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CORRISPONDENTI:

Dr. Girolamo De Mause, anziano collezionista di libri: proprietario dello Studio Bibliografico De Mause, ditta commerciale specializzata in antiquariato librario
Sig.na Adelia Edelwaiz: segretaria dello Studio Bibliografico De Mause
Prof. Galba Demause (sic), fratello minore di Girolamo: docente universitario di Paleografia e Diplomatica, vedovo
Antiveduto De Mause, figlio di Tommaso De Mause Jr. e nipote del conte Tommaso De Mause, zio di Girolamo e Galba: giovane scrittore e dongiovanni
Avv. Ivo Vitale: avvocato di Girolamo De Mause
Dr. Carmine Lo Bue: commissario della Polizia di Stato

ALTRI PERSONAGGI NOMINATI

Conte Ing. Tommaso De Tommasi De Mause, ricco proprietario, nonno di Antiveduto, zio di Girolamo e Galba: defunto
Lefteria Tolos, anziana figlia naturale del conte Tommaso De Mause: greca
Ubaldo
, tuttofare del dr. Girolamo De Mause
Sig. Baluardi, autotrasportatore
Opak Pepos, “Badante” di Adelia Edelwaiz
La famiglia Grandi, padre, madre e figlio

I PUNTATA

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: girolamo.demause@libero.it

Egregio dottore, ho finalmente terminato il disbrigo della corrispondenza settimanale  dello Studio Bibliografico: il pacchetto con le lettere è già confezionato ed attendo a minuti che il pony express suoni alla porta. Mi raccomando, non dimentichi di dare la mancia al ragazzo, consideri quanto è sconnesso lo sterrato che porta a villa De Mause! Riguardo alla posta in uscita, purtroppo le sue raccomandate solo partite solooggi: come avrà di certo notato, ultimamente il tempo è stato pessimo, ed una vecchia carrozzina non rappresenta il mezzo più adatto per percorrere, sotto la pioggia battente, il lungo tragitto che separa il mio appartamento dall’ufficio postale. Fortunatamente la cassetta rossa all’angolo dell’isolato non è stata ancora rimossa e quindi l’inoltro della sua corrispondenza ordinaria non ha avuto intoppi. Tra l’altro ho reperito al mercatino dell’usato un attrezzo con prolunga e pinze, strumento un tempo prerogativa dei commessi di drogheria, che mi permette di imbucare più agevolmente le buste: per noi invalidi quasi tutte le cose di uso quotidiano stanno troppo in alto.
Di certo avrà già appreso dai giornali che il Prof. Balestrucci, vittima di un incidente stradale, ha superato la gravissima operazione chirurgica cui è stato sottoposto nel nosocomio cittadino: i medici hanno sciolto la prognosi e io ho disdetto la prenotazione del camioncino del sig. Baluardi. Temo che dovrà ancora passare del tempo prima che l’accordo con la figlia del Balestrucci le permetta di entrare in possesso della biblioteca dell’illustre professore.
Nel pacchetto della posta troverà, oltre alla corrispondenza che ho selezionato per lei, vari opuscoli di ditte concorrenti ed una lettera autografa di suo fratello: il Prof. Galba solleva al solito la questione del testamento del vostro defunto zio, conte Ing. Idraulico Tommaso de’ Tommasi De Mause, divenuto ormai un casus belli. E’ triste vedere come l’interesse possa scuotere dalle fondamenta una famiglia e sono certa che il mai dimenticato zio Tommaso sarebbe addolorato di avere causato, con l’intento di fare del bene, questo dissidio tra fratelli. Ma, per sua fortuna, è già da tempo deceduto.

