Ultime pubblicazioni

I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per luglio 2011

Jarro, L’assassinio nel Vicolo della Luna

 

Il ‘birro’ Domenico Arganti, detto Lucertolo, fa la sua apparizione nel primo giallo di una serie che Giulio Piccini (Jarro) pubblica nel 1883.

Di lui dice il suo autore:

Il famoso birro, uomo senza scrupoli, senza alcuna moralità, prepotente, rabbioso, violento, viveva fra dissolutezze e soprusi, aveva un solo pensiero: quello di apparire destrissimo nella sua professione per arrivare ad un grado più elevato, per avere il denaro, che diveniva sempre più necessario alla vita che menava di sordide crapule.

Ed anche:

Aveva la forza, il coraggio, ma il sentimento dell’onestà gli mancava, o aveva scarso.

Ambientato nella Firenze del vecchio ghetto, vediamo lo svolgersi di un efferato delitto e l’attività della polizia per mettere al sicuro il colpevole, con la vicenda che si dipana nel colorato e vivo ambiente popolare  d’inizio ottocento.
Uno dei primi gialli italiani, anche se non il primo in assoluto (ne riparleremo) è stato digitalizzato e portato a nuova vita nell’attività di recupero di testi dimenticati a cui, noi di Scrivolo, ci dedichiamo da un po’ di tempo.

Il romanzo lo trovate nelle nostre pagine di download: Jarro, L'assassinio nel Vicolo della Luna (1033).

 

 

 

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

admin

Tags: , , ,

Il commissario Sapìa torna all’Università – III

III. Lo scrutatore di cadaveri

Qui la seconda parte. 

Il Commissario salì le scale diretto ai bagni del primo piano, accanto alla stanza 45 b. Non aveva fretta, conosceva fin troppo bene la strada che conduceva allo studio di Giovanni Cantoni, titolare della cattedra di Diritto Civile.

Dunque la contestazione, le occupazioni, le riforme, la vecchiaia non avevano tolto di mezzo il famigerato ‘Leviatano’: dopo trent’anni Cantoni, bestia nera degli studenti, ammorbava ancora l’aria della facoltà.

Sapìa si ricordò che il professore prendeva a pretesto proprio quella vicinanza per deridere gli esaminandi che torchiava nel suo covo: “Per caso ha sbagliato porta? Voleva andare al bagno? – domandava con aria falsamente premurosa allo sventurato di turno – Sa, lo deduco dalle cagate che sta dicendo”. Anche se erano passati tanti anni quella volgare battuta gli fece ribollire il sangue come un tempo.

“Che carogna! – pensò Sapìa – non mi dispiacerebbe essere qui per esaminare il suo cadavere.”

Mentre ancora assaporava la gioia di immaginare a terra, stecchito, l’aguzzino che l’aveva mandato fuori corso, il Commissario passò davanti alla stanza 45 b.

Una vaga sensazione di panico lo costrinse a fermarsi: per un attimo provò di nuovo l’angoscia delle interminabili ore trascorse accanto a quella porta, seduto su una panca in attesa di essere esaminato… ben più di una volta: alla fine, quando ormai si trovava sull’orlo della disperazione, l’agognato diciotto era venuto, ma a che prezzo! Cantoni, registrando il voto sul libretto, l’ultimo dopo una sfilza di ventotto e trenta, aveva ironicamente commentato:

“Non ho cambiato idea sulla sua preparazione, giovanotto, ma è chiaro che lei non intende rinunciare a laurearsi in Legge e il pensiero di rivederla a tutti gli appelli della mia materia, da ora fino alla pensione, francamente mi dà la nausea. Lo consideri un diciotto politico, anzi terapeutico. Per me, s’intende.”

Prosegui la lettura »

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Rosanna Bogo

Tags: , , , , ,

L’inseguimento

Gemma uscì dalla casa di Pamela dopo un intenso pomeriggio di studio. La maturità era ormai alle porte e la tensione le attanagliava il petto al solo pensiero di poter sbagliare qualcosa di troppo. I suoi voti non erano poi così brillanti e un esame mediocre poteva anche essere rischioso.

