Ultime pubblicazioni

I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per novembre 2009

I dettagli fanno la differenza

Abbiamo apportato alcune modifiche alla grafica di Scrivolo.

In particolare, nel menu è adesso presente la voce GioVediamoci, dando così risalto al nostro salotto dedicato agli ospiti. I racconti degli autori esterni saranno ancora visibili sulla homepage, e in più hanno da oggi questo spazio dedicato.

Altro dettaglio introdotto è la firma a fine post, spero vi piaccia.

Ultima novità, che è anche la più visibile, è l’introduzione del box delle Ultime Pubblicazioni, con la segnalazione degli ultimi post presenti nelle tre sezioni del sito.

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admin

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Delitto senza castigo – IX

scaffalecuboNona

Ultima puntata.

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: galba.demause@unino.it

Caro Professore, il commissario Lo Bue sostiene che la scoperta di un frammento di verità a volte può fare luce su una complicata vicenda in apparenza del tutto estranea. Conosce la teoria del battito delle ali di una farfalla che produce effetti all’altro capo del mondo?
I testimoni, afferma Lo Bue, mentono oppure nascondono fatti che ritengono secondari o non collegati all’indagine senza rendersi conto che così possono depistare gli inquirenti, perché il particolare occultato, a volte, è proprio l’indizio indispensabile per risolvere il caso: si determinano così errori giudiziari che un po’ di sana sincerità avrebbe evitato.
Io penso che abbia assolutamente ragione e per questo ho deciso di svelare un segreto che mi pesa sul cuore da tanti anni. E credo che lei abbia diritto di conoscerlo per primo, s’intende dopo il commissario.
Come le ho già riferito, ho consegnato a Lo Bue un pacco di lettere anonime indirizzate a suo fratello. Il commissario si è subito interessato alle missive e mi ha lungamente interrogato: voleva sapere quando avevo conosciuto Girolamo e se ricordavo un fatto accaduto all’epoca in cui lavoravo come bibliotecaria nell’Istituto di Studi Medievali.
La direzione si era accorta della scomparsa di alcune pregevoli miniature ed un custode era stato incolpato del furto. La guardia giurata dell’Istituto, perquisendo lo spogliatoio del Personale, aveva trovato nel suo armadietto un frammento di pagina miniata: il dipendente non era stato denunciato alle autorità, ma aveva perso il posto.
Ho risposto che ovviamente mi ricordavo della vicenda del custode Mario Grandi detto Marione, un padre di famiglia molto ligio al dovere. Lo Bue ha aggiunto che di certo non avevo dimenticato la data della sua morte, perché si era suicidato proprio il giorno del mio incidente, il 15 marzo 1975.
A questo punto ho deciso che era giunto il momento di svelare il frammento di verità rimasto in ombra, il particolare omesso, in apparenza non correlato al delitto, che forse poteva salvare Antiveduto.
Quel fatale giorno, ho riferito a Lo Bue, mentre stavo ricollocando negli scaffali alcuni volumi, una collega era entrata di corsa nel deposito gridando che Marione si era suicidato: il poveretto non aveva resistito alla vergogna e si era impiccato ad un albero del suo orto. Io mi trovavo su uno scaleo e, udendo la tragica notizia, quasi svenni, precipitando da tre metri di altezza. Così, all’età di ventiquattro anni, sono finita in carrozzella. La mia reazione, un mancamento improvviso, era dovuta al fatto che sapevo con certezza che Grandi era morto innocente: conoscevo infatti l’identità del vero autore dei furti. Per settimane lo avevo osservato agire, senza parlare e, solo quando il custode era stato licenziato, mi ero fatta avanti tentando inutilmente di convincere il colpevole a confessare e salvare così dalla rovina quel povero padre di famiglia. Ma ora che Marione si era ucciso non c’era più modo per rimediare. Ovviamente il ladro che proteggevo perché stupidamente invaghita di lui era suo fratello Girolamo, all’epoca un oscuro borsista dell’Istituto con pochi mezzi e grandi progetti.
Mi aveva detto che il denaro ricavato dalla vendita delle miniature trafugate gli serviva per avviare uno Studio Bibliografico: promise che in seguito, con i primi guadagni, avrebbe provveduto a risarcire generosamente il Grandi ed io, stupidamente, non lo denunciai.
Pur di avere la possibilità di collezionare e commerciare libri antichi Girolamo era disposto a tutto, anche a rovinare un innocente e trascinare nel baratro della colpa un’ingenua ragazza innamorata.
Lo Bue mi ha rivelato di avere già condotto accurate indagini sul furto delle miniature, sul mio incidente e sul Grandi ma, naturalmente, ignorava il ruolo di Girolamo nella vicenda. Dopo la morte del povero Marione, il figlio e la moglie erano emigrati in Brasile e questo particolare diveniva rilevante in rapporto al paese di provenienza delle lettere anonime che gli avevo consegnato. L’incendio, secondo il commissario, poteva essere in qualche modo collegato al suicidio del custode e questa nuova pista meritava un accurato esame.
L’intuizione di Lo Bue fortunatamente si è rivelata giusta: controllando gli arrivi dal Sud America, il commissario ha scoperto che, proprio qualche giorno prima dell’incendio, Giovanni Grandi, il figlio di Marione, era sbarcato a Fiumicino, trattenendosi una settimana in visita presso parenti; quindi, il giorno seguente alla morte di Lefteria, se n’era tornato in Brasile, paese con cui l’Italia notoriamente non ha accordi di estradizione.
Secondo Lo Bue, il giovane Grandi conosceva l’identità del vero autore del furto e per anni ha perseguitato Girolamo con lettere anonime sperando di indurlo a confessare spontaneamente la sua colpa. Alla fine, stanco di aspettare, ha deciso di vendicare la morte del padre facendosi giustizia da solo: intendeva uccidere Girolamo e distruggere la sua biblioteca, ma ha mancato ambedue i bersagli, causando invece il decesso dell’innocente Lefteria.
Al dott. Magistris la nuova ricostruzione del delitto proposta dal commissario è parsa del tutto convincente, tanto che ha ordinato l’immediata scarcerazione di Antiveduto.
Attendo a momenti che il suo giovane cugino, accompagnato da Lo Bue, suoni al campanello della mia porta. Sono impaziente di abbracciarlo e, con l’aiuto di Pepos, ho organizzato per questa sera una cena in famiglia per festeggiare, tutti insieme, la sua riconquistata libertà. Ovviamente anche lei, caro Galba, è invitato. Non manchi!
Adelia

