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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per luglio 2010

La globalizzazione – 1

Prima Parte

Daug saltò giù dal letto come una molla: la sera prima aveva fatto baldoria con gli amici e si era dimenticato di attivare il risvegliatore cromatico ma, per fortuna, il rumore del traffico, già intenso nelle prime ore del mattino, lo aveva fatto uscire dal mondo dei sogni giusto in tempo. Alle nove doveva trovarsi assolutamente dall’altra parte della città, al Centro di Formazione Permanente. Già altre volte si era presentava in ritardo e non desiderava certo ricevere la visita di un “correttore”. Ormai erano le otto passate: si vestì alla meno peggio con i pantaloni che aveva lasciato sulla sedia la sera prima, indossò una maglietta scelta a caso nel cassetto e, senza neppure lavarsi la faccia o bere un goccio di caffè, corse in strada. Salì in macchina come una furia e subito esclamò:

“Al Centro di Formazione, Alfred, e di corsa!”

Alfred era il suo computer-auto e come tutti i man-supporter di quel genere doveva avere un nome, per permettere il riconoscimento vocale del proprietario. Daug aveva scelto un modello di classe “friendly” perché conversava, sceglieva la musica da solo, dava consigli sul percorso, insomma faceva un po’ di compagnia durante il viaggio, oltre a guidare l’auto. Di recente però Alfred era diventato leggermente logorroico e, soprattutto, polemico; doveva ricordarsi di farlo registrare su un livello di interattività più basso, ora si trovava in modalità 3.3, definita scherzosamente dai tecnici ‘la suocera’.

“Quanto di corsa, Daug? Come all’autodromo o solo più veloce del solito?” chiese Alfred avviando il motore.

“Non metterti a cavillare e corri! devo arrivare entro le nove!”

“Con questo traffico non sarà possibile…disattivo il normatore?”

“Ma sì, chi se ne frega! per una volta…basta che non fai disastri, specie ai semafori, mi raccomando.”

Alfred, non più obbligato al ferreo rispetto delle norme di circolazione, partì a razzo, infilò un paio di sensi unici e arrivò in pochi minuti alla grande rotatoria che immetteva sulla tangenziale. Non diede la precedenza ad un veicolo che già era nel giro e si sentì una voce gridare ‘Luddista!’, un insulto non da poco, almeno di grado 10. Il computer-auto di quella macchina doveva essersi proprio arrabbiato.

“Devo rispondere?” chiese Alfred.

Daug sapeva che, a lasciarlo fare, sarebbe andato sul pesante, urlando qualcosa del tipo “Figlio di una scheda madre fusa” o “Formattati!”, insulti che comportavano una multa: meglio lasciar perdere. Alfred, offeso, non disse più nulla per tutto il viaggio. Come computer aveva davvero un brutto carattere, questione di componenti refurbished e software economici, pensò Daug: l’aveva comprato in un negozio di articoli di seconda mano spendendo una sciocchezza e non poteva certo pretendere prestazioni super! In giro, per chi disponeva di quattrini, c’era ovviamente di meglio: un suo collega, a forza di straordinari, si era comprato il modello Frine, dotato di voce femminile suadente e programmato per dare sempre ragione al proprietario. Del resto chi sborsava certe cifre aveva ben diritto di non essere contraddetto da una macchina.

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Rosanna Bogo

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S. Bernardino da Siena, Novellette morali

Le Novellette morali che qui pubblichiamo sono tratte dalle prediche che Bernardino di Tollo degli Albizzeschi fece in Piazza del Campo a Siena nell’estate del 1427.
Queste prediche furono scrupolosamente trascritte da un artigiano, un cimatore di panni, Benedetto di maestro Bartolomeo, che se ne andava in Piazza ad ascoltare il frate armato di tavolette di cera su cui, grazie ad un suo speciale sistema di stenografia, vergava velocemente parola per parola tutto quanto il sant’uomo diceva, per poi correre a casa e trascriverlo ad uso dei tanti fedeli estimatori che aveva il francescano.
E quell’italiano semplice, popolano, di seicento anni fa, complice forse la mia toscanità, è talmente vicino al parlare comune che non c’è difficoltà alcuna ad intenderlo e a leggerlo speditamente.

Potete scaricare il libro qui: S. Bernardino da Siena, Novellette morali (2343)

Tutte le prediche tenute nell’estate del 1427 (Le prediche volgari di San Bernardino da Siena) ebbero una famosa edizione a cura di Luciano Banchi nel 1884. Le trovate qui.

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admin

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errebi, Rapito!

In un convento scompare all’improvviso Fra’ Zacchia, il decano dei frati. Possibile che si tratti di un rapimento? E a quale scopo?

Leggete qui il racconto a puntate di errebi, adesso in un comodo file pdf: Rapito! (1206)

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admin

Il direttore del carcere

Per molti anni ho avuto un aspetto giovanile. La mia faccia e il mio modo di fare erano, per così dire, in “conflitto” con il dato anagrafico e molti si meravigliavano quando un documento o un’affermazione buttata lì per caso rivelavano che da un bel po’ avevo superato la boa della quarantina.

