“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a sé un demone che portava sulle spalle un libro”.  (Jacopo da Varagine)

(Qui il  primo racconto di questa serie)

Personaggi:

Agostino

Demone

Adeodato

Rufino

Agata

La scena si svolge ad Ippona, intorno al 400 d. C., all’esterno dell’Episcopio.

Agostino: Ma guarda chi si rivede! Sempre con il tuo librone, non ti stanchi mai di scuriosare nella vita dei poveri peccatori, briccone!

Demone: Lei di certo mi scambia per qualcun altro, è la prima volta che vengo da queste parti.

Agostino: Ma come, non più di una settimana fa abbiamo trascorso insieme un piacevole pomeriggio.

Demone: Ah! Ma non ero io, lei parla di mio fratello (si ferma e posa il libro sulla panca).

Agostino: Com’è che ora sei tu a portare il libro dei peccati.

Demone: Proprio lei mi fa questa domanda? Quando quelli di sotto hanno scoperto che mio fratello si era fatto gabbare a quel modo da un tonsurato, lo hanno messo alla porta. E’ grassa se gli fanno ancora presiedere un sabba di vecchie streghe.

Agostino: Non posso dire che mi dispiaccia, ma devo riconoscere che il ragazzo aveva buona volontà, sebbene orientata al male.

Demone: Sa come si dice, di veramente buono c’è solo una buona volontà! Però mio fratello non si meritava di essere buttato fuori così, su due zampe.

Agostino: Comunque l’attività è rimasta in famiglia, a quanto vedo. Riprenderai il lavoro dove è stato interrotto? Ad esempio, con la faccenda degli elenchi topografici, a che punto sei?

Demone: Topoche?… Non so di che parla.

Agostino: Vedo che l’ignoranza nella vostra famiglia è ereditaria. Si tratta dell’elenco dei peccatori suddivisi a secondo del luogo, ad esempio tutti i peccatori di Siracusa, di Pergamo, di Smirne, di Mileto…

Demone: E magari di Ippona…

Agostino: Sì, appunto.

Demone: Tutto a monte: quelli di sotto si accontentano di un semplice elenco alfabetico dei peccatori. Il troppo stroppia e mio fratello, per voler apparire più istruito di quanto fosse, sì è giocato la carriera.

Agostino: A mio parere un elenco topografico sarebbe un ottimo sistema per organizzare la gran messe di informazioni che tuo fratello ha raccolte e non nego che mi piacerebbe disporre di una lista dei peccatori di Ippona, tanto per farmi un’idea della situazione.

Demone: Potrebbe farselo da sé, l’elenco, registrando i peccati in confessione.

Agostino: Non è la stessa cosa, solo una piccola parte dei peccatori si confessa, gli altri restano occulti.

Demone: E così non possono essere salvati dal loro solerte vescovo…Ma carpirmi i nomi sarebbe concorrenza sleale, non le pare? Quelli sono già nostri.

Agostino: Di che ti preoccupi? E’ vero che il libero arbitrio ci consente di scegliere tra bene e male, tuttavia i salvati dalla grazia divina sono predestinati, né tu né io possiamo cambiare il futuro.  Il Signore non vuole che gli uomini siano dannati ma nell’Apocalisse si legge “Chi non fu trovato scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco”, ricordi?

Demone: Eccome, è uno dei miei libri preferiti! Ma la prego, non cominci con la solfa della predestinazione e della grazia! Mio fratello mi ha avvertito di guardarmi dai suoi giochetti di parole. “Tende una rete e in tre salti ti arrotola”- mi ha detto – attento a non farti fregare dalla sua parlantina”.

Agostino: Non per fare gli immodesti, Essere Malefico, ma io sono il primo filosofo della Cristianità, non ho la parlantina, sono facondo: disquisisco, esamino, valuto, deduco, non raggiro, non mento, non inganno. Non so cosa ti abbia raccontato tuo fratello, ma di certo è una menzogna.

