Jacopo da Varagine, Legenda aurea

Dramatis Personae:

Vitale: monaco e buontempone

Vecchio demone

Giovane demone

Pulcheria: meretrice

Primo cliente

Secondo cliente

Passante

La scena si svolge nella città di Alessandria.

Vecchio demone: Allora, ce l’hai la lista? Ce l’hai? Suvvia, tirala fuori, sono sui tizzoni accesi!

Vitale: Ma che impazienza! Come se non ti piacesse stare al calduccio… e poi lo sai, appena arrivo in una città mi procuro subito l’elenco che tanto ti piace e, purtroppo per le anime degli abitanti, non è un’impresa difficile.

Vecchio demone: Dai, leggi, leggi, che aspetti maledetto cuculluto!

Vitale: Sei sempre il solito eh… vecchio come ti ritrovi, ancora ringalluzzisci per simili bagattelle?

Vecchio demone: Dovevi conoscermi quando ero giovane e lavoravo con quelle femmine, non per nulla le chiamano ragazze allegre, allora sì che mi s’alzava la cresta (ride lubricamente).

Vitale: Basta sciocchezze, spirito malvagio: ora ti leggerò la lista delle belle generose d’Alessandria, ascolta: Taide, Teodora, Pulcheria, Fulgenzia, Frine, Margarita…

Vecchio demone: Pulcheria mi piace, voto subito per lei: andiamo.

Vitale: E sia: abita vicino al mercato del pesce, nella casa accanto alla fontana.

Vecchio demone: Su, muoviti! Non vedo l’ora di verificare se davvero è bella come dice il suo nome.

Vitale: Però non farti vedere finché non ti chiamo, se entri al momento sbagliato rovini tutto.

Vecchio demone: Stai tranquillo, sarai contento di me. Ma a questo giro voglio almeno tre ipocriti: lo sai che ogni volta che ti aiuto poi mi prendo un bel po’ di frustate dal mio capo, là di sotto! Ed il suo gatto a nove code non è morbido come il flagello dei vostri santi.

Vitale: E sia. Questa volta saranno tre.

Nella piazza del mercato del pesce di Alessandria, vicino alla fontana.

Vitale (bussando alla porta): C’è nessuno in casa?

Pulcheria: Chi è, non aspetto nessuno…Ah!  Per l’elemosina, buon padre, va’ alla porta sul retro, in cucina.

Vitale: Non chiedo l’obolo, se busso qui vuol dire che sono un cliente, ti pare? Voglio passare la notte con te.

Pulcheria: Un cliente? Da non credere! Un vecchio con i capelli bianchi e, per giunta, monaco che vuole venire con me. Ma hai di che ricompensarmi?

Vitale: Non ti preoccupare, ti ricompenserò. Allora, che si fa?

Pulcheria: Entra pure. Quando lo racconterò alle mie amiche non mi crederanno.

Interno della casa di Pulcheria.

Vitale: Bella mobilia, tappeti, essenze profumate, frutta fresca, fiori e cuscini morbidi. Tratti bene il tuo corpo, Pulcheria.

Pulcheria: Certo, è il mio strumento di lavoro, forse che il falegname  non cura la sua pialla e non tiene affilate le sgorbie e gli scalpelli?

Vitale: E l’anima?

Pulcheria: Quella, ahimè, quella è già morta da tempo.

Vitale: Perché parli così, nessuno è dannato prima del giudizio universale. E finché c’è vita si può espiare.

Pulcheria: Magari fosse vero. Ma proprio tu mi parli di espiazione e sei qui per peccare con me.

Vitale: Veramente ho detto che intendevo passare la notte con te, non che volevo fornicare.

Pulcheria: Hai detto che mi avresti pagata.

Vitale: Veramente ho promesso che ti avrei ricompensata e lo farò. Se mi concedi questa notte mi metterò in un angolo della tua casa e pregherò per te fino all’alba. Vedrai quanto valgono le mie preci quando saranno poste sul piatto della stadera che con la tua povera anima: forse ti salveranno dall’Inferno. Guarda cosa potrebbe accaderti… Ecco il Maligno.

Vecchio demone (compare all’improvviso e, facendo smorfie orribili, tenta di ghermire Pulcheria): Vieni bellezza, lasciati strapazzare un po’…

Pulcheria: Via, via, essere immondo, giù le mani! Via! Scaccialo, padre santo.

Vitale (facendo un segno d’intesa al demone): Vade retro, feccia dell’Erebo, verme immondo, rospo ripugnante non avrai la sua anima, io la difenderò.

Vecchio demone: Sì, me ne vado, ma ci rivedremo al tuo letto di morte bellezza e allora, cara mia, non potrai respingere i miei abbracci (sparisce).

