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Archivio per 2010

(notte) padana minuscola

Un racconto di Davide Pignedoli (TuttiSogni)

La vista della nebbia è filtrata dal finestrino, la fronte è appoggiata sul finestrino: sensazione di freddo.

Alla guida, lui parla e batte con le mani sul volante, al ritmo della solita musica. Guarda nello specchietto retrovisore, parla di niente: sensazione di niente.

Mi soffoco l’insofferenza nella giacca di pelle, la voglia di fuggire mi si secca in bocca con un sapore di nicotina. Sensazione ingannevole di calore, nell’abitacolo della macchina. Mi proteggo con un silenzio ostinato che si finge stanco, e lancio sguardi distratti alle luci ovattate dei capannoni, dei lampioni.

La mia città è tutta qui: lui che parla di niente, queste luci che mi scorrono accanto, mischiate alla nebbia. La mia vita è tutta qui: distesa su questa strada. Il finestrino si appanna pian piano; l’alone umido del mio respiro mi sale dalla bocca e si spande sul vetro, si sovrappone alla nebbia. Non si vede quasi più nulla di fuori. Mi proteggo così.

Gesti automatici cambiano stazioni radio, schivano e schifano ritmi latinoamericani, mi tengono gli occhi fissi fuori dal finestrino. Non metto a fuoco: mi proteggo così. Nemmeno io sono a fuoco, qui. Nella tasca della giacca di pelle la mia mano fruga alla ricerca di una voce amica, estrae i Virginiana Miller trovati questo pomeriggio su internet.

La musica mi protegge dalla voce di lui, la pianura padana mi anestetizza con la sua nebbia.

Questa città mi ammazzerà con la sua noia. Io mi proteggo così, dimenticandomi di viverla.

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Annuncio “I racconti dell’Avvento”

Da oggi, 3 Dicembre, cominciamo la pubblicazione dei nuovi racconti dell’Avvento che ci accompagneranno sino a Natale.

Sono da qualche giorno disponibili per il download  I racconti dell’Avvento, vol. 1,  le storie pubblicate lo scorso anno ambientate in un’atmosfera natalizia.

Buone letture!

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admin

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I Racconti dell’Avvento, vol. 1

In questo volume da scaricare I racconti dell'Avvento, vol. 1 (655) abbiamo raccolto i racconti, ambientati nel periodo natalizio, già pubblicati lo scorso anno.

Si tratta di storie semplici e a lieto fine, poco impegnative per il lettore e adatte a tutte le età.

In attesa dei nuovi racconti dell’Avvento, che compariranno sul sito a partire da inizio di Dicembre, speriamo che quelli che vi proponiamo creino una atmosfera di serena tranquillità, quale ci si aspetta da questo periodo dell’anno.

I nostri auguri per le festività oltre a quelli per una buona lettura.

La redazione di Scrivolo

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admin

Donne che leggono – 3

Una donna mollemente sdraiata, su un divano o sull’erba, è un soggetto a cui un pittore difficilmente sa rinunciare. Se poi chi è in posa è anche nuda, tanto meglio.

Claude Monet (1840-1926), Madame Monet legge Le Figaro



Jean Etienne Liotard (1702-1789), Marie Adalaide



Jean Jacques Henner (1829-1905), La Liseuse


Fernando Botero (1932 -), Donna che legge (1998)


Fernando Botero (1932 -), Donna che legge (2002)


Winslow Homerl (1836-1910), The novel


T F Šimon (1899-?), Vilma legge sul sofa (1912)


Qualche volta si è però costretti a leggere sdraiati contro la nostra volontà:

Michael Ancher (1849-1927), La ragazza ammalata (1882)


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fuchs

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Il cassonetto

E’ lei…ha infilato la chiave nella serratura, tra poco sarà qui.  Ecco, è entrata, sento i suoi odiosi tacchetti che graffiano il parquet, adesso si metterà a girare su e giù per la casa rintronandomi la testa, mai che si metta le ciabatte. Oggi sembra più nervosa del solito e sta venendo in salotto…meglio fingere di dormire.