Demone: Guardi, Dottore, che tra noi di sotto non ci mentiamo mai: che senso avrebbe! Peggio ci comportiamo e più siamo apprezzati. Le bugie si dicono per apparire migliori, per far credere che si fa bene quando si fa male, per fare male senza farsi scoprire. Nel nostro mondo questo genere di bugie non può esistere. Qualcuno esagera un po’ nel descrivere la propria malvagità, ma sono come le storie dei pescatori: la sardina diventa sempre una balena.

Agostino: L’esempio non è ben scelto perché i termini del confronto appartengono a ordini diversi, ma ho capito. Però la menzogna è sempre una cosa cattiva in sé, la verità, al contrario, è sempre buona. Quindi tra voi praticate, senza volere, la virtù.

Demone: I suoi ragionamenti scorrono bene ma devono avere una falla perché sono assolutamente certo di non essere virtuoso. Però non so che dire per smentirla.

Agostino: Non mi stupisce, per fare il polemista devi padroneggiare gli strumenti del mestiere Non si trovano argomenti per il contraddittorio così, sollevando sassi.

Demone: In effetti sotto i sassi si trovano animaletti simpatici come scorpioni e vipere, è un gioco che da noi fanno i bambini. Magari potrebbe spiegarmi come si fa una polemica, invece di insistere sulla faccenda degli elenchi dei peccatori.

Agostino: Che strano, come tuo fratello manifesti un desiderio di conoscenza che davvero non si addice a spiriti delle tenebre.

Demone: E’ vero, mi piace ragionare, ma così alla buona, usando il senso comune: non capisco tutti quei discorsi che nascono l’uno dall’altro, a catena, e sembrano un indovinello ma poi ti strangolano come un cappio, come si chiamano… ismi qualcosa.

Agostino: Sillogismi?

Demone: Sì, sillogismi.  Io preferisco parlare di cose più terra, terra; ad esempio, quando afferma che noi siamo virtuosi perché tra compagni ci diciamo la verità, mi pare che lei trascuri i contenuti ed i fini per guardare solo alla forma: dalle mie parti non diciamo la verità perché consideriamo la verità cosa buona, saremmo in contraddizione con la nostra natura che ci spinge a prediligere il male, ma perché mentire ostacolerebbe l’adempimento della nostra missione. Metta caso che io sia sul punto di indurre un giovane a sedurre una fanciulla oppure stia spingendo un padre di famiglia a buttarsi in un pozzo ed un collega mi chieda come mi vanno gli affari: io, temendo che l’amico mi sottragga la preda, tra noi non è infrequente, potrei fingere che non ho nulla per le mani ma, considerato che il mio fine è dannare gli uomini, dico la verità perché l’importante è raggiungere lo scopo e poco rileva se il merito di aver portato alla perdizione un’anima andrà a me o a un mio compagno.

Agostino: Beh, in certo senso mostri di non essere vanitoso e ti comporti seguendo un criterio ragionevole, anteponi all’egoismo individuale il bene della collettività cui appartieni…

Demone: Qui il mio buon senso d’ignorante comincia a pizzicarmi e capisco che lei sta pi…, mi scusi,  volevo dire sta andando fuori strada. Io compio atti nefandi, sono malvagio, amo le tenebre, odio gli uomini e se le sembra che, ogni tanto, faccia qualcosa di buono, mi creda, ha le traveggole! Noi siamo il male ed il male esiste grazie a noi.

Agostino: Prego, il male non esiste: ciò che chiamiamo male in realtà è solo mancanza del bene, , altrimenti da dove avrebbe origine? Non da Dio, da cui proviene tutto ciò che esiste ed in effetti è il solo “essere” che possa dire “Io sono”, perché Dio è buono.

Demone: Io non so più che dire: non ho capito nulla di quello che ha detto, però sono sicuro di esistere. E, del resto, come potrei pensare di non essere!

Agostino: Certo, tutti sappiamo di essere e se anche ci sbagliassimo al riguardo, saremmo comunque  “noi che siamo” a sbagliarci: chi “non è” ovviamente non può sbagliarsi. Io ho confutato Manichei e Scettici della Nuova Accademia, credimi, non parlo a vanvera!