Vitale: Visto? Se n’è andato, ma tornerà davvero se non cambierai vita, figlia mia.

Pulcheria (piangente): Prega, prega tanto per me, santo monaco, non voglio cadere nelle mani di quel mostro.

Vitale: Abbi fede, Pulcheria. Ricordi cosa disse il Signore all’adultera? “Io non ti condanno, va’ e non peccare più”. Però prometti di non svelare a nessuno cosa è accaduto stanotte. Lascia pure che i tuoi concittadini credano il peggio, mi giudichino male e gettino le loro pietre su di me. Chi giudica senza criterio sarà giudicato senza pietà. In un’altra città una ragazza come te raccontò la verità e non fu creduta: gli ipocriti, oltre che sono sciocchi, sono ciechi.

La mattina seguente, a giorno fatto. Vitale esce dalla casa di Pulcheria attardandosi volutamente sulla porta.

Primo cliente: Roba da matti! Un monaco che fornica così, senza ritegno, sulla pubblica piazza.

Vitale: E che, non ho un corpo anch’io: sono un uomo come tutti gli altri.

Secondo cliente: Ma allora, cos’è questa ressa, dobbiamo fare la fila per vedere Pulcheria?

Primo cliente: Guarda questo monaco, pretende di avere anche lui diritto di andare a donne.

Secondo cliente: Certo, vuole divertirsi come noi ma poi, dal pulpito ci fulmina d’anatemi.

Vitale: Io non giudico i miei fratelli se non con animo pietoso.

Primo cliente: Visto che ardi tanto, vecchio monaco, lascia la tonaca e prendi moglie, così non sarai pietra di scandalo.

Secondo cliente: Le pietre a quel vecchio porco bisognerebbe tirargliele!

Vitale: Perché non vi fate i fatti vostri? Tutto il giorno state a misurare la festuca degli altri e non vedete la vostra trave: è scritto che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra. E comunque non siete voi che dovete giudicarmi  ma qualcuno molto, molto più in alto.

Passante: Cos’è questa canea, ah! Si fa chiasso davanti alla casa della meretrice… bisognerebbe tagliare la testa a voi ed a lei.

Secondo cliente: Davvero? Novello Salomone, mi pare di conoscerti…mi pare proprio di averti visto tempo fa uscire da questa porta.

Primo cliente: E come fai a sapere che qui vive una meretrice?
Passante: beh!…L’ho sentito dire.

Vitale: A proposito, visto che siete tutti e tre pratici dell’ambiente, sapete indicarmi la casa della bella Frine?

Primo cliente: Disgraziato, quando la finirai con le tue scellerataggini? (dà uno schiaffo a Vitale).

Secondo cliente: Toh, piglia! (tira sassi al monaco).

Passante: Senti se ti piace questo (lo schiaffeggia).

Vitale: Ma bene, ora vi farò assaggiare io uno schiaffo che tutta la città verrà a vedere (fa un fischio e se ne va).

Vecchio demone: (appare con l’aspetto di un gigantesco moro e schiaffeggia sonoramente i tre): Questi schiaffi ve li manda l’abate Vitale (quindi si impossessa dei tre sventurati che, tormentati dal Male, emettono urla tremende: la folla accorre dal mercato).

Nei dintorni di Alessandria.

Vitale: Allora, non ti sembra di avere esagerato?

Vecchio demone: Li ho tormentati ben bene per tre ore, alla fine avevano i vestiti stracciati e la bava alla bocca. Ci penseranno due volte, in futuro, prima di emettere un giudizio avventato.

Vitale: Però non dovevi insistere.

Vecchio demone: Abate mio caro, sono quasi quaranta anni che stiamo insieme e devi ammettere che fare il diavolo custode di un sant’uomo come te non è una goduria. Ogni volta che scendo per la periodica verifica mi becco un bel po’ di frustate perché ancora non ti ho portato alla perdizione ed ogni tanto ti assecondo nei tuoi giochetti a fin di bene. D’altra parte solo così mi posso divertire a far del male a questa razzaccia umana, non sai che piacere sia schiaffeggiare a sangue quei sepolcri imbiancati.

Vitale: Ma io non voglio che tu faccia loro del male, mi basta scandalizzarli senza motivo e spaventarli un po’, forse così comprenderanno che non si deve giudicare prima del tempo. Però il gioco è durato un po’ troppo.

Vecchio demone: Su, muoviamoci. E’ ora di rientrare in città, non ricordi? Dobbiamo andare dalla meretrice Frine.

Vitale: Non mi ascolti? Ti ho detto che non intendo continuare a prendermi gioco così degli uomini, non vorrei che questi disgraziati finissero davvero per morire senza comprendere in tempo il loro errore. Il mio scopo non è certo mandare nuovi dannati all’inferno, se li svergogno con una beffa è per indurli al pentimento.

