Ottava Parte.

Qui la Settima Parte.

La partenza della comitiva australiana, dopo due settimane di folle convivenza, rattristò Marcantonio. Guido, invece, tornò a rifiorire: si sentiva di nuovo il più forte, poteva dormire la mattina e rumoreggiare il resto del giorno e della notte, proprio come un tempo.

Coriolano però, dopo essersi divertito come il gatto col topo, non aveva affatto abbandonato l’idea di porre fine alle prevaricazioni del suo vicino e stava già elaborando un nuovo progetto. E, questa volta, non si trattava di un gioco: se tutto filava liscio, contava di eliminare Guido definitivamente facendo leva sulla sua stupidità. Al piano finale aveva dato anche un nome, “Tatami”, intendendo che al tappeto, una volta tanto, sarebbe finito il prepotente e non il più debole.

Intanto Coriolano era diventato quasi di famiglia in casa Traini. Don Casimiro, quando Carlo era costretto ad accompagnare Clotilde a qualche evento mondano ed i nipoti uscivano con gli amici, lo invitava a cena, con la scusa che a tavola, solo con la moglie, si annoiava. In realtà aveva intuito che Marcantonio stava architettando qualcosa e bruciava dalla curiosità di scoprire quale idea gli frullasse per la testa.

Donna Rosaria, subito dopo il dessert, con la scusa di lasciare gli uomini liberi di parlare dei loro argomenti preferiti, in primis le femmine, si ritirava in camera, giusto in tempo per vedere la nuova puntata della sua telenovela preferita, e così Coriolano rimaneva in balia del vecchio Inquisitore. Mentre giocavano a scacchi o passeggiavano nel parco della villa, illuminato da una luna quasi estiva, Don Casimiro tentava con ogni mezzo di estorcere al suo ospite qualche informazione sul piano segreto, ma Marcantonio eludeva abilmente tutte le domande sull’argomento “Guido”, anche le più astute ed indirette. Ovviamente non taceva per mancanza di fiducia: voleva risolvere da solo il problema ed il suo Mentore, una volta al corrente della faccenda, non gli avrebbe di certo lesinato buoni consigli, pretendendo magari di dirigere lui stesso le operazioni; inoltre l’azione, per avere successo, doveva sembrare del tutto casuale, benché fosse, al contrario programmato nei minimi particolari, e per evitare di dire o fare involontariamente qualcosa che potesse svelare l’esistenza di un progetto, Coriolano si era imposto di pensare al “Tatami” solo di notte, quando era chiuso nel suo studio.

Non era facile invertire gli addendi senza modificare la somma: occorreva prevedere le reazioni del nemico, entrare nella sua psicologia per indurlo a compiere una serie di azioni predeterminate come fossero improvvise e  volontarie. Così il giocatore di scacchi inesperto, pensando di escogitare mosse astute, in realtà segue le briciole di pane seminate con astuzia dall’avversario e finisce per darsi il “Matto” da solo.

Il piano “Tatami” prevedeva tre fasi: preparazione del terreno, posizionamento di una rete abilmente mascherata, infine richiamo della preda nella trappola utilizzando uno “zimbello”.

Per prima cosa, subito dopo la partenza di Ada, Coriolano cambiò atteggiamento nei confronti di Guido e smise di protestare per il suo comportamento incivile. Aveva trovato un modus vivendi per non farsi stressare dal rumore: la sera usciva quasi sempre con Carlo o si recava a cena dai vecchi Traini e rientrava a notte fonda, quando la confusione era già cessata Nel pomeriggio andava a scuola: si era offerto di impartire ripetizioni gratuite agli studenti di tutte le classi del liceo che avevano accumulato “debiti”, un’iniziativa molto gradita dai genitori e apprezzata anche dal preside. Nonostante le lezioni fossero ormai terminate, Coriolano ottenne l’uso di un’aula dalle due alle otto di sera, così evitava anche il fracasso pomeridiano.

Segue…

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Rosanna Bogo