Daug venne condotto nel laboratorio del Capo-riparatore Dot. Aveva deciso di salvare la pelle ad ogni costo ed era disposto persino a sembrare un genio, bastava che non lo mandassero al Correzionale o al manicomio: lui voleva solo vivere.
Dot sembrava un tipo autoritario, ma non malvagio come Terios.
“Si direbbe che qualcuno le abbia dato una sberla con i fiocchi” disse Dot guardando in faccia il suo apprendista.
“Si Capo” rispose prontamente Daug.
“Terios è sempre nervoso con voi novellini, vi considera errori della natura, visto che non potete essere errori di OMNIA.”
“Si Capo, ma noi lo abbiamo irritato con le nostre domande.”
“Siete curiosi, eh? E allora perché non mi chiedi cos’è OMNIA, come fanno tutti?”
“Se avessi diritto di saperlo qualcuno me lo avrebbe già detto, Capo. Ho imparato che qui non si fanno domande, si ascolta e si impara. Si risponde solo se interrogati”
“Ma bene – disse Dot compiaciuto – sei un ragazzo sveglio, oltre che dotato e, se vuoi saperlo, potenzialmente più intelligente di me. Ho visto il tuo fascicolo, mi superi di almeno 20 punti nel test del Q.I. Ma dimmi, cos’era che ti attirava tanto nell’idraulica?”
“Le belle signore con tubi guasti, Capo – rispose sinceramente Daug – e l’abbondanza di tempo libero per bere, mangiare e dormire”
Dot sorrise, ormai lo aveva inquadrato: lo trovava simpatico e persino promettente. Lo condusse in un angolo del laboratorio e gli mostrò un disegno: sembrava un gioco di società, uno di quei quesiti enigmistici che si risolvono al mare, per passare il tempo.
Rosanna Bogo






