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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per febbraio 2011

Principe di Galles

«Pulisciti la faccia, è tutta sporca!»

«Mamma!»

«Che c’è, non ti posso più dire di pulirti la faccia? Prendi il fazzoletto dalla tasca e passalo sulle guance. Anche sotto il naso.»

«Non ho un fazzoletto, mamma!»

«Come, non hai un fazzoletto, io ti mettevo sempre un fazzoletto di cotone makò nella tasca destra dei pantaloni prima che tu uscissi di casa. Tua moglie non lo fa?»

«Il fazzoletto di cotone  ora lo usano solo i vecchietti delle case di riposo. Le persone normali comprano i fazzolettini di carta, usa e getta!»

«E li usi anche tu? E da quando?»

«Oh, ma sei proprio vecchia, sai? Figurati che la prima volta li ho visti in mano alla professoressa di scienze, al liceo, te la ricordi?»

«Certo che me la ricordo! Mi sono mai persa un ricevimento dei genitori? Ma saranno passati trent’anni…»

«Anche di più, mamma, anche di più.»

«E questi fazzolettini di carta dove li tieni? Prendili, sono sempre meglio di niente.»

«Sono nella borsa del computer, in una tasca laterale; ma la borsa non la vedo, adesso; non so dov’è, forse qui accanto a me…»

«Sì, è li accanto, non la vedi, non ce la fai a prenderla?»

«No, mamma, mi fa tanto male la testa e mi sento così stanco.»

«Piccolo mio, ti esce il sangue dal naso, devi tamponarlo!»

«Non ce la faccio, mamma.»

«E poi non devi stare sdraiato per terra con quel bel vestito, un “Principe di Galles” vero? Si sporcherà tutto!»

«Anche babbo aveva un “Principe di Galles”, me lo ricordo.»

«Era il suo unico vestito ‘buono’, quello dei giorni di festa. L’aveva comprato per il matrimonio di tua sorella e lo portava anche quando ti sei sposato tu.»

«Sì, questo l’ho comprato apposta, per avere qualcosa come lui. Io di vestiti ne ho tanti e nel mio armadio ci sono così tante cravatte che non so più dove metterle. Ma il vestito di babbo dove è andato a finire?»

«Non te lo ricordi?!»

«No, mamma.»

«E’ l’ultimo vestito che gli abbiamo messo…sei andato proprio tu a prenderlo a casa quando è successo… il fatto. Non ti ricordi che gli hai anche messo nella tasca interna una foto di tutta la famiglia?»

«Ah già … babbo è morto.»

«Ma cosa ti è successo, perché sei finito lì per terra?»

«Stavo parcheggiando l’auto e un tizio, dietro di me, ha cominciato a suonare il clacson.  Poi è uscito dalla sua auto, ha cominciato a sbraitare, urlava che questo parcheggio era il suo, che lui la sera parcheggiava sempre qui… Sono uscito dall’auto anch’io, lui mi ha aggredito, ha cominciato a picchiarmi…Lo sai che io non ho fatto mai a botte con nessuno…»

«Lo so, lo so, sei sempre stato un bravo bambino!»

«Ma ora non sono più un bambino, mamma, lo sai!»

«E tu lo sai che la differenza di età tra me e te è rimasta la stessa? Per me sarai sempre il mio bambino.»

« … quel tizio mi ha preso a pugni, ho cercato di difendermi, ma che ne so io come si fa…mi ha colpito al fegato, poi un paio di volte in faccia. Mi ha fatto un male terribile, sento le labbra gonfie, deve avermi anche rotto dei denti… poi sono caduto per terra, ho sbattuto la testa sull’asfalto… Mi fa tanto male la testa…»

«Ti esce il sangue da un orecchio…»

«Lo sento, lo sento…. Speriamo che arrivi qualcuno ad aiutarmi. Tu non puoi fare niente per me, mamma?»

«Cosa vuoi che possa fare io, povera vecchia… Prova a darmi una mano, cerco di rialzarti.»

«Non ce la faccio a muovermi, mamma, sono così stanco… devo chiudere gli occhi, ho bisogno di dormire…»

«Ecco, chiudi gli occhi, ma allunga la mano… ancora un po’ … ora ti tengo, piccolo mio, alzati su… Sono venuta a prenderti, vieni con la mamma. Ti porterò dal babbo e dai nonni, tra poco saremo di nuovo tutti insieme. Vero che adesso non senti più dolore?»

«No, mamma, ora non sento più nulla; vengo con te adesso, andiamo.»

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fuchs

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Rosanna Bogo, Sailing to Byzantium

Il vecchio Notaio Traini interviene per risolvere una questione che riguarda un amico del figlio: non sempre i giovani se la possono cavare impunemente anche se il nostro non è un mondo per i vecchi.