Il tempo però, da qualche anno, si è preso la sua rivincita ed ora sembro quello che sono, un vecchio, non nel senso più comune del termine e, tanto meno, in rapporto ai parametri dell’INPS, ma di certo secondo la scala di valori che vige nell’ambiente professionale in cui ho sempre lavorato, l’informatica. Non esiste attività in cui l’obsolescenza delle competenze sia più rapida e l’età degli addetti più bassa, tutto corre a velocità folle, trascinato dal turbine Internet e dai continui progressi tecnologici.

Io mi sono fatto le ossa nei lontani anni ’80, conosco programmi, sistemi operativi e computer ormai entrati nella leggenda, vera archeologia tecnologica ma tutto questo serve, al massimo, per fare conversazione: può capitare che durante una pausa in ufficio o uno spostamento in auto, per distrarsi, qualche collega incuriosito mi chieda notizie su com’era la vita di noi “informatici preistorici”, costretti a “combattere” armati di basic, minuscoli dischi fissi e ridicoli floppy o nastrini. Ho tre decenni d’esperienza alle spalle ma, contrariamente alle altre professioni, per l’informatico l’accumulo di sapere è inutile: non conta ciò che sapevi ieri, o cinque minuti fa, ma ciò che saprai domani. Da questo punto di vista mi posso definire davvero vecchio.

Per carattere sono estroverso e mi piace stare al centro dell’attenzione: quando faccio lunghi viaggi in treno o mi trovo nella sala d’aspetto del dottore, per vincere la noia, cerco sempre di attaccare discorso con i vicini e, di solito, rivelo subito la mia professione, perché so che suscita ancora un certo interesse nei profani, soprattutto di una certa età: ovviamente in queste situazioni non parlo di argomenti tecnici ma racconto aneddoti della mia vita professionale. In tanti anni di lavoro ho conosciuto un’infinità di persone e mi piace tirare fuori qualche fatterello divertente che ha per protagonista un mio cliente o uno dei miei innumerevoli datori di lavoro: a volte, lo ammetto, devo sembrare persino un po’ querulo, comunque posso vantarmi di avere in repertorio un buon numero di storie risalenti all’età “eroica” dei programmatori.

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fuchs

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Renato Fucini, Foglie al vento

Dice Guido Biagi, nella prefazione di questa raccolta di scritti, uscita postuma nel 1922:

Pagine tutte soffuse da una insita malinconia, dovuta alla nequizia dei tempi, alla povertà e semplicità della vita che Renato e i suoi eran costretti a menare, e che ci mostra a qual dura scuola di dolorose esperienze si formavano i galantuomini di quella eroica generazione a cui dobbiamo l’unità della patria.

Il lavoro di questo toscanaccio lo potete scaricare qui: Renato Fucini, Foglie al vento (1638)

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admin

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Sailing to Byzantium – 11


Undicesima e ultima Parte.

Qui la Decima Parte.

Il vecchio notaio volle celebrare la “vittoria” di Marcantonio con un pranzo a villa Traini. Coriolano portò con sé anche Marisa.

“Perché parlate di “vittoria” – osservò Clotilde – non si trattava di una causa tra due contendenti, Marcantonio era la vittima, l’altro  il suo feritore!”

“Però se Guido fosse stato assolto Marcantonio non avrebbe avuto giustizia” replicò Carlo

“In effetti la cara Clotilde ha ragione! Diciamo allora che oggi si festeggia la vittoria della giustizia” commentò ironico don Casimiro.

“E del nostro Nicola” aggiunse donna Rosaria.

Nicola mangiava in silenzio, con aria al solito corrucciata, e fece finta di non sentire il complimento  della madre. Coriolano notò che, invecchiando, somigliava sempre di più al padre, però non aveva lo spirito sarcastico e vivace del vecchio Traini; non diceva mai battute e, del resto, anche da ragazzo era un tipo chiuso.

Si era sposato giovane ma, dopo qualche anno, la moglie era morta, travolta da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce con il figlioletto in carrozzina. La disgrazia di certo aveva reso ancora più cupo Nicola e Marcantonio, quasi senza volere, si chiese se l’investitore fosse ancora tra i viventi. Miro, il figlio di Nicola, miracolosamente sopravvissuto all’incidente, sedeva a tavola accanto al nonno: era un adolescente dall’aria seria e non partecipava alla conversazione dei commensali.

“Beh, oltre al felice esito del processo, oggi vorrei festeggiare il ritorno tra noi di Marisa” disse Marcantonio, alzandosi in piedi con il calice in mano per proporre un brindisi.

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Rosanna Bogo

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Coma vigile

La piccola stanza era immersa nella penombra. Alcuni monitor, poggiati su carrelli, emettevano una fioca luce ed un rumore intermittente ma regolare: per il momento, tutto procedeva normalmente. Del resto all’ospite sdraiato nel letto poco importava che il neon centrale fosse o meno acceso: gli strumenti che controllavano i suoi parametri vitali, battito cardiaco, frequenza respiratoria, pressione, segnalavano una debole attività elettrica del cervello.

