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I segnalibri di San Giorgio

In Catalogna oggi,  23 Aprile, si festeggia San Giorgio in maniera particolare: i ragazzi catalani regalano alle ragazze una rosa e le ragazze contraccambiano con un libro.

Nell'area di download vi proponiamo un segnalibro da stampare, ritagliare, piegare a metà e incollare.

 

Come salvai Saussure

Fuori era caldo ma le finestre appena accostate e le porte delle stanze spalancate creavano una deliziosa corrente d’aria. Per evitare che le imposte di quel salotto, esposto a sud, battessero rumorosamente, era stato messo a contrasto, tra la battuta e il battente, un libro; il venticello gonfiava la rada tenda color sabbia, l’imposta si apriva sino ad arrestarsi contro il tessuto che si spostava appena un po’ poi il richiamo d’aria la faceva tornare indietro; si sarebbe chiusa rumorosamente se non fosse stato per quel libro.
Ancora e ancora, quel moto perpetuo sembrava essere l’unica cosa viva nella sonnolenza della stanza. Il continuo accanimento contro quelle pagine mi dava fastidio, quasi come un gesto fuor di creanza, ripetuto all’infinito davanti a me.
Mi alzai con pesantezza dal divano sperando che si trattasse di uno di quei libretti, da pochi centesimi, che giornali senza idee regalano a lettori senza idee: l’avrei lasciato lì, mi sarei messo l’animo in pace e sarei tornato a oziare in quella stanza luminosa ma non calda, scambiando rade parole con l’ospite che ero andato a visitare.
Invece riconobbi nel libro, verdolino, un Laterza. Lo presi in mano, spostandolo dal davanzale dove era stato messo con cura e non per la prima volta. L’imposta l’aveva ferito, ripetutamente, ma sempre nello stesso punto; lo sfogliai: la stilettata era penetrata per una ventina di pagine, nella parte anteriore; anche il dorso, però, risultava offeso.
Lo reggevo con una mano, l’altra a tenere l’imposta, ché non sbattesse.
“Ti interessa?” fece il mio ospite, che aveva seguito incuriosito quei miei movimenti. “Prendilo, deve essere qualcosa di uno dei miei figli, lasciato qui da tanti, tanti anni. Ormai non se ne farebbero più di nulla.” La voce si incrinò un po’, i vecchi non vogliono vivere da soli ma spesso devono.
“Aspetta, torno subito” rimisi il libro al suo posto e uscii dalla casa lasciando il portoncino d’ingresso aperto; il riscontro d’aria si fece più forte. Dal mio appartamento, lì, sullo stesso pianerottolo, presi un gancetto di plastica, uno di quei dispositivi che tenevo in casa perché facessero, ma senza strazio, lo stesso lavoro del libro, e rientrai dal mio ospite.
“Ecco, vedi, usa questo” e gli mostrai come utilizzare il gancetto: la finestra restava socchiusa ma bloccata: non c’era più neppure il rischio che una folata di vento più forte la facesse impigliare nella lunga tenda.
“Il libro…” lo allungai verso il mio ospite che era ancora seduto in poltrona.
“No, tienilo tu, io che me ne faccio… so che anche a te i libri piacciono.”
Quanto dolore e rimpianto c’erano in quell’«anche».

 

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fuchs

Il Progetto Creazione

Monsignor Rudolph bussò educatamente alla porta: due colpi secchi, come d’abitudine. Attese qualche secondo prima di girare la maniglia ed entrare nello studio; non doveva aspettare il “Transite!”, come da protocollo: il Santo Padre gli aveva accordato questo permesso speciale, era il suo segretario e il prelato più vicino al Pontefice godeva sempre di qualche piccolo privilegio.

Il Papa era seduto in poltrona e leggeva, come di solito a quell’ora. Una disciplina ferrea e le abitudini di tutta una vita regolavano ogni sua attività; il sant’uomo sollevò lo sguardo verso il segretario. “Siamo pronti, Santità” rispose il monsignore allo sguardo interrogativo; il Papa inserì un segnalibro nel volume che stava leggendo, ma non lo chiuse, si limitò a spostare il braccio girevole del leggio per potersi alzare dalla poltrona dove stava sprofondato da più di un’ora. Rileggersi Sant’Agostino era per lui un vero piacere e da pochi minuti aveva affrontato il breve scritto “De Divinatione daemonum”: tre o quattro paginette ma quanta densità in quello scritto!

Piegò gli occhiali da lettura e li ripose nella custodia damascata che infilò con cura nella tasca della pesante giacca da camera. Facendo forza sulle braccia, le gambe ormai non lo reggevano più, si alzò. Vide che monsignor Rudolph, preoccupato, si era mosso con l’intenzione di dargli una mano ma lo bloccò con un’occhiata. Doveva farcela da solo: cos’erano le sue misere sofferenze in confronto di quelle che nostro Signore aveva provato per noi?

Finalmente in piedi, scivolò stancamente le pantofole rosse sul grande tappeto dello studio, avviandosi verso la porta, seguito da vicino dal buon segretario che, ormai da mesi, accompagnava con lo sguardo titubante ogni passo che lui faceva, pronto a dargli una mano o a liberarlo di qualche inciampo, se ne fossero presentati.

La mano del Pontefice, ancora asciutta e ferma, chiuse la grande porta; ci fu un rimbombo per tutto il vasto corridoio che percorsero poi lentamente in tutta la sua lunghezza sino alla porta dell’ascensore; quando ne furono all’interno fu il segretario a premere il pulsante del piano.

“Non ha preso il bastone, Santo Padre” gli rimproverò, dolcemente, il fedele segretario “dobbiamo fare un lungo percorso a piedi…”

“Lo so figliolo ma da quello che mi dite non sarà questa la maggior fatica della giornata”. Il Vecchio affrontava la prova con un distacco e una serenità che stupivano il giovane prelato. “Che grand’uomo – pensò tra sé, con ammirazione – io in questa situazione, il Signore mi perdoni, avrei tanta paura, e non solo per me”. Continuarono lentamente a scendere: lo sguardo del Papa era fisso sulla pulsantiera, quello del segretario passava dal volto del Vecchio a un punto indefinito sopra le Sue spalle. “Sta pregando – pensò il Papa – e sicuramente sta pregando per me: è un buon figliolo.”

La porta dell’ascensore si aprì lentamente; uscirono e si misero a percorrere un altro corridoio, interminabile.

“Che pace, che silenzio qui dentro. E che agitazione, Signore, nel mio cuore! Non sono degno…”

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Dr J. Iccapot

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

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Segnalibri Diada de Sant Jordi

In Catalogna, nel 1923, a un editore venne in mente di modernizzare la leggenda di San Giorgio che sconfigge il drago e salva la bella principessa, suggerendo che il 23 Aprile, data in cui si festeggia il santo, i ragazzi catalani regalassero alle ragazze una rosa e le ragazze contraccambiassero con un libro.

L’iniziativa oggi è più fiorente che mai e noi vi proponiamo un segnalibro, pubblicato sul catalano MondoPunts, da stampare, ritagliare, piegare a metà e incollare: Segnalibro Diada de Sant Jordi (22)

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Dr J. Iccapot