Mentre rimuginava su questi pensieri si avviò con passo deciso verso la fermata dell’autobus. Non c’era nessuno per strada e Gemma poteva udire i propri passi sull’asfalto. Fatti i primi cento metri sentì che qualcuno stava camminando proprio dietro di lei.

Non c’era niente di strano, eppure ebbe un sobbalzo. Si voltò.

Erano due uomini di colore, entrambi con le mani infilate saldamente nelle tasche dei jeans.  Procedevano nella sua stessa direzione; le sembrò che la stessero guardando. Sapeva che lì vicino si trovava un punto di accoglienza per i profughi provenienti dalla Libia: di sicuro venivano da là.

Si ripeté che non c’era motivo di allarmarsi, poiché di certo non stavano seguendo lei. Tra pochi passi avrebbe svoltato l’angolo e non avrebbe più avuto alle spalle la loro ombra minacciosa. Con un certo disappunto dovette constatare che anche i due uomini avevano svoltato e sembravano aver affrettato il passo, quasi a volerla raggiungere.

L’inquietudine si fece paura.

Si affrettò verso le scalette che l’avrebbero condotta sulla strada principale, sicuramente più frequentata. Anche i due iniziarono a camminare più velocemente.

Quando, alla sommità delle scalette, sentì i passi degli uomini avvicinarsi ancora e prendere di nuovo la sua stessa direzione, fu sicura che stessero davvero seguendo lei e un rivolo di panico si trasformò in sudore sulla sua fronte. Faceva caldo, in effetti.

I suoi piedi procedevano speditamente, gli occhi cercavano inutilmente per la strada qualche persona conosciuta, il cuore le batteva in gola; il laccio dello zaino le tormentava la spalla, ma non poteva certo fermarsi: i passi dei due neri dietro di lei le rimbombavano nelle orecchie in ogni istante, rallentando e accelerando esattamente negli stessi istanti in cui la sua fuga diveniva più o meno stanca.

Quando fu nei pressi della piazza, dopo minuti che le parvero infiniti, volse con ansia lo sguardo verso la fermata dell’autobus, in cerca di qualche faccia amica. Non c’era nessuno, tranne uno stuolo di vecchi seduti sulle panchine sotto le piante. Si diresse verso di loro. Almeno, pensò, erano armati di bastoni….

Si appoggiò ad un muretto, ancora spaventata; era quasi curiosa di vedere le mosse degli inseguitori. Aveva riacquistato un po’ di tranquillità perché ormai si trovava in un luogo abbastanza affollato inadatto ad un gesto di violenza e poi mancavano pochi minuti all’arrivo dell’autobus.

I due si avvicinarono.

Gemma guardò altrove, sforzandosi di sembrare a suo agio ma gli uomini si appoggiarono allo stesso muretto, esattamente accanto a lei. Non poté fare a meno di guardare per un attimo il più vicino. Indossava una giacca di jeans e Gemma ebbe la sensazione che con la mano sinistra l’uomo stesse cercando qualcosa all’interno dell’indumento.

Sperò che non estraesse una pistola o un coltello.

Il terrore le aveva di nuovo invaso la mente.

Effettivamente l’uomo stava cercando qualcosa dentro la tasca interna della giacca, ma non era una pistola. Neanche un coltello, né un temperino. Tirò fuori una rosa gialla, un po’ stropicciata ma ancora intatta e, sfoderando un sorriso di denti bianchissimi, la porse a Gemma.

Inutile dire che la ragazza rimase di stucco. Girò la faccia dall’altra parte, quasi a far intendere di non aver capito che quel gesto galante era diretto a lei ma l’uomo, senza proferire parola, rimase impalato lì, con la rosa sempre nella stessa inequivocabile posizione. Gemma non sapeva che cosa fare, per questo il sollievo fu grande quando vide arrivare l’autobus e le parve che la fretta di doverlo raggiungere fosse una buona giustificazione per ignorare la rosa e la mano tesa del nero. Salì avidamente ed occupò il primo posto che le capitò. Dal finestrino poteva vedere i due appoggiati al muretto. Anche loro la guardavano, ridendo.