In un unico file PDF, da scaricare, tutte le puntate del giallo pubblicato nelle scorse uscite di Scrivolo; lo trovate qui:  Rosanna Bogo, Sailing to Byzantium (1240)

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Dr J. Iccapot

Le avventure di Trilly


PERSONAGGI

Il Re Trilly
La Regina La nonna di Trilly
Il principe Belforte La guardia Gladiolo
Il coccodrillo Fufi Il Nanetto
La Strega Potentilla

LUOGO DELL’AZIONE

Atto primo: Il Bosco; Il Castello;

Atto secondo: Il Bosco; Casa di Trilly; Casa della Strega

Atto terzo: Il Bosco; Il Castello;

ATTO I

Scena Prima: Il Bosco

Strega (sola): Fufi, Fufi !! Dove sei Fufi? Ti ho comprato 10 scatolette di bocconcini di pollo: vieni a casa (tra sé): Dove sarà il mio Fufi? Di solito all’ora di pranzo non manca mai. Speriamo non sia capitato niente di male al mio caro animaletto.

(Esce)

Belforte (entra): E’ tutta la mattina che dò la caccia a un feroce animale. Quella bestiaccia si diverte a spaventare le vecchiette che attraversano il bosco e ieri ha anche tentato di mangiare una bambina. E’ ora di dargli una bella lezione.

Strega (entra): Ragazzo, hai visto per caso il mio Fufi. E’ un grazioso e simpatico animaletto con un lungo musetto, è alto così. (fa il gesto di alzare la mano)

Belforte: Non sono un ragazzo, sono il Principe Belforte e non ho visto animaletti nel bosco. In giro c’è solo un mostro feroce che presto farò diventare un portafoglio o una valigia.

Fufi (entra): (Belforte lo insegue)

Belforte: Ecco quella belva. Se ti acchiappo sei finito. (Afferra Fufi)

Strega: Ma quello è il mio Fufi. Lascialo stare immediatamente brutto prepotente!

Belforte: Lasciarlo? Neanche per sogno. Ora lo faccio a pezzetti! !

Strega: Mollalo subito. lo sono Potentilla e ti dò la mia parola che te ne pentirai. Lascialo ! !

Belforte: Non ci penso neppure!

Strega: Per tutte le Magie, Gesso e Lavagna, Scalogna e Micragna, sia fatto l’Incantesimo:

Presto Fatto , Presto Detto

Ti trasformo in un Nanetto

(Belforte scompare in basso. Al suo posto spunta un nanetto).

Strega: Vieni con me, Fufi, torniamo a casa, tesorino.(uscendo con Fufi)

Belforte (solo): Mi sento proprio strano. Darò la caccia al coccodrillo in un altro momento. Adesso torno al castello a riposare perché non sto affatto bene.

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 6

Il delitto del barbone

Sesta e ultima parte

Qui la quinta parte.

Morganti raggiunse in macchina la Stazione, parcheggiò e, a piedi, raggiunse l’area di sosta dei taxi: il ‘Professore’ era già lì da qualche minuto e lo aspettava con ansia.

“E’ ancora deciso ad andare in fondo?” chiese Biondi all’Ispettore.

“Pensa che scherzi?” replicò Morganti.

“No, però mi pare una situazione bizzarra.”

“E’ una stravaganza voler aiutare qualcuno?”

“Di questi tempi direi di sì. Quando le cose vanno male la gente diventa più egoista, è logico: si riduce il superfluo a cui può rinunciare senza problemi. E poi i poveri sono ormai una marea! anche la sofferenza produce assuefazione, in chi la vede ovviamente.”

“Io non sono come tutti. E neanche mia moglie. Vogliamo provare.”

“Io non me la sento, davvero. Potrei deluderla, ormai sono un cane randagio, ho le mie brutte abitudini.”

“Se è per questo ospitiamo già due meticci presi al canile e, ogni tanto, un gatto randagio si autoinvita a pranzo da noi: i cani abbaiano di notte e il micetto graffia mobili e divani, pensa di poter fare di peggio? Su, coraggio, venga a conoscere la mia famiglia, così le mostro anche la tavernetta. E’ un fondo riscaldato, con un bagno. Le darò la chiave della porta che si affaccia sulla strada. Può andarci quando vuole, anche a tarda ora. Noi lo usavamo come ripostiglio, ma in questi giorni ho portato via tutto, tranne una brandina, due sedie, un tavolo, un armadio e un fornello elettrico. Ho lasciato anche qualche romanzo che leggevo da giovane, quando facevo il piantone. Mia moglie ha insistito perché collegassi l’antenna del televisore, non concepisce che si possa vivere senza quella scatola parlante. L’apparecchio è vecchio ma funziona.”

“La televisione… sono anni che non la guardo. Ho imparato a mie spese che si può vivere senza letto, senza doccia e persino senza dignità, ma non avevo mai pensato che fosse così gravoso vivere senza la televisione – disse, quasi riflettendo tra sé, il ‘Professore’ – Però sua moglie ha ragione, è un bene essenziale e superfluo al tempo stesso.”

“Allora viene? Le garantisco che ci vedremo solo se lo vuole lei.”

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Rosanna Bogo

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Siamo tornati

Ci scusiamo ancora per i disagi di questi giorni.

