Settima Parte.

Qui la Sesta Parte.

Tre settimane dopo la telefonata la comitiva australiana sbarcò, stracarica di bagagli e strumenti, all’aeroporto della capitale: in tutto i viaggiatori erano sette perché Ada, all’ultimo momento, aveva deciso di portare anche il compagno in carica, un idraulico dai modi sbrigativi. Coriolano li attendeva al parcheggio del terminal con un pulmino a noleggio e subito simpatizzò con il quasi genero: alle nipotine voleva già bene e il suo affetto aumentò ulteriormente quando si rese conto che erano tranquille e ben educate, del tutto diverse da Ada bambina.

Nei giorni precedenti Clotilde Verdelli e la signorina Coriolano si erano scambiate una fitta corrispondenza via e-mail per organizzare, nei dettagli, la tournée del “Desert Sound Quartet”.

In quindici giorni l’ensemble si sarebbe esibito in dieci concerti pomeridiani, nel capoluogo e in alcuni comuni della provincia, ricevendo non un compenso ma un semplice rimborso spese: dopo tutto si trattava di manifestazioni di beneficenza e il soggiorno degli Australiani era interamente finanziato da Marcantonio. Clotilde aveva inserito nel programma anche una performance extra a villa Traini, riservata ai suoi ospiti: era un favore in più che Ada le doveva, considerato che, da oltre un mese, il suocero ed il marito si prendevano cura del padre, affetto da un’imprecisata malattia nervosa.

L’allegra compagnia approdò schiamazzando nell’appartamento di Coriolano e occupò con valige, pacchi, zaini, scarpe, strumenti e spartiti ogni angolo libero: la casa sembrava una spiaggia invasa da clandestini gettati a mare da scafisti frettolosi, ma in quella situazione il caos era inevitabile e Marcantonio non si turbò minimamente.

Il giorno dopo, alle otto in punto, i musicisti erano già in piedi, pronti ad iniziare le prove: nel salone lo spazio per collocare gli strumenti non mancava, ma Coriolano, per maggior sicurezza, aveva fatto trasportare in cantina il grande tavolo che occupava il centro della stanza.

I componenti del “Desert Sound Quartet” erano seri professionisti e avevano bisogno di tenersi continuamente in esercizio: Ada annunciò al padre che quel giorno però avrebbero suonato “solo” quattro ore, perché il concerto d’esordio era fissato per le cinque e, oltre a fare uno spuntino, dovevano lavarsi, vestirsi di tutto punto ed arrivare sul posto con un certo anticipo.

Coriolano aveva promesso alle nipotine una visita all’Acquario e, dato che intendeva andare a piedi per fare una passeggiata e mostrare alle bambine alcuni dei più interessanti edifici della città, decise che era ora di mettersi in cammino. Intanto i musicisti avevano iniziato ad accordare i loro strumenti.

Le prime note del quartetto per archi “La morte e la fanciulla” di Schubert svegliarono Guido proprio nel bel mezzo del suo sonno mattutino.  Infuriato, scese di corsa le scale per far cessare quel baccano insopportabile. Suonò il campanello, tempestò di calci e pugni la porta, ma quando si trovò di fronte non il Professor Coriolano bensì i concertisti australiani indietreggiò intimorito: sembravano il terzetto di punta di una squadra di rugby.

“Non capire, non capire, cosa volere tu” ripeteva Jim, il violoncellista, alto quasi due metri

“Dovete piantarla! finis, basta, stop: io voglio dormire. Chiaro? To sleep… Understand?” disse Guido e, per farsi intendere, mise le mani unite appoggiate alla guancia e si infilò gli indici nelle orecchie.

“Sleep…why sleep, it’s night?” chiese Tom, il suonatore di contrabbasso.

“He’s mad” sentenziò Adam il violinista.

“Ciao Guido, sono Ada, mi riconosci? – disse la figlia di Coriolano, emergendo da quella massa di muscoli maschili – mi spiace che tu non possa dormire, ma noi dobbiamo provare: nel pomeriggio ci esibiamo in concerto al circolo Culturale delle Pleiadi. E il regolamento condominiale non vieta di fare rumore tra le 8 e le 23.”

“A me non me ne frega niente del regolamento, io voglio dormire!” esclamò con arroganza il giovanotto.

“Bene, allora dormi Guidino” replicò ironica Ada.

“E come faccio, con questo baccano!?” chiese Guido, moderando il tono della voce.

“Prova a dormire di notte, come tutti, oppure mettiti i tappi negli orecchi o vai a fare una bella passeggiata nel parco e sdraiati su una panchina. Chiedi pure consiglio al mio vecchio: grazie a te è diventato un esperto del settore” rispose bruscamente la signorina Coriolano, sbattendo la porta in faccia al povero Guido.

Ada spiegò agli amici che quel tale da mesi disturbava con i suoi rumori notturni il padre: i concertisti giudicarono riprovevole il comportamento di Guido e promisero che, in caso di ulteriori proteste, lo avrebbero “suonato” loro, come si fa con un tamburo.