Quello con la rosa gialla stretta tra le dita lanciò via il fiore, che scomparve dietro il muro. Poi strinse le spalle, come per dirle che, se non l’aveva voluta, non poteva fare altro che buttarla via; con l’altra mano le fece un cordiale cenno di saluto, senza smettere di sorridere. Gemma si lasciò andare sulla poltroncina, finalmente rilassata. Mentre osservava i palazzi scorrere uno dopo l’altro ed il paesaggio farsi sempre più campagna, un sorriso divertito le comparve sulla faccia.

 

 

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Beatrix

Il commissario Sapìa torna all’Università – II

II. Scherzi della memoria

Qui la prima parte.

Il “Chiasso della Sapienza” terminava in uno slargo, più un grande cortile rettangolare che una piazza, occupato sul lato maggiore dall’imponente e tetra facciata di un palazzo cinquecentesco: inferriate, bugnato, neppure un ricciolo barocco o una figura scolpita. Sàpia si fermò per dare un’occhiata in giro.
Farsi un’idea precisa dell’ambiente in cui l’assassino aveva agito, con annessi e connessi, era per il Commissario operazione propedeutica ad ogni indagine, anche al fondamentale esame della ‘crime scene’, lo spazio fisico del delitto.
“Ammesso che di un delitto si tratti – osservo tra sé Sàpia, cercando di sentirsi ottimista – magari la ragazza è morta per cause naturali e mi sono scontrato con Torrisi per nulla. In fin dei conti un piccolo colpo di fortuna, semel in anno, può sempre capitare…”
Il suo corpo però era di diversa opinione: lo stomaco si contorceva, il cuore batteva come un martello, il pomo di Adamo andava freneticamente su e giù, tutti sintomi che preannunciavano il verificarsi un evento temuto o spiacevole.
Eppure, pensò il Commissario, l’indagine era ancora alle prime battute, il momento che preferiva: doveva solo girare qua e là fiutando le piste, studiare la vittima, annusare i sospetti (in pratica tutti coloro che interrogava)…Per qualche giorno nessuno l’avrebbe tampinato esigendo una ricostruzione definitiva dell’accaduto. Ma, nonostante le premesse stuzzicanti, quel caso non riusciva a stimolare la sua curiosità.
Certo detestava lavorare in squadra… figuriamoci mettere le mani nel piatto di un altro.
Il caso era di Magliana, lo ammetteva anche Torrisi, dunque si pelasse da solo la sua gatta, quel frescone! riscuoteva o no lo stipendio? E poi… sai che piacere trovarsi faccia a faccia con il cadavere di una ragazza dell’età della sua Annalisa, un corpo di vent’anni, pieno di vita, ridotto a merenda per i vermi.
“Magari un attimo prima stava pensando a un vestito carino che voleva comprare… zac! passa il destino e le scippa la vita, proprio mentre crede di essere al sicuro, circondata da coetanei, in un luogo familiare… l’Università.”
Fino a quel momento il Commissario si era imposto di considerato la costruzione che ospitava la facoltà di Giurisprudenza solo un prodotto dell’architettura tardo-manierista divenuto, per caso, contenitore di un cadavere. Ma quello che cercava di non pensare era in realtà un pensiero già concepito in qualche angolo oscuro del suo cervello e, come tutti gli esistenti, aspirava a manifestarsi nel mondo. Così, alla prima occasione, era saltato fuori.

Prosegui la lettura »

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Rosanna Bogo

Tags: , , , , ,

Il commissario Sapìa torna all’Università – I

 

I. Il Chiasso  della Sapienza

 

Seduto a braccia conserte nel suo ufficio il Commissario Sapìa fissava intensamente il telefono. Sembrava impegnato in un’operazione mentale complessa, qualcosa di mezzo tra un esperimento di telecinesi e un calcolo a molte cifre ma, in realtà, stava solo cercando di rimanere calmo. Uno sforzo di volontà non da poco, considerato che l’apparecchio squillava senza tregua sotto il suo naso.

“Suona, suona pure…- mormorò tra sé il Commissario con tono di sfida – tanto io non rispondo. Chi la dura la vince.”