Vecchio demone: Non capisco perché vuoi smettere. Il tuo scherzo è a fin di bene, ridicolizzi gli ipocriti e, di tanto in tanto, riesci persino a convertire qualche ragazza perduta. Sono convinto che Pulcheria prima o poi entrerà in convento.

Vitale: No, ho già deciso. Non vorrei che, per causa mia, a qualcuno fosse imputato come colpa grave scandalizzarsi ingiustamente.

Vecchio demone: In effetti è una colpa grave. Quante volte quei velenosi maldicenti hanno sentito dire dal prete in chiesa “Non giudicare se non vuoi essere giudicato” senza per questo pentirsi. E poi non hanno pietà dell’anima delle povere donne che inducono a peccare con il loro denaro.

Vitale: No, non reciteremo più la nostra farsa in città, ho deciso.

Vecchio demone: Allora, temo, non potrò più restare (sparisce).

Davanti ad una grotta nell’eremo della Tebaide.

Vitale (inginocchiato smette di pregare): E tu chi sei?

Giovane demone: Sono il tuo nuovo demone custode.

Vitale: E il titolare che fine a fatto?

Giovane demone: Quel vecchio rimbambito? È rimasto giù; sta tutto mogio in un angolino ed a fatica riesce a dare qualche colpo di forcone ai dannati meno svelti. Ormai la sua carriera è finita e non credo che il capo gli darà un’altra chance. Ora sono io il demone custode di quel mattacchione dell’abate Vitale.

Vitale: E tu non sei rimbambito, vero? Sei giovane, pieno d’energia e di idee

Giovane demone: Si vede, no? Ho un sacco di progetti su di te, vedrai…Conosci la storia dei quattro diavoli?

Vitale: In verità no.

Giovane demone: Te la racconto in breve. Il Principe delle tenebre chiama a rapporto quattro demoni, il primo si vanta di aver scatenato guerre civili con morti e feriti, il Signore delle mosche chiede in quanto tempo, lui risponde “trenta giorni”, troppo tempo, risponde il Malefico e lo fa frustare. Il secondo demone dice di aver scatenato tempeste terribili facendo affogare molti uomini, in venti giorni e viene anche lui frustato. Stessa sorte tocca al terzo, che ha suscitato in trenta giorni una rissa ad un matrimonio portando a morte lo stesso sposo. Il quarto demone confessa tutto timoroso di avere inutilmente tentato un santo monaco nel suo eremo per quaranta anni, riuscendo solo alla fine ad indurlo al peccato della carne. Baalzebù allora lo abbraccia, gli offre la sua corona e lo fa sedere sul trono con lui.

Vitale: Molto istruttivo, una storia davvero edificante, direi.

Giovane demone: Tu farai la mia fortuna.

Vitale: Ma io non vivrò altri quaranta anni, sono già molto vecchio.

Giovane demone: Ovvio, ma io conto di riuscire nella mia impresa in quaranta giorni.

Vitale: Vedremo.

Davanti ad una grotta nell’eremo della Tebaide, qualche giorno dopo.

Vitale: Non ti sei ancora stancato di stare qui fuori?

Giovane demone: Aspetto che tu ti decida ad uscire. Sono tenace io. Non hai più voglia di scherzare, non vuoi salvare qualche fanciulla corrotta? Su, andiamo in città a prenderci gioco degli ipocriti!

Vitale: No, mi sono ripromesso di non fare più quello sciocco scherzo ai miei fratelli peccatori. Sto pensando a qualche nuova innocente burla che educhi alla virtù, ma non mi viene in mente nulla. La tua sicumera mi togli l’allegria e, a dire il vero, anche l’appetito. Come mi affaccio e ti vedo, così pieno di te, torno nella mia grotta e mi rimetto a pregare. Non mi va giù neanche un tozzo di pane ammollato nell’acqua.

Giovane demone: Aspetterò, vedremo chi la spunta tra noi.

Passarono ancora quaranta giorni e Vitale, a digiuno da due mesi, all’improvviso morì: l’angelo custode scese a prendere la sua anima senza farsi vedere ed insieme risalirono in cielo travestiti da gazze. Il vecchio abate lasciò uno scritto in cui svelava la verità, pregando i monaci di avvertire le vittime dei suoi scherzi. Come un tempo aveva mandato i suoi schiaffi ora mandava il suo ammonimento: non giudicate prima del tempo.

Il giovane demone, scornato, venne assegnato ad un altro servizio e, dagli Annali di laggiù, non risulta che meritasse mai l’abbraccio del Principe delle Tenebre.

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Rosanna Bogo