Nel pomeriggio Mike, idraulico e piastrellista, decise di sdebitarsi dell’ospitalità di Coriolano ristrutturando il terzo bagno dell’appartamento, uno stanzino microscopico attiguo alla cucina. L’idea sembrò ottima al padrone di casa che subito accompagnò il quasi genero in un negozio specializzato in bricolage idraulico: la rinomata ditta “Bagno da sogno”.

Mike affittò gli strumenti necessari per svolgere il suo lavoro, martello pneumatico mazzuoli, chiavi di tutti i tipi e volle pagare di tasca propria i tubi e la ferramenta, Marcantonio scelse il colore delle piastrelle, i sanitari e i rubinetti. Giunto alla cassa si stupì della modesta spesa. Ristrutturare l’altra toilette piccola gli era costato dieci volte tanto!

I lavori di demolizione del vecchio bagno iniziarono il giorno successivo, nel primo pomeriggio. Mike, come gli altri ospiti, verso l’una faceva solo un leggero spuntino e, non avendo problemi di digestione, era impaziente di mettersi all’opera: così, terminate le prove del Quartetto, dopo una mezz’ora, cominciò un concerto di colpi di maglio. Guido, esasperato, decise di uscire di casa: quando tornò, verso le nove di sera, si buttò sul letto vestito e dormì profondamente fino alle otto del mattino seguente, quando i malinconici accordi di un violoncello lo svegliarono bruscamente.

Dopo qualche giorno Coriolano incontrò Guido nell’androne del palazzo. Aveva l’aria abbattuta e gli occhi allucinati, cerchiati di nero, come se non dormisse da tempo.

“So che hai discusso con i miei ospiti…non farci caso, sono bravi ragazzi, tutti musicisti come mia figlia Ada.”

“Lo so che sono musicisti, tutte le mattine mi svegliano con le loro lagne. Ma quando se ne vanno?” “Rimarranno qui ancora una decina di giorni. Pensa che Tom, il sonatore di contrabbasso, è pronipote di uno dei più celebri criminali inglesi del XIX secolo; molti Australiani discendono da delinquenti deportati dagli Inglesi in quel Continente. Lo sapevi?” chiese Coriolano, quasi parlasse di titoli nobiliari.

“E i colpi di mazza nel pomeriggio?” chiese Guido.

“Ah, quello è mio genero Mike, fa l’idraulico e non sa stare con le mani in mano, dice che si annoia. Così si è offerto di ristrutturare il bagnetto di servizio e a tempo di record: sostiene che non ci metterà più di una settimana. Per il momento ha tolto le vecchie piastrelle, ma deve ancora scavare le nuove tracce per i tubi.”

“E io come faccio, dove vado a dormire?”

“Beh, sono i miei ospiti e a casa mia fanno quello che vogliono. Non sei della mia opinione? eppure è quello che sostieni anche tu, non è vero?”

Guido non replicò: si voltò e andò via senza salutare.

Però non era tipo da arrendersi al primo ko tecnico: nel pomeriggio tentò un’azione di contrasto alzando al massimo il suo stereo. Mike, abituato a lavorare canticchiando antiche ballate inglesi, detestava la musica “House”. Dopo qualche minuto di quel ritmo forsennato perse la pazienza, salì al piano di sopra e, agitando una grossa chiave a rullo, senza conoscere una sola parola d’italiano, riuscì a farsi intendere alla perfezione da Guido. Lo stereo venne subito spento.

Ada si stupiva di trovare il padre così cambiato: la sera usciva spesso con Carlo, quel suo amico di gioventù di cui tanto aveva sentito parlare da bambina. E poi in casa sopportava il più totale disordine e qualsiasi stranezza senza battere ciglio: aveva persino preso in simpatia il suo rude compagno, andavano proprio d’amore e d’accordo.

“Lo sai che Mike, il mio fidanzato, non ha neppure finito le superiori” gli disse una sera, per provocarlo. Nella famiglia Coriolano l’istruzione era un valore assoluto.

“Davvero? Però maneggia rubinetti e tubi meglio di un ingegnere. Di questi tempi da noi farebbe fortuna, altro che certi artigiani di mia conoscenza. L’anno scorso, per una perdita nel pavimento, ho dovuto rifare l’intero bagno di servizio e ho speso una tombola! E poi senti, ne ho abbastanza di queste sdolcinatezze, ma che fidanzato e fidanzato, Mike è il tuo uomo! ha un mestiere che rende bene e credo ti soddisfi anche a letto. Fossi in te lo sposerei, tanto per metterci il cappello, così lasci le rivali a bocca asciutta. Con le bambine, poi, mi sembra affiatato.”

“Già, loro vorrebbero un padre, ma a me non va di legarmi ad un solo uomo.”

