Fin dal primo mattino la giornata si annunciava fredda e umida. Non pioveva ma, lungo il viale alberato, grosse gocce d’acqua sospese alla punta delle ultime foglie ingiallite, scosse dal vento, cadevano sui passanti: anche se il cielo era azzurro cristallino qualcuno apriva l’ombrello, incurante di apparire ridicolo, ma i più sopportavano stoicamente il fastidioso stillicidio. Quasi tutti facevano una breve sosta al piccolo chiosco che si trovava a metà del viale: era l’unica rivendita di giornali nei paraggi e la più vicina al capolinea dei tram urbani.

Ugo, l’edicolante, già alle cinque e mezzo alzava il bandone. A quell’ora non si vedevano finestre illuminate, le macchine attendevano immobili nei parcheggi, le strade apparivano vuote e silenziose: la città dormiva ma l’invisibile popolo dei mattinieri era già in marcia ed i clienti non mancavano. Padroni di cani, pendolari a lungo raggio, infermiere, guardie notturne, operai turnisti, qualche anziano sveglio dalle quattro…ormai Ugo li conosceva uno per uno e sapeva in anticipo il giornale che avrebbero chiesto, così allungava subito il quotidiano, risparmiando agli involontari insonni il disturbo di aprire bocca. Non sembravano davvero in vena di conversare.

Appena il viale si svuotava Ugo scaricava il suo camioncino, portava all’aperto gli espositori e metteva in ordine il banco. Poi si sedeva, pronto a fronteggiare l’ondata dei lavoratori dipendenti: insegnanti, impiegati di uffici pubblici e privati, commessi dei negozi del centro.

Non erano clienti facili: sempre preoccupati di non arrivare in tempo alla fermata del tram, si spazientivano quando indugiava un attimo prima di dare il resto e rumoreggiavano se qualcuno si metteva a scegliere una rivista.

In certi momenti davanti al chiosco si ammassava una piccola folla e i più disinvolti, approfittando della confusione, non aspettavano il proprio turno per farsi servire: gli scavalcati a volte reagivano al sopruso e così scoppiavano improvvisi diverbi che però cessavano quasi subito: i litiganti dovevano correre a prendere l’autobus.

Ugo non capiva per quale motivo i clienti delle sette e trenta fossero ogni giorno in lotta con l’orologio. Non potevano uscire dal letto dieci minuti prima e raggiungere tranquillamente la fermata dell’autobus, dedicando all’acquisto del giornale il tempo necessario?

Anche quella mattina l’edicola aveva subito l’assalto dei ritardatari, ma ormai il peggio era passato e nel viale si vedevano solo pensionati a passeggio e casalinghe dirette al mercato rionale.

Ugo di solito approfittava della momentanea tregua per fare la sua seconda colazione: stava appunto tirando fuori da una busta il termos del caffè quando notò che i lembi dei teli di plastica messi a protezione degli espositori svolazzavano qua e là come bandiere. La calca di poco prima evidentemente aveva fatto cadere le mollette che tenevano ferma la copertura.

Era un sistema per evitare che la guazza e la pioggia bagnassero le riviste molto economico ed anche funzionale, perché la plastica trasparente permetteva ai clienti di vedere le copertine, tuttavia aveva un difetto: si danneggiava facilmente.

“Le mollette moderne non reggono come quelle di una volta” pensò Ugo rimettendo a posto i teli. Senza volerlo gettò un’occhiata all’espositore.

Le riviste esibivano l’usuale veste natalizia e dai titoli si capiva che anche i contenuti erano quelli di sempre: consigli su cosa cucinare, regalare, o indossare in occasione delle Feste e l’immancabile oroscopo che prevedeva, segno per segno, l’andamento della salute, degli affari e dell’amore dal primo di gennaio in poi.

“Ci risiamo con la solita solfa! basterebbe cambiare le date e potrebbero rifilarci le riviste del passato Natale…forse lo fanno già, magari vanno indietro nel tempo, per non farsi scoprire – pensò Ugo… e lo pensava tutti gli anni – però questa minestra riscaldata piace, con due euro si può comprare l’illusione che il nostro piccolo mondo, così com’è, non cambierà mai, mentre in realtà sta andando di corsa non si sa dove. Sono letture rassicuranti, ecco spiegato perché ogni dicembre gli incassi dell’edicola aumentano.”

Ormai aveva fatto il più, doveva solo applicare i ‘meccanismi di assemblaggio’, come scherzosamente chiamava le sue mollette.

“Potrebbero anche evitare di appoggiarsi agli espositori – mormorò Ugo, cercando tra le foglie secche le mollette cadute a terra – ma ormai l’educazione è andata a farsi friggere.”

“Che fa signor Ugo, cerca le lumache?” disse una voce alle sue spalle.

Ugo si voltò. Aveva riconosciuto l’accento inconfondibile di un suo assiduo cliente, il signor Sanna, un tipo tranquillo, ex carabiniere, che lavorava come sorvegliante alle dipendenze della Grassi Costruzioni S.p.A.

Faceva sempre il turno pomeridiano e tutti i giorni, tranne il lunedì, poco dopo la mezza si fermava al chiosco: scambiava due parole, guardava le riviste di bricolage, ma poi comprava solo il quotidiano, qualche volta un settimanale di enigmistica e, il mercoledì, il periodico preferito dalla moglie.

Questa però era una visita insolita, fuori orario: non era mai passato nel viale tanto presto.

“Beato lei che ha ancora voglia di scherzare, signor Sanna – disse Ugo soffiandosi sulle mani – Ma come mai è in giro così di buon’ora con questo ghiado?”

“Vado in centro a comprare i regali per i miei bambini – rispose Graziano – oggi lavoro fino a tardi e non posso prendere un permesso.”

