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Qui la Terza Puntata

Da: girolamo.demause@libero.it
A: galba.demause@unino.it

Fratello mio carissimo Galba, ti scrivo con gli occhi colmi di lacrime dal mio letto di dolore nella clinica “Intedominesperamus” grazie ad una gentile suora infermiera che mi ha prestato il suo portatile. Ormai ti avranno informato che tutto è perduto: Villa De Mause, la mia collezione di libri antichi, la povera Lefteria sono stati divorati dal fuoco, io stesso ho le mani bruciate e sono vivo per miracolo. Ieri sera mi ero quasi addormentato leggendo il mio ultimo acquisto, il Trattato delle gemme che produce la natura di Lodovico Dolce, purtroppo non l’introvabile editio princeps del 1565 ma la ristampa aumentata del  1617, quando uno strano odore di bruciato mi ha fatto spalancare gli occhi. Sono uscito in corridoio e subito ho visto le fiamme: aiutato da Ubaldo ho tentato di spengere l’incendio usando l’estintore che tengo in biblioteca, ma con scarsi risultati. Allora abbiamo cominciato a gettare dalla finestra i libri più preziosi: non puoi immaginare lo strazio di dover scegliere tra una “cinquecentina” e un incunabolo, tra una prima edizione ed una tiratura limitata, decidere così, su due piedi, quale dei miei amati libri doveva bruciare e quale avrebbe invece continuato ad esistere, magari solo con qualche menda in più. Tra le aldine dovevo salvare Le terze rime di Dante del 1502 oppure Le Cose Volgari del Petrarca del 1586? Era meglio far perire nel fuoco come una braciola sul barbecue L’arte di cucinare di Bartolomeo Scappi, cuoco segreto di Pio V, edita nel 1598, oppure il De Humani Corporis Fabrica del Vesalio del 1568 con tutte le sue 171 preziose xilografie? Mentre ero alle prese con questi drammatici dilemmi, Ubaldo mi ha fatto notare che Lefteria non era scesa. Evidentemente, nonostante quel finimondo, continuava a dormire come un ghiro nella sua stanza al terzo piano: a cena aveva alzato un po’ il gomito e, prima di andare a letto, si toglieva d’abitudine l’apparecchio acustico. Sai bene che noi De Mause siamo tutti un po’ deboli d’udito.
Sono quindi corso verso la sua camera. La porta era chiusa con il paletto: ho gridato e battuto i pugni, ma inutilmente. E’ risaputo che lo zio Tommaso ha costruito la Villa senza badare a spese ed un infisso in massello di castagno, ti assicuro, non è facile da scardinare. Intanto l’incendio si stava diffondendo, il fumo aveva ormai invaso tutti i piani della casa ed ancora non si sentiva la sirena dell’autobotte dei pompieri. Sono sceso per chiedere aiuto ad Ubaldo, le fiamme però erano ovunque, un vero muro di fuoco.
Così, in preda al panico, ho scavalcato la finestra della biblioteca stringendo al petto quanto di più adatto alla situazione ero riuscito a trovare in quel caos: il Diamerone di Valerio Marcellino “ove con vive ragioni si mostra la morte non essere quel male che’l senso si persuade”, edito per la prima e ultima volta nel 1564. Certo avrei fatto meglio  a salvare il De remediis utriusque Fortunae con legatura originale del 1492 che tenevo sul comodino, ma ormai quel che è fatto e fatto. Comunque, dopo un volo di alcuni metri, invece di sfracellarmi al suolo sono atterrato su una morbida montagna di carta, i volumi e gli opuscoli che io ed Ubaldo avevamo gettato fuori all’inizio dell’incendio, e per questo la caduta non ha prodotto grossi danni: pensavo di morire ed invece sono ancora tutto intero, non miracolato da Santa Rita, come diresti tu, ma salvato dai miei amati libri. Anche Ubaldo è riuscito a fuggire dalla villa quasi incolume, la nostra povera cugina invece è morta nel sonno, soffocata dal fumo. Le fiamme, per fortuna, hanno solo lambito il suo letto, così almeno mi ha riferito il pompiere che è entrato per primo nella stanza.
Che orribile fine! la gotterdammerung dei De Mause!
Addio amati scaffali di rovere, addio lucidi dorsi dorati, addio quinterni maculati dal foxing, addio legature coeve con fregi incisi, addio sentore leggero di muffa e pelle consunta, addio carteggio De Tipaldo, addio Lefteria: ora che il maglio del destino ha colpito la nostra famiglia, nulla potrà tornare ad essere come prima della sventura!
Adelia provvederà ad annullare per lutto la mia partecipazione alla fiera del libro antico e penserà anche ad organizzare degne esequie per la nostra povera cugina: voglio che sia sepolta nel nostro mausoleo con tutti gli onori ed ho già pensato all’epitaffio da incidere sulla sua lapide: “Qui giace Lefteria Tolos De Mause, troppo tardi e per troppo poco tempo riscaldata dal calore della sua famiglia”. Che ne pensi? Esigo un giudizio spassionato. Se ti piace potresti tradurlo in greco, moderno s’intende: spedire ai parenti della scomparsa un “santino” nella loro lingua non sarebbe una cattiva idea.
Lo zio voleva che la figlia si sentisse una di noi ed ora il suo desiderio si adempirà: la povera Lefteria riposerà per sempre accanto ai nostri cari, allo zio, al cugino Tommy, a Diamante e più familiarità di così non so immaginare. Poi, quando il destino vorrà, anche noi la raggiungeremo. Ma la vita, caro Galba, fino ad allora deve continuare.
Le mie ustioni non sono gravi e la degenza in clinica costa oltre settecento euro al giorno quindi, nel pomeriggio, sarò lieto di accettare la tua ospitalità, almeno fino a quando la Villa non tornerà agibile. Ho prenotato l’ambulanza per le diciassette, fatti trovare in casa. Mi accompagnerà Ubaldo, già dimesso in mattinata seppure un po’ malconcio: è un uomo robusto e non dubito che si rimetterà presto anche senza ulteriori dispendiose cure.
Con dolore, tuo fratello Girolamo