“Giusto! Ho sentito dire che in Australia le donne scarseggiano, quindi c’è ampia possibilità di scelta. Buona caccia! Attenta però a non rimanere a secco in vecchiaia; quando i figli se ne vanno e non hai un compagno la solitudine è brutta, te lo posso dire per esperienza.”

“Non ti ricordavo così, papà” disse Ada in un impeto di sincerità.

“Infatti non ero così. Sono morto e rinato, ora sto vivendo la mia seconda esistenza, come in quel gioco su Internet che mi hanno mostrato le bambine. Ma come diavolo si chiama? non lo ricordo più.”

“Forse ti lasci trascinare da quel tuo amico di gioventù… è ricco e magari ha in testa strane idee. Ultimamente uscite spesso insieme, vero?… andate a divertirvi?”

“Queste sono cose personali, mia cara. Io non ti chiedo cosa combini con Mike o chi sono i padri delle tue figlie, tu non domandare cosa facciamo io e Carlo di notte.”

“Ma per caso…non sarà che hai scoperto di avere… inclinazioni…per così dire “particolari” ? Non che ci sia niente di male, è chiaro, ma tu sei sempre stato un uomo tranquillo, senza sorprese” disse la figlia con tono preoccupato.

“Ada, Ada, ma quanto sei curiosa. Pensa ai fatti tuoi!” replicò seccamente il padre. Proprio in quel momento si sentirono due colpi di clacson: era Carlo che avvertiva l’amico del suo arrivo. Coriolano uscì di casa ancheggiando: recitare la parte del padre sessualmente ambiguo lo divertiva, ma rimanere serio di fronte alla faccia allibita della figlia era stato davvero difficile, un’impresa degna del grande Kean.

Ovviamente  Marcantonio e Carlo erano legati solo da una fraterna amicizia e insieme si dedicavano a svaghi del tutto innocenti. Avevano ancora un’idea “antica” del divertimento: invece di “sballarsi” con eccessi alcolici, droghe o trasgressioni sessuali  andavano al cineforum, all’opera, a teatro, in piccoli locali dove si esibivano band degli anni ’70 e, ogni tanto, in balera a ballare il liscio con partner di mezza età e di genere rigorosamente femminile.

“Sai – disse Coriolano all’amico mentre attendevano, scomodamente seduti nella platea di un teatrino d’avanguardia, l’inizio del “Rinoceronte” di Ionesco – oggi ho scoperto una cosa davvero incredibile: la mia Ada, la profetessa del libero amore, la “Pasionaria” del sesso senza freni, in realtà è una piccola borghese ipocrita che ha paura di avere un padre ‘diverso’”.

“Diverso da chi?” chiese distrattamente Carlo, intento a leggere la locandina dello spettacolo “…a capisco, vuoi dire gay. Anche Clo mi guarda in modo strano da quando si è accorta che ogni tanto uso il suo epilatore elettrico. A me i peli sul petto non sono mai piaciuti, mi sembrano volgari, così ora li strappo via con quello strano aggeggio. Magari potrei depilarmi anche le ascelle e usare un deodorante profumato…mia moglie andrebbe in paranoia. Che dici, posso sembrare “diverso” anch’io?”

I due vecchi compagni di banco si misero a ridere di gusto: era divertente prendersi gioco di quelle due femmine che tanto li facevano soffrire, seppure in modo diverso.

Il soggiorno degli Australiani trascorse liscio come l’olio. Nei giorni liberi da impegni di lavoro Ada portava le bambine a conoscere i parenti, mentre Coriolano, Mike e i tre membri maschili del Quartetto, come normali turisti, si recavano a visitare le più note città d’arte.

L’intera comitiva trascorse l’ultimo fine settimana nella grande villa al mare dei Traini: nonostante l’acqua fosse ancora fredda tutti vollero fare il bagno, contenti di non rischiare di scontrarsi con uno squalo bianco; Mike sfidò al tiro al piattello don Casimiro e perse con ignominia, i musicisti giocarono  a golf con Carlo, Ada si mise a discutere con donna Rosaria di educazione dei figli.

Poi, la domenica sera, il “”Desert Sound Quartet” suonò Schubert per i raffinati amici di Clotilde.

Il suggerimento dato dal vecchio notaio a Marcantonio si era rivelata davvero utile: non solo Guido aveva provato gli stessi fastidi che da tempo imponeva al suo vicino, ma il Quartetto aveva riscosso un  discreto successo di pubblico e di critica, le bambine si erano affezionate al nonno, Mike aveva restaurato a regola d’arte il bagno di servizio e Ada era felice di essersi riavvicinata al padre. Così, al momento di partire, tutti accettarono la proposta di tornare l’anno seguente avanzata da Coriolano: per lui, da un punto di vista economico, affrontare di nuovo una spesa del genere non era certo un problema, al massimo avrebbe diminuito di qualche migliaio di euro la quota di eredità destinata direttamente alle nipoti. I legati però dovevano restare invariati.

Segue…

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Rosanna Bogo