sorpresa

Era ormai diventato occasione di discussione, la sera, a cena, con la moglie: con chi altro doveva parlarne? Era lei la maggiore interessata! Amorevole e comprensiva, aveva cominciato con qualche allusione, qualche accenno vago, qualche tentativo scherzoso di affrontare il problema.

Che fosse un problema, e che problema, lui lo sapeva benissimo: era cominciato in maniera impercettibile, ma poi, piano piano, se ne era dovuto accorgere. Aveva fatto finta di nulla, come fanno gli uomini, sempre timorosi delle malattie organiche.

Nonostante il suo atteggiamento di superiorità e di sprezzo, la situazione non era migliorata e adesso lei, nell’intimità, quando era più facile parlargli, aveva cominciato ad accennare, ad alludere…

Alla fine era diventato, appunto, uno dei pochi argomenti di cui si parlava a tavola. Ormai sua moglie sembrava non far passare giorno senza portare dalla sua parte pareri medici, articoli letti su qualche giornale femminile, addirittura esempi e casi favorevoli.

‘Sai, anche X ce l’ha, me l’ha detto sua moglie’ gli riferì una sera, mentre gli riempiva il piatto con la minestra fumante. L’appetito gli passò. Ma come, è un argomento di discussione tra mogli? E la moglie di X non era neanche mai stata amica della sua; chissà, forse si erano incontrate dal parrucchiere, e parlando del più e del meno… magari sua moglie aveva parlato di…, del …, insomma del suo problema davanti ad un gruppetto di sconosciute. Sua moglie, sotto il casco, che racconta ad alta voce, e le altre che la compiangono. Dio mio, che figura, tutti i mariti avevano saputo che lui …, insomma, che lui …

Quella notte il tormento non lo fece dormire, non poteva più andare avanti così, no, non poteva, doveva mostrarsi uomo!

La mattina dopo prese qualche ora di permesso, prima di pranzo. Già da alcuni giorni si era  informato se in città ci fosse qualche negozio, diciamo, specializzato; ne aveva individuato uno, in periferia, lontano dalle zone che frequentava abitualmente e che gli sembrava al riparo da incontri imbarazzanti con qualche conoscente.

Passò un paio di volte davanti al negozio, prima dalla parte opposta della strada, poi proprio davanti alla vetrina, facendo finta di nulla. ‘Sì, pensò, figurati se il commesso non mi ha già notato!’. Perché, ovviamente, dentro non poteva che esserci un uomo a servire i clienti.

Alla fine, senza pensare, si fermò davanti alla porta e spinse, a dita rigide, senza afferrarla, la maniglia. Appena dentro, spinse di nuovo la porta per chiuderla il più rapidamente possibile, senza rendersi conto del meccanismo di chiusura automatica. Incrociò lo sguardo del commesso, illuminato per un attimo da una luce beffarda di chi, non avendo il …, insomma, il problema, ha visto entrare tanti clienti, imbarazzati come lui.

Gli furono mostrati vari modelli, alcuni addirittura eccessivamente voluminosi, altri complicati da portare, con certe fascette di velcro da agganciare che sicuramente gli avrebbero reso la vita ancora più complicata. Finì per acquistare un modello classico, di cui il commesso vantò la funzionalità e che gli fece addirittura provare. In effetti, dovette convenirne, adesso che l’aveva indosso gli sembrava proprio che potesse assolvere bene la propria funzione. Doveva comunque sentire cosa ne pensava sua moglie.

Tornò in ufficio prima della pausa, con l’acquisto ben nascosto sotto la giacca: la carta e la busta che avvolgevano il…, il …, il coso, insomma, gridavano la pubblicità del marchio e del negozio. Si chiuse nel bagno e rifece, velocemente, il pacchetto, usando dell’anonima carta grigia che aveva acquistato dal tabaccaio, la mattina prima di prendere l’autobus; mise poi il tutto in uno dei sacchetti del supermercato che teneva nel cassetto della scrivania.

Il pomeriggio lo trascorse lavorando, ma con il pensiero fisso alla sera, quando sarebbe rientrato, quando lo avrebbe indossato e fatto vedere a sua moglie.

La sera, appena entrato in casa, mugugnò un saluto dalla porta d’ingresso, abbandonò la sua borsa su una delle poltroncine e si chiuse in bagno, con il sacchetto. Armeggiò un po’ davanti allo specchio, per poterlo indossare bene; certo, quel color carne gli dava fastidio, ‘Ma’, pensò, ‘se avessi preso uno di quei modelli neri sarebbe stato peggio’.

Si aggiustò ben bene, fece la prova davanti allo specchio grande, di fronte, di profilo… Sua moglie aveva già bussato due volte, per avvertirlo che tutto era pronto in tavola; sì, adesso anche lui era pronto, le avrebbe fatto vedere…

Spense la luce del bagno e affrontò baldanzoso il corridoio, poi la cucina; si avvicinò alla moglie e la salutò baciandola e stringendola fino a sentire l’abbandono delle carni sode. ‘Ma cosa fai?’ si schermì, piano, piano lei; lui sorrise, complice. ‘Oh, caro…’ le si illuminò il volto, non aveva potuto non accorgersene, ‘ Finalmente!’

Si misero a tavola, felici, e accesero la TV: quella sera poté sentire, senza perdere una parola, tutte le notizie del telegiornale, grazie alla sua protesi auricolare nuova di zecca.

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Dr J. Iccapot