“Og-ggi è-è-è una g-giornatac-ccia… Se m-mi sv-vegl-glio ch-ch-che g-già ba-bal-bet-t-to…”

Era ormai scientificamente provato, se la mattina il commissario Ludovico Carotondi si svegliava e cominciava subito a sbattere sulle sillabe, sarebbe stata sicuramente una giornata di merda. Sua moglie lo sapeva e cercava di rabbonirlo con la colazione più deliziosa che poteva, ma ogni volta il commissario usciva di casa incazzato nero.

Arrivò in ufficio alle 9.20 in ritardo per l’appuntamento con il questore, ma d’altra parte il traffico nei giorni di festa era del tutto inatteso. Ogni mattina si scopriva a rallegrarsi per l’assenza dei genitori che quotidianamente accompagnano i figli a scuola. E invece quella mattina il traffico c’era eccome, senza che le scuole fossero ancora riaperte. Era proprio una giornata di merda.

Il questore lo strigliò bene bene, che non si permettesse mai più di farlo aspettare, aveva cose ben importanti da fare che non aspettare un commissario. A nulla valsero i balbettii sul traffico e le scuse, d’altronde poi lo sapevano entrambi di ricambiarsi scarso apprezzamento.

Dopo la riunione, ebbe finalmente il tempo di leggere i giornali. Nella cronaca locale nessuna notizia di rilievo, non c’era stato neanche un furto in quei giorni, come se anche i ladri fossero in vacanza…

~

Suonò il telefono e l’agente gli comunicò che una signora voleva parlargli della scomparsa della figlia, al ché il commissario bestemmio e la fece entrare.

La donna, sulla quarantina, bionda, alta, energica, molto bella, si mise subito a sedere, senza attendere che il commissario le indicasse la sedia e questo lo irritò tremendamente, amava dare sfoggio del suo ruolo. La donna cominciò subito a parlare e a descrivere la notte in cui la figlia Sara era scomparsa. Il commissario venne travolto da quel fiume di parole senza quasi rendersene conto e invero non aveva dato il permesso alla donna di parlare… Cercò di concentrarsi per recuperare le parole perse senza mostrare tutto il suo nervosismo. Quando la madre ebbe finito il suo racconto, Carotondi cercò di riepilogare tutta la storia sia per riuscire a memorizzarla e intuire qualche dettaglio importante, sia per cercare nel volto della donna conferma a ciò che aveva capito.

Sara era andata in camera, come ogni sera, dopo aver cenato con la madre.
I genitori erano separati da diversi anni, quindi era da escludersi una crisi post divorzio.
La camera della figlia era perfettamente in ordine, solo la finestra era aperta, ma la madre escludeva qualsiasi tentativo di fuga, dato che Sara non aveva mai manifestato alcun malessere né pensiero di evasione.
Rimaneva perciò solo l’idea del rapimento. Anche se la donna non era certo benestante. E in caso di rapimento avrebbero dovuto esserci elementi evidenti di lotta tra la piccola vittima e il rapitore… Ah, quanti anni aveva Sara non lo ricordava…magari la donna non gliel’aveva detto…

– Qu-qu-quanti anni h-ha S-Sara?

– Ah, non gliel’avevo detto?

“Ah, b-bene, n-non s-si r-ricord-da…”

– 10 anni, compiuti il 5 dicembre… Ah, ecco la foto!

Il commissario le fece i complimenti per la bella bambina, bionda come la madre, molto magra, il volto coperto di lentiggini… Poi accompagnandola alla porta, le assicurò che, anche se per legge avrebbero dovuto attendere altre 24 ore per la denuncia di scomparsa, avrebbe comunque cominciato ad indagare..

“I-i-in fondo n-non ho mo-mo-molto da fa-fare…”

La donna lo ringraziò con una energica stretta di mano che lo lasciò quasi senza fiato per il dolore e se ne andò.

~

– Ecco i risultati della ricerca che mi aveva chiesto, signor Commissario.

– D-dim-mmi…

– La famiglia non è benestante ed è una cosa risaputa, i coniugi hanno divorziati proprio a causa di un problema di soldi. In effetti il marito ha sperperato tutto il loro patrimonio al gioco. Quell’uomo è totalmente sfortunato: pensi che l’anno scorso ha acquistato 50 biglietti della lotteria di capodanno e non ha vinto nulla!

– O-o f-forse h-ha na-nascosto i so-soldi…

– Beh, questo non si sa, comunque i due erano già divorziati, consensualmente. E il marito sosteneva che era lei a portargli sfiga!