Da: galba.demause@unino.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Carissima Adelia, la liberazione di Antiveduto mi rallegra infinitamente, ma non le nascondo di essere sconvolto dalle sue rivelazioni sul furto delle miniature.
Conosco bene i difetti di mio fratello, tuttavia l’ho sempre scusato perché, avendo qualche anno più di me, di certo ha maggiormente sofferto per la vicenda che ha sconvolto la nostra famiglia. Sono convinto che la misoginia di Girolamo abbia avuto origine dal comportamento riprovevole di nostra madre, fuggita all’estero con un aristocratico russo quando eravamo bambini, e credo che il suo morboso attaccamento ai libri compensi l’esperienza dell’abbandono e le carenze affettive patite in collegio. E sorvolo sul ricovero di nostro padre, sconvolto dallo scandalo domestico, in una clinica svizzera!
Girolamo è un uomo che ha sofferto, ma il male che tutti, più o meno, riceviamo non ci autorizza ad essere malvagi. Come credente io ho affrontato le dolorose prove della mia vita con rassegnazione, Girolamo invece ha reagito all’infelicità da materialista, divenendo più egoista e cattivo delle persone che hanno amareggiato la nostra infanzia.
Ha rovinato l’esistenza di tanti innocenti eppure, da un punto di vista legale, non può essere punito: è una palese ingiustizia, ma purtroppo viviamo in un mondo assurdo e pieno di contraddizioni, recriminare non serve a nulla ed è già un miracolo che il povero Antiveduto sia sfuggito ad un’immeritata condanna. Rallegriamoci dunque per questo e dimentichiamo il passato. Stasera, cara Adelia, verrò alla festa con un vassoio di paste extra large e, se me lo permetterete, leggerò un piccolo discorso in onore del festeggiato che ha superato, con coraggio e dignità, il momento più difficile della sua vita. A stasera. Galba.