Il paziente era un uomo di mezza età, immobile, con gli occhi chiusi: le sue braccia, stese lungo il corpo, magre e di un pallore spettrale, si confondevano con il bianco del lenzuolo. Dormiva o, quanto meno, sembrava che dormisse, ininterrottamente, da quasi tre mesi.

Certo non si poteva dire che il suo volto avesse quella che le anziane signore, porgendo l’ultimo saluto a qualche parente o conoscente nella camera mortuaria, di solito definiscono “un’espressione serena”, però non mostrava segni di sofferenza, forse perché, attraverso la flebo appesa accanto alla testata del letto, nelle sue vene entrava un potente analgesico.

Per tutta la vita il giacente era stato un inguaribile insonne ed ora, in certo senso, si prendeva una rivincita sul misterioso tarlo notturno che aveva ticchettato nel suo cervello fin dalla giovinezza, costringendolo a trascorrere interminabili ore con gli occhi spalancati nel buio.

In effetti, da quando aveva raggiunto la mezza età, non considerava più l’impossibilità di dormire regolarmente solo un problema: la mattina spesso si alzava stanco ma, di notte, approfittando dell’oscurità e del silenzio, aveva imparato a lasciar correre liberamente i pensieri che, di giorno, gli impegni e il rumore del mondo rendevano impercettibili.

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Rosanna Bogo

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Beatrix, La strada dei sassi

Le tre puntate del racconto di Beatrix raccolte in un solo file, per una lettura più comoda.

Potete scaricarlo qui: Beatrix, La strada dei sassi (1249)

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admin

Sailing to Byzantium – 10


Decima Parte.

Qui la Nona Parte.

Carlo giunse al capezzale di Marcantonio mezz’ora dopo il ricovero in clinica e, la sera stessa, si ripresentò in ospedale accompagnato da Marisa: esagerando un po’ riguardo alle reali condizioni di salute del ferito, era riuscito a trascinare la matura Giulietta al capezzale del suo antico Romeo.

Marisa non aveva mai smesso di pensare a Marcantonio con affetto e, proprio per questo, da anni evitava di incontrarlo: non poteva sopportare l’idea che il suo primo amore diciottenne si fosse trasformato in un maturo signore che forse non avrebbe neppure riconosciuto. Per questo, anche dopo la morte di Marcella, quando entrambi erano tornati di nuovo liberi, si era tenuta alla larga: i cambiamenti prodotti dal trascorrere degli anni la spaventavano ma, soprattutto, temeva di scoprire che pure i sentimenti potevano invecchiare.

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Rosanna Bogo

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Prosit!

Oscar entrò nel pub e, con un colpo d’occhio, individuò subito nel caos della sala il tavole dei suoi amici. Si conoscevano fin dai tempi delle elementari, Mirco, Luca, Stefano e Oscar, e già allora formavano un “gruppo” inseparabile. La voglia di studiare scarseggiava e così, dopo le medie, avevano deciso di iscriversi al Professionale, tanto per non rimanere a casa senza far nulla. Erano ragazzi rumorosi e sempre in lotta per la sufficienza, ma suscitavano la simpatia dei professori e così non venivano mai bocciati. I compagni li chiamavano, un po’ sul serio, un po’ per burla, i tre Moschettieri. Oscar era D’Artagnan.

Gli scherzi tra i banchi di scuola però appartenevano ormai al passato: da un paio d’anni, la mattina, Oscar si alzava presto per andare a lavorare, tutti i giorni tranne il fine settimana. Così sabato sera faceva tardi in discoteca con Cristina, la sua fidanzata, e la domenica passava qualche ora in birreria, divertendosi con gli amici di un tempo. Ma a mezzanotte, come Cenerentola, doveva lasciare la festa perché lunedì il turno in fabbrica iniziava alle sei. I compagni erano, a loro modo, più fortunati, perché avevano trovato solo impieghi saltuari, a parte  Luca: lui era perennemente disoccupato.

“In fondo è la stessa vita di prima – pensava Oscar – il lavoro è come la scuola: superiori che comandano, orari da rispettare, compiti da eseguire, però a fine mese porti a casa uno stipendio ben più sostanzioso della paghetta settimanale da studente, e tutto per te”. Viveva ancora in famiglia ma i genitori non gli chiedevano nulla: consideravano già un guadagno avere un figlio che non piantava grane e andava a lavorare senza lamentarsi.

Oscar si fece largo tra la folla degli avventori e raggiunse la compagnia:

“Brutte carogne! – esclamò – avete cominciato a bere senza di me” e, per completare lo scherzo, mise le mani al collo di Stefano che subito tirò fuori la lingua e strabuzzò gli occhi fingendo di soffocare.

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (483)

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Dr J. Iccapot