– V-vai av-av-avanti!!

– Non trovando nulla di interessante sui genitori, ho provato ad andare ancora più indietro e ho scoperto che anche la trisavola di Sara era stata rapita, e anche in quel caso non c’erano elementi di lotta sul luogo. Era semplicemente scomparsa lasciando una finestra spalancata.

“U-una fi-finestra spa-palancata? C-come Sa-sara…”

– A-anc-che sta-tavol-lta c-c’è un-na fi-finestra spa-palancata!

– Che coincidenza strana…

– E-e que-quella ba-bambina scompa-pa pa-parsa… S-se n-n’è sa-saputo-to nu-nul-l-la?

– Non molto, solo che qualche giorno dopo, la denuncia venne ritirata, visto che la bambina era tornata da sola. Si disse che era scappata e non avendo nulla da mangiare era tornata a casa.

– V-va b-b-bene… pu-pu-puoi anda-da-dare Fab-bris! Fa-fa…fai ci-circola-lare qu-ques-s-sta fo-foto…

– Va bene, signor commissario…

La coincidenza di un’altra sparizione in famiglia era davvero strana, chissà cosa c’era dietro… E con questi pensieri, tornò a casa. La moglie gli aveva fatto trovare la tavola imbandita e 2 coperti in più… Si era dimenticato che quella sera c’erano ospiti i suoceri… proprio una giornata di merda.

~

Il giorno dopo trascorse senza che venissero rilevati indizi interessanti e ormai la scomparsa della bambina diventava un caso ufficiale e avrebbe dovuto fare rapporto al questore.

La mattina successiva, appena arrivato in ufficio si mise a leggere, come al solito, la cronaca locale, sfogliava gli articoli alla ricerca di qualche titolo che riguardasse Sara; ma subito l’agente di turno bussò alla porta per far entrare la signora De Lucis, la madre di Sara. Come due giorni prima, la signora si sedette immediatamente, senza attendere il commissario, e come la volta precedente, cominciò subito a parlare.

– Crede a Babbo Natale, signor commissario?

– N-no, ce-certo c-che no!

“M-ma c-che do-domande-de f-fa?”

– Neanche io…fino a ieri sera…

– C-che vuol-l di-dire? S-si-si spiegh-gh-ghi!

– Le racconterò una storia di tanti anni fa.

«Quando ero piccola, mia mamma mi raccontava sempre che dovevo fare la brava perché mia nonna, la Befana, se non fossi stata brava mi avrebbe portato il carbone… io allora urlavo che ero brava e che volevo che mi portasse i dolci… Quando compii 10 anni, mia madre disse che era venuto il momento di raccontarmi la storia di sua madre. E così mi disse che la nonna era scomparsa di casa quando aveva 10 anni, proprio come me, all’epoca. Era scomparsa senza lasciare tracce il 4 gennaio per poi ricomparire il 7 gennaio. Da allora, la nonna “scompariva” ogni anno negli stessi giorni, perché doveva prepararsi per portare i doni ai bambini… era la Befana, come lo era stata, prima di lei, la trisnonna, e così indietro per generazioni. Quella prima notte che era scomparsa, era stata invitata dalla Befana, sua trisnonna, a vedere “il lavoro”, una sorta di apprendistato per quella che sarebbe diventata, una volta morta la trisavola, la sua occupazione.»

– Non mi crede, vero?

– No no, co-contin-nui…

Ma non riusciva a nascondere il suo divertimento…

– Va bene, continuo, anche se è chiaro che non mi crede… Crescendo, ho pensato che quella fosse soltanto una storia, ho pensato come lei che Babbo Natale e la Befana sono soltanto un’invenzione, una bella favola da raccontare ai bambini e che mia madre aveva soltanto inventato qualche particolare in più. E l’ho pensato fino a questa notte… Si chiederà che cosa è successo questa notte… Mia figlia è venuta a trovarmi, sulla scopa, insieme alla Befana!

– Va-va b-bene, signo-ora… vu-vuole riti-tira-rare la-la denun-n-ncia?

“E do-dopo che ra-racconto a-al que questore?”

– Già fatto, grazie… ero venuta solo per raccontarle questa storia, ma tanto vedo che non vuole credermi. La saluto, signor commissario, può tranquillamente pensare che io sia pazza…

E se ne andò, questa volta senza strapazzargli la mano.

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Juan