“Si è ridotto proprio all’ultimo momento, eh! Pensi che il trenta per cento dei nostri connazionali ha acquistato i doni di Natale a novembre. L’ho sentito ieri al telegiornale.”

“Fosse per me lo farei anch’io…ma ho avuto la tredicesima solo ieri! – disse Graziano continuando a sfogliare un articolo che spiegava come costruire un falso caminetto in salotto, nel caso se ne sentisse il bisogno – Il mio principale possiede un’impresa che costruisce strade persino all’estero, ma paga i dipendenti sempre in ritardo. Questa volta però ha davvero esagerato, non le pare?”

“Più sono ricchi e più sono egoisti! – commentò Ugo – quando sento certe cose sono contento di lavorare in proprio, anche se devo alzarmi all’alba e passo tutto il giorno all’aperto, estate e inverno. Io non avrei la forza di sopportare le prepotenze di un padrone del genere. Meglio il gelo!”

“Il freddo non è problema, basta coprirsi nel modo giusto e si può vivere al Polo, come fanno gli Eskimesi. – disse Graziano sorridendo – da noi, quand’ero bambino, il gelo non faceva paura. D’inverno mi svegliavo alle quattro e aiutavo mio padre nella stalla, poi camminavo per tre chilometri nella neve o sotto la pioggia fino alla scuola del paese: e non c’era riscaldamento, né in casa né in classe, al massimo un braciere o una stufa a legna che si accendeva la sera. Eppure si tirava avanti… e quand’ero nell’Arma dovevo alzarmi anch’io all’alba. Ma con il tempo si fa il callo a tutto.”

“Io invece a questo genere di vita non mi sono mai abituato: in certi giorni ci vorrebbe proprio la tromba della caserma per farmi aprire gli occhi. E un paranco per buttarmi fuori dal letto…del resto ormai ho una certa età, soffro di bronchite cronica e così non posso più andare avanti: le confesso che mi piacerebbe cedere l’attività e mettermi in pensione.”

“Magari potessi comprare io il suo chiosco! – disse Graziano sospirando – se vinco il Jackpot al Superenalotto lo faccio di sicuro!”

“Beh…basterebbe molto meno… magari una piccola eredità o un prestito. Non pensi che pretenda chi sa quale cifra, in fondo è solo un baracchino sul viale, però ha una bella clientela. Questo è una quartiere piena di uffici e non mancano i condomini di lusso. Qui di fronte abita persino un senatore: lo so perché tutti i giorni manda la cameriera a comprare un fascio di quotidiani!”

Graziano non aveva studiato ma era curioso e provava un po’ d’invidia per il Ugo che se ne stava tutto il giorno immerso in un mare di carta stampata pieno di notizie interessanti. Doveva essere piacevole avere a disposizione decine di riviste senza spendere un centesimo!

Ugo sosteneva che maneggiare giornali per mestiere toglieva la voglia di guardarli per diletto e, in effetti, leggeva solo ‘La Gazzetta dello Sport’. Graziano replicava che lui, al contrario, non si sarebbe mai stancato di possedere un simile tesoro.

Sia pure a malincuore, Graziano lasciò cadere la conversazione: era un uomo con i piedi per terra e si rendeva conto che l’edicola rappresentava per lui solo un bel sogno.

Pagò quanto doveva per il giornale, salutò Ugo e si diresse alla fermata dell’autobus con passo veloce. Aveva fretta, doveva sbrigare molte commissioni in poco tempo.

Dato che era per carattere previdente, aveva già preparato una lista di regali compatibile con il suo modesto ‘budget’ ma, per essere certo di acquistare al prezzo più conveniente, doveva visitare almeno tre grandi magazzini.

Tornò a casa verso mezzogiorno, carico di pacchi e buste. La moglie, avvisata telefonicamente, aveva già messo gli spaghetti in tavola: Graziano trangugiò il pranzo e uscì di corsa. In quattro anni non era mai arrivato tardi al lavoro, ci mancava solo che accadesse la Vigilia di Natale!

All’una in punto, indossando un cappello con la scritta “portiere”, era già seduto nella sua postazione di lavoro, un cubo trasparente, non più grande dell’edicola di Ugo, collocato nell’androne di un antico palazzo nobiliare.

I padroni di casa non avevano una goccia di sangue blu ma erano ricchi e potevano permettersi di abitare in una dimora che aveva ospitato principi e cardinali.

Graziano a volte pensava che la scatola di vetro e alluminio in cui trascorreva gran parte del tempo non era molto diversa dalle garitte militari della sua gioventù, a parte il radiatore elettrico che rendeva meno gelido l’ambiente: quando era carabiniere i superiori lo mettevano spesso di guardia perché sapevano che non dormiva in servizio. “Sanna è affidabile” ripeteva di continuo il maresciallo ed anche il colonnello Andronico, comandante della Caserma, lo aveva preso a benvolere: se doveva fare un lungo viaggio lo sceglieva sempre come autista perché, diceva, “Sanna non chiacchiera a vanvera, non beve e non guida come un cornuto.”

Quando aveva deciso di sposarsi, per evitare alla futura moglie il disagio di vagare da una caserma all’altra, Graziano si era congedato.

Aveva subito trovato lavoro come camionista in una ditta di traslochi: guadagnava bene, ma la sua schiena mal sopportava i lunghi viaggi e i mobili pesanti. E poi si sentiva a disagio quando il padrone gli imponeva di violare le norme sul riposo o i limiti di velocità per arrivare in orario dai clienti. Era un uomo che aveva il rispetto della legge nel DNA.

