Brecht in carcere - da: http://www.compagniadellafortezza.org/photogallery

Quarta e Ultima Parte

Qui la Terza parte.

Marcello alzò la cornetta del telefono e riconobbe la voce di Gigi che, in modo assai concitato, diceva: “Ma lo sai che è successo ieri sera? L’hai letto il giornale?”

Per alcuni attimi rimase spaesato: ma cosa stava dicendo il suo amico? Poi, pian piano, i ricordi riaffiorarono dalla sua memoria assonnata e le immagini della sera precedente gli affollarono la mente. Erano stati di nuovo a suonare allo spettacolo del carcere, ma questa volta all’aperto, in una piazza gremita di gente curiosa. La serata era stata lunga poiché erano intervenuti degli ospiti, tra cui un comico ed un famoso gruppo rock ed erano rientrati così tardi che sua moglie, che di solito lo aspettava alzata, l’aveva trovata già a letto addormentata. Dovevano essere state almeno le tre. Marcello, meccanicamente, guardò l’orologio: segnava le dieci e un quarto. Aveva dormito oltre sette ore, eppure si sentiva ancora assonnato. Gigi invece, all’altro capo del telefono, sembrava perfettamente lucido e riposato: “Te l’avevo detto, io, ricordi?! Secondo me qui qualcuno tenta la fuga, con tutta questa gente chi vuoi che si accorga se manca un detenuto. Si vedeva che i carabinieri guardavano lo spettacolo, mica i carcerati! Comunque io non mi ero accorto di niente, mi sembrava che quando siamo venuti via e abbiamo salutato ci fossero tutti. Forse è scappato dopo….”

“Scappato?! Ma chi?”

“E che ne so chi! Un delinquente, come li chiami tu!”

“E infatti si chiamano così. Insomma mi stai dicendo che ieri sera è scappato un delinquente durante la baraonda? Bravo! Ha fatto proprio bene! Così imparano! Ma sarà uno di quelli che abbiamo conosciuto?”

“Certo! Hanno fatto uscire solo gli attori e quindi ha recitato e poi è scappato. Ma sul giornale non c’è scritto il nome. Chissà qual è…”

“Quello più furbo! Suvvia, Gigi, ora che mi hai dato la notizia torna in piazza a fare quattro chiacchiere con gli altri assidui frequentatori delle nostre vie. Io stamani ho in programma di finire il modellino dell’Andrea Doria. Buona giornata!”

Riagganciò. Si pentì di essere stato un po’ brusco, ma doveva ancora finire di svegliarsi e non aveva voglia di stare a sentire tutti i discorsi di Gigi, che quando iniziava non la finiva più. Era solo in casa e poteva dedicarsi al suo hobby preferito con tutta la calma che gli occorreva. Mentre incollava la prua della nave pezzo per pezzo, le facce dei detenuti e dello spettacolo gli scorrevano davanti. Gigi aveva ragione, avevano fatto uscire solo gli attori – e nemmeno tutti – e quindi l’evaso doveva per forza essere uno di loro. Si erano incontrati nel pomeriggio, al teatro, per fare una prova, visto che lo spettacolo sarebbe stato un po’ diverso da quello che avevano messo in scena, per tre volte, all’interno del carcere. Durante la pausa per la cena, nel bar-trattoria di fronte al teatro, aveva osservato a lungo le mosse dei detenuti. Per curiosità, o forse per noia. Alcuni di loro avevano ospiti venuti appositamente per vederli. Il nero, per esempio, era con una altro uomo, un po’ più maturo, che a giudicare dall’aspetto poteva essere il padre. Il cantante, invece, si era seduto ad un tavolo con un  ragazzetto e avevano mangiato della zuppa. A chi lo salutava diceva: “Vedi? Questo è mio figlio!” Marcello si era meravigliato: il cantante sembrava un ragazzo ed invece aveva prole, esattamente come un uomo. Gli altri erano in gruppo, insieme al regista e ai tecnici delle luci e del suono. Carmelo era con una donna; una bella signora dai capelli biondi e lunghi, vestita alla moda e piuttosto raffinata. Marcello avrebbe scommesso che non si trattava della moglie. Erano stati per tutto il tempo al bancone del bar, seduti su quegli strani sgabelli tipici di questi locali ed avevano sorseggiato a lungo un aperitivo, senza mangiare niente, assorti in una conversazione fitta e quasi sussurrata. Carmelo era riuscito comunque a non perdere il contatto con il gruppo radunato attorno al regista ed aveva continuato ad intervenire di quando in quando nella loro conversazione con taglienti battute in dialetto napoletano. Ogni volta, però, tornava ad immergersi nel dialogo con la donna, a voce bassa e con atteggiamento complice. Marcello, Gigi e Mario avevano consumato una cena di tutto rispetto, incuranti del diabete, dell’ipertensione e del colesterolo. Quindi, tutti insieme, si erano recati nella piazza.

La prua dell’Andrea Doria era quasi ultimata quando Marcello sentì la moglie rientrare. “Ma lo sai cosa è successo ieri sera al vostro spettacolo?” chiese subito la donna, quasi gridando, dal corridoio. “Dicono che è scappato un carcerato. Tu non mi avevi detto niente e invece in giro non si parla di altro. Hanno tutti paura al pensiero che un pregiudicato stia vagando libero da queste parti. Speriamo che lo prendano presto!”

Marcello non rispose. Poche settimane prima avrebbe detto la stessa cosa. Ma ora era diverso.

Continuò, in silenzio, il suo lavoro, concentrandosi sulla perfezione degli incastri della sua creatura. In fondo al cuore, nel più inconfessabile dei suoi pensieri, vedeva già Carmelo, vestito elegante e con la donna bionda al suo fianco, attraversare l’Oceano per raggiungere, finalmente libero, le calde spiagge di Cuba.

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Beatrix