Personaggi:

Primo giovane

Secondo giovane

Un bambino

Una matrona

Un ecclesiastico

Un pittore

La scena si svolge sulla spiaggia di una località dell’Africa settentrionale, nei primi secoli dell’Era Cristiana.

Primo giovane: Questo mi sembra il posto giusto. Su, mettiamoci al lavoro (afferra a due mani la vanga che ha in spalla)

Secondo giovane: Per me siamo troppo vicini a quelle case di pescatori, potremmo dare nell’occhio.

Primo giovane: Senti, prima o poi ci dobbiamo procurare il bambino, quindi tanto vale restare in prossimità dell’abitato. Io scavo e tu porti la rena oltre quella duna.

Secondo giovane: Mi sembra una fatica inutile, potremmo semplicemente raccogliere la sabbia a lato della buca.

Primo giovane: Sei sempre il solito scansafatiche! Eppure lo dovresti sapere, con me le cose si fanno bene o non si fanno. La tua montagnola di sabbia farebbe subito capire che qui c’è una buca.

Secondo giovane: Dicevo così, per dire, il capo sei tu.

Primo giovane: La buca non si deve vedere da lontano, altrimenti manca l’effetto sorpresa e magari “lui” si insospettisce e passa da un’altra parte.

Secondo giovane: Non potrebbe comunque evitarla, la spiaggia in questo punto è stretta e costeggia la pineta.

Primo giovane: Giusto, e “lui” deve per forza passeggiare sulla spiaggia.

Secondo giovane: Forse dovremmo tenerci più lontani dalla battigia, la marea potrebbe ingoiarsi il nostro lavoro. E se si alza il vento? I cavalloni ci metterebbero un attimo a far sparire buca e bambino!

Primo giovane: E magari l’intero paese potrebbe sprofondare come Atlantide. Se hai finito con il catalogo delle disgrazie di Nettuno mettiti a lavorare!

Secondo giovane: Credimi, quando siamo in questo Mondo la prudenza non è mai troppa. A proposito, la conchiglia l’hai portata?

Primo giovane: Siamo al mare, vuoi che non trovi da qualche parte una conchiglia!

Secondo giovane: In giro io vedo solo gusci di telline del tutto inadatti allo scopo.

Primo giovane: E cosa vorresti, un nautilo? Comunque se non trovo una conchiglia come si deve vado alla bancarella di souvenirs che sta vicino alle terme…

Secondo giovane: No, le teme no! Lo sai che non possiamo avvicinarci a quel genere di locali.

Primo giovane: Porta via la sabbia e non farmi la predica. Ho certi nervi!

Secondo giovane: Ti capisco, organizzare un evento del genere non è semplice, ci sono troppe variabili. La madre, ad esempio, è un tipo petulante: metti che a tavola gli fa una ramanzina, lo mette di malumore e “Lui” rinuncia alla solita passeggiata postprandiale…

Primo giovane: E così, mentre noi lo aspettiamo tutto il pomeriggio, “lui” se sta chiuso nel suo studio e così abbiamo faticato tanto per nulla.

Secondo giovane: Anche il tempo peggiora, il cielo si sta rannuvolando…Forse potrebbe addirittura piovere. E “lui” non è certo il tipo che passeggia sotto un acquazzone.

Primo giovane: Guarda, laggiù ci sono dei bambini che giocano intorno ad una barca in secca, vai a prenderne uno.

Secondo giovane: E perché io? Magari nei dintorni c’è qualche parente che mi scambia per un maniaco greco e mi riempie di botte.

Primo giovane: Senti, non posso fare tutto da solo! Io penso alla conchiglia e tu al bambino. E mi raccomando, che sia ben preparato (si allontana).

Secondo giovane: Bambino, ehi, bambino.

Bambino: Chiama me, signore?

Secondo giovane: Sì, vieni qui: vorrei che tu mi aiutassi a fare uno scherzo ad un amico, un tipo che si dà arie da filosofo, dovresti… (bisbiglia lungamente all’orecchio del bambino).

Nel frattempo sopraggiunge una matrona di mezza età. Si ferma e guarda con disapprovazione la buca.

Matrona: Che tempi! Non si può più passeggiare tranquillamente neppure sulla spiaggia! Se si cade in una buca del genere si rischia l’osso del collo. Vorrei proprio sapere chi sono i teppisti che si divertono a trasformare la battigia in una gruviera: eccone uno!  Bambino, richiudi subito quel trabocchetto micidiale o mi rivolgerò ai tuoi genitori, e poi vedi che busse!

Bambino (piangendo): Non sono stato io! Io non c’entro. E’ lui che ha scavato la buca (indica il Secondo giovane).

Matrona: Ah sì! Lei mi sembra un po’ cresciuto per fare certe marachelle, non è certo di buon esempio al suo bambino. Magari avete pure una palla nascosta da qualche parte. Per caso vi divertite a mettere in difficoltà le anziane matrone?

Secondo giovane: Le assicuro che non ho l’abitudine di giocare a pallone sulla spiaggia e la buca non è una trappola per bagnanti: è stata realizzata con un fine del tutto diverso, edificante. E poi questo bambino non è mio figlio.

Matrona: Davvero? Allora perché gli sussurrava qualcosa all’orecchio con tanta confidenza. Non sarà per caso un greco? Guardi che certe porcherie oggigiorno non si tollerano più neanche a Sparta ed Atene, figuriamoci da queste parti!