Così, dopo un po’, era passato ad un’attività più sedentaria: portiere in un condominio. Non era una cattiva sistemazione: riceveva uno stipendio modesto, ma aveva a disposizione un alloggio gratuito. Il lavoro consisteva nell’essere sempre a disposizione degli abitanti del palazzo per piccole riparazioni, commissioni, custodia di animali o piante. Naturalmente doveva anche controllare chi entrava, pulire le parti comuni e tenere in ordine il giardino.

Un brutto giorno però, dopo dieci anni di impeccabile servizio, aveva ricevuto una telefonata dall’amministratore: il ragioniere lo informava che i condomini, per risparmiare, avevano deciso di sostituirlo con un videocitofono e quindi, a fine mese, sarebbe stato licenziato.

Con il piccolo fondo messo da parte ‘per le emergenze’ e la liquidazione Graziano affittò un appartamento, versando sei mensilità anticipate.

Qualcosa era avanzato, ma i risparmi si consumavano rapidamente e il poco che la moglie racimolava lavorando a ore non bastava certo per tirare avanti una famiglia di quattro persone: le bollette, la mensa scolastica dei figli, le rate della macchina andavano comunque pagate e poi occorreva mangiare, vestirsi, comprare penne e quaderni.

Graziano aveva assolutamente bisogno di un nuovo impiego e pensò di rivolgersi al suo vecchio colonnello.

L’alto ufficiale, divenuto nel frattempo generale, non aveva dimenticato l’appuntato Sanna e lo raccomandò a una nipote che stava appunto cercando un portiere per il suo palazzo, un edificio storico tra i più belli in città.

Claudia Andronico, moglie dell’ingegner Grassi, conduceva un’intensa vita mondana: spesso invitava a cene gli amici e il giovedì apriva le porte del suo salotto ad intellettuali, artisti, attori, politici e imprenditori. Aveva quindi bisogno di un portiere sveglio e fidato, in grado di gestire l’afflusso pomeridiano e serale degli ospiti. La mattina il portone rimaneva chiuso: donna Claudia si alzava tardi e sempre con il mal di testa.

Il lavoro non richiedeva particolari competenze ma andava svolto con scrupolo ‘carabinieresco”: si doveva verificare l’identità di tutte le persone che entravano nell’edificio, bloccare gli individui molesti e gli sconosciuti, accogliere con cortesia gli invitati e, ovviamente, non abbandonare mai il posto di guardia. Graziano, diffidente e riservato per natura, ex militare abituato a rispettare regole e gerarchie, nonché ‘protetto’ dello zio generale, parve subito alla signora Grassi il candidato ideale e venne assunto seduta stante.

Certo non erano tutte rose e fiori. I padroni, temendo di essere rapiti, avevano imposto a Graziano di portare la pistola, come un sorvegliante, e l’orario di uscita non era mai certo perché poteva lasciare la portineria solo dopo che l’ultimo ospite se n’era andato. Ogni settimana era costretto a fare una decina di ore di straordinario, sopratutto il giovedì, ma non era colpa di donna Claudia se la vita di società si svolgeva prevalentemente di notte. E poi così guadagnava qualcosa in più e poteva versare tutti i mesi una piccola cifra sul conto postale, per il futuro.

Anche quel giorno, Vigilia di Natale, il servizio si sarebbe protratto fino a notte tarda: nel pomeriggio Graziano era impegnato ad aprire il portoncino a fiorai, camerieri avventizi, estetiste e parrucchieri poi, verso venti, doveva spalancare tutto il portone per far entrare il furgoncino del catering, infine, dopo le nove, era la volta delle signore impellicciate e degli uomini in cappotto blu e sciarpa bianca: gli ospiti del Cenone natalizio di donna Claudia.

Per fortuna la mattina seguente i signori Grassi mettevano in libertà il Personale e si trasferivano nel loro appartamento di Montecarlo. Tornavano in città dopo la Befana.

In quella speciale serata anche l’ingresso del Palazzo doveva avere un aspetto natalizio e Graziano stava appunto appendendo le ultime decorazioni alla sua guardiola quando donna Claudia varcò la soglia del palazzo. Tornava da un tour di shopping ‘last minute’ e approfittò dell’occasione per controllare il lavoro effettuato dalla ditta incaricata di pulire le scale e rinfrescare la memoria del portiere: la sera del Cenone tutto doveva filare liscio come l’olio.

“Caro Graziello…”

“Graziano” mormorò a mezza voce Graziano.

“Ah già, Graziella è mia cognata…dunque caro Sanna, ha ricevuto l’elenco degli ospiti con le fotografie?”

“Sì, certo. Eccolo, lo tengo in tasca, nel caso avessi qualche dubbio. Ho visto che ci sono due facce nuove.” rispose Graziano indicando i nomi nell’elenco.

“Facce nuove? Che strana espressione! Lei è davvero spiritoso, caro Sanna, questi sono politici che stanno tutti i giorni in televisione e, caso mai, si dovrebbe dire che hanno una faccia…di bronzo, in senso buono, s’intende! Ah…dimenticavo una cosa importante: mi raccomando, il furgoncino del catering deve sostare nell’ingresso solo il tempo indispensabile per la consegna. Fa tanto ‘parvenu’! non vorrei che qualche ospite lo vedesse e pensasse che sono una padrona di casa superficiale!”

“Sì signora. Lo allontanerò subito.”

“E aiuti mia suocera a salire le scale: in questi giorni traballa più del solito…se cade ci rovina la festa! Maledetta Soprintendenza, perche non mi fa mettere l’ascensore? Lo dicevo proprio giovedì al dottor Derio del Ministero dei Beni Culturali: con tutti gli scempi che si vedono in giro non mi pare che un piccolo lift interno causerebbe un gran danno al patrimonio artistico nazionale. Disastroso sarebbe, caso mai, accompagnare mia suocera all’ospedale lasciando venti ospiti a tavola! E poi parlano di abbattere le barriere architettoniche!” Donna Claudia si allontanò borbottando altri e ben più pesanti improperi all’indirizzo delle autorità preposte alla tutela dei monumenti.