La posizione raccolta del corpo, le palpebre socchiuse, i muscoli facciali tirati, visibile manifestazione di un animo più cocciuto che tenace, lasciavano intendere che avrebbe mantenuto fede al suo proposito. Lo scampanio però non cessava: due, tre, dieci, venti squilli…evidentemente anche l’ignoto telefonista era un tipo caparbio.

All’improvviso Sapìa immaginò che all’altro capo del ponte radio la moglie, in lacrime, lo stesse cercando per comunicargli chi sa quale disgrazia…istintivamente, allungò la mano verso l’apparecchio ma, un attimo prima di sollevare la cornetta, ritirò di scatto il braccio:

“Altolà, Italo! – borbottò –  la memoria ti fa cilecca!”. Si era ricordato giusto in tempo che le urgenze domestiche viaggiavano su un canale riservato, un vecchio cellulare che teneva in tasca, sempre acceso e carico. Ovviamente, come la ‘linea rossa’ tra Casa Bianca e Cremlino ai tempi della Guerra Fredda, quel numero riservatissimo andava utilizzato solo in particolari situazioni d’emergenza, più o meno quelle previste dalla casistica delle assicurazione: incidente, furto, incendio, sommosse popolari e conflitti armati. Per tutto il resto i familiari dovevano aspettare il suo rientro serale o lasciare sintetici messaggini.

Sapìa decise di togliersi ogni residuo dubbio controllando la segreteria, con la modalità ‘vibrazione’ non si poteva mai essere tranquilli.

Prosegui la lettura »

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Rosanna Bogo

Tags: , , , ,

Luglio – NIU

Acrilico, 50 x 50 cm (2011)

 

In Cina il colore giallo riscuote una valutazione molto positiva. Giallo è il colore del quinto punto cardinale, del “centro”, è il colore della terra e dell’imperatore. Il giallo è la metafora della gloria e dello sviluppo permanente.

Nella nostra cultura il giallo ha spesso una cattiva reputazione poiché viene associato all’invidia, all’avarizia e alla falsità.

Il pittore Kandinsky trova che il giallo abbia un effetto eccitante e “punge, agita e mostra il carattere del colore che agisce sull’animo in modo sfacciato e impertinente… potrebbe agire come espressione colorita della pazzia.”

Van Gogh era senza dubbio un grande maestro del colore giallo. Nei suoi quadri ritroviamo il calore dorato del sole nel giallo-oro dei campi di grano accanto al giallino di un “cielo limone-pallido contro pini in preda alla disperazione.”

L’ambivalenza del giallo dimostra quanto questo colore sia scomodo: soltanto il giallo puro e vero possiede la brillantezza e la forza e solo quando tende leggermente al rosso diffonde calore. Schiarendo il giallo esso appare opaco e malaticcio, scurendolo invece appare sporco e perde la sua dinamica.

In Cina l’elemento terra viene rappresentato tramite un quadrato giallo, è il mondo che porta il cielo e nutre uomini e animali. La terra è il destino del contadino cinese.

Lo scrittore cinese Shen Congwen scriveva negli anni quaranta del secolo scorso la novella “il bue”, in cinese “Niu”.

I personaggi principali sono un contadino e il suo bue. La dipendenza reciproca dell’uomo e dell’animale e la loro comune lotta per la sopravvivenza sulla terra gialla descrive le fondamenta dell’agricoltura cinese. Lo zio Niu e il suo bue riescono a sfidare l’avversità delle intemperie, della terra arida e della fame incombente fin quando un giorno il governo distrugge questa alleanza tra l’uomo e l’animale portando via il bue al contadino. Ciò che rimane è il giallo della terra che senza cure e sudore diviene sterile. Il giallo del suolo Loess diventa il giallo della sabbia del deserto. È la polvere gialla che in certe giornate dell’anno oscura il sole di Pechino.

È il ricordo al contadino e al suo bue.

È il monito per un futuro senza contadini.

(Traduzione di R. Battilani)

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Johann Widmer

Tags: , , , , ,

Rosanna Bogo, Il delitto del barbone

Riproponiamo in un unico PDF le sei puntate del primo racconto giallo che ha per protagonista il Commissario Sapìa. Lo potete scaricare da questo link: Rosanna Bogo, Il delitto del barbone (1101).

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

admin

Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Dr J. Iccapot