Demone: Di tutto il suo ragionamento, al solito, non ho capito un’acca, però non mi pare molto sensato sostenere che il male non esiste perché non si sa da dove venga. Non si guarda mai intorno? Bisogna venire dal paese del sapone per non vedere quanto fa schifo questo mondo. Ormai, secondo me, siamo al tempo predetto dall’Apostolo delle genti, gli uomini hanno raggiunto il colmo della perversione, sono egoisti, avidi, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ingrati, sleali, maldicenti, intemperanti. Il perché non è chiaro, ma magari l’origine del male è un segreto che il Creatore tiene per sé, chi può obbligarlo a dire tutto? Però se un fulmine mi incenerisce posso dire che il fulmine non esiste perché non so come accade che quella gran luce scenda dal cielo? Chi può pretendere di sapere tutto! Sarà che sono un ignorante, ma io non mi vergogno di dire che non so o non capisco qualcosa. E poi, in questo genere di ragionamenti,  ci vuole buon senso ed a me pare innegabile che il male esista perché è il fine degli  atti nefandi che io compio ogni giorno. Anche uno sciocco le dirà che il Maligno non fa mai opere di bene e solo un filosofo con la testa tra le nuvole può pensare il contrario: se l’uomo che ho convinto ad uccidere i genitori per godersi l’eredità mi chiede dove sono il padre e la madre ed io glielo rivelo, determinando così la morte di quei poveretti, non vorrà sostenere che sono meritorio perché non ho mentito all’assassino! ho consapevolmente detto una verità che avrà come conseguenza l’ennesima vittoria del male. In queste cose conteranno qualcosa pure l’intenzione ed il risultato finale, non le pare?!

Agostino: Le tue parole mi fanno comprendere che non è possibile disquisire filosoficamente con chi, non avendo studiato, non possiede le basi della logica ed oppone argomenti banali, il così detto “buon senso”, ai ragionamenti consequenziali dei dotti. Esistono principi che sono assiomi.

Demone: Assi e sesterzi, per me è lo stesso! mi pare proprio che usiamo due lingue diverse, ma può parlare quanto vuole, non mi convincerà mai che il male non esiste, mai!

Agostino: Sono comunque lieto che i pezzi grossi di laggiù vi lascino languire nell’ignoranza, non oso pensare ai danni che potrebbe produrre una mente vivace come la tua educata al ragionamento.

Demone: Basta guardarsi intorno! Non sono vivaci menti malvagie quelle dei capi delle sette che si scannano, si combattono, si calunniano al grido di “Deo laudes”? Donatisti, ariani, manichei, pelagiani,  che sono, se non figli delle tenebre particolarmente astuti : si presentano parlando in nome del buon Dio e della verità ma poi agiscono da malvagi.

Agostino: A sentirti sembri ben più ragionatore di tuo fratello.

Demone: Ma no, sono anch’io un povero ignorante e quello che dico è frutto dei miei pensieri, tutta farina del mio sacco.

Agostino: Dì pure crusca (ride) Ma perché trascini ancora il tuo libro per questo Mondo se ormai il lavoro è terminato? L’elenco dei peccatori di tuo fratello era completo, figurati che aveva pure registrato quell’inezia a mio carico.

Demone: Lo so, mio fratello è scrupoloso, un gran lavoratore, io invece preferisco chiacchierare, per questo ho successo soprattutto con il sesso femminile. Però sul segreto di servizio lui faceva il colabrodo. Sono faccende delicate, i capi non hanno tutti i torti, se prendi all’amo un vescovo non devi fartelo scappare… Comunque nessun’opera è perfetta.

Agostino: Allora il motivo che ti porta da queste parti, con quel librone in spalla, ha a che fare con l’elenco dei peccatori.  C’è forse da queste parti un dannato di particolare interesse, una colpa che non è stata registrata, oppure qualcuno è sul punto di commettere un crimine eccezionale, magari qualcosa di nefando bolle in pentola tra i miei fedeli …Adeodatooo!

Adeodato (da dentro): Vengo, babbo!