Verso le otto, come previsto, arrivò il furgone del catering e Graziano corse ad aprire il portone: lo spazio dell’entrata era ridotto e il camioncino, per avvicinarsi allo scalone, doveva fare manovra a marcia indietro. L’autista e due addetti, usciti dal portellone posteriore, trasportarono al piano superiore numerosi contenitori.

“Fate presto – disse Graziano – la Signora non vuole che gli ospiti vedano il vostro furgone.”

“Allora dovrebbe assumere un bravo cuoco” replicò ironico l’autista.

Graziano era della stessa opinione ma rimase in silenzio. Non era corretto criticare i padroni di fronte ad estranei.

Prima di risalire sul camioncino, l’autista si avvicinò a Graziano per avvertirlo che forse sarebbero tornati per un secondo giro, dopo le dieci:

“Una bella scocciatura, ci toccherà fare lo straordinario anche la notte di Natale! – disse l’uomo del catering – Ma sono sicuro che i dessert non basteranno… e il dessert non può mancare a fine cena.”

Graziano annuì. Aveva un interesse personale al riguardo perché, finito il ricevimento, donna Claudia regalava i dolci avanzati al Personale.

Poco dopo la partenza del furgone cominciarono ad arrivare i primi ospiti.

Graziano teneva sotto controllo lo schermo della video-sorveglianza e, appena vedeva una coppia nota che scendeva da un taxi o da un’auto con chauffeur, correva ad aprire il portoncino senza aspettare il din-don del campanello. Di tanto in tanto dava un’occhiata all’elenco e spuntava i nominativi.

Gli ospiti abituali, a Natale e Pasqua, di solito gli auguravano Buone Feste allungando un biglietto da venti o da cinquanta. Le prime volte Graziano aveva rifiutato la banconota, dopo tutto prendeva già uno stipendio e non faceva nulla di speciale per quelle persone, se non aprire una porta, ma poi la signora Claudia, un po’ infastidita da quell’eccesso di orgoglio, gli aveva ordinato con garbo di prendere il denaro senza fare tante storie:

“Lei forse ha frainteso il senso del gesto: nel nostro ambiente è normale dare un ‘tip’ al personale delle case che si frequentano come compenso del lavoro in più che arrechiamo, rifiutarlo sarebbe scortese. E lei, caro Graz… Sanna, non vuole offendere i miei amici, vero?”

Così Graziano, a Natale e Pasqua, si ritrovava in tasca un bel gruzzolo extra con la benedizione dei padroni: personalmente lo considerava un risarcimento dell’umiliazione che provava quando doveva allungare la mano come un mendicante per prendere la mancia.

Quella sera tutti gli ospiti della lista erano arrivati prima delle dieci. Dopo una mezz’ora di tranquillità, guardando nel monitor, Graziano vide il camioncino del catering che si avvicinava e corse ad aprire il portone. L’autista questa volta si fermò nell’androne a fare due chiacchiere:

“Visto! l’avevo detto che i dolci non bastavano!”

“Non va ad aiutare i suoi colleghi? Dovete fare alla svelta!” disse Graziano un po’ preoccupato.

“Ce la fanno benissimo da soli – rispose l’autista – in fondo devono portare solo due contenitori. Di solito i nostri carichi sono ben più pesanti… mi creda, non è un lavoro leggero il nostro! Lei invece si è trovato proprio un bel posticino: apre la porta a tutti i pezzi grossi della città. Chi sa quanta gente famosa ha incontrato facendo il custode in questo palazzo!”

“I miei padroni ricevono molte persone, ma per me sono solo nomi e fotografie da controllare.”

“Già, lei deve essere discreto… questi ricconi ci tengono alla loro Privacy.”

“E chi non ci tiene?”

“Chi non ha nulla…né quattrini né segreti. Com’è che si dice? ‘male non fare paura non avere’: se amano tanto nascondersi avranno i loro motivi.”

“E’anche una questione di sicurezza” osservò Graziano.

“Poveri ricchi! sono sempre in pericolo – replicò l’autista con tono beffardo – per fortuna a noi proletari non vengono le paranoie dei capitalisti, non abbiamo un valore sul mercato! Però a mia cugina hanno rapito il cane ai giardinetti e, per riaverlo, ha dovuto sborsare duecento euro a una banda di ragazzini: una bella somma, considerato che è un bastardino.”

“Invece di pagare il riscatto doveva rivolgersi alle forze dell’ordine” disse Graziano con voce inespressiva. In effetti non pensava più al cane rapito: i termini ‘sovversivi’ utilizzati dall’autista avevano messo in allarme il suo sesto senso di carabiniere, sia pure in congedo. Cercava di capire la reale pericolosità della persona che aveva di fronte: era un anarchico, un ‘no global’, magari un ex brigatista, pronto a fare qualche azione violenta o solo un burlone impertinente che usava termini ormai fuori moda?

L’autista si accorse del cambiamento di umore del portiere e fece una sonora risata.

“Si è spaventato? Scherzavo! io adoro i ricchi, senza di loro a chi consegnerei il caviale e le tartine londinesi, ai senzatetto? è il mio lavoro e ci tengo!. Però, al giorno d’oggi, con la violenza che c’è in giro, non può davvero credere che poliziotti e carabinieri perderebbero tempo a dare la caccia a quattro teppisti per recuperare un cagnolino. Certo se fido appartenesse al Presidente della Repubblica – aggiunse con il solito tono tra il serio e il faceto – allora ammetto che avrebbe qualche speranza di essere liberato da un blitz dei Nocs.”