“Sei qui, palla di pelo! Lo immaginavo, al solito ronfi sulla poltrona con il poggiapiedi. A te non serve un poggiapiedi, io invece torno dall’ufficio con le caviglie gonfie e avrei bisogno di riposare, ma ovviamente non si può disturbare sua maestà che se la dorme tutto il giorno! ti prenderei volentieri per la collottola e ti sbatterei fuori, sul balcone, a prendere il fresco.”

Provaci! poi vediamo che ricamino ti faccio con le unghie: io dormo dove mi pare e piace. E comunque non è colpa mia se vai in giro con dieci centimetri di tacco per non sembrare la nana che sei. Mi fai così tanta paura che non apro neppure un occhio per guardarti, ufficialmente sto ancora dormendo.

Deve aver capito che non intendo lasciarmi provocare perché è uscita dalla stanza . Ora si trova in cucina…uno, due, tre, quattro…patatrac… ecco che ha fatto cadere per terra qualcosa. Ha le mani di cacca, direi che questa volta ha fatto fuori un bicchiere.

“Miseriaccia maledetta! Il signor “precisini” mette sempre le cose in bilico perché questo è il ripiano dei piatti e quello delle tazze e quell’altro dei bicchieri e se non c’entrano ci si fanno stare per forza. Occorre rispettare l’ordine, che diamine! e che balle!”

Chi sa cosa penserebbe il mio protettore se sentisse cosa dice di lui la sua benamata…non per niente io chiamo questo genere di femmine “invasori”. Si insediano in casa e vogliono prendere il controllo della nostra vita: questa è la terza della serie e la peggiore. La prima non sembrava male ma poi ha trovato una sistemazione più conveniente, la seconda era allergica al pelo, figuriamoci, non è durata due settimane, starnutiva in continuazione. Questa sta in carica da quasi tre mesi, ha una bella resistenza…Quando era viva la mamma del mio protettore le cose qui andavano in modo del tutto diverso. Era una donna davvero a posto, ordinata e tranquilla. Il pomeriggio ci mettevamo sul divano, lei guardava la televisione lavorando a maglia, io dormivo come al solito, ma era un sonno che faceva compagnia. Ci volevamo bene senza eccessivi salamelecchi. La consideravo la mia vice protettrice, ma in effetti non saprei dire chi preferivo tra madre e figlio, ora comunque non c’è più e le sue coccole mi mancano.

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Rosanna Bogo

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J. Iccapot, La paura, di notte

Ancora uno dei nostri gialli, riproposto con una impaginazione ed una copertina ‘ad hoc’.

Lo potete scaricare da questo link: J. Iccapot, La paura, di notte (394)

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admin

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Aurora 457 – 3

Terza e ultima parte

Qui la Seconda parte

La misteriosa viaggiatrice tacque. Attendeva la mia replica, ma io rimasi in silenzio: cominciavo a sentire la stanchezza accumulata durante la settimana, ero irritata per il contrattempo che mi impediva di riposare nel mio letto e quella conversazione, in fondo così squallida, mi stava annoiando. Avrei preferito mettermi di nuovo a leggere il mio giallo e, soprattutto essere davvero in viaggio per arrivare a casa e non bloccata dentro un tunnel in compagnia di una svitata. Diedi un’occhiata al  quadrante fosforescente  del mio orologio e rimasi allibita: eravamo fermi da due ore!

“Chi sa se verranno mai a tirarci fuori da qui – dissi con tono preoccupato – sento che sto per perdere la pazienza! aspettiamo soccorsi da due ore e a casa i miei saranno in pensiero…non c’è campo per telefonare. E poi comincia a fare freddo.”

Quasi tutti nel vagone sonnecchiavano avvolti nei loro cappotti e anch’io avevo indossato giaccone e guanti. La mia vicina, già all’inizio del viaggio, si era avvolta nel suo mantello come in un bozzolo.

“Si guardi intorno – dissi sfregandomi le mani con rabbia –  sembriamo i sopravvissuti della Tenda Rossa! là fuori  si sono dimenticati di noi!”

“Non parlerà sul serio! – rispose Margherita – lei guarda le cose da un punto di vista irrazionale, pensa di avere bisogno degli altri, si aspetta che il prossimo l’aiuti per senso di umanità. Se fosse davvero così che gira il mondo potremmo rimanere qui fino alla prossima glaciazione! Le spiego io perché presto verranno a prenderci: se non ci levano di mezzo non possono riattivare la linea, neanche per le locomotive a carbone e, nelle città attraversate dalla ferrovia, la gente tra poco comincerà ad agitarsi e protestare perché noi quattro disgraziati fermi qui dentro impediamo il transito degli altri treni. Se potessero ci farebbero saltare con il tritolo, pur di liberare i binari, ma alla fine decideranno che la cosa più semplice è trascinare in qualche modo il nostro miserabile accelerato fuori dal tunnel…magari stanno già riparando il guasto elettrico però, mi creda, non è per noi che si danno tanto da fare, ma per la folla di viaggiatori che domani mattina deve andare al lavoro, a scuola, o da un parente malato. Abbia fede in quello che le dico, non sono la prima a sostenere che l’egoismo e la convenienza, non l’amore, tengono insieme la società.”

“Peccato che lei non abbia figli! allevati con i suoi principi si sarebbero trovati bene in una società senza scrupoli come la nostra” risposi in tono scherzoso.

“Perché pensa che non abbia figli?” chiese la mia compagna di viaggio mostrandosi quasi offesa.

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Rosanna Bogo

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L’ambasciata

“Ma dove vai conciato a quel modo?” chiese la mamma dalla cucina. Stava lavando i piatti della cena ma l’aveva intravisto passare nel corridoio.

“Esco” rispose Cesare.

“Grazie dell’informazione – disse il padre, sdraiato sul divano davanti al televisore – ma  questo l’avevamo già capito: non ci si veste da conte Dracula per passare la serata in famiglia! tua madre voleva solo sapere dove dobbiamo venire a cercarti nel caso ti sgozzino o ti seppelliscano vivo durante una Messa Nera.”

“Sì, prendetemi pure in giro, almeno vi divertite anche voi” replicò Cesare. Era fermo davanti al grande specchio del corridoio e cercava di sistemare alla meglio il suo costume: in realtà non era abbigliato da conte Dracula, affittare mantello e smoking costava una cifra, indossava semplicemente uno spolverino nero con disegnato sulla schiena uno scheletro e un cappello a punta con applicati lunghi capelli neri posticci. Al collo gli pendeva una maschera horror che doveva farlo sembrare uno stregone, ma l’avrebbe messa solo alla festa.

“Vorrei sapere che gusto c’è a prendere in giro i poveri morti, riposino in pace – disse la madre affacciandosi alla porta della cucina con un piatto in mano – e quanto alle anime dannate, a maggior ragione sarebbe meglio non disturbarle. Pensare che quando eri piccolo, a Carnevale, non volevi metterti in maschera perché ti sembrava una cosa da femmine.”

“Non è colpa mia se ora è di moda festeggiare la vigilia dei Santi – rispose Cesare, ormai pronto per uscire – io vado a ballare, non a un Sabba, ma in questa occasione bisogna presentarsi vestiti così.”

“Bella moda davvero – commentò il padre dal salotto – se qualche moccioso si azzarda a suonare alla porta con quella baggianata del dolcetto o scherzetto giuro che faccio peggio di Erode.”

“Ma sotto ti sei coperto bene? guarda che fuori fa freddo. E non fare troppo tardi” disse la madre.

“Si, non ti preoccupare e, soprattutto, non mi telefonare e non mi aspettare alzata – rispose Cesare aprendo la porta di casa – non sono solo, sto con Giulio e Carlo.”

“Buona morte” lo salutò ironicamente il padre.

“Buona morte anche a te” rispose Cesare un po’ stizzito, chiudendosi l’uscio alle spalle.

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Rosanna Bogo

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La festa del diavolo


- Bella questa festa, dovremmo farne più spesso!
- Eh, ma se ogni volta bevi come stasera…
- Non ho bevuto tanto!
- Arthur, gli hai sgonfiato la cantina!!
E si sentirono delle gran risa dall’altra parte del telefono.
- Ci vediamo domani a lavoro!
- Se ce la fai… Ciao Arthur!

In effetti alla festa aveva bevuto davvero tanto, tre bicchieri di Prosecco, poi un numero imprecisato di cocktail a base di Martini e infine lo avevano coinvolto in un giro di grappa che si era concluso con la bottiglia vuota; tutto questo alcool non era stato accompagnato da molto cibo nello stomaco e adesso era ridotto in condizioni pessime.

Ora sarebbe tornato a casa, dove l’aspettavano una bella doccia e il letto caldo. Doveva resistere il tempo necessario ad arrivare, sperando nella buona sorte: incontrare una pattuglia della polizia in quel momento avrebbe significato sicuramente almeno una multa.

Tutto intento a guardare la strada, la sua attenzione venne all’improvviso distolta da un’auto che viaggiava un po’ a zig-zag.

“Quello deve aver bevuto più di me” pensò Arthur.

Ma poi quello alzò i fari e cominciò a stargli “al culo”.

“Cazzo fai?” e cominciò a lampeggiare col faro antinebbia posteriore e accese le 4 frecce, ma quello non sembrò accorgersi della rabbia di Arthur.

“Vai, giro qui, ci metterò 5 minuti di più, ma almeno mi tolgo questo stronzo da dietro”, ma quello girò nella stessa direzione. Nello stesso momento in cui girava e i fari alti non lo accecavano più, Arthur fece in tempo a vedere la faccia del suo inseguitore. Una faccia rossa, con un naso aquilino, dei denti aguzzi e… erano corna quelle che gli spuntavano tra i capelli? Arthur non poteva credere a quello che aveva visto. Eppure era così, era inseguito dal diavolo!

“Ecco là un altro incrocio, giro a destra…magari quello va a dritto”, ma nuovamente il diavolo svoltò dietro alla macchina di Arthur che sempre più sconvolto prese il cellulare per chiamare qualcuno, la polizia, la fidanzata…ancora non aveva deciso, ma qualcuno che potesse aiutarlo.

Compose in automatico il 112 e appena sentì la voce dall’altra parte urlò “Aiuto, mi sta inseguendo il diavolo!”. Ma senza avere il tempo di finire la frase, il cellulare gli sfuggì di mano e cadde sul tappetino del lato passeggero. Arthur continuò a urlare la sua richiesta di aiuto e allungò una mano per recuperare il telefono. Si piegò appena per provare a raggiungerlo e in quell’istante il pilastro di un sottopassaggio spuntò dal nulla e fermò la fuga di Arthur.

Il diavolo vide la macchina davanti a sé curvare verso sinistra e sbattere a gran velocità nel pilastro del sottopassaggio che avrebbero dovuto imboccare. Mise la freccia e fermò l’auto. Uscì, si avvicinò all’auto tutta accartocciata e vide due occhi spaventati fissarlo da dentro l’abitacolo. Aprì la portiera e cercò di controllare il polso di quell’uomo, ma era ormai morto.

Si tolse allora la maschera dalla faccia e la gettò a terra, gli era passata la voglia di andare a quella festa così stupida.

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Juan

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Ognissanti

Hallowe’en è, per mia convinzione, una delle tante mode americane insulse che inquinano la nostra vita; su Scrivolo però la vediamo come una occasione di stimolo per cercare di inventare qualche nuovo racconto.

In attesa delle nostre produzioni del 2010 (ce ne saranno? forse sì, il nostro Juan, più avvezzo a scrivere codice PHP che racconti, ha già in serbo qualcosa e, nel frattempo, ha ritoccato opportunamente la grafica del sito [non vi stupite per quello che vedrete e continuate a leggerci]) ripubblichiamo, in un unico file PDF, due racconti che abbiamo scritto lo scorso anno: li trovate nell’area di download.

J. I.

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Dr J. Iccapot

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Idelfonso Nieri, Cento racconti

Dice lo stesso Nieri, nella prefazione:

“Certi di questi Racconti son novelle di meraviglie; altri sono storielline tradizionali, che spiegano o pretendono spiegare qualche proverbio o qualche frase comune: i più sono veritelle, cioè fatti veri accaduti al mio paese o in quel vicinato. Per amor di varietà poi v’ho messo alcuni Caratteri e parlate prese dal vero che mi parevano degne di nota; il qual genere spesso è più ameno, spiritoso e istruttivo che molte facezie tradizionali.”

Digitalizzato da Scrivolo, il libro lo potete scaricare da qui: Idelfonso Nieri, Cento racconti popolari lucchesi (88)

 

 

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Dr J. Iccapot