Acrilico, 50 x 60 cm (2011)

 

In questo quadro domina meno il colore e più la forma, il triangolo.

Nei suoi scritti teorici W. Kandinsky associa al triangolo il colore giallo. Non c’è tanto da stupirsi poichè recepisce gli angoli appuntiti in modo agressivo e attivo, caratteristiche anche attribuite al giallo.

Il nostro triangolo dev’essere più aperto, offrire molteplici possibilità di interpretazione e deve conferire al giallo una certa allegria. Non dovrebbe essere una figura rigida, statica, bensì un campo mobile.

La rastremazione verso l’alto fa pensare ad una certa crescita organica, al volare, al superamento della forza di gravità che a sua volta si attiva verso il basso, conferendo alla base del triangolo peso e stabilità. É la forza che impedisce agli alberi di crescere fino in cielo. Secondo i pitagorici queste due forze opposte creano le forze del mondo, tra queste agisce la forza che unisce il tutto, la forza che genera la vita.

La più semplice tra le figure geometriche – formato da tre punti uniti tra di loro – ha sempre affascinato l’essere umano. In tutte le culture di tutti i tempi riemerge questo simbolo semplice del “numero magico”, tre.

Non c’è due senza tre.

Nella musica riconosciamo il ritmo ternario soprattutto nel valzer. Una danza sospesa e volteggiante, un lento scivolare che ci libera dalla gravità, che ci fa desiderare il volo, conferendo al colore giallo un carattere allegro.

Il valzer è l’opposto della marcia che ci lega con entrambe le gambe al suolo. Ci racconta della guerra, della morte dell’eroe, del dovere e dell’ordine, della bandiera e della patria. Allora è meglio restare con il valzer e lasciarsi trascinare dai suoi suoni e dal suo ritmo verso mondi migliori.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer