scaffalecubosesta

Da: antiveduto.demause@libero.it
A: galba.demause@unino.it

Caro Galba, questa volta sono davvero nei guai. Il commissario Lo Bue mi ha torchiato per ore: non crede alla mia versione dei fatti e ritiene che mi sia nascosto a Trequanda in attesa che la morte della zia venisse archiviata come incidente. Il notaio Grana ha strombazzato ai quattro venti la clausola contenuta nel testamento del nonno e quindi gli investigatori sospettano che io abbia incendiato Villa De Mause per impedire il matrimonio tra Lefteria e Girolamo ed ereditare così l’intero patrimonio di famiglia. Magari poi avrei trovato un modo per eliminare anche te. Sono cose da pazzi!
La verità è che, la sera dell’incendio, mi trovavo a casa in compagnia della mia fidanzata. Poco prima di mezzanotte, mentre guardavamo un film, tra noi è scoppiata all’improvviso una furiosa lite per un motivo che neppure ricordo, qualcosa riferito ai meriti di un’attrice, mi pare. In breve alle parole sono seguiti i fatti: la mia dolce metà ha iniziato un intenso lancio di soprammobili e, con mira micidiale, mi ha costretto a lasciare precipitosamente l’appartamento: fuggendo ho afferrato la giacca con i documenti e le chiavi della macchina, ma non ho avuto il tempo di prendere telefonino e computer.
Nel buio della notte ho guidato per ore lungo i viali della circonvallazione: non riuscivo a decidere se tornare a casa, andare in albergo o rifugiarmi fuori città. Per la prima volta in vita mia non mi sentivo un brillante giovanotto in cerca di nuove avventure, ma un uomo prigioniero di un’esistenza inutile, un collezionista di fallimenti sentimentali.
All’improvviso ho avvertito il bisogno di ritirarmi in un luogo isolato, per meditare senza distrazioni sul mio futuro. Troppa importanza avevo dato fino ad allora al piacere, alle allegre compagnie ed all’attimo presente: comprendevo che solo chiudendomi in me stesso e ripensando alla mia vita passata, avrei superato la drammatica crisi esistenziale in cui ero caduto.
Il capanno di Tirli, in stagione di caccia, non è il posto più tranquillo del mondo, così mi è venuta l’idea di rifugiarmi nel “buen retiro” di mio padre a Trequanda. Erano anni che non pensavo più alle mie vacanze in compagnia dei “figli dei fiori” ma, in un angolino del mio cuore, evidentemente si nascondeva una segreta nostalgia per quel luogo così legato alla mia infanzia.
La chiave della casa era in consegna all’affittuario dei terreni, un vecchio contadino che mi ha subito riconosciuto: si ricordava ancora che da bambino giocavo nell’aia con i suoi figli, oggi maturi padri di famiglia. Abita in un podere poco distante dal casale e sua moglie mi ha portato tutti i giorni uno spuntino casereccio ed una bordolese di ottimo vino locale: devo riconoscere che l’anziana coppia si è dimostrata veramente premurosa nei miei confronti ed è consolante, mio caro Galba, scoprire che la gentilezza non è ancora del tutto scomparsa da questo mondo!
Devo ammettere che rifugiarmi in quel vecchio rudere è stata un’ottima idea. La solitudine, la bellezza della natura, la vicinanza discreta di gente semplice, il silenzio, mi hanno rigenerato ed ora mi sento una persona diversa: è come se questa esperienza mi avesse guarito da una lunga malattia.
Forse la mia confusa idea dell’amore era nata proprio lì, a contatto con i giovani irrequieti e senza regole della Comune di mio padre, ed il destino voleva che in quello stesso luogo avvenisse la mia “conversione”.
Ora mi sento in grado di perdonare non solo il mio povero genitore, ma anche la sciagurata madre che mi ha abbandonato. Per tanti anni l’ho ingenuamente ritenuta vittima incolpevole della congenita stravaganza dei De Mause e, ora che conosco la verità, provo un grande sollievo. Come hai giustamente scritto, crescendo senza di lei non ho perso nulla.
Dopo quanto ti ho riferito sul mio stato d’animo, comprenderai che mantenermi in contatto con il mondo esterno era, nei passati giorni, l’ultima delle mie preoccupazioni: giuro che ignoravo la terribile disgrazia accaduta a Villa De Mause ed ovviamente non sapevo neppure di essere ricercato. Sono certo che almeno voi, cari cugini, mi crederete, Lo Bue invece sospetta che abbia progettato chi sa quale piano diabolico, nascondendomi poi negli anfratti delle Crete in attesa che le acque si calmassero. Per riflettere, mi ha detto, non occorre andare in un eremo così scomodo e lontano, basta prendere una camera in un albergo fuori mano ed appendere alla porta il cartellino “non disturbare”. Solo un latitante, a suo avviso, si rende irreperibile.
L’avvocato Vitale mi ha informato che, in forza del principio cui prodest?, al momento sono il principale indiziato nell’inchiesta: l’interesse economico pare sia un movente molto apprezzato dagli investigatori. Voi però sapete che ho sempre considerato i beni di famiglia tanto miei quanto vostri o, se fosse viva, della povera zia Lefteria.
Io un assassino! E pensare che la notte dell’omicidio ho rischiato di morire, colpito dai soprammobili lanciati dalla mia ex. Evidentemente non sono in grado di stabilire un rapporto normale con l’altro sesso: magari, senza saperlo, sono affetto da misoginia acuta come Girolamo e destinato a rimanere solo: vae soli!

Tuo Antiveduto

Da: galba.demause@unino.it
A: antiveduto.demause@libero.it

Caro Antiveduto, come diceva Dostojevski nessuno è innocente ma non posso, neppure per ipotesi, pensare che tu sia un assassino. E’ inconcepibile!
Se ti può consolare, l’avvocato Vitale si è premurato di rendere noto alle autorità di polizia il mio rifiuto di impalmare Lefteria e così anch’io ora appartengo al club dei sospettati: secondo Lo Bue detestavo la vittima e temevo che Girolamo mi costringesse a sposarla, quindi ho progettato di eliminare entrambi, magari con la tua complicità. Poi, immagino, ci saremmo divisi il bottino ballando sulla tomba dei nostri congiunti!
Il commissario deve avere l’acutezza visiva di una talpa per non accorgersi che tu sei un giovane generoso e disinteressato, incapace di fare male ad una mosca, mentre io… io sono solo un innocuo vecchio studioso che tutte le sere dice il rosario davanti alla foto della sua defunta moglie. Assassini noi? Ma figuriamoci!
Del resto Lo Bue sospetta persino dell’ottima Adelia: un’invalida in carrozzina incendiaria! Secondo la sua fantasiosa “ricostruzione” Adelia, da anni amante di Girolamo, avrebbe ucciso Lefteria per gelosia. L’impulso omicida si sarebbe scatenato quando mio fratello le ha ordinato di far incidere su un spilla le iniziali G ed L in un cuore, rivelando così di avere intenzione di impalmare quanto prima la sua ospite.
Ma io so bene che Girolamo non ha mai, neppure per un attimo, pensato di sposare nostra cugina e, riguardo al legame con Adelia, fatico ad immaginare il mio bisbetico fratello interessato a qualcosa privo di frontespizio: non escludo però che in gioventù i loro rapporti fossero più stretti, magari passionali, ma si tratta comunque di cose accadute in un passato remoto.
E poi non credo che la signorina Edelwaiz sia donna incline a compiere un gesto melodrammatico come uccidere per gelosia: alla sua età e per amore di Girolamo…Ma scherziamo?!
Pepos potrebbe confermare l’alibi di Adelia, pare abbiano trascorso insieme la sera dell’incendio giocando a carte ma, attualmente, il giovanotto è introvabile. Lo Bue non esclude che possa essere l’esecutore materiale del delitto progettato dalla sua benefattrice in carrozzina. Devo riconoscere che il nostro Maigret ha davvero una fervida immaginazione.
L’unico escluso dalla lista dei supposti colpevoli stilata dal commissario è Girolamo in quanto si è prodigato per salvare Lefteria, come testimoniano Ubaldo ed i pompieri, ma anche, aggiungerei, perché nell’incendio, ha rischiato di perdere la sua adorata biblioteca. Non occorre essere Sherlock Holmes per comprendere che un bibliofilo fanatico come mio fratello non utilizzerebbe mai il fuoco per commettere un omicidio in casa propria: ricorrerebbe ad altri metodi “accidentali” non pericolosi per i suoi amati libri, ad esempio farebbe precipitare la vittima per le scale oppure l’affogherebbe nella vasca o, considerato il carattere di Girolamo, le propinerebbe lentamente un veleno non rintracciabile per avere il piacere di vederla morire poco a poco.
Dunque, mio caro Antiveduto, consolati, non sei il solo innocente ingiustamente sospettato! Speriamo che la verità venga presto alla luce e la polizia trovi l’assassino, perché altrimenti temo che Lo Bue, per chiudere in tempi rapidi l’inchiesta, sceglierà il colpevole tra uno di noi due giocando a testa o croce.

Il tuo affezionato cugino e “complice” Galba.

Continua…

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Rosanna Bogo