La fiducia di Graziano nella Legge era incrollabile e trovava irritante quel genere di battute. Però sapeva che, nella sostanza, l’autista aveva ragione.

“Ovviamente le forze dell’ordine non possono occuparsi di tutto – replicò ormai convinto di avere a che fare con un innocuo esponente dell’estrema sinistra – e devono dare la precedenza ai casi più gravi, come si fa al Pronto Soccorso, di conseguenza i “reati minori” rimangono spesso impuniti, anche se per la povera gente uno scippo, un furto in casa, un’auto o un motorino incendiati non sono affatto danni minori. E tantomeno il rapimento di un bastardino a cui si vuole bene.”

“Purtroppo viviamo in un mondo ingiusto” aggiunse l’autista.

“Sono i mezzi che mancano: la Giustizia punirebbe anche ladruncoli che rubano negli appartamenti o i rapitori di cani se solo avesse più uomini al suo servizio” disse con convinzione Graziano.

“Ma per il momento bisogna avere pazienza, vero? – replicò l’uomo del catering – lei che vede passare tanti arricchiti che hanno fatto i quattrini sfruttando il prossimo e ingannando la legge, lo sa meglio di me. Le persone oneste che faticano ad arrivare a fine mese devono avere la pazienza di Giobbe per sopportare l’ingiustizia sociale che c’è nel nostro paese.”

“Io mi accontento di avere un lavoro che mi permette di mantenere la famiglia, non invidio i miei padroni o i loro ospiti, e neppure li giudico. Le condanne si emettono nei tribunali. Anzi, devo essere grato ai signori Grassi perché mi hanno assunto: sono stato disoccupato tre mesi e alla mia età non è facile trovare qualcuno disposto a darti uno stipendio.”

Il ‘rivoluzionario’ stava per ribattere al fervorino di Graziano con una delle sue freddure quando i due addetti del catering ricomparvero, scendendo rapidamente le scale. Finalmente il loro lavoro era terminato.

L’autista li raggiunse sul retro del camioncino per aiutarli a caricare i contenitori e chiudere lo sportello. Graziano invece andò ad aprire il portone.

Prima di salire sul furgoncino l’uomo del catering si avvicinò nuovamente a Graziano:

“Beh, forse ho scherzato un po’ troppo – disse con voce gentile – mi deve scusare, ma ho il vizio di dire battute su tutto. Però lei è proprio una brava persona e le auguro di cuore Buon Natale.”

Mentre pronunciava le ultime parole l’autista abbracciò calorosamente il portiere. Graziano non amava quelle smancerie, soprattutto tra uomini, e tentò inutilmente di evitare il contatto.

“Bastava una stretta di mano – pensò un po’ infastidito – però mi fa piacere che al giovanotto sia rimasto ancora un po’ di sentimento, con tutto il fiele che ha in corpo!”.

“Buon Natale anche a lei – rispose Graziano, sciogliendosi da quella morsa affettuosa – e le auguro di imparare a vivere la sua vita invece di perdere tempo a pensare a quella degli altri. Questo è il solo modo per campare serenamente, perché ci sarà sempre qualcuno che è più ricco, più bravo, più bello o più fortunato di noi.”

“Mi ricorderò delle sue parole, promesso! Ma anche lei non mi dimentichi!” rispose l’autista mettendo in moto il camioncino. Partì a razzo, Graziano però non ci fece caso: la signora Claudia aveva ordinato che il catering sparisse il prima possibile dall’ingresso. Chiuse con calma il portone e rientrò nel suo cubicolo.

Mise al massimo il radiatore e si rilassò, ovviamente senza chiudere gli occhi. Un po’ guardava il monitor, un po’ leggeva il quotidiano che aveva comprato all’edicola di Ugo, un po’ faceva le parole crociate. Di solito lasciava i rebus e gli indovinelli per ultimi, quando non aveva più caselle da riempire, perché i giochi di parole e i doppi sensi non erano il suo forte: a volte impiegava settimane per completare un numero del suo giornale enigmistico preferito. Mentre si domandava quale fosse il nome della capitale del Lussemburgo, dieci caselle 9 verticale, sentì un rumore provenire dal pianerottolo. Uscì di corsa per vedere cosa stesse accadendo e, a metà della prima rampa, trovò a terra il padrone di casa: aveva l’abito in disordine, la camicia strappata al colletto e un grosso pezzo di nastro da pacchi pendeva al lato della sua bocca. Sembrava acciaccato, ma non a causa del ruzzolone per le scale.

“Lei…lei pezzo di deficiente! – urlò l’ingegner Grassi cercando di rimettersi in piedi – Dov’era quando ci hanno rapinato! Mi hanno puntato il mitra alla testa! capisce? il mitra! Ma per cosa la paghiamo, porcaccia miseria, per dormire? E la pistola, perché non ha usato la pistola per fermare quei banditi?”

Graziano non rispose, scansò l’ingegnere e corse nel salone, vide che alcuni degli invitati erano ancora legati e si diede da fare per liberarli. Poi chiamò il 112 e anche il 118, perché gli ospiti erano tutti sotto shock e donna Claudia, semisvenuta su un sofà, sembrava più morta che viva. Quando vide il portiere la signora Grassi riacquistò improvvisamente le forze:

“Razza d’imbecille, è così che sorveglia il Palazzo? – strillò quasi isterica all’indirizzo di Graziano – ma bravo! si è fatto passare sotto il naso una banda di criminali come un allocco, è incredibile! Ma forse… magari è addirittura un loro complice. Augusto – disse rivolta al marito, appena rientrato nel salone – sono sicura che quest’uomo è il palo dei rapinatori.”

