Un racconto di Giovanni Graziano Manca

Certo, solo qualche anno prima, mai avrebbe potuto credere che nella sua vita, almeno da un certo momento in poi, avrebbe fatto il bibliotecario. Mai, dati i suoi precedenti, ciò sarebbe potuto venire in mente a coloro che lo conoscevano, ai suoi famigliari, innanzi tutto, e poi a tutti quelli che, nel bene o nel male, in qualche momento della loro vita prima di allora, avevano avuto a che fare con lui. Nonostante avesse collezionato un numero di precedenti penali talmente esorbitante da potere, se solo avesse voluto togliersi questa soddisfazione, formare un elenco lungo quanto un treno merci, Carmelo aveva saldato ogni suo debito con la giustizia circa tre anni addietro. Da allora più nessun colpo di testa, da parte sua; era diventato un uomo tranquillo, cortese con tutti, riservato. La tracotanza e la spavalderia che era solito manifestare nei confronti degli altri non facevano più parte del suo modo di essere da molto tempo, ormai. Pare frequentasse anche una donna, Carmelo; tale Giuditta, che nelle sere d’estate aspettava che lui uscisse dal lavoro per la passeggiata serale con gelatino o con, ma solo ogni tanto, cenetta a due in spaghetteria.
Era quasi felice, insomma, e nonostante il lavoro fosse poco remunerato e non offrisse grandi garanzie per i suoi giorni a venire, sentiva di essere grato a quelli dell’associazione che gli avevano offerto l’opportunità di gestire la loro piccola biblioteca. Si vede che era destino, a volte ripeteva tra se, incredulo, Carmelo. Se ne era liberato per sempre, delle ombre perennemente e sinistramente proiettate sulla sua esistenza che gli impedivano di vivere il presente e anche solo di immaginare un futuro normale.
Se ne era liberato quasi completamente: il lavoro procedeva normalmente tra raccolte di poesia, romanzi, enciclopedie e dizionari, ordini da inoltrare e prestiti da richiamare, quando un giorno si presentò a Carmelo una di quelle persone che non si sarebbe mai aspettato di incontrare anche nella sua nuova vita, accompagnata da due giovani ceffi. Si trattava di Alfredo ‘Passepartout’, ai suoi tempi autorità assoluta di quel braccio della Casa circondariale che anche Carmelo conosceva bene e suo compagno di cella, per giunta. Il suo soprannome Alfredo lo doveva al talento che aveva sempre mostrato nell’aprire illecitamente qualsiasi tipo di chiusura, anche quelle a prova di bomba. Chi avesse osservato il bibliotecario in quei pochi attimi si sarebbe accorto subito che quella visita a sorpresa non lo faceva saltare di gioia. Gli ospiti avevano la giacca abbottonata. A Carmelo parve di notare in ognuno di loro un rigonfiamento all’altezza, grossomodo, della ascella sinistra, quindi concluse che i tre erano probabilmente armati.
Passepartout gli presentò i suoi amici poi sogghignando prese a fissarlo.
- Bibliotecario, ora faccio il bibliotecario, Alfredo – precisò Carmelo, che ora cominciava a sentirsi veramente a disagio.
- Bibliotecario? Beh, comunque sia sono venuto a chiederti un favore. Un favore in nome della nostra vecchia amicizia, si intende, sono certo che non mi deluderai…
- Senti, Alfredo – attaccò Carmelo iniziando a cantilenare in tono semi implorante, aveva infatti ben intuito dove il suo interlocutore intendesse andare a parare con quell’incipit di discorso – io ormai sono fuori dal giro, mi sono rifatto una vita dopo aver sbagliato e pagato duramente, ma ora desidero solo vivere rettamente e, per quanto possibile, in modo sereno. Non voglio essere coinvolto in uno dei tuoi affari sporchi.
Alfredo si mise a osservarlo con quel suo sorriso straffottente. Poi, prima di scoppiare in una risata sonora, sgranò gli occhi e lo guardò come se di fronte a lui avesse improvvisamente preso forma un’astronave piena di luci rutilanti e da questa fosse sbarcato un marziano.
Carmelo avrebbe voluto ribattere, ma l’altro non gliene lasciò il tempo…
Passarono intere settimane senza che del suo vecchio compagno di cella Carmelo avesse notizia. Intanto continuava a rodersi divorato dall’ansia. In biblioteca lo si vide molto distratto, in quei giorni. Arrivò a collocare Lovecraft nello stesso scaffale che ospitava i filosofi tedeschi e a sistemare quella vecchia biografia di Marlon Brando appena resa accanto all’Enciclopedia Britannica.
Una mattina di sabato il quotidiano locale pubblicò la notizia, del tutto inaspettata per Carmelo, della morte di Alfredo. Il bibliotecario lesse il trafiletto intorno a mezzogiorno. La notizia, che lui fifone com’era subito iniziò, chissà perché poi, a immaginare gravida di implicazioni negative anche per se stesso, gli fece passare la fame. In fondo aveva conosciuto Alfredo come il tipo generoso, schietto e sincero che anche con lui si era sempre comportato da amico. In carcere Alfredo fungeva da Cassa Previdenza che beneficiava famiglie di amici avanzi di galera come lui quando questi disgraziatamente venivano a mancare senza aver potuto lasciare qualcosa ai propri figli. Alfredo, insomma, aiutava tutti quando poteva e tutti lo ricambiavano portandogli il rispetto che si deve ai benefattori e mettendosi a sua disposizione per ogni evenienza…
Secondo quanto si diceva sul giornale Alfredo, che dopo il carcere, non molto tempo prima, aveva rilevato una attività commerciale molto redditizia con risorse di cui gli inquirenti non erano mai riusciti a spiegare la provenienza e conduceva una esistenza torbida e una vita sociale animata dalle solite frequentazioni, era morto improvvisamente in un incidente d’auto, insieme a due dei suoi collaboratori più fidati. Collaboratori fidati. Carmelo diede irrazionalmente per scontato che si trattava degli scagnozzi che avevano accompagnato Passepartout il giorno della sua visita in biblioteca, anche se il loro necrologio non era accompagnato da alcuna foto.
Passati appena due giorni il bibliotecario si vide recapitare un pacco spedito, così risultava dalle annotazioni del postino, alcuni giorni prima della morte di Alfredo. Ebbe un presentimento; si rinchiuse nello sgabuzzino per non essere visto e scartò subito. Era una scatola di scarpe chiusa con lo spago; Carmelo lo slacciò immediatamente e aprì. Il suo cuore parve impazzire vedendo che la scatola era piena fino all’orlo di banconote di taglio diverso disposte molto ordinatamente. C’erano un mucchio di bei soldi, lì dentro, almeno un paio di annetti del suo magro stipendio di bibliotecario. Infilata di lato, poi, una lettera scritta su un foglio di blocco notes a quadretti. Era di Alfredo. Mentre cercava di decifrare il contenuto di quelle poche righe sgrammaticate e scritte con una calligrafia decisamente poco leggibile il suo cuore continuava a martellare.
Secondo le disposizioni di Passepartout Carmelo avrebbe dovuto consegnare i denari a Gerardo ‘Quattroruote’, campione nella organizzazione delle ricettazioni d’auto inattivo da parecchi mesi per una grave malattia, mentre lui avrebbe potuto tenere per se una certa somma a titolo di compenso per il servizio prestato. Alfredo chiudeva la lettera ringraziandolo per la cortesia e confidandogli di essersi rivolto a lui perché da un po’ di tempo sentiva sul collo il fiato degli investigatori che gli stavano continuamente alle calcagna. Lo pregava infine di distruggere quella lettera una volta che avesse preso nota della consegna da eseguire.
Nonostante si fosse impadronito di lui un vortice di sentimenti contrastanti per aver constatato che i suoi propositi di vita onesta se ne stavano andando a puttane e il sopraggiunto timore misto alla riprovazione nei confronti di se stesso per l’aver preso quella decisione infame, Carmelo tenne per sé tutto il denaro.
La mossa del bibliotecario, peraltro, non dovette risultare inaspettata se dopo un mese si ripresentarono in biblioteca, più vivi che mai, gli amici fidati del defunto Alfredo. Carmelo era stretto dietro il bancone e da lì non gli era possibile scappare come invece avrebbe voluto. Al comparire delle armi alzò le mani; lo freddarono con due colpi ciascuno e lo lasciarono lì, il volto devastato riverso in quella pozza alimentata dal suo stesso sangue che andava rapidamente allargandosi. Ai familiari neppure un centesimo dalla Cassa Previdenza…
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