Da: girolamo.demause@libero.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Cara Adelia, tra la posta che ha selezionato noto la presenza di una di quelle missive che, ben sa, non mi devono pervenire…evidentemente anche lei comincia a perdere qualche colpo come il camioncino del Baluardi. Comunque la lettera sfuggita al suo cestino non si è salvata dal fuoco del mio caminetto. In questi casi, la migliore reazione è sempre l’indifferenza.
Riguardo al Balestrucci non mi preoccuperei troppo: quando si fa un bel giro di valzer con la “vecchia signora” è difficile smettere di ballare, e poi l’emerito professore possiede soprattutto opere di storia locale che, francamente, non mi allettano più di tanto e rivenderò volentieri alle “spigolatrici” del nostro settore, abituate a comprare a “taccione” le biblioteche dei preti di campagna. Il mio interesse è concentrato solo su alcune antiche prime edizioni, che il Balestrucci, molti anni fa, mi mostrò per farsi bello. All’epoca ero un giovane bibliofilo squattrinato e non potevo permettermi “principes” così preziose. Ma ora la dea Fortuna ha girato la ruota…
Nella sua e-mail non mi dice nulla riguardo alla salute. Come sta? Spero che l’umidità non abbia acuito i suoi reumatismi.
A proposito di dolori, da qualche giorno soffro di allucinanti crampi allo stomaco ed altri disturbi  sotto la cintura su cui sorvolo per convenienza, sarà il cambio di stagione…quando le rondini volano via arrivano i malanni di stagione.
A proposito di uccelli migratori e catastrofi naturali, ha notizie di mio cugino Antiveduto? Ieri lo attendevo a pranzo ma il giovanotto mi ha dato buca e non oso telefonare a casa sua, non si sa mai che femmina da conio risponda all’altro capo del filo.
Girolamo De Mause.

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: girolamo.demause@libero.it

Gentile Dottore,
riguardo a suo cugino Antiveduto non ho notizie certe, ma pare si trovi all’estero per scegliere la “location”  del suo nuovo romanzo. Così almeno mi ha riferito la gentile signorina, con inflessione straniera, che ha risposto al telefono del suo appartamento chiedendo, tra l’altro, please, l’accredito urgente di una somma sul conto corrente del suo “fidanzato”, attualmente in “rosso Ferrari”, per usare le espressioni della mia interlocutrice; il tutto ovviamente al fine di poter utilizzare la carta di credito che il latitante Romeo ha lasciato alla sua Giulietta come unico tangibile ricordo del loro grande amore.
La mia salute è sempre traballante ed ultimamente, ai dolori di schiena, si sono aggiunti fastidiosi problemi circolatori alle gambe: spero che almeno lei si senta meglio ed i disturbi gastrointestinali, di cui si lamentava nella sua ultima e-mail, siano in via di remissione. Personalmente ritengo che la cucina greca della signorina Lefteria abbia un qualche rapporto con questo malessere: l’apparato digerente dei De Mause è delicato e ricordo bene che anche suo zio Tommaso soffriva di una grave dispepsia. Quando i dolori di stomaco che lo tormentavano divenivano insopportabili, il povero conte ricorreva ad una dieta strettissima di sua invenzione: per una settimane si nutriva solo di “semini”, in brodo o conditi con olio e formaggio. Aveva affidato a me l’incarico di preparare il magico “intruglio” e le posso assicurare che questo regime alimentare era un vero toccasana, ma immagino che  la sig.na Lefteria per nulla al mondo scambierebbe un coscio di montone arrosto con una minestrina; mi permetto tuttavia di ricordarle che l’Ing. Tommaso, per decenni impegnato nella manutenzione dei sistemi idraulici di mezzo mondo, da Panama a Suez, è sopravvissuto all’umidità, alle zanzare portatrici del tripanosoma gambiense, ai veleni delle mense collettive raggiungendo la ragguardevole età di 99 anni E se un ignoto centauro non l’avesse travolto, chi sa, forse avrebbe spento anche la centesima candelina.
Adelia