Finalmente abbiamo recuperato tutto il materiale e tutti i racconti sono tornati online.

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admin

La prima inchiesta del commissario Sapìa – 5

Il delitto del barbone

Quinta parte

Qui la quarta parte.

Da quando aveva ricevuto l’incarico di indagare sul delitto del barbone l’ispettore Morganti non si era fermato un momento. Per giorni aveva macinato informazioni e chilometri, esaminato registrazioni, ascoltato testimonianze, interrogato barboni, negozianti, baristi, ferrovieri, mostrando in giro la foto della vittima. Nella zona della stazione tutti conoscevano di vista zio Ed, però nessuno, a parte il ‘Professore’, ammetteva di essere in rapporti amichevoli con lui.

L’ispettore aveva rintracciato i senzatetto presenti nel sottopassaggio la sera del delitto, si era avventurato di notte nei corridoi sotterranei della Stazione in compagnia dell’amico agente della Polfer e, guidato dal ‘Professore’, aveva visitato le mense e i dormitori frequentati dal Rava ma, alla fine, si era ritrovato un pugno di mosche in mano. Con l’aiuto di tre agenti aveva anche visionato i video della Sicurezza di tutta la zona ma, certo non per caso, all’ora dell’omicidio proprio la telecamera di una delle entrate del sottopasso si era guastata.

Morganti prendeva di continuo appunti sulla Moleskine che la moglie gli aveva regalato per Natale, ma sentiva di non avere ancora afferrato il bandolo dell’indagine. Così fu contento di essere costretto da Sapìa a parlare di lavoro con l’amico Antonio: tra loro, per un tacito accordo, l’argomento era tabù.

All’ora stabilita i due ispettori si incontrarono alla Stazione e decisero di andare a prendere un caffè, al tavolo.

“Così facciamo la seconda colazione e chiacchieriamo in pace – disse Morganti – offro io.”

“Cosa t’interessa, esattamente?” chiese Stasi, versando lo zucchero nel cappuccino.

“Per prima cosa le registrazioni delle telecamere, anche della gioielleria s’intende.”

“Del giorno della rapina, immagino.”

“Sì, ma anche dei mercoledì precedenti, per almeno un mese.”

“Cos’ha di speciale il mercoledì?”

“Ogni mercoledì il mio barbone si piazzava a mendicare accanto alla tua banca” disse Morganti.

“Davvero? nessuno mi ha parlato di un barbone, eppure sono certo di avere identificato tutte le persone presenti, fuori e dentro la filiale – osservò Stasi. Sembrava un po’ preoccupato – Potrebbe essere il basista, forse il palo.”

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 4

Il delitto del barbone

Quarta parte

Qui la terza parte.

Il Commissario trascorse tutto il giorno a scrivere post-it: le informazioni fornite dal ‘Professore’ erano numerose e interessanti, alcune meritavano addirittura un foglietto rosso.

Mentre Sapìa iniziava la sua ricostruzione della realtà, Magliana raccoglieva informazioni sulla permanenza in carcere del Rava. Nel pomeriggio aveva inviato alcune e-mail e, il giorno dopo la sua casella postale era già piena di risposte e allegati.

“Magica potenza del 3 W! – esclamò Sapìa, osservando la frenetica attività alla tastiera del suo vice – un tempo i dipendenti dello Stato, prima di scrivere una lettera, ci pensavano tre volte, ora sparano posta elettronica a raffica. Ma non saranno notizie un po’ ridondanti? In fondo Rava non era Al Capone.”

“Effettivamente alcune comunicazioni provenienti da uffici diversi contengono duplicati – ammise il vice commissario – direi che la storia carceraria della vittima, tutto sommato, è semplice: ha scontato la pena in un solo carcere e, per tre anni, ha diviso la cella con fior fiore di delinquenti, pare senza particolari problemi. Molti detenuti si rivolgevano a lui per risolvere problemi di natura economica, domande di sussidi, consulenze finanziarie e lo proteggevano dai prepotenti.”

“Si faccia inviare un po’ di foto segnaletiche, Morganti le mostrerà al Biondi e agli altri barboni che vivono vicino alla stazione. Così sapremo se Rava frequentava ancora le sue vecchie conoscenze e aveva qualche affare sporco in corso.”

“Il Biondi sembra sicuro che l’amico avesse tagliato i ponti con l’ambiente della delinquenza – osservò Magliana – In fondo non apparteneva davvero a quel mondo, era un truffatore improvvisato e sprovveduto, non un criminale.”

“E’ vero, ma un uomo disperato può fare cose che neppure lui immagina – obiettò Sapìa – soprattutto se non ha più nulla da perdere.”

Il giorno seguente, verso le dieci, il Commissario Sapìa parcheggiò l’auto nel sotterraneo della stazione. Si mise in tasca la mappa stradale con le crocette che indicavano le postazioni di accattonaggio dello zio Ed suggerite dal ‘Professore’ e salì in l’ascensore fino al livello zero.

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (483)

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Dr J. Iccapot