’ho ascoltato. Anche lui aveva una brutta storia alle spalle: sua figlia, una brava biologa, si era uccisa dopo il solito concorso fasullo. Quel fallimento non influiva sulla sua vita dal punto di vista economico e non le danneggiava la carriera, sapeva di valere cento volte più del vincitore eppure non ha retto all’ingiustizia: a volte è mortale quanto la miseria. Non ti racconto queste cose per giustificarmi, non sei la mia coscienza, ma per spiegarti perché tutti i mesi mando venti euro alla KKL, a nome di quel ragazzo che non aveva abbastanza grinta per vivere. Anche tu mi sei sembrato fragile, solo per questo ti ho aiutato, ma non abbastanza perché, senza il podista bagnino, saresti al cimitero. Ma, a proposito di sfigati, lo sai che Felice, il ragazzo più innocuo del mondo, vuole proporre ad Astar di fare una lista di eliminazione anche per i datori di lavoro… lui sì che ha ripreso a sperare!”

 

 

Questa fantasy è dedicata a tutti i precari, junior e senior, che conosco; e sono tanti!

 

 

P.S.

Gentile sig. Astar,

spero che, nel compilare il suo elenco, terrà presente che sono sì dipendente statale coniugata senza figli ma, in effetti, occupo solo mezzo posto sicuro, in quanto lavoratrice part time. Non pretendo certo di essere esclusa dal Programma Cordelia però credo che dovrei trovarmi nella zona più bassa della lista, posizione che, fra l’altro, abitualmente occupo in tutte le graduatorie del mio Ministero.

Rispettosi saluti.

 

L’autrice.

 

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Rosanna Bogo