Augusto non sembrò sentire le parole della moglie, in quel momento stava pensando a ben altro. Si mise seduto a tavola: aveva la faccia bianca come la tovaglia ed a fatica trangugiò un po’ d’acqua. Poi mise una pasticca sotto la lingua, premendosi le mani sul petto.

“Un attacco di angina – pensò Graziano – fortuna che l’ambulanza sta per arrivare”

L’ingegner Grassi era davvero messo male, ma ugualmente trovò la forza per pronunciare ad alta voce quattro parole:

“Sanna, lei è licenziato!”

“In tronco!” aggiunse donna Claudia.

I carabinieri portarono Graziano in Caserma.

Doveva essere sentito come testimone, ma aveva l’impressione che le assurde accuse della signora Grassi non fossero del tutto cadute nel vuoto.

“Signor Maresciallo – disse Graziano con un filo di voce – mi deve credere, non avevo motivo di sospettare nulla: l’autista del camioncino era già venuto verso le venti e non è strano che il catering faccia due viaggi in una serata. Perché mai dovevo allarmarmi? Se ne sono andati tranquilli come sono venuti, sembravano proprio normali dipendenti della ditta. L’autista si è persino fermato a scambiare quattro chiacchiere con me.”

“In realtà, Sanna, ti stava tenendo sotto controllo perché sapeva che eri armato. La banda aveva sicuramente un basista nella casa, ma non sei certo tu! Il generale Andronico, lo zio della signora Grassi, ha telefonato per sapere cos’era accaduto a casa della nipote. E ha chiesto anche di te… secondo lui sei al di sopra di ogni sospetto. Anch’io la penso così, quindi puoi rilassarti, questo non è un interrogatorio. Sei qui perché mi interessa sapere se hai notato qualcosa che possa servire per le indagini, cinque anni nell’Arma insegnano a guardare i particolari!”

“Ah, il Generale è proprio una brava persona. Era il mio comandante, vent’anni fa. Meno male che qualcuno ancora mi crede!”

“Guarda che anch’io ti credo, le accuse della tua padrona sono solo uno sfogo, però ammetterai che in questa occasione non hai fatto una bella figura! ti trovavi a pochi metri di distanza dal luogo dove due delinquenti tenevano in ostaggio venti persone e non ti sei accorto di nulla…e poi i rapinatori ti sono passati sotto il naso con il bottino come niente fosse. E che bottino! – disse il Maresciallo, prendendo in mano un foglio scritto fittamente – senti che roba: spilla Deco con zaffiri e brillanti, bracciale in platino con pavè di brillanti vecchio taglio, orologio Cartier e spilla a forma di tigre, tiara con brillanti, anello con diamante…fancy e brillanti, antico diadema con perle e brillanti…e così via…ci sono persino delle borse da sera fatte d’oro. Io, tra parentesi, nemmeno capisco il significano di certe parole e credevo che diamante e brillante fossero la stessa cosa. Deco immagino sia un gioielliere, come Cartier e Bulgari ma ‘fancy’ che diavolo vorrà dire? Comunque sono tutti gioielli che costano dai diecimila in su e alcuni valgono più di settantamila euro. Capisco che i proprietari siano arrabbiati …però, detto tra noi, ti è andata bene! se tiravi fuori la pistola per fare l’eroe non arrivavi a mangiare il panettone. Quella è gente decisa e organizzata, usa armi da guerra. Insomma si tratta di criminali professionisti e infatti nessuno si veramente fatto male. Sono gli incapaci e i principianti che perdono la testa e ammazzano la gente per rubare cento euro.”

“Guarderei volentieri le foto segnaletiche…per aiutare le indagini” disse Graziano sempre più mogio e umiliato dal velato rimprovero del Maresciallo. Sapeva interpretare il senso di quelle parole, in apparenza bonarie: se il portiere gabbato da una banda di rapinatori era un carabiniere in congedo il fatto gettava discredito sull’Arma. Era innocente ma aveva fatto la figura dello sciocco, come nelle barzellette.

“Non occorre – rispose il Maresciallo – le vittime hanno già identificato i rapinatori e sappiamo anche il nome dell’autista. Si è fatto assumere due mesi fa dalla ditta di catering con una falsa identità, ma è un pregiudicato con una fedina lunga come un papiro. E’ lui il capo della banda. Con un pretesto, ha preso il posto del collega di turno per le consegne a Palazzo Grassi Al primo giro i camerieri erano veri, poi i due complici li hanno legati, imbavagliati e chiusi in un camper, prendendo i loro vestiti. Le armi stavano nei contenitori del cibo e anche il bottino è uscito così dal portone.”

“Le giuro Maresciallo che l’autista sembrava una persona normale e anche lei ha detto che un po’ me ne intendo di delinquenti! Però ce l’aveva a morte con i ricchi e usava termini che ho sentito nei processi ai brigatisti, quando facevo la scorta a un magistrato: mi sono insospettito, temevo fosse un terrorista, ma poi si è messo a scherzare sulle sue affermazioni, dicendo che mi aveva preso in giro. Mi sembrava sincero e comunque avere idee di sinistra non è mica un reato!”

“Non te la prendere, il tuo amico autista ci sa fare con le parole ed è un attore consumato: lo chiamano il Professorino perché sembra un giovanotto a modo, ma si è già beccato cinque anni… indubbiamente ha fascino e piace alle donne… sono convinto che il basista sia una femmina, magari una delle cameriere, innamorata del Professorino. Quanto alle idee politiche… sai cosa si diceva una volta: “non tutti i comunisti sono delinquenti ma tutti i delinquenti sono comunisti”. Probabilmente è davvero un rivoluzionario, ma fa la lotta di classe rapinando la gente armato di mitra”.

“Beh, allora…se non vi servo più e non mi accusate di nulla, posso andare a casa?”

