Acrilico, 35 x 50 cm (2011)


Il verde non è proprio il colore preferito dei pittori. Ma soltanto pochi si sono comportati così univocamente riluttanti verso tale colore come W. Kandinsky che lo definiva come elemento immobile, compiaciuto e limitato e inoltre “come una mucca immobile sdraiata, soltanto capace di ruminare mentre osserva con occhi stupidi e apatici il mondo.”

Verde come stallo, si può anche percepire secondo la valutazione di Goethe, che descriveva l’effetto di questo colore come armonioso e tranquillizzante: “non si può andare avanti e non si vuole andare avanti”. Ci si vuole soffermare e godersi l’effetto benevolo del verde in contrasto con il nostro mondo stressante e irrequieto dove si ha a volte nostalgia di un’oasi tranquilla e verde.

Verde è il colore della vita per tutti i popoli del deserto, anche per questo la bandiera del profeta Mohammed è verde, è il colore della beatitudine.

Verde è anche la nostalgia della primavera, in modo particolare dopo un inverno freddo e rigido. Il verde, pur essendo un colore statico, contiene una notevole forza interiore. É la forza del germogliare, della vegetazione, del rinnovamento, della resurrezione e della vita. Verde è in gran parte la veste della terra, dominando il paesaggio dove vivono la maggior parte degli uomini. É il colore caratteristico della vegetazione per la rispettiva stagione.

Nella suite concerto “Appalachian Spring” di Aaron Copland l’ascoltatore viene condotto in un paesaggio verde e verdeggiante. Non è una rappresentazione naturalistica di crinali verdi, si tratta di un paesaggio interiore e interiorizzato, è un sogno ad occhi aperti, una visione verde. É un paesaggio, che riflesso in sè stesso, agisce su di noi per ogni dove forse come simbolo o come esperienza archetipica. Le sfumature di verde chiaro rappresentano la forza rinnovatrice della primavera con il suo impulso di mettersi in cammino, le più scure simile al colore delle foreste di abeti agiscono verso l’interno, è il verde della perseveranza.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer