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Da: carmine.lobue@ministerodegliinterni.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Gentile sig.na Edelwaiz,
mezzanotte è passata da un pezzo e le invio questa e-mail perché non mi pare il caso di spaventarla facendo squillare il telefono nel cuore della notte. Domani mattina però, appena alzata, potrà leggerà nella sua posta elettronica una buona notizia che la riguarda: un’ora fa Opak Pepos si è presentato in commissariato ed ha rilasciato una dichiarazione che conferma in pieno il suo alibi.
L’Opak infatti ricorda con sicurezza che la sera dell’incendio ha giocato a briscola con lei dalle nove a mezzanotte, vincendo complessivamente 12 euro e 50 centesimi. Inoltre, nel corso della serata, ha effettuato alcune telefonate in Albania che provano la sua presenza in casa Edelwaiz all’ora del delitto. Tra l’altro ha chiamato una stazione di polizia di quel paese, pare per chiedere ad un agente suo amico di inviargli i documenti necessari per ottenere un permesso di soggiorno turistico.
Dopo la morte di Lefteria, spaventato dalle indagini, il giovanotto si è prudentemente smarcato, ma poi ha deciso di tornare perché, cito dalle sue dichiarazioni a verbale, “solo un cane può fare questo a signorina Adelia”. E pare che dalle sue parti il cane sia considerato un animale particolarmente ignobile.
In fondo deve essere un bravo ragazzo, anche se ha qualche piccolo precedente. Ma alla sua età, lontano da casa, è facile farsi trascinare dalle cattive compagnie. Bisogna avere un po’ di pazienza! Comunque, cara signorina, non intendo trattenerlo in Questura: si affretti quindi a mettere un coperto in più a tavola!
P. S. Anche la questione della spilla è chiarita: il dr. Girolamo De Mause ha confermato di aver fatto credere alla vittima che il gioiello era un dono di suo fratello Galba. Per essere più convincente aveva persino unito al pacchetto un vecchio biglietto d’auguri con la firma del professore che, a tavola, ha mostrato a tutti i presenti, lei compresa. La G non stava dunque per Girolamo ma per Galba e questo, per quanto mi riguarda, fa del tutto cadere il movente della gelosia a suo carico. Ci tengo però a farle sapere che, in verità, non l’ho mai davvero sospettata: dopo tanti anni di onorata carriera so riconoscere a naso una persona onesta! Dr. Carmine Lo Bue

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: carmine.lobue@ministerodegliinterni.it

Caro dottor Lo Bue, lei mi rende veramente felice. La ringrazio per i complimenti, tuttavia non posso fare a meno di ricordarle che anche il professor Galba ed il giovane De Mause sono sospettati in base ad indizi che non tengono conto della loro provata onestà. Mi creda, conosco Antiveduto da quando aveva sei anni e so che è incapace di fare del male. Quanto al Professore è un uomo profondamente devoto che considera il denaro lo sterco del diavolo, figuriamoci se potrebbe uccidere per un’eredità! La prego, cerchi qualche nuova pista, far condannare un innocente non è forse peggio che lasciare libero un presunto colpevole? Adelia Edelwaiz

Da: carmine.lobue@ministerodegliinterni.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Cara Signorina, il suo affetto per la famiglia De Mause è lodevole, ma la giustizia deve fare il suo corso e solo nei tribunali americani vale il principio del ragionevole dubbio.
Lei mi ha ripetuto in varie occasioni che il minore dei fratelli De Mause è l’uomo più gentile, devoto ed innocuo del mondo, odia la violenza ed è persino vegetariano, mi permetta però di farle notare che spesso i responsabili di reati di sangue più gravi sono proprio persone pacifiche che, in situazioni particolari, esplodono come vulcani inattivi da  secoli. E poi gli assassini non sono tenuti a mangiare le loro vittime.
A carico del Professore comunque non sussistono veri sospetti, però il suo alibi è debole perché la notte dell’incendio si trovava in casa da solo.
Diversa è la situazione di Antiveduto De Mause, il principale indiziato nell’inchiesta, già in stato di detenzione. Le sue dichiarazioni riguardo alla notte del delitto sono state smentite da vari testimoni, inoltre, dopo l’incendio, è sparito di circolazione per una settimana, nascondendosi come un colpevole, infine ha indubbiamente bisogno di denaro perché conduce un genere di vita dispendioso ed il matrimonio della vittima lo avrebbe ridotto quasi in miseria. Ho motivo di ritenere che, entro pochi giorni, il dottor Magistris lo rinvierà a giudizio per l’omicidio di Lefteria Tolos e, visti gli indizi e la mancanza di un alibi, temo sarà condannato.
Le informazioni che le riferisco sono ovviamente riservate, ma ho la sensazione che potrebbero finalmente convincerla a rivelarmi quei frammenti di verità che ancora mancano al mio puzzle. Nonostante tutto il giovane De Mause mi piace e, in tutta la mia carriera, non mi è mai accaduto di trovare simpatico un assassino. Il tempo però sta per scadere: la prego, dica tutta la verità e forse, con il suo aiuto, potrò scagionarlo e trovare il vero colpevole. Lo Bue

Da: galba.demause@unino.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Mia cara Adelia, sto ancora aspettando una risposta riguardo alla natura dei suoi rapporti con mio fratello. Ho cercato di ricavare qualche informazione da Girolamo, ma le mie domande lo hanno irritato a tal punto che ha preso baracca e burattini e se n’è andato.
Per le scale, mentre trascinava due valigie colme di libri, mi ha chiamato “Torquemada dei papiri”, ad alta voce, in modo che tutti i vicini sentissero, ed in strada l’ho sentito urlare che nel mio palazzo aveva sede la Santa Inquisizione. Chi sa cosa avranno pensato i passanti…
So che è rientrato con un taxi a Villa De Mause. Ubaldo e il Baluardi sono qui per portare via gli ultimi volumi della collezione rimasti nel mio appartamento e mi confermano che è deciso a rimanere nella villa, nonostante le stanze siano ancora annerite dal fumo e l’impianto elettrico non funzioni. Girolamo deve essere proprio impazzito.
Antiveduto mi ha scritto dal carcere: è disperato, povero ragazzo, bisogna assolutamente fare qualcosa per aiutarlo. Ma cosa?
Galba

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: galba.demause@unino.it

Caro Professore, le posso garantire che non ho mai intrattenuto una relazione con suo fratello Girolamo: molti anni fa, lo ammetto, provavo un certo interesse per lui, ma i miei sentimenti non erano ricambiati. Siamo però legati da un segreto, una vicenda che credevo per sempre sepolta nel passato. All’epoca decidemmo che era meglio dimenticare, ma i recenti accadimenti mi hanno fatto cambiare parere.
Oggi ho consegnato al commissario Lo Bue le lettere anonime che, da qualche anno, arrivavano periodicamente allo Studio Bibliografico. Sono indirizzate personalmente al dottor Girolamo De Mause e provengono tutte dal Brasile: non contengono vere e proprie minacce, ma frasi tipo “Vergognati e sconta le tue colpe” oppure “Confessa e restituisci l’onore all’innocente”, a volte solo la parola “Pentiti”.  Suo fratello mi aveva ordinato di distruggerle, ma io le ho conservate quasi tutte e spero che mettano il commissario Lo Bue sulla pista giusta. E’ la sola cosa che, al momento, posso fare per aiutare il nostro Antiveduto. Adelia

Da: girolamo.demause@libero.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Adelia, hai deciso di rovinarmi? Il commissario Lo Bue mi ha interrogato riguardo alle lettere minatorie che tu, contravvenendo ad un mio preciso ordine, hai conservato. Si sta avvicinando al nostro segreto e se scoprirà la faccenda dell’Istituto di Studi Medievali tutti e due passeremo dei guai. Questo non salverà Antiveduto e getterà altro fango sulla famiglia. Ricordati che non sei meno colpevole di me, anche se pensi che la tua invalidità sia una forma di espiazione. La legge però non ragiona con questa pseudologica tipicamente femminile e mette in galera la gente anche per molto meno, quindi nega, nega, nega sempre se mi ami ancora.
Girolamo

La prossima settimana l’ultima puntata
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Rosanna Bogo