“Ma certo, vai pure, domani però torna per firmare il verbale.”

“Non c’è problema, Maresciallo, tanto d’ora in poi avrò tempo libero da vendere.”

“Licenziato?”

“Sissignore.”
“Mi pare eccessivo…però è vero che sono volati via quasi due milioni in gioielli”

“Già, dovevo stare più attento. Buona notte…e Buon Natale, Maresciallo.”

Graziano prese dall’attaccapanni il suo giaccone comprato ai Grandi Magazzini del Risparmio, lo indossò lentamente, mise i guanti e, con passo strascicato, uscì dalla Caserma.

Doveva andare a casa: lo stavano aspettando ed era già in ritardo. Telefonò alla moglie per rassicurarla, sforzandosi di avere una voce naturale. Riguardo all’accaduto non intendeva dire nulla, almeno per il momento. Voleva che i suoi cari avessero il loro Natale, sereno e pieno di regali, come sempre. E forse i giornali e la televisione non avrebbero parlato della rapina in casa Grassi: a Natale si mostrano solo cose belle e i ricchi, quando vogliono, sanno come evitare la bagarre.

Dato che la moglie lo credeva in ferie fino alla Befana, aveva quindici giorni per giustificare il suo licenziamento con una scusa plausibile, magari nel frattempo poteva anche trovare un nuovo lavoro…Prima o poi, però, la verità sarebbe venuta fuori. Succede sempre.

Mentre passava sul ponte per raggiungere la fermata della circolare notturna pensò per un attimo che, buttandosi nell’acqua scura e vorticosa del fiume, non avrebbe dovuto spiegare nulla a nessuno e neppure tentare di trovare un altro impiego. Il mondo era ingiusto, aveva ragione il capo dei rapinatori.

Tutte quelle persone piene di quattrini e di gioielli, le vittime, di certo avrebbero ricevuto dalle loro assicurazioni un congruo risarcimento e, per riprendersi dallo spavento, sarebbero andate in vacanza alle Maldive o in Kenya; lui invece aveva perso il posto e, senza lavoro, era un uomo finito, rovinato.

Entrò in casa con la morte nel cuore e il volto sorridente, si mise a tavola e mangiò svogliatamente una fetta di panettone. Poi brindò con la moglie. C’era una gran confusione, i bambini avevano preteso di aprire subito i pacchetti lasciati da Babbo Natale sotto l’albero e ora correvano su e giù per il salotto con i loro nuovi giocattoli. Chi sa se il prossimo anno avrebbe potuto regalare ancora qualcosa ai suoi figli.

La moglie si accorse del suo malumore:

“Cos’hai Graziano, non stai bene?”

“No, sono solo un po’ stanco. Sai, vedere di continuo politici corrotti, industriali che evadono le tasse, artisti di mezza tacca e faccendieri che se la spassano è deprimente …ti fanno sentire un fallito, una nullità. Ricordi cosa mi diceva tuo padre? ‘Fatti furbo, Grazià fatti furbo!’. Dovevo dargli retta!”

“Non ti sei mai curato di queste cose – osservò la moglie preoccupata – perché ora ti danno tanto fastidio? E lascia perdere mio padre! era solo un vecchio contadino che a fatica sapeva fare la sua firma.”

“Ci sono anche ignoranti furbi che si sono arricchiti. Negli affari, come nella vita, è l’onestà che ti frega” replicò amareggiato Graziano.

Poi, per non insospettire la moglie, cambiò discorso:

“Non ti dispiace, vero, se fumo una sigaretta? sono un po’ nervoso… vado fuori sul balcone e prometto di non buttare la cenere in giro.”

“Ma si, avvelenati pure! – rispose ironica la moglie – Però metti il giaccone, altrimenti muori di polmonite prima che ti venga il cancro.”

Graziano rispose alla battuta accennando un sorriso, poi uscì sul terrazzo. Con la mano tremante si accese una sigaretta, durante il giorno non ne fumava mai più di cinque e lasciava il pacchetto a casa.

Anche un volo dal terzo piano poteva essere una soluzione, pensò sconsolato.

“E se poi sopravvivo? con la fortuna che mi ritrovo magari finisco in carrozzina o in coma all’ospedale…. comunque solo una gran carogna abbandonerebbe due orfani in balia di questo mondo schifoso. E io non sono un vigliacco.”

Distratto dai suoi lugubri pensieri, Graziano non si era neppure accorto del freddo pungente, ma un brivido violento lo riportò alla realtà: spense la sigaretta, consumata solo a metà, e infilò le mani gelate nelle tasche del giaccone.

Subito sentì che a sinistra c’era qualcosa…qualcosa di strano che estrasse con timore. Riconobbe la collana di Cartier che donna Claudia indossava nelle occasioni speciali, una lunga catenella d’oro in cui erano incastonati oltre cento piccoli brillanti.

Evidentemente il rapinatore, mentre lo abbracciava, aveva fatto scivolare quel ‘dono’ nella sua tasca.

Il gioiello valeva di certo una fortuna, la cameriera della padrona gli aveva detto che era un pezzo unico di Tiffany assicurato per centomila euro, però smerciando le pietre una per una si poteva evitare di destare sospetti… subito si stupì di avere avuto un pensiero del genere. Ovviamente il maltolto doveva tornare al proprietario…già, la collana andava restituito a donna Claudia…una persona onesta non aveva alternativa e lui si era sempre comportato in modo irreprensibile.

Ma cosa aveva ricevuto in cambio dalla vita? solo calci nel fondoschiena e umiliazioni: cacciato dal condominio dopo dieci anni di servizio, licenziato senza colpa la Notte di Natale…e tante altre ingiustizie subite chinando la testa! Se si guardava intorno vedeva ovunque imbroglioni, ladri e approfittatori che non solo rimanevano impuniti, ma se la spassavano e facevano carriera, mentre i poveracci come lui dovevano strisciare per terra.

