Ora devo andare, faccio asciugare queste poche righe e poi chiudo il quaderno: la suora viene a  riprenderlo tutte le sere, prima di portarmi in camerata e non ha la pazienza di aspettare che finisca di scrivere. Perde tutte le sere troppo tempo con me, mi dice sempre, perché vuole che mi lavi via bene le macchie di inchiostro dalle mani. Io non posso farci niente, per le macchie: non voglio scrivere con una biro o con uno di quei pennarelli con l’inchiostro gel; voglio scrivere solo con la mia penna stilografica e con le cartucce d’inchiostro blu Florida. O con la mia penna e col mio inchiostro blu o niente, non scrivo.

Quando scrivo sono rapidissimo, se ne ho voglia in un giorno riempio un intero quaderno; scrivo velocemente perché le parole mi escono tutte insieme dalla testa e devo copiarle prima che scompaiano e allora non sto molto attento, passo le mani sulle parole, il foglio si macchia e si macchiano anche le mani. Ma non fa niente, non posso fermarmi perché le parole non mi aspetterebbero, lo so. Sono lì pronte a fuggire via, come i miei pensieri; se mi fermo non mi ricordo nulla e le parole non ci sono più. E quando l’inchiostro finisce, sono guai, devo cambiare subito la  cartuccia, quella vecchia la butto per terra; si macchia il pavimento e la suora poi si arrabbia, ma non m’importa. Quando ricarico la stilografica anche le pagine si macchiano, le uso per asciugare l’inchiostro che esce in più, sono piene di ‘sbafature’, ma io continuo a scriverci sopra, altrimenti le parole vecchie che ho scritto non troveranno più quelle nuove che mi escono ora dalla testa e faranno una grande confusione e io non voglio che ci sia confusione nelle cose che scrivo nel quaderno. Le parole che mi escono dalla testa devono stare tutte lì, senza perdersi, non importa per il quaderno e non importa per la suora.

La suora mi porta in bagno e riempie il lavandino di acqua bollente, mi mette giù le mani a forza e me le lava col detersivo e la spazzola per il bucato; qualche volta deve ripetere l’operazione due o tre volte e le mie mani bruciano, anche il detersivo me le fa bruciare, ma io resisto perché le mani, nell’acqua e nel detersivo, ce le mette anche lei. Qualche volta quando usa troppo la spazzola, mi fa male e mi esce un po’ di sangue dalle unghie, ma di solito no, perché ci sta attenta e sa che il giorno dopo non ce la farei a seguire sul quaderno le parole che mi escono dalla testa e allora mi metterei a urlare e darei fastidio a tutti, anche a lei, e mi dovrebbero portare a letto e legarmi ma la superiora tratterebbe male anche lei, una volta l’ho sentita, e la suora questo non lo sopporta.

Appena lavato, la suora mi accompagna in camerata e mi fa andare a letto; mi sequestra il quaderno e lo mette dentro la tasca del suo grembiale bianco; domani mattina, dopo la colazione, me lo ridarà; io però non ci ritrovo mai quello che ho scritto il giorno prima. Lei dice sempre che è un quaderno nuovo, che quell’altro l’ho finito e che l’ha dato al dottore: io penso invece che faccia di tutto per non farmi ricordare quello che ho scritto o forse al dottore piace quello che scrivo e se lo vuol tenere per sé. Ma una volta la suora mi ha detto che il mio agente era contento del mio lavoro e che i miei cugini avrebbero continuato a pagare la retta per farmi stare qui dentro e che mi avrebbero fatto avere sempre dei quaderni nuovi e tanti lapis colorati e gomme: lo sanno che mi piacciono, li tengo tutti nel cassetto della scrivania, con gli appunta lapis di metallo, quelli tedeschi, mica quelli cinesi, e nessuno me li porta mai via.

Quest’oggi però non è andata tanto bene, ho scritto solo qualche paginetta: la suora sarà scontenta e domattina non mi farà mangiare il budino al cioccolato ma spero di dormire bene, stanotte, e di fare tanti sogni, così che domani li potrò scrivere tutti e far contenta la suora, il dottore e i miei cugini.

Ora prendo la pasticca gialla e mi metto a dormire.

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Ma ora devo andare, 4.5 out of 5 based on 2 ratings

fuchs