Da: girolamo.demause@libero.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Cara Adelia, brucio dal desiderio di comunicarle la preziosa “soffiata” che ho appena ricevuto tramite una sorella di Ubaldo, infermiera nel laboratorio d’analisi del Policlinico: il prof. Negri, un paleografo collega di Galba, è arrivato all’ultimo capitolo, direi quasi alla quarta di copertina, e tutto d’un fiato! Ha una leucemia che non perdona e la Parca è prossima a recidere lo stame! Pensare che il mese scorso l’ho incontrato a cena da mio fratello, sempre così ospitale con i giovani studiosi che ritiene degni di occupare, un lontano giorno, la sua amata cattedra: sembrava del tutto in forma ma, si sa, il confine tra la vita e la morte è davvero sottile come la bava del ragno. Naturalmente, appena informato della fatale prognosi, mi sono autoinvitato per un tè a casa del morituro ed il sopralluogo ha prodotto risultati interessanti. Il mio ospite, ancora ignaro di essere alla frutta, mi ha mostrato con sorridente orgoglio la bella biblioteca ereditata dal padre, celebre critico e scrittore. Negri non ha grandi nozioni in campo letterario ed anche la vedova, pardon, la signora Negri di sicuro non è in grado di dare un giusto valore a certe prime edizioni del Novecento che ho adocchiato qua e là tra gli scaffali. Dato che è una donna di modesta cultura, tutta dedita alla casa ed all’educazione dei tre figlioletti, credo non si insospettirà se mi offrirò di comprare qualche volume, per ricordo del marito e per contribuire con discrezione a coprire le spese del funerale e di tutto il teatrino che accompagna un evento in sé tanto insignificante in rapporto all’universo come lo spengersi di una vita sul nostro piccolo pianeta; questo sempre che il mio buon fratello non si metta di mezzo e mi preceda, per spirito di carità o perché interessato a qualche testo specialistico posseduto dal collega. Dopo tutto Galba e Negri lavorano nello stesso campo scientifico, se così si può definire l’arte di incaponirsi a leggere con impegno maniacale scritture che forse gli autori stessi si erano sforzati di rendere indecifrabili per celare il contenuto insulso delle opere. Non a caso i miei interessi si sono sempre limitati ai volumi a stampa.
Passando da disgrazia a disgrazia, la fuga di Antiveduto non mi stupisce, è il suo modo per dire addio quando l’amore finisce, ma ritengo che il giovanotto si trovi ancora entro i confini nazionali. Se lo conosco, in questo momento soggiorna tranquillo e beato nel capanno di caccia dello zio Tommaso a Tirli, confortato dall’amabile compagnia degli ispidi nativi con le zanne che, diversamente dalle donne, più di qualche grugnito non emettono… Come sempre in questi casi, ordinerò al fido Ubaldo di procedere allo sgombro del suo appartamento e, quando anche l’ultima Arianna in Asso se ne sarà andata, paga di una sostanziosa liquidazione, il nostro “Anti” farà di certo ritorno in città.
