Un racconto di Raffaella Abategiovanni

Bambola di pezza
Uova sode, crackers e carotine, il mio parco pranzo a cui seguirà una parca cena, che, uniti ad una misera colazione e a due microscopici spuntini rappresentano il mio pasto globale quotidiano.
1300 calorie!
Se le faccia bastare!
Ha affermato la mia dietologa con un tono piuttosto severo e perentorio.
Il suo studio assomiglia ad un’aula del tribunale dove i miei chili di troppo rappresentano i maggiori indagati e io stessa un pericolosissimo complice che negli anni ha lasciato che si moltiplicassero alimentando questo scempio.
E così, per alleggerire il mio corpo e il mio senso di colpa, ho lasciato che lei leggesse la mia inesorabile condanna, senza battere ciglio!
Seguendo le sue ferree regole avrei scontato la mia pena senza clemenze né grazie.
Qualcuno un po’ più ottimista mi ha prospettato un futuro più agile e leggero, altri mi hanno parlato di una significativa riduzione della mia figura fino ad indossare abiti succinti e biancheria sexy!
Ma io ho vissuto tutto questo più come una grave punizione piuttosto che uno stile di vita più sano ed appagante.
Punita fino all’inverosimile per aver mangiato con gusto.
Per aver apprezzato piatti succulenti e pietanze gustose e per aver, come dire, apprezzato la buona tavola!
Addio ai miei adorati biscotti, al mio gelato alla nocciola e al mio panino farcito con il salame.
Li abbandonerò con angoscia sperando in una eventuale concessione da parte del mio medico.
Ma già ora non credo affatto che lei potrà essere così indulgente.
In realtà mi ha scrutata e ha visto solo il grasso che circonda il mio povero corpo.
Una nota stonata in questo mondo di magri.
A dire il vero non ha usato queste precise parole, ma io le ho lette nei suoi occhi.
Come le leggo ogni giorno negli occhi degli altri.
Gli altri……………
Un intero esercito di soldatini, tutti muniti di fantomatiche bilance, tutti ferrati su calorie, integratori, pozioni dimagranti ed esercizi ginnici estenuanti mirati a raggiungere e a mantenere la forma fisica.
La forma fisica già!
Più importante della fame nel mondo, più importante delle guerre, delle malattie e delle catastrofi.
Mentre sparecchio, si fa per dire, anzi quando libero il tavolo da quel poco che mi è servito per il mio parco pranzo, il mio sguardo cade sulla mia bambola di pezza.
Non è la solita bambola di pezza bensì una bambola di pezza con una funzione ben precisa, quella di contenere i sacchetti della spesa che poi saranno riutilizzati per la spazzatura.
L’ho comprata proprio per questa funzione.
Forse no!
L’ho comprata solo perché mi piaceva da morire!
L’ho scelta tra tante per il suo vestito con i quadrettoni che ricordano un po’ i grembiuli di una volta.
Quelli che usava la mia nonna quando impastava i miei adorati biscotti.
O per la cuffietta sulla testa che si stringe con un fiocchetto che lascia vedere appena i suoi capelli color carota.
Ma anche per il suo viso pieno e paffuto che emana simpatia e beatitudine.
Forse per il girasole che stringe tra le mani che con la sua allegria la rende ancora più solare.
Fatto sta che mi piace.
Spesso mi ritrovo a guardarla.
E’ una delle poche cose che non butterei mai anche se mi capitasse di traslocare cento volte.
Ogni giorno infilo decine di sacchetti nel suo vestito, e più li infilo più si ingrossa.
La sua pancia cresce a dismisura, il suo volume aumenta a vista d’occhio!
Ma la sua espressione rimane invariata, è sempre sorridente, spiritosa, a volta persino un pò birichina!
Così grossa eppure capace di catturare gli sguardi di chi entra nella mia cucina.
Attira l’attenzione come se fosse una calamita e fa sparire tutti gli altri oggetti graziosi che la circondano.
Nessuno bada alla sua forma, nessuno le chiede il peso né le misure.
Tutti l’apprezzano così com’è!
Beata la mia bambola di pezza!
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