“La nostra Società è proprio marcia – pensò Graziano – se rifiuti una mancia o una mazzetta, passi per idiota, se rubi e corrompi ti considerano un abile uomo d’affari …e le persone perbene rischiano di finire sotto i ponti o al cimitero.”

All’improvviso capì che non avrebbe mai restituito la collana: era stufo marcio di rigare diritto, di fare la parte del povero onesto. Una coscienza pulita ormai valeva meno di nulla.

“Il male in sella e il bene sempre a terra” diceva suo padre per spiegare in due parole come girava il mondo: ebbene, lui non intendeva più andare a piedi.

Non pretendeva certo di cambiare modo di pensare ma, una volta tanto, voleva comportarsi da furbo, mandare al diavolo gli scrupoli morali e cogliere al volo un’occasione che mai si sarebbe ripresentata nella sua vita.

Dopo tutto si trattava di uno strappo alle regole motivato dal bisogno: in un’altra situazione non avrebbe esitato un attimo a rendere al proprietario una busta con centomila euro trovata per strada; ora però era a un passo dall’abisso e solo aggrappandosi alla collana poteva evitare di precipitare.

Ricordava vagamente che un articolo del Codice Penale dichiarava non punibile chi commetteva un reato in stato di necessità. Dunque non si condanna un uomo che trasgredisce la legge per difendere la vita propria o di altri e lui, quella notte, aveva pensato già due volte di togliersi di mezzo!

In fondo si trattava di accettare il regalo di un ‘ospite’ molto particolare che voleva sdebitarsi per il disturbo arrecato… proprio donna Paola gli aveva spiegato che non si doveva mai rifiutare quel genere di doni e perdere il posto non era davvero un fastidio da poco. Decise di mettere in pratica la lezione di Bon Ton ricevuta dalla sua ex padrona e, con un gesto repentino, infilò di nuovo in tasca la collana. Ora era sua.

Improvvisamente gli venne in mente il chiosco dei giornali e ripensò alla conversazione con Ugo …sì, quella era la soluzione giusta! Con il denaro ricavato dalla vendita dei diamanti avrebbe realizzare il suo sogno! Magari, per non dare nell’occhio e imparare il mestiere, all’inizio si sarebbe proposto come socio e aiutante. Con il tempo, dimenticata la faccenda della rapina, avrebbe comprato l’edicola.

Decise di comunicare le sue intenzioni alla moglie durante il pranzo di Natale, come fosse una bella notizia tenuta in serbo per la festa. Lasciava il lavoro di portiere per iniziare una nuova attività, collaboratore di Ugo, l’edicolante, ma si proponeva di comprare, un po’ alla volta, il chiosco…quanto al denaro necessario per avviare il progetto poteva raccontare che era il frutto di una vincita al lotto oppure un mutuo che la banca gli aveva concesso in base a qualche nuova legge: fortunatamente aveva sposato una donna semplice, non avrebbe fatto tante domande.

Si accorse con stupore che il nodo alla gola e il macigno sul petto che avvertiva da quando aveva lasciato la caserma erano d’un tratto svaniti.

Ora si sentiva bene, addirittura felice: aveva di nuovo un futuro.

Guardò le luci colorate dell’albero nel salotto di casa, poi il chiarore delle luminarie cittadine, infine il cielo stellato che brillava sopra la sua testa e tutto gli parve meravigliosamente bello. Adesso era Natale anche per lui.

Aveva sperimentato la più nera disperazione e ora provava la gioia di chi finalmente ottiene un bene a lungo desiderato, e tutto per opera di un pericoloso delinquente che, dopo aver derubato e malmenato una ventina di persone, si era preoccupato della sorte di uno sconosciuto portiere.

Graziano non riusciva a capire il perché di un gesto tanto bizzarro: forse il rapinatore si era impietosito e, per un attimo, aveva riconosciuto in lui il prossimo suo e se stesso, forse, più banalmente, non voleva rovinare con le sue malefatte la vita di un innocente ‘proletario’. Magari provava un’istintiva simpatia nei suoi confronti, in fondo si somigliavano: erano due reietti aggrappati alle estremità opposte dell’altalena, i furbi ovviamente stavano in equilibrio nel mezzo, sulla linea di confine tra bene e male.

“La vita è davvero complicata – pensò Graziano – nella stessa serata un rapinatore, invece di spararmi alla testa, mi regala il pezzo più prezioso del suo bottino, mentre due persone perbene mi mettono alla porta come un cane e tentano di mandarmi in galera.

La morale della storia però è semplice: dentro di noi, in proporzioni diverse, ci sono tanti frammenti di bene e di male. La vita non fa altro che rimescolare il pentolone, portando a galla ora la malvagità, ora la pietà e l’amore.

Il male rimane male, questo è fuori discussione, ma qualche briciola di bontà può affiorare anche nei peggiori individui. E agli onesti più inflessibili capita a volte di deviare dalla retta via. Siamo tutti esseri umani!”

Graziano guardò verso la finestra della camera da letto e si accorse che una debole luce filtrava dalla serranda: l’abat-jour sul comodino della moglie era ancora accesa, lei lo aspettava sveglia e, di certo, stava in pensiero. Era tempo di rientrare.

“L’animo umano è un mistero – pensò Graziano chiudendo la portafinestra con delicatezza, per non svegliare i figli – ieri mi consideravo l’onestà in persona, oggi sono un ricettatore. Eppure non mi sento diverso, non provo rimorso, non mi vergogno. Ora so che la farina del Diavolo non va sempre in crusca! Non tutta. E a volte salva una vita”.

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Rosanna Bogo