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: girolamo.demause@libero.it

Egregio dr. De Mause, la informo che è arrivata una nuova lettera dal Brasile: questa volta il misterioso corrispondente si firma per esteso e sono certa che il suo nome, Giovanni Grandi fu Mario, non le suonerà sconosciuto.
Ovviamente ho già provveduto a consegnare la lettera al commissario Lo Bue, ritengo tuttavia opportuno che anche lei conosca il contenuto della missiva.
Il Grandi confessa di essere l’incendiario di Villa De Mause ed afferma di avere appiccato il fuoco mosso da odio nei suoi confronti. Aggiunge che il padre, prima di suicidarsi, aveva scritto ai familiari un biglietto d’addio in cui l’accusava di essere il vero colpevole del furto delle miniature: ammette quindi di avere sempre aspirato a vendicarsi. Visto che le lettere non la inducevano a redimersi con le buone, ha in fine deciso di infliggerle una severa punizione. Purtroppo, scrive il giovanotto, il piano è fallito, causando la morte di una vecchia signora che nulla aveva a che fare con tutta la triste vicenda.
Ovviamente la persona che aveva rivelato al custode il nome del ladro di miniature ero io: il povero Grandi mi aveva promesso che sarebbe rimasto un segreto tra noi e, finché fu in vita, rispettò scrupolosamente il patto. Del biglietto alla famiglia non sapevo nulla, ma le lettere dal Brasile mi facevano pensare che la verità fosse in qualche modo venuta a galla.
Per mantenere la famiglia, in attesa di un nuovo impiego, avevo dato a Marione tutti i miei risparmi e con quella piccola somma la vedova ed il figlio, all’epoca ancora un bambino, erano emigrati in Brasile. Tuttora vivono a San Paolo: gestiscono un piccolo ristorante molto apprezzato, afferma il Grandi, dai connazionali in vacanza.
La lettera ha reso felice Lo Bue perché la confessione scritta pare sia considerata dagli investigatori la “regina delle prove”. Ora può chiudere per sempre il fascicolo “Tolos” certo di non aver mandato in galera un innocente. E questo, a suo avviso, è più importante che acciuffare un colpevole.
Antiveduto abita con me e Pepos: per il momento preferisce vivere in “famiglia” perché di notte è ancora perseguitato da terribili incubi. La carcerazione è stata un’esperienza terribile, ma ha prodotto su di lui anche qualche effetto positivo: è diventato un fervente democratico ed ha già avviato la pratica legale per mutare il suo cognome in Demause; inoltre sembra molto più maturo di un tempo e parla senza reticenza delle sue recenti disavventure.
Proprio oggi, a tavola, notava che, nel caso di Lefteria, la giustizia non ha fatto il proprio corso perché il reo-confesso vive libero in Brasile mentre dovrebbe occupare una cella in Italia. Ma Pepos ha obiettato che il figlio del custode, costretto a crescere in un paese straniero e senza padre, in certo senso, aveva già scontato preventivamente la sua pena. Ho riflettuto a lungo sulla conversazione tra i miei due ospiti e sono giunta alla conclusione che l’omicidio commesso da Giovanni Grandi, il suicidio di Marione, la mia paralisi, la morte di Lefteria, la detenzione di Antiveduto sono tutti anelli di una lunga catena di disgrazie che ha avuto origine da un unico evento: il furto delle miniature. Dunque il vero colpevole è chi, trentacinque anni fa, impadronendosi di quei miserabili foglietti colorati ha messo in moto la macina del male.
Il delitto che ha prodotto tante conseguenze nefaste rimarrà tuttavia senza castigo: Girolamo De Mause è un ladro, ma non sarà processato perché il furto ai danni dell’istituto di Studi Medievali è ormai caduto in prescrizione, Girolamo De Mause è un omicida però nessun tribunale potrebbe legalmente condannarlo per il suicidio del povero Grandi, anche se io so che ha fatto scivolare nell’armadietto di Marione, attraverso le fessure di aerazione, un frammento di miniatura perché la colpa ricadesse su di lui.
La sua impunità, dottor De Mause, è dunque la vera ingiustizia di questa triste vicenda in cui altri, innocenti, hanno sofferto e pagato al suo posto. E l’elenco sarebbe lungo.
Certo i parenti d’ora in poi la eviteranno, presto dovrà lasciare la villa in cui ha abitato per quasi tutta la vita ed otterrà solo una minima parte dell’eredità del conte Tommaso, ma potrà continuare a sfogliare comodamente i suoi amati libri, camminerà libero per le strade del mondo e, sono sicura, vivrà ancora a lungo, senza provare alcun rimorso.
A proposito, dimenticavo di dirle che da molto tempo non l’amo più.
Adelia