Secondo giovane: Ma no, lei ha frainteso: non facevo nulla di male, insegnavo al bambino una piccola parte che deve recitare in una burla. Una cosa innocente, tanto per ridere tra amici.

Matrona: Sarà, ma non ci vedo chiaro.

Primo giovane (si presenta con la conchiglia che ha appena acquistato): Tre sesterzi per una conchiglia, che ladri!

Secondo giovane: Forse era meglio accontentarsi di un secchiello o un cucchiaio.

Primo giovane: Presto, mettiamoci in posizione! “Lui” si sta avvicinando. Bambino, ecco, prendi la conchiglia e datti da fare.

Il bambino, utilizzando la conchiglia, inizia a versare nella buca acqua prelevata dal mare. Il suo via vai è frenetico.

Matrona: Ma che gioco sarebbe? Non capisco!

Un Ecclesiastico in veste nera, intento a leggere un libro, si avvicina camminando lentamente. Nel frattempo i due giovani spariscono.

Matrona: Finalmente una persona dotata di buon senso. Padre reverendissimo mi dica lei se è normale vedere due adulti che si comportano come ragazzini, scavano buche nella sabbia per fare scherzi ai bagnanti e coinvolgono nei loro giochi di dubbio gusto anche una povera creatura innocente.

Ecclesiastico (sollevando lo sguardo dal libro): Cara signora, non mi sembra che nei dintorni si trovino individui siffatti, io vedo solo questo dolce bambino che gioca con la sua conchiglia. Ma cosa stai facendo esattamente piccolino?

Bambino: Verso tutta l’acqua del mare nella buca.

Ecclesiastico: Sciocchino, come può quella piccola buca contenere l’immenso mare?

Matrona: Beh, si sa che i bambini a quell’età sono pieni di fantasia, io ho tre nipotini… non si può certo pretendere che ragionino con l testa di un adulto!

Bambino: Sarò anche un bambino, però se la mia buca non può contenere il mare neanche la tua limitata mente umana può contenere l’infinita grandezza di Dio.

Ecclesiastico (volgendosi al cielo nel gesto dell’orante): Signore, io ho preteso di comprendere il mistero della divina Trinità e Tu, per mezzo di questo innocente, hai giustamente umiliato la mia superbia intellettuale.

Matrona: Piccolo impertinente, chiedi subito scusa al Reverendo. E’ questo che ti hanno suggerito di dire quei due birbanti sconsacrati! (dà uno schiaffo al bambino che si mette a piangere) Prendersi gioco di un ecclesiastico! Vergogna! (rivolta all’ecclesiastico) Davvero, mi creda reverendo, sono costernata. Simili ribalderie non si erano ancora mai viste a Ippona!

Ecclesiastico: Signora, penso proprio che lei non abbia afferrato il senso recondito delle parole di questo piccolo angelo. (accarezza la testa del bambino)

Bambino: (piangendo) Non è colpa mia, io non ho fatto niente

Appaiono nuovamente i due giovani, questa volta in veste d’angeli alati.

Secondo angelo: Altro che senso recondito, la vecchia impicciona ha rovinato tutto.

Primo angelo: La sua presenza non era prevista. Sulla spiaggia Sant’Agostino doveva incontrare solo il bambino.

Ecclesiastico (Sant’Agostino): Su via, messaggeri celesti, non ve la prendete con questa povera donna, non aveva cattive intenzioni. Ho compreso ugualmente la lezione, però c’è una cosa che vorrei dirvi… la storia della buca e del bambino, devo riconoscere, è molto bella e piena di profondi significati, ma non ho intenzione di inserirla nelle mie opere, anche se non sfigurerebbe in un capitolo delle “Confessioni”. I lettori potrebbero pensare che i quindici libri del “De Trinitate” siano frutto delle meditazioni di un presuntuoso sprovveduto e poi… a nessuno piace fare la figura dello stupido.

Secondo angelo: Stai a vedere che facciamo finta che non sia successo nulla, con tutta la fatica che c’è costato preparare l’incontro! E già, i pezzi grossi come lei, Dottore, non si preoccupano del sudore dei poveri diavoli che si rompono la schiena per mandare avanti la baracca e farla durare nei secoli! Ci tengono al loro prestigio, a quello che pensa di loro la gente.

Ecclesiatico (Sant’Agostino): Ma no, che dici! E poi sono sicuro che l’episodio rimarrà nella tradizione, ci sono tutti gli elementi che piacciono al pubblico, l’ambientazione in una località di mare, un bambino, la suspence e il colpo di scena finale: è il tipico aneddoto che i fedeli memorizzano facilmente ed i pittori amano rappresentare.

Entra il pittore Gaspard Dughet con un carrellino pieno di colori, pennelli e tele bianche.

Pittore (Dughet): Qualcuno ha bisogno di un pittore? Ma bene, visto che siamo tutti qui e

la luce è giusta, si potrebbe fare una bella posa! (prende una tela e la sistema su un cavalletto)

Matrona: Può aspettare un attimo, ho i capelli in disordine.

Pittore (Dughet): Guardi signora che lei non fa parte del gruppo; anche gli angeli si possono allontanare. In primo piano voglio solo Sant’Agostino con il ragazzo, ma in mano deve tenere un secchiello, è più realistico di quella conchiglia tropicale, roba da turisti.  Sullo sfondo il mare (inizia a dipingere) ed a lato un carrettino che passa… un tocco di pittoresco non guasta mai.  Ecco, fermi così…

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Rosanna Bogo