Agostino: Figlio mio, hai sentito  dire in giro di qualche fatto grave, un’ incursione di fanatici Donatisti, scontri di chierici, screzi tra vicini? Hai controllato che prete Abundanzio non si occupi più di cura d’anime? E con le vergini del convento c’è qualche problema? Ho sempre l’impressione di non fare abbastanza per il mio gregge: a forza di occuparmi di cosa fanno i cristiani eretici finisce che mi dimentico di contrastare il Maligno.

Adeodato: I tuoi ordini sono stati eseguiti, tutto è normale. Quanto ai brutti fatti che possono accadere, bisognerebbe essere astrologi per prevederli.

Agostino: Neppure loro sono in grado di farlo, t’assicuro, in gioventù ho studiato quella falsa scienza e so che non porta a nulla… (tra sé) Dunque tutto è tranquillo nella mia diocesi, salvo che un diavolo si aggira con un gran registro, per prendere nota di chi sa quale gran peccato.

Demone: E’ già mezzogiorno, devo rimettermi in cammino o arriverò, come al mio solito, in ritardo al mio appuntamento.

Agostino: Vai lontano?

Demone: No, devo raggiungere un paese nei dintorni…

Adeodato: Di questi tempi quelle non sono contrade da frequentare! I Circoncellioni fanno continue incursioni nei villaggi, uccidono, mutilano, versano calce negli occhi. Sono dei veri diavoli!

Demone: Figuriamoci! Con me trovano pane per il loro denti.

Adeodato: Dunque non temi il martirio, sei davvero un uomo di fede ammirabile!

Agostino: Figlio mio, forse è meglio se rientri in casa e metti al fuoco il nostro pranzo. (Adeodato esegue l’ordine).

Demone: Addio, Dottore (fa per riprendere il libro).

Agostino: Ma no, aspetta ancora. Dimmi, vai in quel villaggio per incontrare un peccatore?

Demone: Non vorrei fare la fine di mio fratello…

Agostino: Ma che dici, non potrei certo impedirti di compiere il tuo dovere se il peccatore, per sua libera decisione, ha deciso di seguire la via del male.

Demone: In realtà non so esattamente di cosa si tratta, è un lavoro che aveva iniziato mio fratello. Devo contribuire a  risolvere un problema coniugale, credo.

Agostino: Nella mia diocesi?

Demone: Si, da queste parti… Conosce un certo Rufino calzolaio?

Agostino: Perché me lo chiedi?

Demone: Non conosce Rufino? Non è forse lui che ha fabbricato i sandali che porta?

Agostino: Beh, posso ammettere di conoscerlo, l’ho visto un paio di volte, per ordinare i calzari

Demone: Insomma questo Rufino, dopo aver fatto il caligaro militare a Roma, è tornato tempo fa al paese e ha preso moglie, una bella ragazza, Agata. La conosce?

Agostino: Umh… io conosco tanta gente, i fedeli della mia chiesa, cristiani d’ogni parte del mondo che mi vengono a trovare, chierici d’altre diocesi che vogliono un parere, pie dame della buona società, donne semplici che vengono dalla campagna…Diciamo che conosco anche Agata

Demone: Infatti è Agata che le ha portato proprio ieri quelle scarpe e, con la scusa di fare questa commissione, le ha raccontato certi fatterelli  di famiglia…

Agostino: Quello che si apprende in confessione non può essere rivelato, mai!

Demone: Ma a me non interessano affatto i peccatucci di Agata, figuriamoci. È una santa donna, molto devota, poverina, con un marito che le fa vedere i sorci verdi: beve, la picchia, sperpera i guadagni.

Agostino: Lo dico sempre al mio Adeodato, bisogna rimanere celibi. E’ troppo difficile meritarsi il cielo con una famiglia a carico: si discute con la moglie o il marito, si sta sempre in pensiero per i figli e le preoccupazioni economiche hanno il primo posto. Tuttavia anche il matrimonio è una santa condizione, una istituzione legittima, non a caso il Signore si recò alle nozze di Cana.

Demone: Dunque Agata è stata qui ieri, ma poi non è tornata a casa. Il marito non s’è accorto della sua mancanza perché, tanto per cambiare, era ubriaco, però da qualche ora è sveglio e sta girando per il paese chiedendo notizie. Anzi, eccolo che arriva.

Agostino: Non posso incontrarlo. Se mi cercano non ci sono, non ci sono per nessuno  (si precipita in casa e chiude la porta).

Rufino (al demone): Signore, ha visto per caso una donna giovane, con uno scialle a righe ed un sacco pieno di calzari da vendere…Doveva venire da queste parti per portare i sandali nuovi al vescovo d’Ippona. L’ho cercata dappertutto, dai parenti, dalle amiche, ma sembra svanita nel nulla

Demone: Questo è l’Episcopio, batti alla porta e informati, io sono di passaggio.

Rufino: Non vorrei disturbare.

Demone: Ma com’è che tua moglie sta qui, dal vescovo? Ho sentito dire che non accoglie nessuna femmina nella sua casa, neppure le nipoti e la sorella vedova.

Rufino: Lei sa che è qui? ma allora l’ha vista!

Demone: Tu hai detto che doveva venire all’Episcopio, se non è da nessuna parte sarà qui, ti pare?

Rufino: Magari è in chiesa… Quando a casa non la trovo mi dice sempre che è stata in chiesa.

Demone: Basta crederci, del resto quando un uomo della tua età sposa una donna giovane deve prepararsi al peggio. E tu hai l’aria di uno che si beve tutto, a casa come all’osteria. La chiesa però è una bella trovata, fa tanto donna devota, al di sopra di ogni sospetto.

Rufino: Perché non dovrei credergli?

Demone: Sono cose che succedono, non sei certo il primo. Torni al paese con un gruzzoletto, vedi una bella ragazza e la chiedi in moglie: nessuno se l’è presa, magari ha qualche magagna, ma tu vieni da fuori e non ti fai domande. Alla famiglia i quattrini piacciono, così l’affare va in porto e tu ti metti nel letto la tua rovina.

Rufino: I parenti hanno detto che non si voleva sposare per rimanere vergine del Signore.

Demone: Bella scusa. Prima è tutta rose e fiori, ma appena ti si piazza in casa cominciano le discussioni perché lei vuole che tu faccia questo e quello ma non quell’altro e pretende d’insegnare a te, che sei uomo maturo ed hai trascorso tanti anni a  Roma, come si vive.

Rufino: Qualche discussione in casa c’è sempre.

Demone: Come no! Poi lei comincia a chiederti soldi…

Rufino: Per le elemosine, dice.

Demone: S’intende, è tanto generosa con i poveri giovani. Ed è sempre fuori casa, in chiesa ovviamente.

Rufino: Così si giustifica.

Demone: Intanto ti trascura e qualche volta viene in città da sola, per pregare nella grande chiesa o per confessarsi dal vescovo, e poi, un bel giorno, passa fuori tutta la notte, tanto tu sei un povero ubriacone e dormi come un ghiro, non ti sveglierebbero neanche le trombe di Gerico. Così la mattina te ne vai in giro cercandola come un allocco ed i paesani ti ridono dietro: meno male che non sei geloso e non te la prenderai quando ti appenderanno un corno alla porta di casa.

Rufino: Io? io sono geloso marcio, potrei uccidere per molto meno! Ma magari Agata ha fatto tardi vendendo sandali al mercato e si è fermata a dormire qui. Quale posto è più sicuro per una donna onesta della casa di un santo vescovo.

Demone: Sarà, ma in giro si sentono dire tante cose e gli uomini sono uomini anche con la tonsura, peccano per natura. E poi, vieni da Roma e non conosci le storie che girano su certe dame dell’alta società amiche del pio Girolamo, la moglie del senatore Tessozio e sua figlia Eustochio? Certo il vescovo d’Ippona è un uomo anziano, nessuno ha mai osato mettere in dubbio la sua onestà, anche se un tempo era davvero scapestrato. Pensa che ha persino un figlio naturale, un giovanotto di trent’anni che vive con lui nell’Episcopio, non lo conosci? Gli somiglia tanto. Magari lui e tua moglie hanno passato insieme la notte a veglia, pregando s’intende.

Rufino: No, non lo conosco, ho vissuto lontano per molti anni e poi non sono religioso, bazzico poco questi posti.

Demone: Te lo presento subito! Adeodato, Adeodatooo!

Adeodato (si affaccia): Chi mi chiama?

Demone: Adeodato, quest’uomo cerca il vescovo Agostino. Non dirmi che non è in casa perché l’ho visto entrare poco fa.

Agostino (esce dalla porta): Eccomi, cosa vuoi Rufino?

Rufino: Voglio mia moglie, subito, qui fuori!

Agostino: Non so di cosa parli.

Rufino: Visto? non è qui, ma allora dov’è, dov’è quella femmina falsa e ingannatrice? ieri mi ha detto che veniva all’Episcopio ma forse era una scusa. Magari non è venuta in città, potrebbe anche essere andata in un altro villaggio dal suo amante.

Demone (ad Agostino): Rufino chiede se sua moglie ha passato la notte ad Ippona oppure no.

Agostino (rivolto a Rufino): Ad Ippona, sì: è venuta in città per portare i calzari ai tuoi clienti e poi si è attardata a pregare in chiesa ed io le ho consigliato di fermarsi qui. Dopo il tramonto, con quei maledetti Circoncellioni in giro, la strada del villaggio è pericolosa.

Demone: Rufino, chiedigli se Agata ha dormito nella casa delle vergini dedicate a Dio o qui, nell’Episcopio.

Rufino: E dove ha dormito Agata?

Agostino (tergiversando): In verità qui.

Rufino (iratissimo): Allora mia moglie e quel giovanotto, Adeodato, hanno davvero passato la notte sotto lo stesso tetto?

Agostino: Non posso negarlo, ma in modo innocente.

Rufino: Sì certo, in modo innocente. E io ci credo! Se non c’era nulla da nascondere perché non l’hai detto subito, prete. Con le tenaglie te l’ho dovuto tirare fuori! Ora vado a casa e regolo i conti una volta per tutte con quella svergognata.

Agostino: Ma no, Rufino, ti sbagli a pensare male.

Demone: Bravo Rufino, fatti valere, ricordati della moglie del senatore… e prendi questo orciolo di vino, tanto per rinfrescarti la gola mentre torni in paese (offre a Rufino una fiasca che aveva a tracolla).

Rufino (bevendo, sempre più agitato): Ora la sistemo io, non mi farò più prenderà in giro da quella femmina, non sono un vecchio ubriacone che balla come un orso per  divertire i paesani ! Giuro che prima del tramonto rimango vedovo (se ne va correndo).

Demone: Prevedo un finale tragico per questa commedia.

Agostino: Povera Agata, pensare che ieri si è attardata in chiesa pregando per il marito, spera di convertirlo ad una vita cristiana con il suo esempio ma, temo, che questa sarà la sua rovina.

Demone: Certo con una piccola innocente bugia… si poteva far credere a quel bruto che la moglie avesse dormito con le suore…Tutti sanno che il vescovo non fa entrare in casa neppure sua sorella vedova. Così, almeno, la poverina evitava le busse e forse anche qualcosa di peggio.

Agostino: Ma Agata era stanca, aveva passato ore in ginocchio a pregare, e si è addormentata nel cortile, non la voleva disturbare. L’ho lasciata dormire lì, con una misera coperta come tetto.

Demone: Io comunque ho un brutto presentimento: stasera sono atteso a casa di Rufino. Ma ovviamente la verità, la santa verità passa avanti a tutto e la menzogna, anche a fin di bene, è sempre peccato: l’ho letto in un suo libro, il De Mendacio.

Agostino: Dunque non sei così ignorante come dici, studi teologia.

Demone: In effetti qualche zinzino ne mastico anch’io, in certo senso la professione me lo impone; e, visto che siamo in tema, le confesso che mi ha colpito molto anche quel passo in cui lei parla del peccato contro la verità per omissione. Sa, le sue argomentazioni sono talmente buone che ho convinto i miei capi a segnare a suo carico lo scherzetto che ha giocato a mio fratello, era per dirle questo che sono passato di qui, prima di andare al villaggio. Ecco, guardi (apre il libro) … ora registro di nuovo Agostino di Tagaste tra i peccatori: colpevole di menzogna.

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Rosanna Bogo