Da: girolamo.demause@libero.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Signorina Edelwaiz, lei è licenziata!

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Rosanna Bogo

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I libri e la guerra

Niente riferimenti ‘alti’, oggi.
Anche su Scrivolo ci abbandoniamo a riflessioni legate alla storia di tanti anni fa, quasi cento, quando per alleviare la paura e la lontananza da casa, si mandavano ‘ai nostri ragazzi’ libri da leggere e non dosi di droga. Si usava negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, nonostante la penuria di carta.

Qui sopra, una foto dei libri raccolti per i soldati sugli scalini della biblioteca pubblica di New York. (Image credits: Bookride). Sotto, il manifesto di Charles Buckles Falls che giganteggia nella foto.



Che il sapere possa vincere, e portare ad una vita industriosa e pacifica, resta una mera utopia. (Manifesto di Daniel Stevens)

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fuchs

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Vigilia d’Ognissanti

Zucca 2

Laura entrò in casa all’improvviso, insieme a uno sbuffo di freddo.

“Ciao Zio!” esclamò, sorpresa della presenza di Mauro in salotto, lui e la mamma si vedevano di rado. Corse ad abbracciarlo e a schioccargli due baci sulle guance, senza neppure togliersi la sciarpa, rosso sangue, e il giaccone.

“Ciao, Nipote!”, rispose Mauro; era contento di vederla, ormai si era fatta una bella ragazza e i capelli corti, folti e biondi sottolineavano la figura slanciata; era una sportiva di valore ma aveva anche un ottimo curriculum scolastico;  quest’ultima cosa riempiva Mauro di orgoglio, anche se non lo dava a vedere. “Ha preso da me” ripeteva ad ogni occasione, alludendo ai poco brillanti trascorsi scolastici della sorella.

Laura non chiese allo zio perché fosse in visita, ma tornò verso l’ingresso, che immetteva nel grande salone col camino, per appropriarsi di un bustone di carta, da cui sbucavano pacchetti e strani oggetti in plastica.

“Hai trovato tutto?” le gridò dietro la mamma, mentre la ragazzina, spostato il pacco nella sua cameretta, entrava in cucina, da dove lanciò un “Sììììììì” col tono che hanno tutti gli adolescenti quando vogliono dire ai propri genitori “Uff, non scocciare, sono grande ormai!”

“La roba per Halloween”, spiegò la mamma al fratello. “Ancora Halloween, alla sua età?”, rispose ad alta voce Mauro, perché la nipote lo potesse sentire dalla cucina. “Ha Ha”, gli rispose Laura; la sentirono armeggiare col timer del microonde.

“Questo è il tipo di americanata che proprio non sopporto – osservò Mauro – ci sarà mai stato bisogno di festeggiare e fare gli stupidi, in queste giornate così tristi? Tutto il peggio delle abitudini americane ci si attacca come una gomma masticata sotto la suola di una scarpa”

“Bell’esempio, zio”. Laura fece capolino: “Papà quando arriva?”. Era appena scomparsa che, puntuale come uno statale, Leonardo entrò in casa, sbuffando. “Che giornata…” Posò la sua cartella su una poltroncina all’ingresso e andò a salutare il cognato e poi si sprofondò, con tutto il suo peso, su una delle poltrone accanto alla moglie. “Laura c’è?” chiese alla moglie. Lei non ebbe neppure il tempo di rispondere perché la figlia rientrò con un vassoio in cui aveva messo tre mele caramellate, con il loro regolare bastoncino, dei tovagliolini e delle forchettine da dolce; Mauro sapeva che la nipote conosceva il suo disagio a mangiare i cibi usando le mani e apprezzò l’attenzione. “Le ho fatte stamani per portarle a scuola e ne ho lasciate un po’ per noi, scommetto che mamma non te l’aveva offerte”. Lo zio, impavido, disteso il tovagliolino sui pantaloni, aveva preso in mano lo stecco e cominciava ad addentare la mela, la sorella e il cognato non furono da meno.