Evidentemente, a suo modo, il ragazzo soffre della malattia di famiglia: è un collezionista. Io sono un bibliofilo, Galba raccoglie papiri, lo zio Tommaso possedeva settecentotrentadue regoli calcolatori (alcuni in verità identici), mentre il povero Tommaso junior, il padre di Antiveduto, comprava un quadro al giorno e nessuno sapeva di che colore fossero le pareti di casa sua, completamente coperte di “capolavori”: non si perdeva un’asta ed aveva dato al figlio quel nome bizzarro proprio in onore di un pittore, Antiveduto Grammatica. Il rampollo però, ad onta del nome, mi pare abbia poca familiarità sia con l’arte che con la grammatica, almeno per quanto si evince dalla lettura dei suoi così detti “romanzi”.
Ma, a ben pensare, quella di Antiveduto non è una vera collezione: mio cugino non ospita in casa tutte le sue fidanzate, sarebbe troppo costoso, per non parlare degli inevitabili litigi tra femmine, e non può certo conservarle impagliate o fissate con uno spillo dentro una scatola, la legge purtroppo non lo permette. Tuttavia Antiveduto sostiene che le donne che ha amato rimangono per sempre con lui, trasformate in personaggi dei suoi romanzi. Sarà… Ma il vero collezionismo è cosa seria, nonostante sembri ai più solo un’attività da maniaci. Lo scrittore Hale White giustamente diceva che “gli uomini non dovrebbero essere troppo meticolosi nell’analizzare e nel condannare qualunque mezzo la natura escogiti per salvarli da se stessi, siano monete, o vecchi libri, curiosità, farfalle o fossili”. E bisogna avere l’animo del politicante come Cicerone o, come Seneca, essere l’aio di Nerone, per biasimare i collezionisti.
Comunque le pene d’amore delle fanciulle abbandonate da “Anti” sono sciocchezze rispetto ad dolori fisici e morali che mi derivano dalla vicinanza di Lefteria: la sua voce stridula, il suo italiano approssimativo, la sua indigeribile cucina esotica (come vede al riguardo sono del suo stesso parere) condita dal continuo racconto di episodi della sua infelice gioventù nelle Isole Ionie sono una vera tortura ed un ammonimento riguardo ai danni che la guerra può produrre anche a distanza di molti decenni. Altro che radiazioni atomiche! E’ mia opinione che l’ottimo Tommaso de’ Tommasi De Mause avrebbe dovuto evitare di fraternizzare troppo con la popolazione femminile mentre era intento a “spezzare le reni alla Grecia”.
Per rimediare al suo errore di gioventù, lo zio ha introdotto nel testamento quella bizzarra clausola che tanti problemi sta creando in famiglia: in caso di matrimonio della sua prole illegittima signorina Lefteria Tolos con me o con Galba, il patrimonio andrà in gran parte a noi nipoti, mentre Antiveduto, discendente diretto, avrà solo la legittima.
Personalmente ritengo che i rimorsi siano sempre inutili e questa vicenda dimostra che, a volte, possono essere anche dannosi: un matrimonio contratto obtorto collo infatti non può cancellare le umiliazioni subite nel passato dall’illegittima Lefteria e, nel presente, rischia di rovinare la vita di due innocenti vecchietti.
Attualmente, come avrà compreso leggendo la lettera di mio fratello, ci troviamo in una fase di stallo perché io non ho nessuna intenzione di impalmare il frutto degli amori ellenici dello zio e Galba, per il momento, rifiuta di convolare a nozze, ostentando la caparbietà di un mulo impuntato su uno strapiombo dolomitico con un obice a traino. Del resto quando Galba comunica utilizzando la sua penna d’oca da calligrafo invece del telefono o della posta elettronica il contenuto della missiva non può che essere “drammatico”.
Girolamo De Mause

Da: adelia.edelwaiz@libero.it
A: girolamo.demause@libero.it

Caro Dottor De Mause
le sue previsioni si sono rivelate ancora una volta esatte: Antiveduto non era affatto fuggito all’estero e proprio oggi mi ha portato in dono un enorme cesto di pinaioli da lui stesso raccolti nei boschi di Tirli: quando piove sulla terra riscaldata per mesi dal sole estivo, mi ha detto, i funghi sbucano davvero “come funghi”!
Ho riletto la sua ultima e-mail e mi chiedo come un uomo del suo carattere possa sopportare una situazione tanto frustrante. Aspirare ad una migliore condizione economica è umano, ma temo che l’eredità, alla fine, renderà la sua vita peggiore! E suo fratello Galba, sotto un apparente dolcezza, nasconde una volontà d’acciaio: mi creda, non accetterà mai queste nozze imposte con la forza.
Adelia

Da: girolamo.demause@libero.it
A: adelia.edelwaiz@libero.it

Mia cara Adelia, lei è una vera straga! Ha intuito che la bizzarra clausola del testamento di zio Tommaso non è la sola ragione per cui mi sobbarco l’onere di ospitare in casa mia la Gorgone delle Isole Ionie.
Come ex bibliotecaria, probabilmente avrà sentito parlare dell’affare De Tipaldo: da oltre un secolo il carteggio amoroso del vate di Zante con la contessa Fagnani Arese, portato a Corfù dalla figlia del tipografo greco De Tipaldo, è scomparso e Lefteria mi ha confessato di conoscere, per via di una lontana parente, il luogo dove è nascosto. Non che gli autografi mi interessino, ma sul mercato antiquario quelle lettere ancora grondanti di lacrime ed altri liquidi organici, scritte con inconfondibile grafia gallinesca dall’autore dell’”Ortis”, valgono una vera fortuna. A proposito, sono convinto che la relazione di Ser Nicoletto sia naufragata perché la contessa non ne poteva più di passare ore a decifrare le missive del suo ganzo, invece di andare a ballare o a teatro, e magari, qua e là, scambiava parole d’amore per offese.
Ma, fuori di scherzo, intendo fare al più presto una capatina nell’Eptaneso, magari accompagnando in viaggio di nozze Galba e Lefteria, per tentare di recuperare il carteggio perduto. E se l’arpia greca non mi ha ingannato, per la prima volta sarò felice di avere un fratello paleografo in grado di eseguire un espertise.
A proposito di Galba, Ubaldo le consegnerà in giornata alcune minute che la prego di trascrivere e spedire via e-mail al più presto, dando la precedenza alla comunicazione diretta all’Avv. Vitale: bisogna sempre smuovere la brace per non far sviluppare gas venefici… quindi almeno ogni due settimane devo aizzare il mio legale contro il caro fratellino, onde evitare che rimanga soffocato dall’ossido di carbonio dei buoni sentimenti e degli scrupoli religiosi.
Oltre alle minute della mia corrispondenza le invio anche un anticipo (con un piccolo incremento) per le spese postali ed i pagamenti correnti dello Studio Bibliografico. Non occorre rendicontare, so bene che Adelia Edelweiz, discendente da una stirpe di fedeli servitori dell’Impero austro-ungarico, mai potrebbe spendere un centesimo più del necessario.
Riguardo alle raccomandate ed alle lettere ordinarie, non deve preoccuparsi se la spedizione non è immediata: per le mie comunicazioni urgenti dispongo sempre l’invio a mezzo e-mail. A proposito, le confesso che io adoro ricevere posta in ritardo: una cartolina, una lettera, un invito giunti dopo mesi attirano la mia attenzione, mi inducono ad interrogarmi sui contorti itinerari che quel pezzetto di carta ha compiuto prima di arrivare nelle mie mani, sui motivi della dilazione, sugli attuali rapporti con il mittente. E poi non dobbiamo farci schiavi del tempo: lo sa che secondo Agostino, prima della Creazione, il tempo neppure esisteva? è un optional che Dio, inventato l’Universo, volle aggiungere al suo capolavoro, un complemento che, a mio avviso, poteva anche risparmiarsi: un mondo immerso nell’eternità, senza prima o dopo, non sarebbe forse più bello? Personalmente sono convinto che lo scorrere inesorabile dei secondi sia, oltre che superfluo, dannoso E’ un tema su cui spesso rifletto e, prima o poi, suggerirò ad Antiveduto di dedicare  all’argomento un racconto “filosofico” nello stile di Voltaire. Ho già in mente il titolo del pastiche: “Dio e l’orologio”.
Per provare la dannosità del tempo partirei “ab ovo”, dimostrando che è la causa della cacciata dei nostri progenitori biblici dal Paradiso Terrestre: senza tempo Eva non si sarebbe annoiata e quindi non avrebbe sfogato il suo malumore su Adamo, inducendolo a peccare con il segreto intento di farsi scacciare da quella infernale gabbia dorata. Mi pare quasi di sentirla mentre perseguita il marito con i soliti rimproveri delle donne, “sei sempre in ritardo per la cena, mi trascuri per dedicarti ai tuoi hobbies, non mi porti mai in vacanza, non mi ami più come una volta e così via”, tutte manchevolezze che, non esistendo il tempo, sarebbero passate inosservate. La prima coppia umana rimase nell’Eden solo sette ore, ma il Paradiso terrestre era un piccolo giardino, forse non più grande di un appartamento, ed il tedio della vita coniugale doveva essere insopportabile già dopo sette minuti: fuori di lì Adamo si illudeva di vivere con la spensierata libertà dello scapolo ed invece si ritrovò sul groppone, oltre ad una moglie petulante, due figli, anzi, per essere precisi, tre, ed un sacco di grattacapi; il poveretto divenne così l’archetipo del moderno padre di famiglia.
Se fossi stato nei panni, ovvero nelle foglie, di Adamo per mio conto avrei risolto il problema altrimenti: non potendo annullare il tempo avrei eliminato il genere femminile e continuato a vivere da solo nell’Eden senza preoccuparmi di arrivare tardi a cena. Si intende che però avrei fatto un’eccezione per l’insostituibile sig.na Edelwaiz che saluto caramente.
I am  Yours truly
Girolamo De Mause

Fine Prima Puntata

Continua…

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Rosanna Bogo