Da: galba.demause@unino.it
A:  adelia.edelwaiz@libero.it

Cara Adelia, la ringrazio di cuore per essersi occupata delle esequie di Lefteria e per avere cercato Antiveduto, ancora all’oscuro della disgrazia accaduta alla zia. Nessuno di noi ha idea di dove si trovi: l’appartamento sembra disabitato, il suo cellulare è spento ed a Tirli nessuno l’ha visto.
Girolamo si è stabilito in casa mia e sembra avere già metabolizzato la disgrazia.
E’ tornato del suo normale umore scorbutico e, come sempre, spadroneggia: ha requisito una stanza per  ospitare i libri scampati alle fiamme e trascorre le giornate nel “suo” deposito provvisorio inventariando i “sopravvissuti” che, a mio avviso, non sono affatto pochi come lui sostiene. Del resto i pezzi di maggior valore della sua collezione, i preziosi “Libri delle Sorti” di Lorenzo Spirito, Gismondo Fanti e  Francesco Marcolino, il sontuoso Vitruvio per la prima volta tradotto in volgare dal Cesariano con 117 xilografie e, soprattutto, il foglio sciolto della Bibbia delle 42 linee di Gutemberg che Girolamo considera una specie di figlio primogenito, erano conservati in una cassaforte murata in cantina e, durante l’incendio, non hanno riportato alcun danno.
Per quanto mi riguarda, le cose non vanno altrettanto bene: la convivenza di una coppia di solitari in un appartamento così piccolo è un’esperienza inevitabilmente spiacevole, soprattutto se uno dei due si chiama Girolamo De Mause, inoltre sono ancora sconvolto dalla morte di Lefteria. Mi sento quasi in colpa per avere rifiutato di sposare la povera donna: se quella sera si fosse trovata a casa mia sarebbe ancora viva. Ed il pensiero della prematura scomparsa del professor Negri non mi abbandona mai.

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: galba.demause@unino.it

Caro Professore, comprendo la sua sofferenza ma, a questo punto, sono costretta a renderla partecipe delle mie preoccupazioni. Non posso più rimanere in silenzio e mi rivolgo a lei perché ho la sensazione che il dottor De Mause, al momento, non sia ancora del tutto tornato in sé.
Purtroppo la situazione, nelle ultime ore, è precipitata: la perizia tecnica ha infatti stabilito la natura dolosa dell’incendio e le Autorità sembrano ormai convinte che la morte di sua cugina non sia stata un tragico incidente, bensì un omicidio, forse addirittura premeditato.
Come è prassi in situazioni del genere, la Magistratura ha disposto l’esumazione della salma e la povera Lefteria, al più tardi domani, verrà sottoposta ad un’accurata autopsia
Il commissario che si occupa delle indagini, tale dottor Lo Bue, sospetta qualcosa e da giorni mi bersaglia di domande sui rapporti tra la defunta ed i membri della famiglia De Mause: ha intenzione di interrogare Ubaldo e sono sicura che presto anche lei e Girolamo sarete convocati in Questura. Di certo il commissario è un tipo sveglio e tenace, sarebbe un errore sottovalutarlo.
Pepos, dopo avermi accompagnata al funerale di Lefteria, si è eclissato, mentre  Antiveduto sembra svanito nel nulla già da prima della disgrazia. Speriamo che la loro assenza ingiustificata non venga scambiata dagli investigatori per un’implicita ammissione di colpa!
L’avvocato Vitale consiglia a tutti di mantenere la calma: “male non fare paura non avere” ripete di continuo, ma io non credo a questo proverbio ed ho sempre pensato che se la giustizia è una dea bendata non può che colpire a caso, senza fare distinzione tra rei ed innocenti.
Sua Adelia

Continua…

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Rosanna Bogo