“State attenti, perché sono avvelenate!” disse in tono scherzoso Laura, scappando di nuovo nella sua cameretta,“Strega!” le gridò Mauro, la bocca piena. Laura doveva prepararsi per la festa, truccarsi e vestirsi: passò almeno un’ora fra il bagno e la sua cameretta. Quando fu finalmente pronta per uscire si affacciò nel salone; lo zio e i genitori stavano sonnecchiando; piano, piano uscì di casa col suo vestitone nero e con un cappellaccio dalle falde gigantesche, cercando di non far rumore.

La festa era al solito un caos; Laura e i suoi compagni e compagne dell’Istituto Tecnico Sperimentale di Elettronica si stavano divertendo nella confusione da sabba che avevano ricreato nel locale preso in affitto solo per loro ed i loro amici; non volevano estranei nel loro territorio ed i genitori, lieti di assecondare la scelta “giudiziosa” dei figli, avevano sborsato più che volentieri la sostanziosa quota per l’affitto della sala.

Verso mezzanotte Laura si appartò per chiamare casa. Voleva sapere come stavano andando le cose in famiglia; sollevò il cappellone da strega e stette a lungo con l’orecchio incollato al cellulare. Il telefono di casa suonava a vuoto. “Va tutto bene, allora!” pensò sorridendo tra sé. Rimise il telefonino in una tasca della gonna nera, e tornò, più scatenata di prima, a far baldoria con i suoi amici.

Poco dopo le due Cinzia, la sua amica del cuore, e Marco, il suo fidanzato, la riaccompagnarono a casa: abitava in una villetta isolata, quasi in campagna, in mezzo al verde di alberi e siepi.

A poche centinaia di metri dalla stradina privata che portava alla casa di Laura, cominciarono a sentire odore di bruciato: i fari illuminavano una nube di fumo e polvere che riempiva l’aria. Poi videro i lampeggianti dei pompieri e di un’auto della polizia.

Marco fermò l’auto a distanza, non occorreva fare domande: i pompieri stavano scavando tra le macerie della villetta. I ragazzi scesero: “Oddio!” ebbe appena il tempo di gridare Cinzia, che aveva capito tutto, e corse ad abbracciare Laura, per fermarla nella corsa verso la casa. “Ma cosa è successo, ci sono feriti?” chiese, preoccupato, Marco ad un poliziotto.  “E’ amica sua? Forse è meglio se la portate via”. “Ma quando è accaduto?”.
“Poco dopo mezzanotte, forse è stato un guasto all’impianto di riscaldamento, la casa è saltata in aria: doveva essere piena di gas, chi era dentro sarà rimasto intontito, incapace di muoversi, anche se erano persone abbastanza giovani. Li hanno trovati tutti e tre vicini, si direbbe seduti in un salotto; semi carbonizzati, e poi con il secondo piano della casa che gli è crollato addosso….  non c’è stato niente da fare. Si è salvato solo il cane, era nella cuccia vicino al garage.” Rispose il poliziotto.

Marco era sconvolto, Cinzia si faceva forza per fare coraggio a Laura; nel frattempo era arrivata un’ambulanza ed una giovane dottoressa si mise a parlare fitto, fitto con i ragazzi, prendendo Laura sotto braccio.

“La parte più difficile viene qui” pensò Laura “devo stare attenta, devo essere più addolorata, quasi fuori di me”.
“Certo, è andato tutto come previsto, il sonnifero nelle mele li ha fatti addormentare profondamente e il gas che avevo lasciato aperto ha fatto il resto. Chissà cosa è stato a far saltare tutto, forse una telefonata…” Laura fece attenzione, camminando abbracciata alla dottoressa, a non far vedere il risolino di soddisfazione che solo per un attimo increspò le sue labbra. Si mise a piangere disperata, in modo molto, molto convincente.

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Dr J. Iccapot

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot